{"id":15840,"date":"2010-11-04T00:00:00","date_gmt":"2010-11-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/finanza-globale-in-cerca-di-nuove-regole\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:33","slug":"finanza-globale-in-cerca-di-nuove-regole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/11\/finanza-globale-in-cerca-di-nuove-regole\/","title":{"rendered":"Finanza globale in cerca di nuove regole"},"content":{"rendered":"<p>Al vertice G20 di Seoul dell\u201911-12 novembre si misurer\u00e0 la capacit\u00e0 dei maggiori paesi di prendere decisioni importanti e impegnative e di uscire dalla crisi con una migliore governance economica globale. L\u2019Unione Europea, con il suo potenziale di proposta e mediazione, ha un ruolo cruciale da svolgere: senza una sua azione unitaria nessun accordo di rilievo \u00e8 possibile. In effetti, l\u2019Ue si \u00e8 mossa con anticipo sul summit di Seoul e ha cominciato a fare la sua parte sul fronte della riforma del Fondo monetario internazionale (Fmi) dichiarandosi, fra l\u2019altro, disposta a rinunciare a una parte dei suoi diritti di voto a favore delle economie emergenti. Sul fronte del Fmi, Seoul potrebbe, in effetti, registrare qualche successo. <\/p>\n<p><b>Le risposta di Basilea<\/b><br \/>L\u2019Ue sembra in linea anche su un altro punto su cui il vertice coreano ha buone probabilit\u00e0 di produrre risultati utili: l\u2019accoglimento delle proposte del Comitato di Basilea per la riforma delle regole sul capitale minimo delle banche, le cosiddette \u201cBasilea III\u201d. Queste proposte sono state criticate da pi\u00f9 parti: secondo alcuni, si tratta di misure troppo restrittive, che frenerebbero l\u2019attivit\u00e0 bancaria e creditizia, creando difficolt\u00e0 alla ripresa; secondo altri sono, al contrario, norme poco incisive, la cui permissivit\u00e0 rivela l\u2019influenza delle lobby bancarie. Vi sono anche critiche meno radicali e partigiane alle proposte di \u201cBasilea III\u201d, che si appuntano sul loro profilo tecnico, segnalandone difetti e debolezze da correggere.  Ma nell\u2019ultimo anno si \u00e8 fatto a gara nel dissentire da Basilea III,  in modo spesso molto sbrigativo.  Una gara a cui hanno partecipato persino persone di grande esperienza, prestigio e competenza come Jacques de Larosi\u00e8re  (si veda, ad esempio, il suo intervento sul <i>Financial Times <\/i>del 26 ottobre).<\/p>\n<p>Dal Comitato di Basilea \u00e8 venuta una risposta certamente perfettibile, ma importante e concreta alla crisi finanziaria internazionale. Ed \u00e8 probabile e auspicabile che il vertice di Seoul la faccia propria, anche se non \u00e8 chiaro come si potr\u00e0 poi ottenerne un\u2019applicazione uniforme e solerte da parte delle normative nazionali e della vigilanza internazionale. Le nuove regole migliorano significativamente la <i>qualit\u00e0 <\/i>del capitale da detenere a fronte dei rischi finanziari e ne commisurano meglio la <i>quantit\u00e0 <\/i>all\u2019effettiva consistenza dei rischi e alla fase dei cicli del credito che mirano a stabilizzare, frenando i boom per render meno probabili e gravi le crisi. Ai rischi di insolvenza viene affiancata la considerazione dei rischi di illiquidit\u00e0. Alla regolazione del rapporto fra capitale e rischi dell\u2019attivo degli intermediari viene unita, anche se in modo per ora leggerissimo, una limitazione del loro grado di indebitamento complessivo. Il Comitato ha inoltre riaffermato, pur senza per ora far proposte in materia, il collegamento fra le nuove regole e il problema degli operatori \u201ctroppo grandi per fallire\u201d, nonch\u00e9 quello delle tecniche per gestire le conseguenze sistemiche di eventuali fallimenti di intermediari finanziari.