{"id":16040,"date":"2010-11-21T00:00:00","date_gmt":"2010-11-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-nuovo-governo-somalo-e-la-sfida-degli-shabaab\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:29","slug":"il-nuovo-governo-somalo-e-la-sfida-degli-shabaab","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/11\/il-nuovo-governo-somalo-e-la-sfida-degli-shabaab\/","title":{"rendered":"Il nuovo governo somalo e la sfida degli Shabaab"},"content":{"rendered":"<p>A met\u00e0 novembre il nuovo primo ministro del Governo federale di transizione (GFT), Mohamed Abdullahi Mohamed, ha finalmente sciolto la riserva sulla composizione del nuovo governo, che ora deve ottenere il voto di fiducia di un parlamento politicamente molto frammentato. Una prima analisi delle scelte del premier sembra confermare la sua volont\u00e0 di rottura con l\u2019esperienza dell\u2019ex primo ministro Omar Abdirashid Ali Sharmarke, dimessosi il 21 settembre a causa dei forti contrasti con il presidente delle Istituzioni federali di transizione (IFT) Sheikh Sharif Sheikh Ahmed. <\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"somalia-map2.gif\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Il nuovo primo ministro dovr\u00e0 intervenire su diverse questioni delicate, sia all\u2019interno delle istituzioni che nel pi\u00f9 ampio panorama politico del paese, sempre pi\u00f9 diviso. A guidare il fronte della guerriglia antigovernativa c\u2019\u00e8 il movimento degli Shabaab, che diverse fonti mediatiche considerano legato ad al-Qaida. Anche questo gruppo, nato tra il 2003 e il 2004 come avanguardia militare dell\u2019Unione delle Corti islamiche (UCI), sembra ultimamente soffrire di un processo di frammentazione interna, dovuto per lo pi\u00f9 alle divergenze tra alcuni suoi leader sulle priorit\u00e0 politiche da perseguire.<\/p>\n<p><b>Tappe forzate <\/b><br \/>La nomina del primo ministro Abdullahi Mohamed ha colto di sorpresa gran parte degli osservatori. Il suo nome infatti non era mai apparso nei dibattiti che ne avevano preceduto la consacrazione, lasciando in parte spiazzati sia gli altri Stati africani coinvolti nella crisi, come Etiopia, Uganda e Unione Africana, sia gli attori internazionali, come Stati Uniti, Unione Europea e Onu presente con un suo ufficio (United Nations Political Office for Somalia, Unpos).<\/p>\n<p> Abdullahi Mohamed non \u00e8 infatti un politico di professione, e per diversi anni \u00e8 rimasto al di fuori delle dinamiche conflittuali che hanno caratterizzato la Somalia post 1991, anno dell\u2019inizio della guerra civile. Dopo tre anni di servizio all\u2019ambasciata somala a Washington, dal 1985 al 1988, con il crollo dello stato l\u2019attuale premier prefer\u00ec trattenersi negli Stati Uniti e intraprendere una carriera professionale all\u2019interno dell\u2019amministrazione di Buffalo, nello stato di New York, fino allo scorso 31 ottobre, quando il parlamento ha approvato ufficialmente la sua nomina.<\/p>\n<p>Dalla rosa di nomi scelti dal primo ministro per comporre il nuovo esecutivo emergono  diversi fattori di discontinuit\u00e0 rispetto al passato, a partire dal numero dei ministri: Mohamed Abdullahi ne ha nominati 18, mentre dal 2004, anno di formazione delle IFT, tutti i governi hanno avuto almeno 30 ministeri. La scelta di un esecutivo pi\u00f9 snello nasce probabilmente anche dall\u2019esigenza di dare una risposta alle accuse di corruzione e sperpero di risorse mosse ai governi precedenti non solo da alcuni ambienti dell\u2019opposizione, ma anche da personalit\u00e0 interne alle stesse istituzioni somale. Non sar\u00e0 facile tuttavia, per il governo, conquistarsi la fiducia di un parlamento che \u00e8 tutt\u2019altro che compatto.<\/p>\n<p>Particolarmente critico nei confronti del nuovo premier \u00e8 l\u2019attuale speaker del parlamento, Sharif Hassan, che aveva avviato una campagna contro Abdullahi Mohamed. L&#8217;ostilit\u00e0 di Hassan nasce dagli attriti con il presidente Sheikh Sharif, principale sostenitore del nuovo premier. Per cercare di tamponare questo problema e ottenere il voto di fiducia da parte del parlamento,  Abdullahi Mohamed ha provveduto a nominare una serie di viceministri vicini all\u2019attuale speaker. Questi intrighi di palazzo hanno determinato un ulteriore indebolimento delle IFT, in un periodo particolarmente delicato non solo per gli sviluppi futuri del conflitto, ma anche per l\u2019impegno di alcuni attori regionali come l\u2019Uganda, che punta a un incremento del contingente militare dell&#8217;Unione Africana (<i>African Union Mission for Somalia<\/i>, Amisom) per assicurare la stabilizzazione del paese.