{"id":1600,"date":"2006-07-14T00:00:00","date_gmt":"2006-07-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-pace-regionale-a-rischio\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:25","slug":"la-pace-regionale-a-rischio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/07\/la-pace-regionale-a-rischio\/","title":{"rendered":"La pace regionale a rischio"},"content":{"rendered":"<p>La crisi che si \u00e8 improvvisamente aperta a seguito dell\u2019attacco a un contingente militare israeliano al di l\u00e0 della frontiera del Libano da parte della milizia dello Hizbollah (Partito di Dio) si presta a diverse interpretazioni, che non si escludono necessariamente a vicenda.<\/p>\n<p>La prima interpretazione \u00e8 regionale. La crisi libanese sarebbe legata a quella in corso a Gaza ed entrambe si collegherebbero all\u2019evoluzione regionale. Questo non \u00e8 improbabile ma, al tempo stesso, \u00e8 difficile dire se davvero le due crisi siano pilotate da Teheran, da Damasco o da intese fra le due capitali. Lo Hizbollah \u00e8, in effetti, legato a filo doppio all\u2019Iran, ma l\u2019idea di una scontata catena di comando da Teheran al sud del Libano va considerata con cautela. <\/p>\n<p>In realt\u00e0, ci\u00f2 che appare incontrovertibile \u00e8 che, indipendentemente dall\u2019esistenza di piani precisi e intenzionali, le due crisi riflettono le tendenze e gli equilibri che si sono affermati come conseguenza dell\u2019inconcludente politica americana nella regione, prima in Iraq e poi nella stessa area siro-libanese, e fra queste tendenze c\u2019\u00e8 sicuramente un attivismo regionale iraniano e sciita. <\/p>\n<p>Una seconda interpretazione \u00e8 pi\u00f9 locale. Il leader dello Hizbollah ha dichiarato che l\u2019incursione era stata preparata da tempo per poter procedere ad uno scambio di prigionieri. Il tema \u00e8 emerso anche a Gaza. In effetti, esistono a livello sociale, specialmente fra i palestinesi, problemi molto gravi in dipendenza dell\u2019altissimo numero di prigionieri. Israele sottovaluta questa questione e la gestisce in una logica di eccessiva arroganza. Questa interpretazione pu\u00f2 apparire pi\u00f9 convincente se la specifica questione dei prigionieri \u00e8 vista nella prospettiva dei rispettivi contesti domestici. <\/p>\n<p>Mentre il gruppo che ha attaccato la pattuglia israeliana appena oltre il confine di Gaza il 28 giugno scorso ha chiaramente voluto forzare la mano del governo Haniye e testimonia l\u2019esistenza di uno scontro all\u2019interno di Hamas \u2013pi\u00f9 in generale, nella ormai variegata area palestinese che avversa il vecchio Fateh \u2013 l\u2019attivismo dello Hizbollah si radica in una situazione interna libanese nella quale la posta \u00e8 un cambiamento degli equilibri all\u2019interno del paese come conseguenza delle dinamiche avviate dall\u2019Occidente dopo l\u2019assassinio del presidente Hariri, a cominciare dall\u2019uscita della Siria dal paese. Lo Hizbollah pu\u00f2 aver sentito la necessit\u00e0 di riaffermare il suo (anomalo) ruolo nel contesto libanese approfittando della crisi nel frattempo sorta a Gaza e inserendosi in essa.<\/p>\n<p><b>Da Damasco a Teheran<\/b><br \/>Questa interpretazione locale rinvia pi\u00f9 a Damasco che a Teheran. In questo senso occorre considerare che, mentre l\u2019opinione pubblica internazionale immagina un Baath allo sbando sotto la pressione degli Usa e dell\u2019Occidente, le cose non stanno esattamente cos\u00ec: l\u2019inchiesta sull\u2019assassinio di Hariri, passata nelle mani del giudice belga Brammertz, ha assunto orientamenti ben pi\u00f9 generici di quelli che aveva sotto il giudice tedesco Detlev Mihlis; la Francia, ha allentato la sua pressione; gli stessi Stati Uniti non sanno bene come prolungare e articolare la loro. <\/p>\n<p>Damasco sembra percepire, esattamente come Teheran, che Washington, in fin dei conti, ha le unghie spuntate. In effetti, in Libano ben poco \u00e8 cambiato. Da un lato, le pressioni occidentali e americane a seguito dell\u2019assassinio di Hariri sono state subito metabolizzate dalla politica libanese come un ennesimo fattore di divisione e riequilibrio fra le sette del paese, e perci\u00f2 hanno lasciato lo stato libanese debole come sempre. Dall\u2019altro, la Siria non \u00e8 pi\u00f9 in loco con le truppe, ma resta ben presente come fattore politico determinante nelle lotte fra sette e clan. Tutto questo potrebbe far ritenere che dietro la crisi libanese, e probabilmente anche quella di Gaza, ci sia pi\u00f9 la vicina Siria che il lontano Iran.<\/p>\n<p>La reazione israeliana ha subito mostrato un carattere estremo. Questo \u00e8 un elemento significativo del quadro. Da un parte, sembra avviata a investire l\u2019intero territorio di Gaza; dall\u2019altra, la reazione non si limita allo Hizbollah ma investe il Libano come tale. Il governo israeliano ha considerato l\u2019incursione dello Hizbollah un \u201catto di guerra\u201d e di fatto ha scatenato un conflitto internazionale. Questa reazione estrema riflette la percezione strategica che si sta affermando in Israele di un cerchio islamista radicale che si stringe da oriente a partire dalle conseguenze della crisi irachena, in particolare lo spazio che ha dato ai radicali iraniani e a quelli di  Al-Qaida.