{"id":16090,"date":"2010-11-29T00:00:00","date_gmt":"2010-11-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-sofferto-ritorno-dellitalia-al-nucleare\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:27","slug":"il-sofferto-ritorno-dellitalia-al-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/11\/il-sofferto-ritorno-dellitalia-al-nucleare\/","title":{"rendered":"Il sofferto ritorno dell\u2019Italia al nucleare"},"content":{"rendered":"<p>Da nuclearista (non pentito) condivido la scelta del nostro paese di ricreare le condizioni normative e istituzionali per l\u2019uso della tecnologia nucleare per fini civili, a distanza di circa un quarto di secolo dalla scellerata scelta, tramite referendum, di rinunciarvi. Da nuclearista non fazioso, tuttavia, sono consapevole delle enormi difficolt\u00e0 che \u00e8 necessario superare affinch\u00e9 questa scelta non si traduca, come in passato, in un enorme dispersione di risorse.<\/p>\n<p><b>Incompatibilit\u00e0 tra nucleare e mercato<\/b><br \/>Dal passato dovremmo trarre insegnamento per evitare di ripetere i medesimi errori. Quel che non sembra stia accadendo. Ho espresso queste riflessioni in un libretto recentemente uscito per i tipi de il Mulino, \u201cSi fa presto a dire nucleare\u201d, iniziando con l\u2019analizzare le difficolt\u00e0 che il nucleare va incontrando nei paesi ad economia di mercato. Nucleare e mercato, questa \u00e8 la tesi, sono incompatibili. Elevatissimi investimenti, associati ad alta incertezza e ad alti rischi di mercato, sono insostenibili in un contesto concorrenziale e privatistico dominato da logiche finanziarie e da aspettative di ritorno di breve periodo. Lo dimostra la scarsit\u00e0 dei cantieri aperti, le difficolt\u00e0 in cui si dibattono governi pur favorevoli all\u2019uso di questa tecnologia, le magre prospettive di sviluppo anche nella patria per eccellenza del nucleare: la Francia. A met\u00e0 2010, appena 8 centrali erano in costruzione nel mondo industrializzato sulle 326 in esercizio (2,4%).<\/p>\n<p>Il nucleare cresce di molto, per contro, nei paesi emergenti, ove dirigismo e intervento pubblico prevalgono su logiche e assetti di mercato. Lo attestano i dati sull\u2019andamento delle centrali nucleari attivate a livello mondiale: tra 1970 e 1990 sono entrate mediamente in esercizio circa 17 centrali ogni anno; dal 1990 ad oggi meno di due. La svolta pro-nucleare del presidente americano Barack Obama, ma anche i provvedimenti di legge adottati nella stessa direzione dal suo predecessore, George W. Bush, non hanno sortito gli effetti desiderati. A non crederci \u00e8 lo stesso Dipartimento dell\u2019energia dell\u2019amministrazione Usa, che prevede una sostanziale stagnazione della potenza nucleare contro un forte aumento di quella a metano, il cui contributo alla copertura della domanda elettrica \u00e8 destinato a divenire maggioritario.<\/p>\n<p>La \u2018prova del nove\u2019 dell\u2019<i>impasse<\/i> del nucleare nel mondo industrializzato la si ha nel paese pi\u00f9 nuclearizzato: la Francia. Secondo gli scenari governativi, la potenza nucleare registrer\u00e0 in futuro solo una marginale crescita a fronte di un fortissimo aumento di quella alimentata a metano e di quella eolica. Chi oggi si scopre tardivamente nuclearista, dopo aver magari contributo alla sua cancellazione nel nostro paese, dovrebbe spiegare le ragioni di questo<i> impasse <\/i>e come superarle. La propaganda non premia.