{"id":1610,"date":"2006-07-18T00:00:00","date_gmt":"2006-07-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/petrolio-lirriducibile-imprudenza-delloccidente\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:24","slug":"petrolio-lirriducibile-imprudenza-delloccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/07\/petrolio-lirriducibile-imprudenza-delloccidente\/","title":{"rendered":"Petrolio: l\u2019irriducibile imprudenza dell\u2019Occidente"},"content":{"rendered":"<p>Per incredibile eppur significativa coincidenza temporale, il Summit dei G8 di San Pietroburgo del 15 luglio, che avrebbe dovuto concentrarsi sulla sempre pi\u00f9 critica questione della \u201csicurezza energetica\u201d, \u00e8 stato polarizzato dal peggiore degli scenari che potesse prefigurarsi: l\u2019improvviso esplodere il 14 luglio del sesto conflitto israelo-palestinese, a seguito del proditorio attacco ad Israele degli sciiti libanesi di Hezbollah. Un conflitto di cui la \u201cquestione energetica\u201d \u00e8, insieme, indiretta concausa e dirompente effetto. <\/p>\n<p>\t\tConcausa: perch\u00e9 non v\u2019\u00e8 dubbio che la radicalizzazione dello scontro politico in Medio Oriente, come in altre parti del mondo, ha tra i suoi presupposti la crisi petrolifera in corso da alcuni anni. L\u2019esplosione di 3 volte dei prezzi del petrolio, dai 25 dollari al barile del 2002 ai 78 di oggi, sospinta dallo \u201cshock di domanda\u201d delle economie asiatiche; l\u2019azzeramento d\u2019ogni \u201cmargine di sicurezza\u201d nella produzione di petrolio e nei suoi flussi commerciali, a motivo della saturazione della capacit\u00e0 estrattiva\/raffinativa; l\u2019insostituibilit\u00e0 a breve d\u2019ogni barile di petrolio e il totale controllo dell\u2019offerta incrementale da parte dei paesi del Medio Oriente; la colpevole inerzia dei governi occidentali, sono tutti fattori che hanno contribuito al progressivo rafforzamento in questi anni del potere dei paesi produttori di idrocarburi, che assicurano circa i due terzi della domanda mondiale di energia. <\/p>\n<p>\t\tCon un triplice pernicioso effetto: accentuarne l\u2019intransigenza politica sul piano internazionale; acuirne le spinte nazionalistiche su quello interno; rinnovare i rischi dell\u2019utilizzazione del petrolio e del metano come \u201carma di pressione politica\u201d. Cos\u00ec \u00e8 accaduto all\u2019inizio del 2006 con la Russia di Vladimir Putin, che non ha esitato a tagliare le forniture di metano all\u2019Ucraina (e indirettamente all\u2019Europa) per risolvere la sua controversia commerciale con Kiev; col Venezuela di Hugo Chavez che ha costretto, sotto la minaccia di espulsione, le imprese estere a rinegoziare i contratti a favore della compagnia di Stato; con la Bolivia di Evo Morales che ha espropriato la maggiore impresa estera; con l\u2019esplodere degli scontro interni alla Nigeria; e, non ultimo, con l\u2019Iran del Presidente Ahmadinejad che ha proseguito nei suoi piani di sviluppo nucleare, indifferente a ogni monito internazionale, e ha alzato il tiro delle minacce, e ora dell\u2019azione militare contro Israele, con l\u2019appoggio fornito al movimento degli Hezbollah. <\/p>\n<p>\t\t<b>Ostaggi di un\u2019opposizione irresponsabile<\/b><br \/>Una sequenza di accadimenti del tutto simile, nella sua genesi e dinamica, a quella che si ebbe con le crisi petrolifere del 1973 e del 1978: originate, rispettivamente, dall\u2019invasione di Israele da parte di Siria ed Egitto nel giorno del ringraziamento dello Yom Kippur e dalla salita al potere in Iran dell\u2019Ayatollah Khomeini. Crisi, anche allora favorite dal venir meno d\u2019ogni \u201cmargine di sicurezza\u201d nel mercato del petrolio, ma oggi molto pi\u00f9 difficili da risolvere perch\u00e9 le soluzioni che ci tolsero in passato dai guai appaiono come armi spuntate. Il petrolio \u00e8 per i 2\/3 utilizzato nei trasporti, quindi quasi impossibile a sostituirsi nel breve termine; nucleare e carbone sono ostaggi di opposizioni irresponsabili; mentre la domanda di petrolio prosegue la sua corsa trainata da una crescita mondiale che si mantiene robusta nonostante gli alti costi energetici e che \u00e8 attesa crescere nei prossimi due decenni di oltre il 50%.<\/p>\n<p>\t\tDi fronte a tali scenari, e a una dinamica degli investimenti del tutto insufficiente alla bisogna, le politiche pubbliche sono impotenti e inermi. Sei mesi dopo lo scoppio della Guerra del Kippur, il governo francese approv\u00f2 un \u201cPiano Nucleare\u201d di oltre 50 centrali, mentre il Congresso americano dette il via libera al Project Indipendence del Presidente Nixon. Trent\u2019anni dopo, a fronte di una crisi non dissimile, nessuna decisione operativa, linea di azione, progetto \u00e8 stato adottato dai governi occidentali, ove si escludano i molti ma infruttuosi documenti approvati (Stati Uniti \u201cEnergy Bill\u201d presentato da Bush nel 2001 e approvato dal Congresso nel 2005; Gran Bretagna \u201cWhite Paper\u201d 2003; Unione Europea \u201cGreen Paper\u201d 2000 e 2006). Le politiche pubbliche sono inermi e comunque non tali da incidere sulle dinamiche di mercato.