{"id":15780,"date":"2010-10-23T00:00:00","date_gmt":"2010-10-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-dilemmi-del-nuovo-patto-di-stabilita\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:35","slug":"i-dilemmi-del-nuovo-patto-di-stabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/i-dilemmi-del-nuovo-patto-di-stabilita\/","title":{"rendered":"I dilemmi del nuovo Patto di stabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>La riforma del Patto di stabilit\u00e0 messa a punto a Lussemburgo sulla base di un accordo franco-tedesco ha finito per scontentare molti, anche se per motivi opposti. C\u2019\u00e8 chi teme &#8211; come il Presidente della Bce Trichet &#8211;  un compromesso eccessivamente al ribasso sulla severit\u00e0 delle nuove regole e nel complesso inadeguato a tranquillizzare i mercati finanziari e scongiurare il ripetersi di crisi debitorie come quella della Grecia. Per contro, c\u2019\u00e8 chi paventa che un governo economico europeo rafforzato nella direzione della nuova bozza di accordo possa contribuire a rendere l\u2019Europa un\u2019area sempre pi\u00f9 caratterizzata da debole domanda interna e cronica bassa crescita.<\/p>\n<p><b>La bozza del nuovo patto<\/b><br \/>Sono prospettive particolarmente negative e che renderebbero arduo &#8211; nel caso della nostra economia ad esempio &#8211; la possibilit\u00e0 di coniugare nei prossimi anni rigore fiscale e rilancio del potenziale di crescita. <\/p>\n<p>Dal momento che i contenuti delle nuove proposte sono in larga parte da definire &#8211; con prossimi appuntamenti quali il consiglio europeo del 28-29 ottobre e i regolamenti che dovranno essere approvati anche dal Parlamento europeo \u2013 ci si augura da parte dei pi\u00f9 che ci siano tempi e modi per apportare ampie e profonde modifiche alla bozza del nuovo patto.<\/p>\n<p>Il dato certamente positivo emerso dall\u2019accordo quadro per il nuovo Patto di stabilit\u00e0, \u00e8 l\u2019aver &#8211; per ora &#8211; scongiurato l\u2019uso di automatismi davvero eccessivi per l\u2019applicazione di regole e sanzioni alle politiche di bilancio nazionali, che erano contenuti nella proposta avanzata qualche settimana fa dalla Commissione.  Nella sua nuova versione il Patto di stabilit\u00e0 si presenta meno rigido e meno automatico, con maggiori gradi di libert\u00e0 concessi alle istituzioni europee nella gestione degli strumenti di monitoraggio delle politiche di bilancio nazionali.<\/p>\n<p>Il problema per\u00f2 \u00e8 se questa flessibilit\u00e0 non sia ora diventata davvero eccessiva e che le concessioni guadagnate dalla Francia nell\u2019accordo siglato un po\u2019 di giorni fa non abbiano indebolito oltremisura i meccanismi di sanzione previsti, in un primo tempo, nei confronti dei paesi con deficit eccessivo.<\/p>\n<p>Nella riforma messa a punto a Lussemburgo si prevede che l\u2019applicazione delle sanzioni avvenga con una procedura divisa in due fasi: la prima porta all\u2019individuazione di una lista di paesi a cui applicare le sanzioni sulla base di una autorizzazione del Consiglio decisa con votazione a maggioranza qualificata; solo dopo sei mesi, di fronte al perseverare delle violazioni, scatterebbe la seconda fase con ratifica automatica delle sanzioni, da poter bloccare solo con una nuova votazione a maggioranza qualificata dello stesso Consiglio.<\/p>\n<p><b>Timore di scarso rigore<\/b><br \/>Si tornerebbe dunque a una imposizione delle sanzioni basata in misura predominante su una decisione politica dei paesi con procedure solo lievemente diverse da quelle oggi esistenti e che sono miseramente naufragate prima e, ancor pi\u00f9, durante la recente crisi. Di qui le preoccupazioni di molti, e della stessa Banca centrale europea, per la scarsa credibilit\u00e0 delle nuove regole. Soprattutto, si ritiene poco probabile che i paesi membri arrivino a decidere di punire loro partner dal momento che &#8211; come gi\u00e0 avvenuto in passato &#8211; possono temere di trovarsi quanto prima loro stessi sul medesimo banco degli imputati.<\/p>\n<p>L\u2019altra possibilit\u00e0 &#8211; anche questa vista negativamente per la coesione dell\u2019Europa &#8211; \u00e8 che alla fine vengano puniti solo alcuni paesi, i pi\u00f9 piccoli e pi\u00f9 deboli, proprio come avvenne nel caso del Portogallo, allorch\u00e9 qualche mese dopo Francia e Germania, registrando deficit eccessivi, evitarono l\u2019applicazione delle stesse regole modificandole. <\/p>\n<p>   Resta la novit\u00e0 importante che le sanzioni scatteranno non solo per il superamento della soglia del 3% nel rapporto deficit\/Pil da parte di un paese membro, ma anche per la mancata riduzione di uno stock di debiti eccessivo. Anche in questo caso, tuttavia, \u00e8 stata accantonata ogni formula automatica di riduzione annua del debito complessivo &#8211; proposta all\u2019inizio dalla Commissione, per cui ai paesi il cui debito pubblico superasse il 60% del Pil veniva richiesto una riduzione della parte eccedente di un ventesimo all\u2019anno. Nella nuova versione \u00e8 stata introdotta una formula pi\u00f9 flessibile e generica che sottolinea della necessit\u00e0 di rispettare una ragionevole velocit\u00e0 di riduzione dell\u2019ammontare dell\u2019indebitamento, rinviando a una fase successiva l\u2019indicazione quantitativa di tali tempi di rientro.