<\/p>\n<p><b>Nodi complessi <\/b><br \/>Le ragioni sono economiche ancor prima che socio-ambientali, e dipendono dal venir meno delle tre condizioni che in passato avevano incentivato la costruzione di centrali nucleari: gli aiuti di Stato; la certezza della domanda, consentita dagli assetti monopolistici un tempo dominanti; le tariffe che assicuravano agli investitori una piena e certa redditivit\u00e0 sulla base dei costi a pi\u00e8 di lista.<\/p>\n<p>Il corso della storia ha assegnato a questa fonte di energia un ruolo largamente inferiore a quello che un tempo ci si illudeva potesse arrivare a svolgere: dal nucleare deriva oggi circa il 6% dell\u2019offerta primaria di energia (una quota in graduale declino da un decennio), mentre le previsioni erano che potesse giungere a coprire sino alla met\u00e0 dell\u2019offerta complessiva.<\/p>\n<p>Aspettative e realt\u00e0 si sono divaricate anche sul contributo che si pensava questa tecnologia potesse apportare al processo di pacificazione tra i popoli. Se \u00e8 pur vero, infatti, che la biunivoca relazione tra atomo civile e atomo militare si \u00e8 attenuata dopo il crollo del Muro di Berlino, \u00e8 altrettanto vero che i timori\/rischi di un ritorno alla \u201cnera camera dell\u2019orrore\u201d &#8211; dalle parole del celebre discorso \u201c<i>Atoms for Peace<\/i>\u201d tenuto (dal Presidente americano Dwight D. Eisenhower) all\u2019Assemblea delle Nazioni Unite l\u20198 dicembre 1953 &#8211; hanno ripreso a diffondersi dopo la tragica mattina di New York dell\u201911 settembre 2001.<\/p>\n<p><b>Spettro nucleare<\/b><br \/>Il recente riaccrescersi della paura per le tecnologie nucleari \u00e8 legato a tre motivi principali. In primo luogo all\u2019aumento dei  rischi di atti terroristici e di sabotaggi alle centrali esistenti, che hanno portato ad un inasprimento delle normative di sicurezza (e, contestualmente, ad un fortissimo aumento dei costi di investimento delle centrali). In secondo luogo all\u2019aumento dei traffici illeciti di materiali nucleari, specie dopo il crollo dell\u2019Unione Sovietica e la dispersione dei suoi arsenali militari. In terzo ma non ultimo luogo, all\u2019avvenuta o temuta acquisizione della tecnologia nucleare a fini militari da parte di paesi che, incuranti di ogni ammonimento della comunit\u00e0 internazionale, si sono rifiutati o si rifiutano di sottoscrivere il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp).<\/p>\n<p>Alla riduzione degli ordigni atomici successiva alla fine della \u201cguerra fredda\u201d, si \u00e8 andato cos\u00ec contrapponendo un sempre pi\u00f9 elevato numero di paesi potenzialmente in grado di produrre la bomba atomica: pi\u00f9 di una quarantina, secondo le stime illustrate dall\u2019ex-Direttore generale dell\u2019Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica (Aiea), Mohamed El Baradei. Da scelta prettamente <i>autarchica<\/i>, finalizzata a ridurre la dipendenza energetica dall\u2019estero, il nucleare \u00e8 divenuto cos\u00ec questione <i>globale<\/i> &#8211; secondo l\u2019efficace aforisma \u201cun incidente nucleare da qualche parte \u00e8 un incidente ovunque\u201d &#8211; per i rischi di proliferazione militare e di attentati alle centrali.<\/p>\n<p>Altra criticit\u00e0 che non ha ancora trovato adeguata risposta sia nei singoli paesi che a livello di cooperazione internazionale \u00e8 lo smaltimento delle scorie. La mancanza di consenso sul \u201cche fare\u201d, ma anche lo scarso impegno a fare, sono i principali ostacoli ad un rilancio del nucleare. Ci\u00f2 favorisce, del resto,  l\u2019opposta strumentalizzazione tra chi, da un lato, banalizza la questione, evitando di affrontarla o sostenendone l\u2019imminente soluzione, e chi, dall\u2019altro, la enfatizza oltremodo, come se non vi fosse alcuna soluzione possibile.