<\/p>\n<p>Il lavoro tecnico attorno alle proposte di riforma delle regole, coordinato dal Financial Stability Board presieduto da Mario Draghi, \u00e8 dunque alquanto avanzato e ha ora bisogno di essere tradotto in decisioni politiche. Sar\u00e0 poi essenziale una severa vigilanza sul rispetto dei principi e dei dettagli delle riforme, da parte delle apposite autorit\u00e0, nazionali e internazionali. Infatti, pi\u00f9 ancora che da carenze delle regole, la crisi \u00e8 stata causata dall\u2019inadeguatezza della vigilanza sulla loro sostanziale applicazione.<\/p>\n<p><b>Non solo regole<\/b><br \/>Ma non basta. Non bastano i tecnici che disegnano le regole, n\u00e9 i politici che le decidono, n\u00e9 i vigili che le fanno rispettare. Occorre che i comportamenti delle banche e degli altri intermediari finanziari siano tali da favorire un vero superamento della crisi nella quale siamo caduti. Perch\u00e9 i comportamenti siano adeguati, non basta che cerchino di rispettare le regole: se queste funzionano davvero il loro effetto \u00e8 costringere a cambiare profondamente diversi aspetti del modello di business degli intermediari, la loro strategia, la loro governance societaria, i loro stili di management e, in molti casi, la loro stessa struttura proprietaria. Senza tutto ci\u00f2 \u00e8 impossibile ottenere, insieme, il rifiorire sostenibile dell\u2019attivit\u00e0 bancaria e finanziaria e il rispetto sostanziale di buone regole.<\/p>\n<p>Le regole mirano infatti a contenere i rischi e, corrispondentemente, la profittabilit\u00e0 attesa dell\u2019intermediazione bancaria e finanziaria, almeno dove la ricerca di troppi profitti con rischi eccessivi pu\u00f2 nuocere alla stabilit\u00e0 del sistema economico e finanziario nel suo complesso. Ma perseguire profitti pi\u00f9 contenuti e sicuri richiede modelli di business e strategie adeguati all\u2019obiettivo, controllati da forme robuste di governo societario, interpretati da sistemi di management adatti allo scopo, accettati dagli azionisti che negli intermediari sono invitati a investire pi\u00f9 capitali. <\/p>\n<p>Se i banchieri vogliono che tutto cambi perch\u00e9 nulla cambi, se sono intenzionati ad accettare che mutino le regole, ma non la logica di fondo di una finanza che non \u00e8 entrata in crisi per caso, ma perch\u00e9 era confezionata e gestita in modi insostenibili, allora non funzioneranno a lungo n\u00e9 le nuove regole n\u00e9 le vecchie banche. <\/p>\n<p><b>Il nodo degli assetti proprietari<\/b><br \/>Come detto, \u00e8 in gioco anche la struttura proprietaria degli intermediari finanziari. Per capitalizzarli meglio, accettando rendimenti e rischi pi\u00f9 contenuti e rispettando forme di controllo trasparente da parte dei mercati e della vigilanza, ci vuole la disponibilit\u00e0 degli azionisti giusti. La questione si presenta in forme diverse nelle varie aree e paesi, ma si pone pi\u00f9 o meno dappertutto: occorreranno fusioni, spin-off, diluizioni, chiusure, ri-articolazioni proprietarie di varia natura. Il mercato dei capitali dovr\u00e0 inventarle, le autorit\u00e0 accettarle e regolarle.  Sar\u00e0 pi\u00f9 facile se rimarranno nitidi i confini fra i compiti, i diritti e i doveri, dei politici, quelli dei banchieri e quelli dei loro clienti, e se la concorrenza tra i fornitori di servizi finanziari apparir\u00e0 diversa da un\u2019opaca lotta per occupare posizioni di potere. <\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>F. Bruni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1523\" target= \"blank\"><b><u>Una vigilanza finanziaria europea contro il rischio sistemico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M. Sarcinelli: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1504\" target= \"blank\"><b><u>La faticosa ricostruzione della finanza mondiale<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al vertice G20 di Seoul dell\u201911-12 novembre si misurer\u00e0 la capacit\u00e0 dei maggiori paesi di prendere decisioni importanti e impegnative e di uscire dalla crisi con una migliore governance economica globale. 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