{"id":16030,"date":"2010-11-21T00:00:00","date_gmt":"2010-11-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/che-fare-dellunione-per-il-mediterraneo\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:29","slug":"che-fare-dellunione-per-il-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/11\/che-fare-dellunione-per-il-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Che fare dell\u2019Unione per il Mediterraneo?"},"content":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 rinviato dallo scorso giugno a novembre, il vertice dei capi di Stato e di Governo dell\u2019Unione per il Mediterraneo (Upm), che per l\u2019appunto si doveva tenere a Barcellona il 21 novembre, \u00e8 stato ancora una volta rinviato e, questo volta, non \u00e8 stata neppure indicata una data. Il comunicato di Francia, Egitto e Spagna, emesso il 15 novembre, si limita ad auspicare che il vertice si possa tenere entro i prossimi mesi e che i negoziati israelo-palestinesi compiano nel frattempo i progressi necessari a permettere che leader arabi e israeliani possano riunirsi nel quadro di una Unione di cui fanno ugualmente parte.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/mediterranean-map.gif\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\" align=\"center\"><\/p>\n<p><b>Un passo avanti, due indietro<\/b><br \/>Tuttavia, pochi giorni prima,  gli Alti Funzionari dei governi membri dell\u2019Upm riuniti a Bruxelles avevano formalizzato l\u2019accordo sul primo bilancio, sul primo piano di lavoro e sul regolamento interno del Segretariato dell\u2019Upm,  abbozzato un mese prima a Dubrovnik. Il comunicato tripartito del 15 \u00e8 formulato in modo da presentare una situazione complessiva in cui l\u2019inagibilit\u00e0 politica dell\u2019Upm \u00e8 bilanciata dall\u2019avvio della sua dimensione operativa: \u201cNell\u2019attesa [del] secondo vertice, l\u2019Egitto, la Francia e la Spagna invitano le istituzioni dell\u2019Unione per il Mediterraneo a proseguire la loro azione. Esprimono la loro soddisfazione per l\u2019avanzamento dei progetti corrispondenti alle priorit\u00e0 fissate dai capi di Stato e di Governo all\u2019epoca del vertice di Parigi del 13 luglio 2008. Prendono atto dei passi importanti che si riflettono nell\u2019aver dato operativit\u00e0 al Segretariato permanente residente a Barcellona nonch\u00e9 nell\u2019adozione del suo bilancio e del suo programma di lavoro\u201d.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, quanto \u00e8 stato approvato dagli Alti Funzionari pu\u00f2 lasciare qualche dubbio. Il bilancio \u00e8 di 6,2 milioni di euro per un anno. La Commissione \u00e8 l\u2019unica ad avere annunciato un contributo di 3 milioni, che saranno versati solo a condizione che il bilancio sia interamente finanziato. A parte accenni dalla Spagna, dalla Francia e dalla Germania, sinora nessuno si \u00e8 fatto avanti. Tuttavia, sarebbe eccessivo dubitare che il bilancio non finir\u00e0 di essere coperto. <\/p>\n<p>&#278; adeguato? Il Segretario permanente, il giordano Ahmed Masa&#8217;deh, invitato di convegno in convegno, si lamenta di continuo dell\u2019inadeguatezza dei mezzi che gli vengono messi a disposizione. Alcuni diplomatici riferiscono di uno che pensa al bilancio di funzionamento come se l\u2019Upm fosse l\u2019Onu. Tutto sommato, il livello del bilancio sar\u00e0 da valutare sulla base della \u201ccifra d\u2019affari\u201d che il Segretariato produrr\u00e0. Su questo tutto resta da vedere. Insomma, un passo avanti, ma piccolo; tale che difficilmente pu\u00f2 compensare la disfatta politica che l\u2019Upm registra da ben due anni. <\/p>\n<p><b>Nodi di fondo<\/b><br \/>Questi sviluppi suscitano diversi interrogativi. Due sembrano pi\u00f9 meritevoli d\u2019attenzione: (a) la relazione fra i mezzi e i fini dell\u2019Upm; (b) il significato dell\u2019Upm nelle relazioni esterne e nella politica estera dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p> L\u2019Upm ha chiaramente bisogno di un deciso ridimensionamento delle sue ambizioni politiche e, invece, di un rapido e convincente rafforzamento della sua missione economica. Sin dall\u2019inizio, non \u00e8 risultato chiaro il rapporto fra le due dimensioni in seno all\u2019Upm. Essa infatti, \u00e8 presentata come un salto di qualit\u00e0 politico \u2013 in virt\u00f9 della sua struttura intergovernativa \u2013 nelle relazioni euro-mediterranee, avente per\u00f2 un obiettivo politicamente modesto: non la risoluzione dei conflitti della regione, ma l\u2019esecuzione di grandi progetti regionali infrastrutturali, sociali ed economici. <\/p>\n<p>Questa sproporzione si \u00e8 presa un\u2019inesorabile vendetta: l\u2019impotenza dell\u2019Upm a occuparsi dei conflitti regionali, tantomeno a risolverli, non ha consentito neanche l\u2019avvio dei progetti infrastrutturali. Gli effetti dirompenti del conflitto israelo-palestinese, contenuti nella struttura comunitaria del Partenariato Euro-Mediterraneo (Pem), sono esplosi non appena  gli stati sono stati messi in primo piano.<\/p>\n<p><b>Snellire per rilanciare<\/b><br \/>Perci\u00f2, in una situazione che sta assumendo ormai contorni grotteschi, occorre riformare l\u2019Upm, sostituendo l\u2019attuale costosa e inutile struttura di vertice con un apparato diplomatico di medio livello. Mentre nessuno impedir\u00e0 ai membri dell\u2019Unione di fare dei vertici se ci sar\u00e0 qualche successo da marcare, la vita ordinaria di questa organizzazione pu\u00f2 essere benissimo affidata a dei funzionari.<\/p>\n<p>Contemporaneamente, occorre precisare e potenziare i grandi progetti regionali. Non che questi possano da soli essere risolutivi per lo sviluppo e la cooperazione economica del Mediterraneo: dovranno svilupparsi nel pi\u00f9 ampio quadro della prosecuzione dei progetti e delle iniziative in cui da decenni sono gi\u00e0 impegnate le istituzioni europee, dalla Commissione, alla Banca europea degli investimenti (Bei) al Fondo euromediterraneo di investimento e partenariato (Femip). <\/p>\n<p>Dovranno altres\u00ec, essere accompagnati dalla creazione di nuovi strumenti di cooperazione, come la Banca Mediterranea di Sviluppo (o anche il rafforzamento del Femip proposta dalla Commissione Milhaud). Comunque, sono un obiettivo certamente degno di essere perseguito. Tuttavia, i grandi progetti dovrebbero essere al centro dell\u2019Upm, che dovrebbe essere messa in grado si realizzarli con la massima efficacia.<\/p>\n<p><b>Ruolo regionale dell\u2019Ue<\/b><br \/>Dal punto di vista dell\u2019Europa l\u2019esecuzione di progetti regionali \u00e8 importante, soprattutto nel quadro del processo di globalizzazione che oggi coinvolge il Mediterraneo. In questa prospettiva temi come i trasporti e l\u2019energia richiedono che l\u2019Unione europea rafforzi un suo ruolo regionale, che invece si sta indebolendo. Gli investimenti dei paesi del Golfo (a Tangeri e Damietta) e quelli della Cina (al Pireo), tanto per fare un esempio, stanno integrando il Mediterraneo a interessi lontani. <\/p>\n<p>Beninteso, i porti che sono in costruzione, le strade che si stanno aprendo sul mare, le condotte energetiche che si allungano e moltiplicano non devono e non possono essere un\u2019esclusiva euro-mediterranea. Ma la cooperazione euro-mediterranea ci deve essere e deve avere un peso maggiore. Perci\u00f2, una Upm con un Segretariato in grado di attivare grandi progetti nel quadro del collaudato tessuto di cooperazione che l\u2019Ue ha creato nei decenni passati non \u00e8 solo un obiettivo utile, ma estremamente necessario. <\/p>\n<p>&#278; urgente che i governi si orientino in questa direzione. Occorre ridimensionare il velleitario apparato politico dell\u2019Upm perch\u00e9 non si trasformi in un ostacolo al funzionamento del Segretariato. D\u2019altra parte, occorre rafforzare il Segretariato e metterlo in grado