<\/p>\n<p>  <b>Minaccia globale?<\/b><br \/>La Somalia \u00e8 ancora oggi un territorio diviso, composto da diverse realt\u00e0 amministrative e politiche. L\u2019ultimo rapporto del centro per l\u2019analisi dei rischi globali <i>Maplecroft <\/i>pone il paese in cima alla lista degli stati a rischio terrorismo, seguito da Pakistan, Iraq e Afghanistan. Tra il giugno del 2009 e lo stesso mese del 2010 in Somalia sono stati eseguiti 556 attentati, che hanno causato il decesso di 1.437 persone, per lo pi\u00f9 civili. L\u2019epicentro dell\u2019ondata terroristica resta la capitale Mogadiscio: qui le IFT controllano solo la zona adiacente all\u2019aeroporto internazionale e il quartiere di Villa Somalia, sede del governo.<\/p>\n<p>\u00c8 da tempo che la Somalia e, in maniera pi\u00f9 sfumata, la regione del Corno d\u2019Africa vengono viste dagli osservatori internazionali come parte di un arco di crisi che comprende anche il vicino Yemen. Ad esprimere preoccupazione per la costituzione di un fronte globale jihadista che si avvantaggi o si serva di alcune realt\u00e0 statali particolarmente deboli, \u00e8 stata recentemente espressa da Jonathan Evans, direttore generale del servizio di sicurezza britannico. Secondo Evans, lo Yemen e la Somalia si trovano ad affrontare problemi analoghi: governi deboli e intrappolati nella morsa di gruppi di opposizione armata, proliferazione di attentati terroristici e gravi difficolt\u00e0 economiche. Con larga parte del territorio inaccessibile alle forze governative, la Somalia potrebbe  diventare una minaccia globale come luogo di rifugio e gestazione di cellule terroristiche pronte a colpire obiettivi esterni.<\/p>\n<p>Le preoccupazioni britanniche e statunitensi appaiono fondate, ma \u00e8 un fatto che l\u2019inadeguatezza delle misure  attuate dalla comunit\u00e0 internazionale \u00e8 una delle ragioni della mancata stabilizzazione della Somalia. In particolare, la riduzione dello spazio di azione diplomatica si deve non solo all\u2019intransigenza del movimento degli Shabaab, ma anche alle aperture al dialogo troppo timide da parte delle IFT e dal sostengo altrettanto blando che hanno ricevuto dai donatori occidentali.<\/p>\n<p><b>Invertire la rotta<\/b><br \/>Il nuovo governo del premier Mohamed Abdullahi potrebbe provare a invertire la rotta, lavorando su un piano di stabilizzazione costruito insieme alle IFT, e non solo al servizio di queste. L\u2019inclusione nell\u2019esecutivo di Ahlu Sunna wal Jama&#8217;a, un movimento che combatte contro l\u2019espansione degli Shabaab nella Somalia centrale, servir\u00e0 a dare al nuovo governo un\u2019immagine politicamente pi\u00f9 inclusiva e rappresentativa. <\/p>\n<p>Nonostante la fase promettente, la disillusione verso le IFT appare crescente a livello internazionale, soprattutto oltreoceano. Gli Stati Uniti potrebbero adottare nuovamente una strategia di contenimento  verso la crisi somala, privilegiando misure volte a contrastare eventuali minacce alla sicurezza globale. Ci\u00f2 accoglierebbe le istanze degli attori regionali, che premono per dare un maggior ruolo ad Amisom, e permetterebbe a Washington di disimpegnarsi gradualmente. L\u2019Unione europea, dal canto suo, \u00e8 di fronte ad un bivio: continuare a svolgere un ruolo meramente funzionale nell&#8217;ambito degli sforzi di gestione della crisi, contribuendo in particolare al contrasto alla pirateria, oppure  impegnarsi in un&#8217;azione diplomatica pi\u00f9 diretta e a vasto raggio.<\/p>\n<p> .<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>M. Guglielmo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1499\" target= \"blank\"><b><u>Abisso Somalia<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A met\u00e0 novembre il nuovo primo ministro del Governo federale di transizione (GFT), Mohamed Abdullahi Mohamed, ha finalmente sciolto la riserva sulla composizione del nuovo governo, che ora deve ottenere il voto di fiducia di un parlamento politicamente molto frammentato. 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