{"id":16050,"date":"2010-11-23T00:00:00","date_gmt":"2010-11-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-e-le-trasformazioni-delleconomia-mondiale\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:28","slug":"litalia-e-le-trasformazioni-delleconomia-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/11\/litalia-e-le-trasformazioni-delleconomia-mondiale\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e le trasformazioni dell\u2019economia mondiale"},"content":{"rendered":"<p>Le divergenze dell\u2019economia mondiale si stanno rafforzando con un pronunciato rallentamento della ripresa nell\u2019area pi\u00f9 sviluppata e  una crescita  dei paesi emergenti in media tre volte superiore a quella dei paesi pi\u00f9 ricchi. Le imprese e il sistema produttivo italiani devono rispondere a queste trasformazioni promuovendo nuovi insediamenti nelle aree emergenti e rafforzando la collocazione competitiva nei paesi e mercati pi\u00f9 ricchi, che vantano tuttora dimensioni fino a 6-8 volte superiori a quelle, ad esempio, di paesi pur importanti e in rapida ascesa, come Cina e India. Il rischio \u00e8, altrimenti, di finire relegati in ruoli marginali e periferici.<\/p>\n<p>Sta qui la complessit\u00e0 della sfida posta dalla transizione in atto a livello mondiale verso nuovi equilibri economici, che \u00e8  destinata a durare svariati anni. <\/p>\n<p>Sono queste, in estrema sintesi, le principali indicazioni che emergono dal XIV Rapporto del Laboratorio di Economia Politica Internazionale dell\u2019Istituto Affari Internazionali (Global Outlook IAI 2010) che analizza  le grandi tendenze geo-economiche a livello mondiale e le politiche economiche dell\u2019Italia, con un approccio disaggregato; ovvero partendo da aree-paesi e\/o temi, per ricostruire, attraverso questi casi studio, le evoluzioni di imprese-mercati e le esigenze di  strumenti-politiche d\u2019intervento.<\/p>\n<p><b>Rallenta l\u2019area pi\u00f9 sviluppata<\/b><br \/>Sono passati  oltre due anni dall\u2019inizio della pi\u00f9 drammatica recessione che l\u2019economia mondiale abbia mai conosciuto dai tempi della Grande Depressione degli anni Trenta, e la ripresa in corso appare tuttora costellata da profonde incertezze, con una diffusa percezione che la crisi sia ben lungi dall\u2019essere stata superata.<\/p>\n<p>L\u2019anno in corso si chiuder\u00e0 comunque con un risultato positivo per i paesi pi\u00f9 sviluppati, anche al di l\u00e0 delle attese (vedi tab. 1). Ci\u00f2  dipende soprattutto dai forti stimoli monetari e fiscali messi in atto mobilitando enormi quantit\u00e0 di risorse pubbliche, come non era mai pi\u00f9 avvenuto dalla seconda guerra mondiale. Allo stesso tempo si sta delineando una netta divaricazione negli andamenti globali: da un lato, l\u2019insieme dei paesi pi\u00f9 sviluppati \u00e8 alle prese con una espansione assai modesta e incapace di modificare l\u2019elevata disoccupazione esistente; dall\u2019altro l\u2019area dei paesi emergenti \u00e8 tornata rapidamente a crescere con dinamiche in media tre o quattro volte superiori a quelle dei paesi pi\u00f9 ricchi.<\/p>\n<p>Il 2011 contribuir\u00e0 a consolidare queste divergenze, determinando un pronunciato rallentamento della ripresa dell\u2019area pi\u00f9 sviluppata  e marcando forti differenziazioni nei percorsi dei singoli paesi pi\u00f9 avanzati.<\/p>\n<p>Per  consolidare un nuovo e sostenibile ciclo espansivo nell\u2019area pi\u00f9 sviluppata serve il rinnovato contributo della spesa privata, sotto forma di consistenti incrementi di consumi e investimenti,  da sempre veri motori della crescita delle economie di mercato. Nel prossimo anno si vedr\u00e0 quanto difficili siano ancora tempi e modalit\u00e0 di questa staffetta tra spesa pubblica e  privata, anche a causa della frenata che si \u00e8 profilata negli Stati Uniti.<\/p>\n<p><b>Tab.  1.