{"id":16180,"date":"2010-12-09T00:00:00","date_gmt":"2010-12-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-libano-alla-prova-del-tribunale-onu\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:25","slug":"il-libano-alla-prova-del-tribunale-onu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/12\/il-libano-alla-prova-del-tribunale-onu\/","title":{"rendered":"Il Libano alla prova del tribunale Onu"},"content":{"rendered":"<p>Il Libano \u00e8 ancora una volta cifra dei fragili equilibri mediorientali. La crisi politica che attraversa il Paese dei Cedri \u00e8 legata alle incriminazioni  per l\u2019assassinio dell\u2019ex premier Rafiq Hariri che il Tribunale speciale per il Libano (Tsl), istituito dall\u2019Onu nel 2005 con l\u2019incarico di individuare i responsabili, sembra  in procinto di formulare. Da tempo si ritiene, infatti, che ad essere incriminati per l\u2019attentato dell\u2019ex premier possano essere alcuni membri del movimento di resistenza Hezbollah (Partito di Dio), con un possibile richiamo indiretto al ruolo svolto dalle autorit\u00e0 siriane nell\u2019organizzazione dell\u2019omicidio. Hezbollah ha annunciato possibili ritorsioni se l\u2019attuale premier sunnita Saad Hariri, figlio di Rafiq, non denuncer\u00e0 quanto prima il Tribunale. Se i membri di Hezbollah dovessero essere incriminati e poi condannati, il paese potrebbe precipitare in una nuova guerra civile. <\/p>\n<p>Negli ultimi mesi la legittimit\u00e0 del Tribunale \u00e8 divenuta oggetto di un aspro scontro tra le due principali coalizioni parlamentari, quella filoccidentale detta \u201cdel 14 Marzo\u201d, guidata da Saad Hariri e quella filosiriana detta \u201cdell\u20198 Marzo\u201d, capeggiata da Hezbollah. Quest\u2019ultima, ha infatti messo in discussione la credibilit\u00e0 del Tsl, insinuando che possa essere strumentalizzato, in particolare dagli Stati Uniti, per incriminare surrettiziamente il Partito di Dio. <\/p>\n<p><b>Fragile status quo<\/b><br \/>Diversi elementi inducono tuttavia a pensare che l\u2019esigenza di fare giustizia possa essere sacrificata in nome del mantenimento del gi\u00e0 fragile <i>status quo<\/i>. Gli sforzi congiunti di Siria e Arabia Saudita, infatti, vanno verso la ricerca di un accordo tra le parti politiche libanesi al fine di evitare una nuova guerra civile e le sue eventuali ripercussioni regionali. L\u2019Onu e le forze internazionali (Usa <i>in primis<\/i>) insistono comunque affinch\u00e9 il Tsl concluda i i suoi lavori. <\/p>\n<p>La recente pubblicazione del rapporto semestrale sulla risoluzione 1559 adottata il 2 settembre 2004 dal Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu con l\u2019obiettivo, tra l\u2019altro, di porre fine alle ingerenze straniere e sciogliere le milizie armate (in particolare quelle di Hezbollah) esprime forte preoccupazione per le tensioni politiche che attraversano il paese. Il rapporto conferma che due sono i principali fattori di instabilit\u00e0 in Libano: l\u2019esistenza di milizie indipendenti dallo Stato e la permeabilit\u00e0 delle frontiere. Quest\u2019ultima, oltre a minare l\u2019integrit\u00e0 territoriale del paese, consente un copioso transito illegale di armi destinate ai gruppi militanti autonomi. Non \u00e8 una novit\u00e0, d\u2019altra parte, che gli arsenali di Hezbollah (soprattutto dopo la guerra con Israele del 2006) siano cresciuti anzich\u00e9 ridursi. Secondo la maggior parte degli osservatori e come in parte confermato  dalle recenti rivelazioni di Wikileaks, ci\u00f2 \u00e8 avvenuto grazie al flusso di armi provenienti dalla Siria e dall\u2019Iran.