<\/p>\n<p><b>Una storia italiana<\/b><br \/>Il secondo obiettivo del volume \u00e8 di ripercorrere la travagliata storia del nucleare in Italia, non gi\u00e0 per individuare colpe e responsabilit\u00e0 (come sempre eluse) della decisione di uscire da un\u2019esperienza che pur tra molte contraddizioni ci vedeva in posizioni talora di eccellenza, ma per trarne insegnamenti proprio nel momento in cui si propone un ritorno del paese all\u2019uso di quella tecnologia.<\/p>\n<p>La vicenda nucleare italiana \u00e8 stata caratterizzata da quattro fasi: quella pionieristica (sino al 1963) che ci vide tra i primi paesi al mondo a costruire reattori nucleari; quella segnata dall\u2019<i>affaire Ippolito<\/i>, uno dei primi eclatanti casi di malagiustizia in Italia, che interruppe per un decennio ogni esperienza industriale di quel tipo; quella della grande illusione (1973-1987) che vide, all\u2019indomani della prima crisi petrolifera del 1973, l\u2019approvazione (quasi plebiscitaria) di faraonici piani nucleari che si risolsero in un immane spreco di risorse senza la costruzione di un solo impianto (l\u2019ultima centrale  realizzata, quella di Caorso, fu deliberata prima del 1973); la fase finale dell\u2019uscita a seguito del referendum del 1987.<\/p>\n<p>Un colossale fallimento da avere ben presente nel momento in cui il governo va proponendo un rientro molto ambizioso nel nucleare e con la prospettiva, fermamente sostenuta, di poter costruire 8-12 centrali nel giro di pochissimi anni. Molto di pi\u00f9 e molto prima di quanto vadano progettando gli altri principali paesi nuclearizzati. I  problemi da superare perch\u00e9 tale prospettiva possa concretizzarsi sono numerosi, al punto che, allo stato delle cose, essa non appare &#8211; nei tempi stretti in cui la si delinea &#8211; realistica, possibile e neanche conveniente.<\/p>\n<p>Una prospettiva pi\u00f9 credibile infatti richiede un lungo tempo, forse un\u2019intera generazione. Perch\u00e9 possa tradursi in un\u2019effettiva scelta energetica e industriale \u00e8 necessario pervenire alla definizione di una chiara, determinata, coerente strategia di lungo periodo, che indichi anche gli obiettivi che si intendono raggiungere, gli organismi, pubblici e privati, attraverso cui farlo, le risorse finanziarie che lo Stato \u00e8 disposto ad impegnare, e le politiche e li strumenti di regolazione con cui si pensa di superare il <i>trade-off <\/i>tra nucleare e mercato.<\/p>\n<p>Una strategia che dovrebbe essere condivisa dagli opposti schieramenti politici onde evitare che ci\u00f2 che una parte progetta ed avvia sia destinata ad essere distrutta dall\u2019altra parte, come ammonisce la stucchevole vicenda del Ponte sullo Stretto di Messina. Senza nessuna illusione, comunque, di poter rimediare in breve tempo agli errori del passato. Di illusioni nel nucleare ne abbiamo gi\u00e0 coltivate troppe in passato, al prezzo di immani dispersioni di risorse. \u00c8 necessario essere molto cauti prima di  alimentarne di nuove per il futuro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p> Vedi anche:<\/p>\n<p>C. Trezza: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1064\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia e il \u2018rinascimento\u2019 nucleare<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da nuclearista (non pentito) condivido la scelta del nostro paese di ricreare le condizioni normative e istituzionali per l\u2019uso della tecnologia nucleare per fini civili, a distanza di circa un quarto di secolo dalla scellerata scelta, tramite referendum, di rinunciarvi. 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