{"id":16100,"date":"2010-11-29T00:00:00","date_gmt":"2010-11-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-crisi-delleuro-e-il-gioco-dazzardo-della-merkel\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:28","slug":"la-crisi-delleuro-e-il-gioco-dazzardo-della-merkel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/11\/la-crisi-delleuro-e-il-gioco-dazzardo-della-merkel\/","title":{"rendered":"La crisi dell&#8217;euro e il gioco d&#8217;azzardo della Merkel"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Unione Europea riprende il largo. Sospinta dalla crisi, lascia gli approdi provvisori del Trattato di Lisbona per nuovi orizzonti. Potrebbe miseramente naufragare o invece uscire completamente diversa dalla tempesta economica e finanziaria che la attraversa. Di certo c&#8217;\u00e8 che si profila un&#8217;Europa sempre pi\u00f9 a guida tedesca. Muta la gerarchia dei paesi membri come non avvenuto nemmeno dopo la caduta del muro e la riunificazione della Germania. Ed \u00e8 proprio la Germania a dettare modi e tempi dell\u2019integrazione senza le remore ed i pudori del passato. Semmai dissimula la propria egemonia dietro la vocazione unificante che fu gi\u00e0, sul piano nazionale, della Prussia o del Piemonte. L\u2019etica dura, protestante della cancelliera tedesca Angela Merkel non ha le compassioni e cedevolezze della cultura renana dei suoi predecessori alla guida dell\u2019azionista di riferimento della costruzione europea.<\/p>\n<p><b>Passaggio storico<\/b><br \/>Intorno all\u2019euro la Merkel introduce una diversa gerarchia, talvolta con un gioco di azzardo che non sarebbe dispiaciuto ai promotori di quelle scalate al cielo che hanno accompagnato la storia della Germania. Forse la proustiana Deauville, cittadina francese dove a met\u00e0 ottobre la Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno annunciato alcune linee della riforma del Patto di Stabilit\u00e0 dell\u2019Ue, \u00e8 anche un luogo per la ricerca del tempo perduto. La solitaria determinazione della Merkel pu\u00f2 fare dell\u2019euro lo strumento non solo della ricongiunzione tedesca, ma anche di un ricongiungimento dell\u2019Europa. Oppure segnare il tramonto della sola utopia del ventesimo secolo sopravvissuta in quello successivo.<\/p>\n<p>\u00c8 ormai intorno al perimetro ristretto dei paesi della moneta unica, come ha ricordato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, che si decide il destino dell\u2019Unione. Cos\u00ec la crisi attuale assume quasi il valore catartico che fu per la federazione americana la guerra civile. Ed ancora una volta l\u2019identit\u00e0 del continente va pensata e costruita non contro un egemonismo esterno (ieri l\u2019Unione Sovietica, oggi gli Stati Uniti), bens\u00ec contro  calcoli troppo immediati di profitti e perdite,contro subitanee debolezze d\u2019animo.<\/p>\n<p><b>Confini dell\u2019euro<\/b><br \/>L\u2019area monetaria europea \u00e8 troppo integrata perch\u00e9 gli squilibri interni di uno Stato membro non trovino corrispondenza in un altro punto dell\u2019Unione. Le banche di un paese sono vulnerabili al rischio di <i>default<\/i> in un paese vicino. La crisi disvela interdipendenze fino a ieri neglette. Il futuro delle imprese tedesche sarebbe compromesso da un mercato interno europeo in disfacimento, dall\u2019autunno della finanza irlandese, dalla vulnerabilit\u00e0 portoghese.<\/p>\n<p>Ecco che allora, all\u2019improvviso e non senza molte ambiguit\u00e0, i governi scoprono che sono andati troppo avanti nella realizzazione dell\u2019utopia comunitaria per indugiare ancora sulle loro sovranit\u00e0 invalicabili. Una coscienza federale ancora incipiente impone la riduzione drastica dei poteri attribuiti nominalmente agli Stati a vantaggio di una sovranit\u00e0 limitata liberamente consentita.<\/p>\n<p>Nell\u2019Europa incompiuta l\u2019effetto domino dei dissesti finanziari resta altrimenti possibile, ove ogni stato non torni a politiche finanziarie sostenibili. Le difficolt\u00e0 nazionali andrebbero trattate come squilibri locali, la ricerca di una loro realistica soluzione andrebbe assunta a livello europeo. Da tutto questo sono scaturite, con rapidit\u00e0 senza precedenti, il rafforzamento delle politiche di bilancio, la riforma della vigilanza europea nei mercati finanziari, il varo dei meccanismi di prevenzione e sostegno, in particolare il fondo per la stabilit\u00e0, il cui compito \u00e8 offrire ai paesi in difficolt\u00e0 prestiti garantiti.