{"id":16140,"date":"2010-12-03T00:00:00","date_gmt":"2010-12-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/passa-per-la-turchia-la-corsa-al-gas-dellasia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:27","slug":"passa-per-la-turchia-la-corsa-al-gas-dellasia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/12\/passa-per-la-turchia-la-corsa-al-gas-dellasia\/","title":{"rendered":"Passa per la Turchia la corsa al gas dell\u2019Asia"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi si sono succeduti a Istanbul una serie di incontri organizzati da istituzioni e centri di ricerca americani, europei e turchi, che ancora una volta hanno posto l\u2019accento sul ruolo della Turchia come fulcro del transito energetico regionale, confermando l\u2019interesse sia del mondo politico sia di quello imprenditoriale (non solo turchi) per il valore strategico di questo settore. I dibattiti si sono soffermati, in particolare, sulla compatibilit\u00e0 tra i vari progetti di impianti che dovrebbero portare il gas dall\u2019Asia all\u2019Europa, sulla competizione tra le imprese coinvolte nella loro realizzazione e sulla stabilit\u00e0 politica delle aree che ne dovrebbero essere attraversate.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/pipeline.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Corridoio meridionale<\/b><br \/>Consapevole di essere in una posizione strategica, la Turchia ha avviato nuova iniziative sia sul fronte dell\u2019approvvigionamento energetico sia su quello della realizzazione di infrastrutture. La diversificazione delle rotte e dei mercati sta comportando per\u00f2 problemi nella gestione dei tre principali progetti volti a stabilizzare la distribuzione di idrocarburi verso l\u2019Europa occidentale: il Nabucco, il Trans-Adriatic Pipeline (Tap) e il Interconnector Turkey-Greece-Italy (Itgi). Tutti e tre questi progetti, che si inseriscono nel sistema energetico trans-europeo come \u201ccorridoio meridionale\u201d, dovrebbero infatti attingere ai giacimenti marittimi di gas a largo dell\u2019Azerbaijan, e in molti si stanno domandando se siano tra loro compatibili.<\/p>\n<p>Il progetto Nabucco, che Usa e Ue sostengono anche perch\u00e9 ridurrebbe la dipendenza energetica europea dalla Russia, resta mal visto da Mosca. Lo conferma anche il secco rifiuto dei russi alla recente proposta di unirne una parte con il gasdotto South Stream avanzata dall\u2019amministratore delegato dell\u2019Eni, Paolo Scaroni. South Stream collegher\u00e0 direttamente il sistema di distribuzione del gas russo a quelli europei, passando attraverso il Mar Nero. Remote sono invece le possibilit\u00e0, ventilate dai partecipanti al consorzio Nabucco, di forniture di gas dal Turkmenistan, che ha preferito una diversione dei suoi flussi energetici verso Cina, Russia e Iran (gasdotto trans-asiatico e gasdotto Dauletabad-Sarakhs-Khangiran).<\/p>\n<p>Gli altri due gasdotti, il Tap e il Itgi, coprono superfici meno estese e possono quindi creare minori problemi politici. Il gasdotto trans-adriatico Tap, sviluppato congiuntamente dalla svizzera Egl e dalla norvegese StatoilHydro, collegher\u00e0 il giacimento di gas di Shah Deniz, a largo dell\u2019Azerbaijan, alla rete di trasmissione greca, attraverso il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum, per poi raggiungere Albania e Italia. L\u2019interconnettore Turchia-Grecia-Italia (Itgi), si innesterebbe su reti gi\u00e0 esistenti: il ramo Karacabey-Komotiny \u00e8 operativo dal 2007 e vi si dovrebbero aggiungere \u201csolo\u201d un corridoio sottomarino attraverso l\u2019Adriatico (fino ad Otranto), che potrebbe essere agibile dal 2013, e l\u2019estensione fino alla Bulgaria. Ci\u00f2 permetterebbe l\u2019approvvigionamento della regione balcanica, rifornendo Romania e Ungheria, Serbia e Croazia. L\u2019Itgi \u00e8 sostenuto da una serie di accordi bilaterali e trilaterali, da un\u2019intesa tra la compagnia di Stato azera Socar e la societ\u00e0 italiana Edison, oltre che dal recente Memorandum d\u2019intesa tra Edison, la greca Depa e la turca Botas (giugno 2010).