{"id":15800,"date":"2010-10-28T00:00:00","date_gmt":"2010-10-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-nato-guarda-al-futuro\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:34","slug":"la-nato-guarda-al-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/la-nato-guarda-al-futuro\/","title":{"rendered":"La Nato guarda al futuro"},"content":{"rendered":"<p><i><font size=\"1\"> In occasione della nomina dell&#8217;Ammiraglio Giampaolo Di Paola a ministro della Difesa, ripubblichiamo l&#8217;intervista rilasciata per la nostra rivista sulle priorit\u00e0 della politica di difesa atlantica e europea<\/font><\/i>. <br \/>La discussione in sede Nato sul nuovo concetto strategico \u00e8 alle sue battute finali e ci sono novit\u00e0 e passi in avanti importanti su temi come la difesa missilistica e la cyber security. Lo sottolinea l\u2019Ammiraglio Giampaolo Di Paola, <i>Chair <\/i>del Comitato Militare della Nato in questa intervista sulle prospettive del Vertice di Lisbona di fine novembre, in cui verr\u00e0 varato il nuovo documento strategico dell\u2019alleanza.<\/p>\n<p><b>Nella recente riunione dei ministri della Difesa e degli Esteri della Nato si \u00e8 discusso fra l\u2019altro del nuovo concetto strategico. Che cosa ne \u00e8 emerso?<\/b><br \/>Il Segretario Generale Rasmussen ha presentato il draft del Concetto Strategico, per avere dai ministri la conferma che il lavoro svolto finora procede nel senso giusto, una \u201cguidance\u201d politica a livello ministeriale. Saranno poi i Capi di Stato ad approvare il documento definitivo al Summit di Lisbona del 19 e 20 novembre. Mi sembra ci sia stata una convergenza molto forte, forse anche al di l\u00e0 delle aspettative, sul lavoro svolto dal Segretario Generale, che ora potr\u00e0 fare le limature necessarie in vista del Vertice.<\/p>\n<p><b>Nella riunione si \u00e8 raggiunto un accordo sulla difesa missilistica dell\u2019Europa? Quali sono le prospettive al riguardo? <\/b><br \/>Come il Segretario Generale ha ripetutamente affermato, il tema \u00e8 una priorit\u00e0 e a Lisbona dovr\u00e0 essere presa una decisione in merito. Nella riunione ministeriale c\u2019\u00e8 stato il riconoscimento che la minaccia missilistica \u00e8 reale e che esistono le relative soluzioni tecniche. Ora va fatto il passo politico affinch\u00e9 si estenda la protezione missilistica, gi\u00e0 garantita alle truppe in teatro, ai territori e quindi ai cittadini dei Paesi membri, contro una minaccia che rientrerebbe a pieno titolo nell\u2019Art. 5 relativo alla difesa collettiva dei paesi membri. Se si decider\u00e0 in tal senso, c\u2019\u00e8 una chiara disponibilit\u00e0 espressa da tutti ad instaurare un dialogo con la Russia. La Federazione Russa condivide la minaccia, potrebbe subire attacchi missilistici, e potrebbe avere quindi un interesse a una difesa missilistica anche del territorio russo. Star\u00e0 poi alla Russia fare le sue valutazioni, e decidere se lavorare insieme su questo soggetto, qualora a Lisbona l\u2019Alleanza decidesse di procedere col progetto anche se, ovviamente, ci si sta lavorando in attesa della decisione politica. Al momento non ci sono piani precisi sulle soluzioni tecniche.<\/p>\n<p><b>La cyber-security sar\u00e0 inclusa tra i compiti dell\u2019Alleanza? Un attacco cibernetico a siti dei Paesi membri pu\u00f2 essere considerato un attacco alla sicurezza alleata ai sensi dell\u2019Art. 5? <\/b><br \/>C\u2019\u00e8 una convergenza totale tra i Paesi membri sul fatto che la sicurezza del cyber-spazio \u00e8 una delle nuove sfide alla sicurezza comune, e che la Nato debba dotarsi di capacit\u00e0 per farvi fronte. L\u2019Art. 5 ha una formulazione chiara, ma su cosa si debba considerare un attacco ai sensi dell\u2019Art. 5 si decide volta per volta. Non dimentichiamo che finora questo articolo \u00e8 stato invocato una sola volta dopo gli attacchi dell\u201911 settembre, e che nei decenni precedenti nessuno avrebbe pensato che quel tipo di attacco non militare sarebbe rientrato nell\u2019Art. 5. Perci\u00f2 anche in futuro questo articolo mantiene una sua ampiezza di interpretazione. Nel caso della cyber-security dipender\u00e0 dalle caratteristiche dell\u2019attacco, dalle sue dimensioni ed effetti, e dalla capacit\u00e0 di individuarne gli autori. Questo vale per la sicurezza cibernetica come per altre minacce asimmetriche, come il terrorismo. Nel paleolitico le armi d\u2019attacco erano le pietre, durante la Guerra Fredda erano le armate sovietiche, l\u201911 settembre 2001 sono stati aerei civili dirottati dai terroristi, in futuro pu\u00f2 essere un attacco missilistico o un attacco cibernetico, o altro ancora.