{"id":15830,"date":"2010-10-29T00:00:00","date_gmt":"2010-10-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-musulmani-di-bosnia-tra-passato-e-futuro\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:34","slug":"i-musulmani-di-bosnia-tra-passato-e-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/10\/i-musulmani-di-bosnia-tra-passato-e-futuro\/","title":{"rendered":"I musulmani di Bosnia tra passato e futuro"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019esito delle elezioni del 3 ottobre in Bosnia, come ci spiega Andrea Cellino su questa rivista, \u00e8 stato una gradita sorpresa per tutti coloro che temevano una vistosa conferma dei partiti estremisti. Anche l\u2019ottimo piazzamento dei centristi del Partito d\u2019azione democratica (Sda) di Bakir Izetbegovic, che ha conquistato il seggio presidenziale destinato ai bosgnacchi (musulmani di Bosnia) \u00e8 visto, in generale, come un fattore ampiamente positivo. Questo pu\u00f2 essere senz\u2019altro vero &#8211; cos\u00ec almeno tutti auspichiamo &#8211; ma ci\u00f2 non esime da un approfondimento sulla natura e sui precedenti del partito fondato da Aljia, padre dell\u2019attuale leader Bakir, il sindaco di Sarajevo popolarissimo sulle televisioni e presso i governi occidentali durante la guerra del 1992-95.<\/p>\n<p><b>I musulmani e la guerra 1992-95<\/b><br \/>Che lo Sda si presenti oggi sotto il vello dell\u2019agnello \u00e8 fuor di dubbio, come \u00e8 vero che la maggior parte dei bosgnacchi oggi siano dei moderati. Ma un\u2019analisi storica peraltro mai approfondita n\u00e9 diffusa, potrebbe anche dare indicazioni diverse. Si pu\u00f2 poi tenerne conto o meno, ma in tempi di lenta avanzata dell\u2019islamismo \u201cin and around Europe\u201d sarebbe sbagliato trascurarle del tutto. Tanto pi\u00f9 che potrebbero sembrare controcorrente rispetto al flusso di informazioni &#8211; radio, televisioni e carta stampata &#8211; che il pubblico occidentale ha assorbito negli anni cruciali della guerra etnica in Bosnia. Tanto che oggi nessuno dubita che i serbi siano stati all\u2019origine di tutti i mali, i croati anche, ma un po\u2019 meno, e i bosniaci musulmani le vere vittime sacrificali dell\u2019intera vicenda. D\u2019altra parte, sopra tutto le immagini della catastrofe umanitaria di Srebrenica del 1995 hanno lasciato in noi l\u2019impressione di una feroce depravazione dei serbi, la cui causa ci \u00e8 sempre stata rappresentata come ingiusta e, con tutta evidenza, genocida.<\/p>\n<p>Il tragico assedio di Sarajevo &#8211; ricordiamo le immagini del viale dei cecchini &#8211; e la guerra senza quartiere che l\u2019intervento della Nato e la mediazione di Holbrooke hanno cercato di risolvere, sono accadimenti atroci che in realt\u00e0 gli accordi di Dayton sono solo riusciti a congelare. Solo raramente le immagini e le corrispondenze si soffermavano sulle atrocit\u00e0 &#8211; non sono state poche &#8211; commesse dai musulmani di Bosnia, e dai loro fiancheggiatori stranieri. Lo stesso Alija Izetbegovic ci era stato presentato come un personaggio moderato, schivo, per il quale le anime candide, ignare dei suoi precedenti e delle sue trame, sono state indotte a sentimenti di simpatia e di rispetto. Ricordo che anche il nostro governo aveva raccolto uno dei suoi tanti appelli, trasportandolo fortunosamente a Roma con un aereo militare, per consentirgli di esporre in parlamento le sue verit\u00e0. Vi sono degli storici (cfr. \u201cJihad nei Balcani\u201d, di J.R. Schindler &#8211; Casa Editrice Goriziana, 2009) che non condividono affatto questo giudizio su Izetbegovic, ritenendolo colpevole di doppio gioco. Sarebbe sotto la sua guida, infatti, che negli anni novanta la Bosnia avrebbe svolto per al-Qaeda lo stesso ruolo di quello svolto dall\u2019Afghanistan negli anni ottanta, offrendo ai propri amici<i>mujaheddin<\/i> internazionali un campo di battaglia dove continuare esercitarsi alla<i> jihad<\/i>, la guerra santa. In definitiva, \u00e8 lui che avrebbe importato e consapevolmente sviluppato, contagiando anche una parte della giovent\u00f9 bosniaca, l\u2019estremismo integralista musulmano nell\u2019Europa balcanica.<\/p>\n<p><b>I buoni musulmani di Bosnia<\/b><br \/>La conoscenza dell\u2019 \u201cimpianto\u201d islamico in Bosnia \u00e8 base indispensabile per la comprensione dei fatti e misfatti che hanno caratterizzato la vita sul territorio fin dai tempi delle prime scorribande dell\u2019Impero ottomano, per giungere all\u2019amore-odio verso la dominazione asburgica prima e all\u2019odio per quella serba poi. L\u2019Islam, come ovunque, all\u2019inizio era stato portato ed imposto a fil di spada, ma solo pochi musulmani &#8211; parte rilevante della classe dirigente &#8211; erano veri ottomani, importati dalla penisola anatolica. La conversione delle etnie locali, che erano in parte di religione ortodossa ed in parte cattolica per lo pi\u00f9 di rito bizantino, in seguito ebbe carattere volontario, spesso per convenienza economica