{"id":16020,"date":"2010-11-20T00:00:00","date_gmt":"2010-11-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sistema-internazionale-verso-il-punto-di-rottura\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:29","slug":"sistema-internazionale-verso-il-punto-di-rottura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/11\/sistema-internazionale-verso-il-punto-di-rottura\/","title":{"rendered":"Sistema internazionale verso il punto di rottura"},"content":{"rendered":"<p>Il divario tra sfide comuni e soluzioni condivise nella gestione dell\u2019interdipendenza a livello mondiale si va allargando pericolosamente. Dal clima all\u2019economia, si intravede il punto di rottura di un quadro di governance globale ormai inadeguato a nuovi equilibri politici e a rischi sistemici tra loro collegati. In questo contesto, eludere il nodo della riforma delle strutture di governance non \u00e8 una scelta sostenibile ma, nel lungo periodo, un\u2019abdicazione dalla responsabilit\u00e0 collettiva. <\/p>\n<p><b>Equilibri superati<\/b><br \/>Queste sono alcune delle principali conclusioni del progetto \u2018<i>Global Governance 2025<\/i>\u2019 intrapreso congiuntamente un anno fa dal <i>National Intelligence Council <\/i>degli Stati Uniti e dall\u2019<i>Istituto per gli Studi di Sicurezza<\/i> dell\u2019Unione europea. L\u2019iniziativa si \u00e8 articolata in una serie di consultazioni informali nei grandi paesi emergenti, in Giappone e nella regione del Golfo Persico, coinvolgendo esponenti del mondo politico ed accademico, dei media e dell\u2019economia. Lo scopo era quello di decifrare l\u2019approccio dei protagonisti del nuovo sistema internazionale alle esigenze di riforma della governance globale, e il ruolo che questi paesi intendono svolgere nei nuovi assetti negli anni a venire.<\/p>\n<p>La diagnosi complessiva \u00e8 quella di un sistema multilaterale largamente ancorato a geometrie e competenze superate. A partire da questo dato, tuttavia, quello che sorprende \u00e8 la scarsit\u00e0 di proposte \u2018emergenti\u2019 da parte dei partner dell\u2019Europa e degli Stati Uniti per ovviare a queste carenze attraverso meccanismi di cooperazione internazionale aggiornati, al di l\u00e0 della pur comprensibile rivendicazione di formati pi\u00f9 inclusivi. Colpisce in particolare lo scetticismo di molti interlocutori rispetto alla nozione stessa di governance globale, a volte percepita quale espressione di una visione, e di interessi, occidentali, tesi a vincolare la libert\u00e0 di manovra di potenze orgogliosamente sovrane. La prospettiva di lungo termine potrebbe essere quella di una proliferazione di potenze, e di un vuoto di responsabilit\u00e0. <\/p>\n<p>Tuttavia, non \u00e8 questo l\u2019unico scenario ipotizzabile per il futuro. Il fatto \u00e8 che tutti i principali attori internazionali sanno di avere molto da perdere dal collasso di un sistema che, sia pur con evidenti difficolt\u00e0, consente scambi crescenti a livello mondiale, sostiene il contrasto a minacce transnazionali quali la proliferazione nucleare o il terrorismo e cerca di tutelare beni comuni quali il clima o le risorse naturali, da cui il benessere collettivo, in ultima istanza, dipende. Questa comune consapevolezza mostra come ci siano spazi per nuove forme di cooperazione, anche se limitati.<\/p>\n<p><b>Geometrie variabili<\/b><br \/>Il progetto <i>Global Governance 2025<\/i> ha inoltre mostrato che la riluttanza dei paesi emergenti ad assumere maggiori responsabilit\u00e0 a livello internazionale non si traduce in un blocco di potere alternativo che avversa il sistema multilaterale attuale. Anzi, l\u2019ambizione prevalente tra questi paesi \u00e8 quella di appartenere alle pi\u00f9 elevate istanze decisionali all\u2019interno delle istituzioni esistenti, dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite agli organi direttivi delle istituzioni finanziarie internazionali. <\/p>\n<p>Quanto alla sostanza delle scelte politiche, le geometrie cambiano a seconda dei temi oggetto di dibattito e negoziato. Per esempio, \u00e8 difficile individuare un tema centrale sul quale i cosidetti \u2018Brics\u2019 convergano, al di l\u00e0 della generica rivendicazione di una voce pi\u00f9 forte negli affari internazionali e del principio di non ingerenza nelle questioni domestiche. D\u2019altra parte, l\u2019assenza di blocchi contrapposti non esclude una crescente competizione di idee sulle priorit\u00e0 della cooperazioni multilaterale e, segnatamente, su come ripartirne i costi. <\/p>\n<p>Date queste premesse, \u00e8 difficile aspettarsi un accordo complessivo sulla riforma della governance globale nel prossimo futuro. Non siamo, come \u00e8 stato notato, in un \u2018momento costituzionale\u2019 comparabile a quello successivo alla seconda guerra mondiale. Piuttosto, come indicato nel rapporto <i>Global Governance 2025<\/i>, si possono osservare interessanti sviluppi lungo tre principali assi di innovazione \u2018sperimentale\u2019 nella governance globale. <\/p>\n<p><b>Tre direttrici<\/b><br \/>In primo luogo, si evidenzia il ruolo assunto da gruppi informali di paesi che detengono un\u2019influenza decisiva nella gestione di questioni pi\u00f9 o meno ampie. Il G20 spicca naturalmente in questo contesto ma, oltre al G7\/8, si pu\u00f2 fare riferimento al Major <i<Economies Forum<\/i> ed al formato Basic nelle discussioni sui cambiamenti climatici, nonch\u00e9 a varie iniziative nella lotta alla proliferazione. <\/p>\n<p>\u00c8 ragionevole pensare che questi gruppi \u2018minilaterali\u2019 e senza poteri vincolanti, ma tesi al pi\u00f9 efficace coordinamento delle politiche nazionali, continueranno ad offrire una piattaforma, tanto necessaria quanto insufficiente, per nuovi tentativi di gestire sfide comuni senza veramente intaccare la sovranit\u00e0 di ciascuno dei partecipanti. Detto questo, le effettive responsabilit\u00e0 di questi gruppi ed il loro collegamento alle istituzioni multilaterali tradizionali rimangono questioni controverse. Vari attori emergenti mantengono un atteggiamento ambivalente in merito, anche rispetto al G20, in ragione dell\u2019arbitrariet\u00e0 della loro composizione e di riserve sulla loro efficacia.