<\/p>\n<p><b>Quale ruolo avr\u00e0 la Nato riguardo alla sicurezza energetica? <\/b><br \/>La sicurezza energetica \u00e8 stata sollevata da pi\u00f9 parti come uno dei temi che interessano gli alleati. Certo, per tutti i paesi la sicurezza energetica \u00e8 un tema centrale che, infatti, \u00e8 all\u2019attenzione della Nato, ma si deve ancora ragionare e lavorare su quale ruolo pu\u00f2 avere l\u2019alleanza. Ci sono compiti come la protezione delle infrastrutture critiche e la protezione degli spazi comuni nei quali transita l\u2019energia, come le rotte marittime. Assicurare la sicurezza di queste infrastrutture e spazi contribuisce direttamente alla sicurezza energetica. Ci sono poi modi indiretti di contribuire, quali ad esempio la creazione di un clima positivo tra paesi produttori, paesi di transito e paesi consumatori di energia, tramite la cooperazione politico-militare: se la Nato crea un clima migliore con la Russia, riduce indirettamente i rischi per la sicurezza energetica. Invece sullo sviluppo di fonti alternative di energia, sulla diversificazione delle fonti, o su altre questioni legate alla sicurezza energetica, la Nato non ha nulla da dire o da fare.<\/p>\n<p><b>Che peso ha l\u2019esperienza Nato in Afghanistan nell\u2019ambito della riflessione sul Concetto Strategico? Significative missioni out-of-area come quella Isaf in Afghanistan rientreranno ancora fra i compiti della Nato? <\/b><br \/>Lo slogan \u201cNever Afghanistan again\u201d \u00e8 da respingere. Non \u00e8 che operazioni come quella in Afghanistan si fanno \u201csempre\u201d o \u201cmai\u201d: se si creano delle situazioni in cui l\u2019Alleanza ritiene di intervenire lo far\u00e0, decidendo caso per caso in base alla valutazione della minaccia alla sicurezza e alla stabilit\u00e0. L\u2019Afghanistan ha insegnato che le minacce alla sicurezza alleata si sviluppano anche a distanza, e se riteniamo di dover intervenire lo facciamo, perch\u00e9 la sicurezza euro-atlantica non \u00e8 pi\u00f9 solo euro-centrica. Queste sfide si vincono non solo con lo strumento militare ma con un \u201ccomprehensive approach\u201d, e attraverso la cooperazione con gli altri attori internazionali: da qui la maggiore importanza di un partenariato e di un dialogo politico globale che coinvolga soggetti fino a ieri estranei al contesto Nato, come India e Cina. Dialogo e Partenariato sono strumenti strategici, di natura politica, per la costruzione della sicurezza internazionale e la prevenzione delle crisi, e non un mero strumento per avere altre truppe dai Paesi terzi.<\/p>\n<p><b>Secondo lei l\u2019alleanza rimane una priorit\u00e0 della politica estera americana? <\/b><br \/>A giudicare dalle posizioni del Segretario di Stato Clinton e del Segretario alla difesa Gates, oltre che del presidente Obama, l\u2019impegno americano c\u2019\u00e8, \u00e8 forte e importante. Certo occorre rendersi conto di un fatto, e di qui anche la necessit\u00e0 del nuovo Concetto Strategico: il centro di gravit\u00e0 della nostra sicurezza, anche in termini geopolitici, si sta spostando dall\u2019area euro-centrica verso l\u2019area asiatica e del Pacifico. La Nato deve essere consapevole che la sicurezza transatlantica non dipende solo dall\u2019area europea come nel passato. Se la Nato avr\u00e0 un respiro pi\u00f9 ampio, in linea con il nuovo Concetto Strategico, gli Stati Uniti, a mio avviso, confermeranno un rinnovato impegno nell\u2019alleanza. <\/p>\n<p> <b>Riguardo al processo di elaborazione del Concetto Strategico, quale effetto ha avuto il rapporto preparato dal Gruppo di Esperti presieduto dalla Albright? <\/b><br \/>Ha avuto un effetto molto forte. Il Segretario Generale sta scrivendo di persona il Concetto Strategico, sostanzialmente \u201cha la penna in mano\u201d, ma ha affermato che in questo lavoro si \u00e8 basato largamente sul rapporto del Gruppo degli Esperti. Rapporto la cui elaborazione ha coinvolto per un anno un\u2019ampia gamma di interlocutori, e i cui risultati sono stati apprezzati. Nel complesso quindi il Gruppo ha svolto un ruolo molto importante.