di finanziare o far finanziare i progetti. Forse non ha torto il Segretario Masa&#8217;deh ad auspicare un bilancio di funzionamento pi\u00f9 adeguato. Si dice che i compensi non siano invitanti e che il Segretariato abbia difficolt\u00e0 a ingaggiare esperti e, anche, che sia difficile trovare personale nazionale che accetti di essere assegnato a Pedralbes (in questo la \u201cd\u00e9b\u00e2cle\u201d politica dell\u2019Upm ha certamente un ruolo). <\/p>\n<p><b>Leadership<\/b><br \/>Inoltre, la sensazione che si percepisce parlando con gli addetti ai lavori \u00e8 che il Segretario non sia la persona giusta. I suoi discorsi fanno pensare che non gli passi neppure per l\u2019anticamera del cervello di dover essere lui a trovare dei fondi e che si aspetti invece che i governi gli assicurino loro dei fondi onde eseguire i progetti. Non \u00e8 davvero improbabile che i governi diano dei fondi, ma qui siamo in una prospettiva diversa: il Segretario dovr\u00e0 essere una sorta di grande banchiere internazionale capace di coagulare su progetti adeguati sia i politici che i capitalisti e i finanzieri. Deve essere un uomo del tipo e dell\u2019autorit\u00e0 che hanno sempre avuto i presidenti della Banca Mondiale o della Bei o della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers).  Non \u00e8 sicuro che il signor Mass\u00e0de sia la figura appropriata. Se questo problema \u00e8 riconosciuto, bisognerebbe affrontarlo quanto prima.<\/p>\n<p>L\u2019altro interrogativo riguarda il ruolo e le prospettive dell\u2019Upm nella politica estera dell\u2019Ue. Posto che la sicurezza dell\u2019Europa ha bisogno di una soluzione ai problemi israelo-arabi, di che aiuto \u00e8 mai l\u2019Upm per la risoluzione di questi conflitti? La politica europea, dal 1970 (la Politica mediterranea globale)  fino 2008 (la nascita dell\u2019Upm), ha perseguito un progetto di \u201cgovernance-building\u201d nella regione, basato sulla riforma politica ed economica nei paesi partner e con l\u2019obiettivo di creare una solidariet\u00e0 politica regionale. Questo progetto \u00e8 fallito per vari motivi e nessuna solidariet\u00e0 politica euro-mediterranea ne \u00e8 nata. Nell\u2019Upm si \u00e8 persino dileguata la socializzazione diplomatica che prevaleva nel Pem. Come pu\u00f2 un\u2019organizzazione regionale priva di coesione come l\u2019Upm contribuire a risolvere i conflitti al suo interno?<\/p>\n<p>La nuova strada che l\u2019Ue dovrebbe intraprendere per riacquisire un ruolo e qualche credibilit\u00e0 nel Mediterraneo riguarda due aspetti. In primo luogo, deve diventare un attore politico, formulando obiettivi strategici comuni (piuttosto che accumulando strumenti senza avere una strategia comune). In secondo luogo, deve prendere atto che il Mediterraneo \u00e8 parte del Medio Oriente e cominciare, perci\u00f2, a formulare politiche e strategie che considerino il Medio Oriente nel suo insieme, piuttosto che compartimentalizzarlo. Mentre \u00e8 possibile pensare a una politica maghrebina dell\u2019Ue \u00e0 s\u00e9 stante, in una fase in cui pi\u00f9 che mai l\u2019Iran \u00e8 un attore mediterraneo, il Vicino Oriente deve essere inquadrato nel Medio Oriente e ci deve essere una politica organica verso quell\u2019area. Ci\u00f2 detto, questo non pu\u00f2 essere di immediata realizzazione. Intanto, tuttavia, una rapida riforma dell\u2019Upm sarebbe comunque utile.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1460\" target= \"blank\"><b><u>La lenta agonia dell\u2019Unione per il Mediterraneo<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 rinviato dallo scorso giugno a novembre, il vertice dei capi di Stato e di Governo dell\u2019Unione per il Mediterraneo (Upm), che per l\u2019appunto si doveva tenere a Barcellona il 21 novembre, \u00e8 stato ancora una volta rinviato e, questo volta, non \u00e8 stata neppure indicata una data. 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