<\/p>\n<p>Questo Drang nach Israel \u00e8 apparso sia nei pronunciamenti di Zarkawi che in quelli di Zawahiri. I recenti attacchi terroristici nella penisola del Sinai sono stati avvertiti da molti analisti israeliani come un avvicinamento. Molti, pur convinti della fondamentale diversit\u00e0 di Hamas rispetto ad Al-Qaida, sono oggettivamente allarmati dalla contiguit\u00e0 e dalle possibili saldature. <\/p>\n<p>Tuttavia, non sembra che sia questo il motivo determinante del carattere estremo della reazione israeliana. La reazione sembra piuttosto radicarsi nel timore che possa venir meno la capacit\u00e0 di deterrenza che ha consentito ad Israele di imporre, sin dagli anni novanta, le \u201cregole del gioco\u201d fra Hizbollah e Israele e che dovrebbe consentire ora di imporre simili \u201cregole\u201d nel disimpegno unilaterale con i palestinesi, disimpegno che \u00e8 alla base della politica inaugurata da Sharon e che Olmert vuole proseguire e perfezionare. <\/p>\n<p>Se Israele non riesce a imporre delle \u201cregole\u201d affonda la base stessa della politica di gestione della crisi che Sharon e Olmert hanno cercato di affermare al posto della possibile risoluzione del conflitto, cio\u00e8 della pace. Ma il raid degli Hizbollah, sommandosi a quello delle brigate Izzadin Al-Qassam, mette in forse le regole gi\u00e0 stabilite sulla frontiera libanese e rischia di rendere inattuabili quelle che Israele vorrebbe stabilire nei confronti dei palestinesi. \u00c8 un serio problema di sicurezza, ma \u00e8 ancora pi\u00f9 serio in quanto mette in pericolo il nuovo governo di Gerusalemme e la piattaforma su cui \u00e8 stato eletto. Se \u00e8 cos\u00ec, la reazione estrema del governo israeliano ha uno sfondo regionale, ma \u00e8 dettata da pi\u00f9 urgenti motivi locali di sicurezza e da ancora pi\u00f9 urgenti motivi di sopravvivenza politica.<\/p>\n<p><b>L\u2019incidenza dei fattori ambientali<\/b><br \/>In conclusione, mentre appare improbabile un\u2019influenza diretta di Teheran sull\u2019attuale crisi, questa influenza senza dubbio esiste nella forma di un importante fattore ambientale.La crisi libanese in corso \u2013 come quella di Gaza \u2013 appare per\u00f2 con maggiori probabilit\u00e0 muoversi nell\u2019area siro-libanese, siro-israeliana e, ovviamente, israelo-palestinese. Perci\u00f2, anche se la crisi ha radici lontane che occorrer\u00e0 curare, nell\u2019immediato \u00e8 importante evitare che la crisi debordi. <\/p>\n<p>La diplomazia deve perci\u00f2 energicamente insistere sulla sproporzione della reazione di Israele. Si deve sottolineare che l\u2019interesse dell\u2019Occidente, e di Israele, sta nel rafforzamento del debole governo di Beirut e non certo nel suo affossamento. A questo proposito, per\u00f2, occorre che i paesi occidentali diano garanzie agli israeliani e ai libanesi di un loro rinnovato impegno a rafforzare quel governo e, quindi, a premere con efficacia sulla Siria e, in particolare, a provvedere all\u2019esecuzione della Risoluzione 1559 dell\u2019Onu, vale a dire al disarmo di Hizbollah. <\/p>\n<p>La reazione israeliana \u00e8 sproporzionata ma altrettanto sproporzionato \u00e8 il ruolo di Hizbollah, e da esso ha ragione Israele a difendersi. Su questo punto il G8 dovrebbe dire qualche cosa. La diplomazia occidentale, invece, ha poco spazio verso gli islamisti palestinesi, anche perch\u00e9 la preclusione che \u00e8 prevalsa nei confronti di Hamas la paralizza anche nei confronti di quelli che avrebbero interesse a intrecciare un dialogo positivo. Questo arido quadro diplomatico, fatto di cos\u00ec pochi appigli, suggerisce che pi\u00f9 in generale l\u2019Occidente ha bisogno di ripensare ab imis fundamentis la sua politica mediorientale onde superare il \u201csonno della ragione\u201d in cui l\u2019ha precipitata l\u2019intervento Usa in Iraq e riacquisire una sua capacit\u00e0 di intervento nelle crisi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi che si \u00e8 improvvisamente aperta a seguito dell\u2019attacco a un contingente militare israeliano al di l\u00e0 della frontiera del Libano da parte della milizia dello Hizbollah (Partito di Dio) si presta a diverse interpretazioni, che non si escludono necessariamente a vicenda. La prima interpretazione \u00e8 regionale. La crisi libanese sarebbe legata a quella [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1600"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1600"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1600\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67084,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1600\/revisions\/67084"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1600"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1600"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1600"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}