<\/p>\n<p><b>In queste fasi finali quali difficolt\u00e0 sta incontrando il dibattito tra gli alleati? C\u2019\u00e8 ad esempio una divergenza sulla proiezione globale della Nato o sui rapporti con la Russia? <\/b><br \/>Quello di cui si discute non \u00e8 una \u201cglobal Nato\u201d. Lo scopo dell\u2019alleanza resta immutato: la difesa dei paesi membri. Ma la Nato vive in un mondo che \u00e8 cambiato e quindi non pu\u00f2 non avere una \u201cconsapevolezza globale\u201d: la consapevolezza che la minaccia alla nostra sicurezza pu\u00f2 venire anche da lontano, dall\u2019Afghanistan o al largo della costa somala. Oggi tutti sono consapevoli che la minaccia si pu\u00f2 materializzare dentro o fuori il perimetro della Nato, nessuno vuole la Nato globale, ma tutti riconoscono la necessit\u00e0 di una \u201cconsapevolezza globale\u201d. Riguardo alla Russia, tutti i paesi membri riconoscono l\u2019opportunit\u00e0 e l\u2019importanza di instaurare un rapporto di cooperazione con Mosca. Naturalmente ci possono essere sensibilit\u00e0 diverse tra gli alleati. Ma l\u2019Accordo di Pratica di Mare, che nel 2002 ha istituito il Consiglio Nato-Russia, contiene principi fondamentali che per i paesi Nato sono ancora validi, e sulla base dei quali tutti vogliono realizzare una cooperazione con la Russia. Certo per cooperare bisogna essere in due, e quindi si spera che la Russia voglia tendere la mano come la tendiamo noi. Tra gli alleati c\u2019\u00e8 chi pensa che ci\u00f2 avverr\u00e0 sicuramente, e chi \u00e8 pi\u00f9 cauto. Tuttavia anche i membri della Nato pi\u00f9 prudenti riconoscono la necessit\u00e0 di un partenariato serio e cooperativo con Mosca.<\/p>\n<p><b>Nel recente evento organizzato a Roma da IAI e Aspen Institute, Rasmussen si \u00e8 concentrato molto sulla Russia. Quali sono le prospettive di cooperazione con Mosca, in particolare sul trattato sulle armi convenzionali (Cfe) e sulla proposta russa di un nuovo trattato paneuropeo? <\/b><br \/>In generale nei confronti della Russia c\u2019\u00e8 disponibilit\u00e0 a discutere di tutto, ma riteniamo che di accordi internazionali al momento ce ne siano pi\u00f9 che a sufficienza. Si tratta piuttosto di metterli in atto. Il Cfe va discusso nelle sedi opportune, cio\u00e8 a Vienna in ambito Osce, perch\u00e9 \u00e8 fondamentale per la sicurezza europea. L\u2019alleanza \u00e8 certamente molto interessata a un Cfe rinnovato basato su principi chiave, quali trasparenza, reciprocit\u00e0, \u201cmutual restraint\u201d e il consenso dello stato che ospita truppe e forze militari straniere. Si discute a partire da questi principi, sta ora alla Russia dimostrare il suo impegno. Noi speriamo che ci\u00f2 avvenga, anche se al momento ci\u00f2 non \u00e8 chiaro e tra gli Alleati c\u2019\u00e8 chi \u00e8 pi\u00f9 cauto. L\u2019Alleanza ha dimostrato la sua volont\u00e0 di dialogare invitando i rappresentanti russi a partecipare a un summit ai massimi livelli del Consiglio Nato-Russia a Lisbona, in concomitanza con il Vertice dei Capi di Stato e di Governo che approver\u00e0 il Concetto Strategico.<\/p>\n<p><b>Come valuta lo stato dei rapporti Nato-Ue? Cosa dir\u00e0 in merito il nuovo Concetto Strategico? <\/b><br \/>Ci si aspetta che vi si riaffermi con forza il carattere strategico del rapporto Nato-Ue. Ci sono problemi di natura politica ben noti e per risolverli serve una chiara volont\u00e0 politica sia nel contesto Nato, sia nel contesto Ue. La cooperazione tra le due organizzazioni sul terreno \u00e8 molto avanzata, ad esempio quando missioni Nato e Ue sono dispiegate insieme nello stesso teatro. \u00c8 normale: quando vi sono problemi di natura politico-istituzionale gli uomini sul campo cercano pragmaticamente di lavorare insieme. Ma \u00e8 chiaro che se i problemi politico-istituzionali fossero superati, anche la cooperazione a livello operativo funzionerebbe molto meglio.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>A. Marrone: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1560\" target= \"blank\"><b><u>Doppio binario con Mosca<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>R. Alcaro: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1461\" target= \"blank\"><b><u>La Nato alla ricerca di una nuova strategia<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione della nomina dell&#8217;Ammiraglio Giampaolo Di Paola a ministro della Difesa, ripubblichiamo l&#8217;intervista rilasciata per la nostra rivista sulle priorit\u00e0 della politica di difesa atlantica e europea. 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