<br<<br \/>\t\tCol riaccendersi del conflitto israelo-palestinese il peggio potrebbe ancora arrivare. I prezzi del petrolio hanno guadagnato in 4 giorni circa 4 dollari, portandosi ad un nuovo record storico prossimo ai 78 dollari al barile. Una corsa che potrebbe rallentarsi o invertirsi solo a condizione che il conflitto si risolvesse rapidamente. Alternativamente, le cose potrebbero precipitare, con livelli dei prezzi difficilmente preventivabili, qualora i traffici del petrolio subissero una qualche interruzione, la capacit\u00e0 di raffinazione venisse danneggiata, un qualche gasdotto preso di mira. Si pensi solo al fatto che quotidianamente il 30% dei traffici petroliferi transita nello Stretto di Hormuz &#8211; controllato dall\u2019Iran &#8211; lungo due canali della larghezza di appena 1 miglio. Un qualsiasi sabotaggio sottrarrebbe petrolio insostituibile. <\/p>\n<p>\t\tL\u2019acuirsi delle tensioni internazionali; le minacce del terrorismo; l\u2019aumento della dipendenza estera delle grandi aree di consumo; l\u2019elevata volatilit\u00e0 delle quotazioni hanno riproposto in questi anni all\u2019attenzione generale la centralit\u00e0 della \u201csicurezza energetica\u201d sulle sorti degli equilibri economici e politici mondiale. Una questione avvertita sempre pi\u00f9 come attinente la sovranit\u00e0 nazionale e intesa, nell\u2019ottica dei paesi consumatori, come \u201csicurezza dell\u2019offerta\u201d in termini di sua affidabilit\u00e0 politica a condizioni economiche eque; e, nell\u2019ottica di quelli produttori, come \u201csicurezza della domanda\u201d: quale garanzia di accesso ai mercati finali, possibilit\u00e0 di recupero degli investimenti, difesa dei propri ricavi. A queste dimensioni, la recente esperienza ne ha aggiunta una terza: la \u201csicurezza fisica\u201d delle forniture, nella loro intera supply chain, rispetto ai rischi del terrorismo, di conflitti, di calamit\u00e0 naturali (come accaduto con gli uragani Katrina e Rita). <\/p>\n<p>\t\t\t<b>Un G8 con armi spuntate<\/b><br \/>La speranza era che a San Pietroburgo le maggiori potenze prendessero non solo consapevolezza di tali questioni, ma concordassero una qualche azione su come fronteggiare non escludibili emergenze che dovessero a breve presentarsi. Se non altro per disinnescare spinte speculative sui prezzi che inevitabilmente ne deriverebbero. Niente di tutto ci\u00f2. Nel Documento approvato \u201cGlobal Energy Security\u201d, evidentemente predisposto prima degli ultimi avvenimenti, non v\u2019\u00e8 riferimento alcuno a come fronteggiare nell\u2019immediato i termini della \u201csicurezza energetica\u201d, mentre si enuncia un\u2019infinita, pur se condivisibile, serie di auspici, buone volont\u00e0, intenzioni che non potranno che sortire effetti, se davvero implementate, solo nel lungo termine. <\/p>\n<p>\t\tCos\u00ec che l\u2019orologio sul \u201cche fare\u201d sembra essersi fermato se non tornato indietro. A quando, nel Vertice dei G7 di Venezia del 1980 &#8211; si era all\u2019apice della Seconda Crisi Petrolifera \u2013 le grandi potenze affermarono solennemente che: \u201cLa chiave per superare con successo le principali sfide economiche che il mondo intero deve affrontare consiste in un maggiore impegno a raggiungere e mantenere un equilibrio tra l\u2019offerta e la domanda di energia, a prezzi tollerabili\u201d. Un impegno cui fece seguito poco o nulla sul piano della cooperazione energetica internazionale: nell\u2019illusorio convincimento che il contro-shock petrolifero della met\u00e0 degli anni 1980 e la lunga fase di bassi prezzi che ne segu\u00ec, avessero strutturalmente riassorbito le ragioni delle precedenti crisi. Da qui la scelta di fondo delle politiche pubbliche di lasciare al mercato ogni sorta di decisione. Da allora le cose non sono, invece, gran che cambiate: a testimonianza dell\u2019incapacit\u00e0 dei maggiori governi del mondo a fronteggiare con lungimiranza una questione, quella energetica e della sua sicurezza, che segner\u00e0, temo, il prossimo futuro dell\u2019intero pianeta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per incredibile eppur significativa coincidenza temporale, il Summit dei G8 di San Pietroburgo del 15 luglio, che avrebbe dovuto concentrarsi sulla sempre pi\u00f9 critica questione della \u201csicurezza energetica\u201d, \u00e8 stato polarizzato dal peggiore degli scenari che potesse prefigurarsi: l\u2019improvviso esplodere il 14 luglio del sesto conflitto israelo-palestinese, a seguito del proditorio attacco ad Israele degli [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[86],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1610"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1610"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1610\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62172,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1610\/revisions\/62172"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1610"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1610"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1610"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}