<\/p>\n<p>In secondo luogo, si manifestano tendenze interessanti, per quanto travagliate, verso nuove forme di dialogo e collaborazione regionale, soprattutto in Asia orientale e in America latina. Si pensi alle varie piattaforme costruite sulla base dell\u2019Asean (Asean+3, Asean+6, Asean Regional Forum) e alla recente iniziativa dell\u2019Unione delle nazioni sud-americane (Unasur) in Sud America. <\/p>\n<p>Molteplici fattori contribuiscono a questi sviluppi. Da una parte, l\u2019impatto della recente crisi finanziaria ha indotto ad una profonda riflessione in queste ed altre regioni sulle fondamenta domestiche della crescita economica e su come sviluppare meccanismi finanziari e monetari che possano tutelare i rispettivi paesi da <i>shock <\/i>esterni. Nel caso dell\u2019Asia orientale in particolare, questi progressi si affiancano ad un livello elevatissimo di integrazione economica. Dall\u2019altra parte, gli attori predominanti nelle rispettive regioni, ovvero la Cina, il Giappone e il Brasile, sembrano intenti ad affermare (o negoziare) il proprio ruolo guida attraverso strutture multilaterali leggere che canalizzino i nuovi equilibri di potere, e le relative tensioni (si pensi per l\u2019appunto alle frizioni sino-nipponiche) in modo pacifico, con dividendi politico-economici per i vicini pi\u00f9 piccoli. Temi quali l\u2019ambiente, l\u2019energia, la gestione di disastri naturali e la sicurezza, soprattutto rispetto a minacce quali la criminalit\u00e0 organizzata o la pirateria, sembrano prestarsi ad una collaborazione pi\u00f9 avanzata a livello regionale. <\/p>\n<p>In terzo luogo, si conferma la tendenza di lungo termine verso un contributo crescente degli attori non statuali, ovvero le varie espressioni della societ\u00e0 civile, il mondo economico e la comunit\u00e0 scientifica, alla governance globale. In estrema sintesi, la natura e la complessit\u00e0 dei rischi che minacciano la stabilit\u00e0 del sistema internazionale \u00e8 tale che l\u2019apporto degli attori non statuali sia nella fase dell\u2019elaborazione di decisioni collettive, sia in quella della loro attuazione, \u00e8 sempre pi\u00f9 essenziale. Basti considerare temi quali, tra gli altri, il cambiamento climatico, la crescita sostenibile, la lotta contro vecchie e nuove epidemie, modelli innovativi di cooperazione allo sviluppo, la prevenzione dei conflitti ed il consolidamento della pace, la regolamentazione delle nuove biotecnologie e la sicurezza delle infrastrutture tecnologiche. In tutti questi settori, gli attori non statuali forniscono \u2018beni\u2019 indispensabili quali un patrimonio di conoscenze scientifiche e rapporti personali, l\u2019esperienza sul terreno ed un maggiore livello di trasparenza e, a volte, legittimit\u00e0 del processo decisionale multilaterale. <\/p>\n<p><b>Direzione di marcia<\/b><br \/>Alla luce di queste tre direttrici di innovazione della governance globale, e visto lo spazio politico ridotto per progetti pi\u00f9 ambiziosi, il rapporto <i>Global Governance 2025 <\/i>ha concluso che le pi\u00f9 promettenti opportunit\u00e0 di riforma risiederanno alla congiunzione tra diverse dimensioni di governance, ovvero nel collegamento tra istituzioni multilaterali e gruppi informali, tra piattaforme globali e strutture regionali, e tra organizzazioni intergovernative e reti di attori non statuali. <\/p>\n<p>Vanno in questa direzione il rapporto tra il G20 e le istituzioni finanziarie internazionali, la collaborazione tra istituzioni finanziarie regionali e globali, e lo sviluppo di partnership tra attori pubblici e privati in molteplici settori, per esempio quello dello sfruttamento delle risorse naturali. Il senso di marcia \u00e8 quello giusto ma, avverte il rapporto, passi troppo timidi potrebbero essere facilmente sovvertiti da nuove crisi incombenti quali un conflitto in una regione geopoliticamente sensibile, una tempesta monetaria o un\u2019imprevista emergenza ambientale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.acus.org\/files\/publication_pdfs\/403\/Global_Governance_2025.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Global Governance 2025: at a Critical Juncture<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>P. Guerrieri, D. Lombardi: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1567\" target= \"blank\"><b><u> I nuovi equilibri mondiali e la riforma del Fmi<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il divario tra sfide comuni e soluzioni condivise nella gestione dell\u2019interdipendenza a livello mondiale si va allargando pericolosamente. 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