{"id":15810,"date":"2010-10-29T00:00:00","date_gmt":"2010-10-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-te-amaro-per-barack-e-per-la-russia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:33","slug":"un-te-amaro-per-barack-e-per-la-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/un-te-amaro-per-barack-e-per-la-russia\/","title":{"rendered":"Un t\u00e8 amaro per Barack e per la Russia"},"content":{"rendered":"<p>\u201cPerdi, Barack, perdi! Cos\u00ec, nei prossimi due anni, farai faville e nel 2012 vincerai a man bassa, dopo esserti scontrato a fronte alta con un\u2019opposizione repubblicana \u2018prigioniera\u2019 del Tea Party e illusa dal suo successo. Se invece ti salvi per il rotto della cuffia, tenendo il controllo del Congresso con maggioranze risicate, ti toccher\u00e0 poi giustificare un magro bottino di speranze non corrisposte. E l\u00ec rischi, anche se ti potrebbe sempre salvare la pochezza degli avversari\u201d.<\/p>\n<p>\t<b>Scaramanzie<\/b><br \/>\u00c8 una lettura non convenzionale, e magari scaramantica, del test del voto di mid-term, marted\u00ec 2 novembre, cui il primo presidente nero degli Stati Uniti arriva con il fiato grosso: per tutta la campagna, i democratici hanno inseguito i repubblicani in testa nei sondaggi e non \u00e8 affatto detto che li riagguantino sul filo di lana. Anche se quei qualunquisti conservatori del Tea Party, aspiranti evasori fiscali e con un\u2019inclinazione al razzismo, corrono con l\u2019handicap: il giorno delle elezioni, spesso si dimenticano di andare ai seggi.<\/p>\n<p>Che cosa Barack Obama abbia combinato, in neppure due anni alla Casa Bianca, conter\u00e0 probabilmente poco, nelle scelte di \u2018midterm\u2019 degli americani: la riforma della sanit\u00e0, nessuno l\u2019ha ancora sperimentata &#8211; e, comunque, il saldo tra quelli contro e quelli a favore \u00e8 sostanzialmente in pareggio; e il \u2018reset\u2019 delle relazioni con la Russia, sinceramente, che gliene importa a uno che tiene famiglia e deve sbarcare il lunario?<\/p>\n<p>Quello che conta sono le cose che il presidente non ha fatto. Soprattutto, non ha \u2018aggiustato\u2019 l\u2019economia: la crisi, scoppiata due mesi prima delle presidenziali 2008, lo aveva forse aiutato ad ottenere un\u2019elezione trionfale (anche nel segno del \u2018piove, governo ladro!\u2019), ma gli ha poi avvelenato, finora, giorno dopo giorno tutto il mandato. E gli americani mica stanno di nuovo bene come nel 2008: magari, le banche s\u00ec, ma Mr Smith la casa non se l\u2019\u00e8 ancora ricomprata e il lavoro \u00e8 pagato peggio. E, allora, presidente, datti una mossa: io ti avverto e, questa volta, voto repubblicano o, comunque, non vado a votare democratico. Del resto, perdere voti e seggi a met\u00e0 mandato \u00e8 tradizionale, qualsiasi sia l\u2019amministrazione. A meno che, come accadde nel 2002, non ci si mettano di mezzo Bin Laden e le Torri Gemelle: l\u2019entusiasmo della vittoria si smorza e la delusione affiora.<\/p>\n<p>   Che poi l\u2019eccezione sono stati questi due anni e la regola saranno, probabilmente, i prossimi due. Capita di rado, infatti, che gli americani affidino tutto il potere a un solo partito: la Casa Bianca e Camera e Senato. Di solito, mescolano un po\u2019 le carte: Bill Clinton, per sei anni su otto, e pure George W. Bush &#8211; e molti altri prima di loro &#8211; dovettero arrangiarsi a mandare avanti gli Stati Uniti mediando con un Congresso che sfuggiva al loro controllo. Obama, che \u00e8 un prammatico e non un ideologo, potrebbe cavarsela bene; e se poi non gli riuscisse di mediare, perch\u00e9 gli altri gli alzano le barricate, potr\u00e0 sempre prendersela con loro nella prossima campagna.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 politica estera<\/b><br \/>In attesa di conoscere i risultati, ma dando per scontato che il presidente sar\u00e0 meno forte di oggi, proviamo, piuttosto, a immaginare che cosa cambier\u00e0, se cambier\u00e0 qualcosa, nella politica estera degli Stati Uniti. Jonathan Laurence, professore di scienze politiche al Boston College, associato alla Brookings, commentatore ed editorialista, ritiene che Obama potrebbe essere indotto a farsi coinvolgere di pi\u00f9 nelle questioni internazionali, perch\u00e9 l\u00ec potrebbe muoversi con minori pastoie che sul fronte interno.<\/p>\n<p>Quindi, ad esempio, un Obama pi\u00f9 impegnato in prima persona nei negoziati di pace mediorientali, pur con tutti i rischi d\u2019insuccesso che essi comportano, e magari pi\u00f9 teso a indurre la Cina a qualche ammorbidimento monetario e commerciale, prima ancora che sul terreno dei diritti umani. Invece, poco o nulla dovrebbe cambiare dell\u2019atteggiamento americano verso l\u2019Europa e, in particolare, verso l\u2019Italia e neppure, lato \u2018cattivi\u2019, verso l\u2019Iran. Quanto all\u2019Afghanistan, difficile immaginare che il presidente voglia \u2018mostrare i muscoli\u2019, al di l\u00e0 del \u2018surge\u2019 gi\u00e0 fatto, su un fronte cos\u00ec rischioso, dove gli alleati hanno tendenza a defilarsi (al Vertice della Nato di Lisbona il 18 e 19 novembre, Olanda e Canada confermeranno la fine della loro partecipazione alle operazioni militari) ed a spostare l\u2019impegno dal combattimento all\u2019addestramento delle forze afghane.<\/p>\n<p>Tutto come prima, o quasi, dunque? Laurence non la pensa cos\u00ec: una vittima il voto di mid-term potrebbe farla. Obama, infatti, potrebbe ritrovarsi senza la maggioranza necessaria a ratificare in Senato il nuovo trattato con la Russia sugli armamenti strategici: per lui e per tutta la sua politica nucleare, ispirata alla stella polare dell\u2019opzione zero, sarebbe \u201cuna brutta batosta\u201d, anche perch\u00e9, finora, il rilancio dei rapporti con la Russia \u00e8 il risultato pi\u00f9 concreto ottenuto in politica estera. Il no dei repubblicani alla ratifica non nascerebbe da divergenti valutazioni sulla sicurezza nazionale ma solo dall\u2019intento di \u201cmettere i bastoni fra le ruote\u201d al presidente e fargli capire che l\u2019orchestra del Congresso suona un\u2019altra musica.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>E. Alessandri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1548\" target= \"blank\"><b><u>Obama e la spada di Damocle delle elezioni di met\u00e0 mandato<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPerdi, Barack, perdi! Cos\u00ec, nei prossimi due anni, farai faville e nel 2012 vincerai a man bassa, dopo esserti scontrato a fronte alta con un\u2019opposizione repubblicana \u2018prigioniera\u2019 del Tea Party e illusa dal suo successo. 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