o per affrancarsi dalle discriminazioni operate dalla classe dominante. Fu lentissima e dur\u00f2 secoli, senza mai raggiungere valori superiori al 40 per cento. <\/p>\n<p>Sotto il regime ateo comunista di Tito questa componente rest\u00f2 in sordina, ma alcuni estremisti, che avevano aderito alle Waffen SS durante l\u2019occupazione nazista e, nel dopoguerra, all\u2019organizzazione estremista egiziana dei Fratelli Musulmani, continuavano a coltivare il sogno di fare della Bosnia il luogo di riferimento di tutti i musulmani d\u2019Europa. Tra questi, figura di rilievo era Alija Izetbegovic che, dopo alterne vicende, nel 1989 riun\u00ec i suoi amici islamisti radicali in un partito politico che denomin\u00f2 banalmente Partito di Azione democratica, evitando l\u2019utilizzo di terminologia religiosa o nazionalista, vietata dalle leggi federali. Nella sua <i>Dichiarazione Islamica<\/i>, tuttavia, viene allo scoperto quando afferma che lo scopo era quello di contribuire a \u201ccreare una comunit\u00e0 musulmana omogenea dal Marocco all\u2019Indonesia\u201d. Cio\u00e8 la <i>umma<\/i>, il califfato globale, che \u00e8 lo stesso obiettivo dichiarato da Osama Bin Laden per al-Qaeda.<\/p>\n<p><b>Il dopo-Tito e la guerra<\/b><br \/>\u00c8 anche in questa luce, quindi, che andrebbero guardati tutti gli avvenimenti successivi e l\u2019ambiguo comportamento della componente radicale della compagine musulmana di Bosnia, che riusc\u00ec a mimetizzarsi assai bene operando sottotraccia, pur soffiando, di nascosto, sul sacro fuoco dell\u2019estremismo islamico. Ci\u00f2 era noto anche negli Stati Uniti, sebbene sottovalutato in quanto il nemico di allora era il comunismo. Ora finalmente il muro era caduto, l\u2019ex Unione Sovietica era allo sbando, e i Paesi dell\u2019Est europeo avevano gi\u00e0 fatto le loro scelte. Nei Balcani Tito era morto da dieci anni, e anche la Repubblica federale si andava sfaldando, come previsto. Ma bisognava combattere e distruggere l\u2019ultimo nucleo duro comunista rimasto in Europa, ovvero il regime di Milosevic a Belgrado. <\/p>\n<p>I musulmani e i croati di Bosnia avrebbero potuto essere assai utili in questo, visto che, pur essendo nemici tra di loro, entrambi odiavano i serbi. Cos\u00ec anch\u2019essi, come gi\u00e0 i <i>mujaheddin<\/i>, furono supportati economicamente e militarmente. Identica cosa fu fatta pi\u00f9 tardi con i musulmani kosovari di etnia albanese. Occasione unica per gli estremisti di Izetbegovic e per i suoi amici integralisti arabi, che la colsero al volo e furono prodighi di finanziamenti, aiuti e costruzione di nuove moschee. Per rendersene conto oggi, basta recarsi a Sarajevo e constatare con i propri occhi la differenza di sviluppo tra le tre enclavi cittadine. Al primo posto vi \u00e8 quella musulmana, segue quella croata e alla distanza &#8211; buona ultima &#8211; quella serba, che \u00e8 rimasta la pi\u00f9 povera. Ma a met\u00e0 degli anni novanta l\u2019integralismo islamico stava gi\u00e0 preoccupando gli americani, e l\u2019organizzazione di Bin Laden stava sfuggendo da ogni controllo, compreso quello dei sauditi. Tuttavia nei Balcani, con una buona dose di pragmatismo, tutti i musulmani continuavano ad essere utili.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che venne alimentata sui media l\u2019immagine pacifica di un governo bosniaco prevalentemente composto s\u00ec da musulmani, ma moderati, che non poteva essere in alcun modo un pericolo per una democrazia in fase di impianto. Anzi, i musulmani di Bosnia, facendo di ogni erba un fascio, venivano presentati come illuminati e multiculturali, assediati purtroppo da nazionalisti radicali &#8211; i serbi, ma anche i croati &#8211; decisi ad annientare loro e la loro virtuosa societ\u00e0. Certo, gli assediati non erano dei santi, anche loro avevano le loro colpe, commettevano i loro crimini e alimentavano le loro trame e i loro commerci anche con il nemico. Era noto anche alle forze Nato, comprese quelle italiane, ma ufficialmente non se ne parlava. E questa \u00e8 l\u2019immagine che, a meno di revisioni profonde, \u00e8 giunta fino ai giorni nostri e che ancora conserviamo. Oggi, assieme ad Andrea Cellino, ci auguriamo che lo Sda, passando da padre in figlio, sia davvero cos\u00ec. Ma conoscere qualcosa del passato non guasta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>A. Cellino: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1576\" target= \"blank\"><b><u>I due volti della Bosnia<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>M. Tacconi: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1556\" target= \"blank\"><b><u>Bosnia al voto con l&#8217;ipoteca del nazionalismo<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019esito delle elezioni del 3 ottobre in Bosnia, come ci spiega Andrea Cellino su questa rivista, \u00e8 stato una gradita sorpresa per tutti coloro che temevano una vistosa conferma dei partiti estremisti. 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