<\/p>\n<p><b>Problemi aperti<\/b><br \/>La realizzazione e il potenziamento di queste infrastrutture presentano tuttavia una serie di incognite, a partire da quelle legati alla complessa rete di imprese e paesi che partecipano ai diversi consorzi. La turca Botas, ad esempio, partecipa sia a Nabucco che a Itgi; il gigante russo Gazprom, in partnership con l\u2019italiana Eni, ha accordi con alcuni paesi coinvolti in Nabucco, come Austria, Bulgaria, Ungheria.<\/p>\n<p>Un altro nodo \u00e8 legato alla diversificazione delle vie di transito e dei flussi energetici in uscita, obiettivo perseguito sia dall\u2019Azerbaijan che dalla Turchia. La compagnia di Stato azera Socar ha accordi non solo con i tre consorzi sopra elencati, ma anche con Gazprom, per il trasporto di gas da Baku, in Azerbaijan, a Novo-Filya, nel Daghestan; Baku inoltre ha sottoscritto un accordo di fornitura di gas a Teheran attraverso il gasdotto Kazi-Magomed-Astara.<\/p>\n<p>La Turchia non \u00e8 da meno dell\u2019 Azerbaijan: sta ipotizzando l\u2019apertura di tre condotte che alleggeriscano il carico di traffico negli Stretti. Mentre una di queste (il gasdotto Samsun-Ceyhan-Trans-Anatolian Pipeline) \u00e8 gestita da una compartecipazione (<i>joint venture<\/i>) tra Eni, Calik Holding, Transneft e Rosneft, le altre due (Burgas-Alessandria e Costanza-Trieste) sono inserite nel programma Inogate, da cui la Russia \u00e8 esclusa. Inoltre la Turchia tra il 2007 ed il 2009 ha firmato una serie di accordi sia con l\u2019Iran che con la Russia.<\/p>\n<p>La complessa partita della gestione delle rotte di approvvigionamento si giocher\u00e0 su pi\u00f9 tavoli. Attualmente Mosca ed Ankara si trovano in una situazione ambivalente, in cui coesistono iniziative cooperative e rivalit\u00e0. Dalle scelte turche dipende, in parte, anche la sicurezza energetica europea. L\u2019indebolimento del legame tra Ankara e Bruxelles potrebbe avere delle ripercussioni negative anche da questo punto di vista. La stessa Unione europea non sembra riuscire a seguire una coerente politica energetica comune. Continuano a prevalere gli interessi nazionali e le pressioni dei grandi gruppi economici. <\/p>\n<p>La problematicit\u00e0 delle aree in cui si trovano i pi\u00f9 importanti giacimenti, infine, contribuisce a complicare ulteriormente il quadro. Anche per questo i progetti per la realizzazione di infrastrutture si stabiliscono attraverso consorzi e intese bilaterali e multilaterali: una situazione cos\u00ec complessa conferma che, al contrario di quanto recentemente dichiarato da diversi protagonisti della vicenda, sia in Europa che negli Usa, saranno probabilmente logiche diverse da quelle del libero mercato a determinare i prossimi sviluppi in questo settore.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>N. Sartori: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1431\" target= \"blank\"><b><u>Retromarcia italiana su South Stream?<\/u><\/b><\/a>  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi si sono succeduti a Istanbul una serie di incontri organizzati da istituzioni e centri di ricerca americani, europei e turchi, che ancora una volta hanno posto l\u2019accento sul ruolo della Turchia come fulcro del transito energetico regionale, confermando l\u2019interesse sia del mondo politico sia di quello imprenditoriale (non solo turchi) per il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[111,86],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16140"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16140"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16140\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62155,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16140\/revisions\/62155"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16140"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16140"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16140"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}