<\/p>\n<p><b>Momento della verit\u00e0<\/b><br \/>Ma proprio il grado di avanzamento dell\u2019integrazione economica (qui, come nella mitologia greca, gli dei puniscono gli uomini realizzandone i desideri oltre ogni aspettativa), rivela la insufficienza anche delle misure sin qui adottate. Si apre allora una nuova pagina sul futuro, che conoscer\u00e0 nel Consiglio europeo di met\u00e0 dicembre un passaggio cruciale.<\/p>\n<p>La Germania invoca meccanismi estremi che ricordano quelli della dissuasione nucleare. Non basta prescrivere norme di condotta in materia di finanza virtuosa. Sono necessarie sanzioni severe. La loro credibilit\u00e0, appunto come nella deterrenza, poggia sulla loro applicabilit\u00e0 reale in caso di comportamento trasgressivo dei governi e degli Stati. \u00c8 utile ricordare che la democrazia tedesca comincia nel 1948 con la preferenza accordata a una economia stabile e prevedibile e con l&#8217;umile devozione verso un segno monetario non manipolabile dal potere politico.<\/p>\n<p>A Deauville la Merkel ha concesso che eventuali sanzioni pecuniarie in caso di sforamenti di bilancio o di debito non fossero automatiche, bens\u00ec subordinate ad una approvazione del Consiglio. Nel meccanismo sanzionatorio le proposte della Commissione resterebbero in piedi a meno che una maggioranza qualificata non le respinga. La Germania ha ottenuto in cambio che entro il 2013 l\u2019Europa appronti un meccanismo per la gestione ordinata di un fallimento sovrano, elimini quello che viene definito correntemente un <i>moral hazard<\/i>, aprendo la strada all\u2019insolvenza di un paese. I paesi inadempienti pagheranno un interesse pi\u00f9 forte e i privati saranno chiamati a condividere le perdite per il loro impegno nel debito sovrano.<\/p>\n<p><b>Riformare i trattati<\/b><br \/>Anche se quest\u2019ultima proposta tedesca, che ha suscitato quasi unanimi reazioni negative, \u00e8 stata poi relativizzata, essa resta fra le priorit\u00e0 di Berlino. Un meccanismo permanente dovrebbe proteggere i soci virtuosi dall\u2019inaffidabilit\u00e0 dei reprobi, con l&#8217;eventualit\u00e0 di privare i secondi del diritto di voto in Consiglio.<\/p>\n<p>Non \u00e8 quest\u2019ultima un&#8217;eventualit\u00e0 estranea alla logica dei Trattati. Gi\u00e0 il Trattato di Amsterdam ne aveva sanzionato la liceit\u00e0 in caso di grave e permanente violazione dei diritti fondamentali ad opera di uno Stato membro. La inaffidabilit\u00e0 economica e monetaria non pu\u00f2 del resto non assumere sembianze anche etiche per un paese come la Germania, che aveva ancorato la sua democrazia al marco, sottraendolo alle mutevoli manovre della politica. L\u2019Europa crescerebbe non solo per addizione, come avvenuto finora, ma anche per sottrazione, con amputazioni non indolori.<\/p>\n<p>L\u2019ultima novit\u00e0 concerne infine la riforma dei trattati, che ancora una volta la Germania impone nonostante l\u2019esperienza del lungo calvario della Costituzione e del Trattato di Lisbona. Il Presidente del Consiglio europeo propone infatti di ricorrere ad una revisione semplificata, attingendo a quella che \u00e8 forse la maggiore novit\u00e0 del Trattato di Lisbona, la flessibilit\u00e0 nella sua evoluzione istituzionale.<\/p>\n<p>Per la riscrittura saranno sufficienti una decisione unanime del Consiglio europeo, previo parere del Parlamento, e il suo recepimento negli ordinamenti degli Stati membri. Sarebbe stato forse ancora pi\u00f9 rapido fare delle riforme un caso di cooperazioni rafforzate fra i partecipi della moneta unica. Ma la Germania, ancora una volta la Germania, esige la revisione dei trattati anche per tutelarsi meglio nei confronti di possibili impugnazioni nazionali presso la propria Corte Costituzionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>F. Niglia: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1558\" target= \"blank\"><b><u>Germania capoclasse dell\u2019Europa <\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Unione Europea riprende il largo. Sospinta dalla crisi, lascia gli approdi provvisori del Trattato di Lisbona per nuovi orizzonti. Potrebbe miseramente naufragare o invece uscire completamente diversa dalla tempesta economica e finanziaria che la attraversa. Di certo c&#8217;\u00e8 che si profila un&#8217;Europa sempre pi\u00f9 a guida tedesca. 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