<\/p>\n<p><b>Una improbabile revisione dei Trattati<\/b><br \/>A fronte di questi timori di un compromesso eccessivamente al ribasso sulle nuove regole, si potrebbe ribattere che l\u2019accordo franco tedesco, alla base della bozza di riforma, prevede anche una revisione dei Trattati Ue. La revisione andrebbe realizzata entro il 2013 e sarebbe finalizzata a aumentare i poteri del Consiglio e la severit\u00e0 e gli automatismi delle regole e delle relative sanzioni (fino alla sospensione del diritto di voto ai paesi recidivi). L\u2019idea di fondo &#8211; anche se tutta ancora da esplicitare &#8211; \u00e8 di arrivare a creare un meccanismo stabile ed efficace di gestione rigorosa delle crisi che eviti il ripetersi in futuro di casi drammatici quale quello della Grecia. <\/p>\n<p>Si potrebbe arrivare a uno scambio del tipo: meno rigidit\u00e0 oggi per un aumento dei meccanismi punitivi fra tre anni. Ma a guardar bene questo secondo passaggio \u00e8 ben lungi dall\u2019essere assicurato, dal momento che richiede necessariamente una riforma dei Trattati Ue e, quindi, il consenso e l\u2019accordo unanime di tutti i 27 paesi membri. Se si guarda all\u2019ultima esperienza vissuta in occasione dell\u2019approvazione del Trattato di Lisbona non si pu\u00f2 che convenire con chi dubita fortemente che si possa arrivare a questa seconda fase e teme quindi di rimanere con un nuovo Patto indebolito e inadeguato a fronteggiare mercati finanziari internazionali non certo ben disposti nei confronti di molti paesi europei.<\/p>\n<p><b>Un Patto che non serve alla crescita<\/b><br \/>Nel Rapporto sull\u2019Europa reso pubblico solo qualche giorno fa, il Fondo monetario internazionale ha scritto che la ripresa europea proceder\u00e0 a rilento nei prossimi due anni (intorno all\u20191,6% nell\u2019area euro) e rimarr\u00e0 assai fragile perch\u00e9 esposta a shock di varia natura che potrebbero rapidamente trasformarla in una nuova recessione (<i>double dip<\/i>).<\/p>\n<p>Il problema  numero uno che l\u2019Europa deve curare si chiama dunque bassa capacit\u00e0 di crescita. Anche a questo riguardo, tuttavia, la bozza del nuovo Patto presenta manifeste carenze. Si potrebbe sintetizzarle affermando che l\u2019accordo offre una sponda piena all\u2019approccio sostenuto da tempo dalla Germania, con riforme della governance dell\u2019area euro incentrate in misura predominante sulle politiche fiscali e di bilancio, confinando tutto il resto in un\u2019area opzionale lasciata alle autonome scelte e buona volont\u00e0 dei singoli paesi membri. La strategia di crescita europea (\u201cEuropa 2020\u201d) e i piani di sviluppo nazionali verranno esaminati a parte e rischiano di fare la stessa fine &#8211; non certo positiva &#8211; di quelli redatti nel quadro della strategia di Lisbona.<\/p>\n<p>Austerit\u00e0 e rigore dei bilanci, tuttavia, per quanto necessari, non saranno sufficienti. Servono in realt\u00e0, come \u00e8 stato sostenuto da pi\u00f9 parti, meccanismi di coordinamento delle politiche fiscali e economiche dei singoli paesi cos\u00ec da ripartire simmetricamente gli oneri di aggiustamento sui partner europei in disavanzo e su quelli in avanzo di bilancia corrente. Gli squilibri tra i paesi membri non possono essere semplicemente ignorati, come si \u00e8 fatto fin qui, o riversati per l\u2019aggiustamento sui soli paesi in deficit &#8211; in particolare in assenza di una comune politica fiscale europea in grado di effettuare trasferimenti verso i paesi indebitati e pi\u00f9 in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><b>Il passaggio obbligato<\/b><br \/>I paesi che vantano consistenti avanzi commerciali e correnti &#8211; e la Germania \u00e8 tra questi &#8211; non hanno naturalmente alcuna voglia di trasformare gli squilibri in un tema centrale dell\u2019agenda negoziale europea. Ma \u00e8 questo un passaggio obbligato per un effettivo rafforzamento della capacit\u00e0 di governo economico dell\u2019Ue in direzione di un rilancio della crescita attraverso l\u2019attuazione della strategia di  \u2018Europa 2020\u2019. Altrimenti, tanto vale rassegnarsi da subito ad una Europa cenerentola dell\u2019area sviluppata per quanto attiene alle dinamiche di crescita e occupazione. Con tutte le conseguenze che ci\u00f2 rischia di comportare per la coesione in futuro dell\u2019Europa e dell\u2019area euro in particolare.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1542\" target= \"blank\"><b><u>Le due facce della ripresa europea<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riforma del Patto di stabilit\u00e0 messa a punto a Lussemburgo sulla base di un accordo franco-tedesco ha finito per scontentare molti, anche se per motivi opposti. 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