<\/b><\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"tab1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>All\u2019origine della gravissima crisi globale, del resto, vi \u00e8 un enorme accumulo dell\u2019indebitamento privato (vedi fig.1) che dovr\u00e0 necessariamente essere riassorbito prima che consumatori e investitori possano tornare a spendere come prima dell\u2019inizio della crisi. Ma l\u2019esperienza delle crisi passate insegna che ci vorranno ancora svariati anni.<\/p>\n<p>Pur se riuscir\u00e0 ad evitare lo scenario  peggiore, ovvero una nuova,  anche se moderata, fase recessiva (\u201cdouble dip\u201d) &#8211; in particolare in Europa e Giappone -, tra la fine di quest\u2019anno e l\u2019inizio del prossimo l\u2019area pi\u00f9 sviluppata andr\u00e0 incontro ad un significativo rallentamento, destinato a trasformarsi nei prossimi anni in una fase pi\u00f9 o meno prolungata di crescita molto modesta. Una divaricazione che si manifester\u00e0 in particolare in Europa, dove le condizioni dei paesi pi\u00f9 indebitati (i famosi Pigs, Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) e oggi nel mirino dei mercati finanziari internazionali, sono destinate a peggiorare.<\/p>\n<p><b>Fig.  1.<\/b><\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"fig1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 paesi emergenti<\/b><br \/>Le aree emergenti, pur colpite in modo pesante dalla crisi, secondo tutte le previsioni riusciranno invece a fare molto meglio, con prospettive di crescita nei prossimi anni fino a tre volte pi\u00f9 elevate (intorno al 6%), pur se con forti differenze tra i singoli paesi ed aree, come riflesso di strutture e condizioni di base assai diverse (vedi tab.2).<\/p>\n<p>Il successo di paesi come Cina, India e Brasile si estender\u00e0 nei prossimi anni anche ad altri paesi emergenti, in primo luogo in Asia, ma con nuovi ingressi, magari meno scontati, di alcune economie in ascesa del continente africano, com\u2019\u00e8  il caso del Ghana.<\/p>\n<p>I nuovi modelli di crescita stanno spingendo verso una geografia profondamente mutata dell\u2019economia mondiale, con tre aree (Nord America, Europa e Asia del Pacifico) che si dividono quote pressoch\u00e9 uguali (circa un terzo) del prodotto mondiale. La Cina \u00e8 gi\u00e0 salita al secondo posto &#8211; dopo gli Stati Uniti &#8211; per dimensione del Pil,  e nei prossimi anni entreranno stabilmente tra le prime dieci economie mondiali anche l\u2019India, la Corea del Sud e la Russia.<\/p>\n<p>Nei paesi ad elevata crescita, quali innanzi tutto Cina, India, Brasile e altri ancora, stanno cos\u00ec emergendo nuovi mercati di consumo. La quota sui consumi mondiali delle economie emergenti pi\u00f9 sviluppate (Cina e India in primo luogo), secondo le previsioni pi\u00f9 accreditate arriver\u00e0 a eguagliare a met\u00e0 del 2020 il peso dei paesi oggi pi\u00f9 avanzati.<\/p>\n<p><b>Tab. 2.<\/b> <\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"tab.2.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Una transizione peculiare <\/b><br \/>Tutto ci\u00f2 delinea una chiara  transizione verso nuovi equilibri economici mondiali destinata a durare diversi anni che presenta una rilevante peculiarit\u00e0: le attuali dinamiche e tassi di crescita spingono a guardare decisamente verso i paesi emergenti, ma non bisogna dimenticare che le dimensioni in termini assoluti dei mercati dell\u2019area avanzata, in primo luogo americani ed europei, continuano oggi ad essere 6-8 volte superiori a quelle di aree anche importanti e in rapida ascesa, come la Cina e l\u2019India. Tutto ci\u00f2 innanzi tutto per le forti differenze in termini di reddito pro capite tuttora esistenti tra i due gruppi di paesi.<\/p>\n<p><b>Fig. 2.<\/b><\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"fig2.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>La complessit\u00e0 della sfida posta a imprese ed economie come le nostre dalle trasformazioni dell\u2019economia globale  \u00e8 dunque questa:  da un lato \u00e8 necessario promuovere strategie di penetrazione e insediamento nelle nuove aree emergenti, dall\u2019altro bisogna  difendere e rafforzare la propria posizione competitiva nei paesi e mercati pi\u00f9 ricchi e avanzati, per evitare di finire relegati in ruoli marginali e periferici.<\/p>\n<p><b>Sfida per le imprese italiane<\/b><br \/>Una sfida da raccogliere, naturalmente, ma tutt\u2019altro che facile per le imprese e il sistema produttivo dell\u2019Italia, la cui collocazione internazionale nell\u2019ultimo quindicennio ha subito &#8211; come dimostrato da molte evidenze un preoccupante deterioramento. Le imprese italiane hanno incontrato crescenti difficolt\u00e0 a partecipare ai processi di ristrutturazione della catena del valore a livello internazionale, soprattutto a causa della loro ridotta dimensione, e i territori italiani sono riusciti ad attrarre in misura insufficiente le scelte di localizzazione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva derivanti dalla nuova divisione internazionale del lavoro.<\/p>\n<p>La crisi del 2008-09 ha riproposto le difficolt\u00e0 che affliggono una parte rilevante del sistema produttivo italiano. Servono profonde ristrutturazioni in grado di favorire un salto di qualit\u00e0 organizzativo e produttivo  di molte nostre imprese, soprattutto piccole e piccolissime. Ristrutturazioni rese ancor pi\u00f9 necessarie dalle sfide provenienti dai paesi emergenti.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questi processi si sviluppino con successo sono necessarie sia iniziative che partano dalle imprese sia  condizioni di contesto favorevoli.<\/p>\n<p>Le imprese devono soprattutto puntare sulle opportunit\u00e0 che presenta la nuova congiuntura internazionale, disegnando strategie all\u2019altezza dei complessi cambiamenti in corso e investendo risorse finanziarie e reali in nuovi processi di internazionalizzazione in grado di assicurare il necessario mix tra inserimento nelle nuove aree e rafforzamento della presenza nei mercati pi\u00f9 sviluppati.<\/p>\n<p><b>Politiche per l\u2019internazionalizzazione<\/b><br \/>Un contributo altrettanto determinante deve venire da un intervento pubblico che agisca sulle cause pi\u00f9 rilevanti del ristagno della nostra produttivit\u00e0, in particolare sulle dimensioni troppo ridotte delle imprese italiane e sul loro insufficiente livello di specializzazione, dovuto a una debole presenza nelle aree pi\u00f9 dinamiche e nelle attivit\u00e0 a pi\u00f9 elevate opportunit\u00e0 tecnologiche.<\/p>\n<p> Come messo in luce dal XIV Rapporto Global Outlook dello IAI sono dunque necessarie politiche, soprattutto industriali, rivolte alla produzione e alla ricerca che aiutino le imprese italiane ad aggregarsi, a innovare, a internazionalizzarsi. Anche perch\u00e9 nelle nuove aree e mercati emergenti a forte crescita, a favore dei quali si sta modificando la composizione della domanda mondiale, la presenza delle imprese italiane \u00e8 ancora limitata se confrontata con quella dei nostri maggiori partner.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque necessario un grande sforzo per promuovere nuovi modelli di crescita all\u2019estero e accrescere il grado di internazionalizzazione di imprese e territori italiani, spingendo entrambi verso una maggiore e pi\u00f9 qualificata integrazione nella rete globale, onde evitare una loro crescente marginalizzazione.  Si tratta di attuare da subito strategie e politiche per le ristrutturazioni e l\u2019internazionalizzazione ,necessarie perch\u00e9 il sistema Italia possa cominciare a recuperare i ritardi accumulati e  a sfruttare meglio le opportunit\u00e0 offerte dalla transizione verso i nuovi equilibri dell\u2019economia globale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1542\" target= \"blank\"><b><u>Le due facce della ripresa europea<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le divergenze dell\u2019economia mondiale si stanno rafforzando con un pronunciato rallentamento della ripresa nell\u2019area pi\u00f9 sviluppata e una crescita dei paesi emergenti in media tre volte superiore a quella dei paesi pi\u00f9 ricchi. 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