<\/p>\n<p><b>Le armi spuntate di Unifil<\/b><br \/>Il rapporto sulla risoluzione 1559, inoltre, mette in dubbio l\u2019efficacia &#8211; e dunque il senso stesso &#8211; della missione Onu (<i>United Nations Interim Force in Lebanon II<\/i>, Unifil II). I militari impegnati nella missione sono 13.000, compresi quelli dei paesi della  Nato (Italia, Francia, Germania e Belgio). Sono dislocati per lo pi\u00f9 nel sud del Libano per proteggere la popolazione locale e rintracciare le armi illegali di Hezbollah. Le forze internazionali, tuttavia, sono costrette a muoversi con grande cautela per non incrinare il delicatissimo equilibrio esistente tra i vari gruppi confessionali. <\/p>\n<p>\u00c8 abbastanza indicativo, a tal proposito, che nelle ultime settimane il comandante del contingente Onu incaricato di rintracciare le armi di Hezbollah nella zona sud tra il fiume Litani e il confine con Israele, abbia dichiarato che \u201cnon essendo possibile per i militari Onu entrare nelle case dei civili senza il permesso dell\u2019esercito statale, non si pu\u00f2 esser certi che l\u2019area dell\u2019operazione sia effettivamente priva di armi\u201d.  La dichiarazione ha fatto seguito a uno spiacevole episodio, avvenuto a Tiro, in cui i militari dell\u2019Unifil sono entrati con la forza nelle case dei civili alla ricerca di armi, provocando una violenta reazione da parte della popolazione locale. C\u2019\u00e8 un palese divario tra l\u2019impegnativo mandato della missione Unifil II e i limitati strumenti di cui i militari dispongono per assolverlo. <\/p>\n<p>Onu e Stati Uniti hanno ripetutamente accusato l\u2019attuale governo di non essersi impegnato abbastanza per convincere Hezbollah a porre le sue milizie sotto il controllo dello Stato. Ma, al di l\u00e0 della retorica occidentale, \u00e8 altres\u00ec che la cautela del governo verso Hezbollah riflette il timore di non pregiudicare i delicati equilibri interni del paese. <\/p>\n<p>La peculiarit\u00e0 del Paese dei Cedri risiede infatti nella sua composizione sociale. Hezbollah, che rappresenta oggi la maggioranza della popolazione sciita libanese, nonostante la trasformazione da gruppo para-militare ad attore inserito nel sistema partitico, non si \u00e8 mai veramente affrancato dalla sua natura originaria di gruppo combattente. E questo \u00e8 sostanzialmente avvenuto con il bene placito delle altre forze politiche. Come mai? Per capirlo si devono guardare i numeri. A partire dalla fine della guerra civile nel 1990, il peso demografico degli sciiti \u00e8 costantemente cresciuto. Oggi sono la maggiore comunit\u00e0: circa il 40% della popolazione, contro il 33% complessivo dei vari gruppi cristiani e il 25% dei sunniti. Nel sistema politico libanese, guidato dalle \u00e9lites cristiane e sunnite, gli sciiti sono palesemente sottorappresentati in Parlamento e rivendicano, dunque, maggiori spazi politici. Se Hezbollah accetta che, almeno per ora, gli sciiti siano sottorappresentati, \u00e8 perch\u00e9 in cambio gli viene permesso di mantenere le sue milizie e i collegamenti con altri attori come Iran e Siria.<\/p>\n<p><b>Evitare la guerra civile<\/b><br \/>Questa tensione, molto pi\u00f9 che un processo incompiuto, rappresenta ormai un\u2019anomalia strutturale per il Libano. La tenuta del modello di democrazia consensuale, definito dagli accordi di Doha del 2008, risulta quanto mai precaria. E la paralisi politica sul Tribunale speciale per il Libano (Tsl) ne \u00e8 la pi\u00f9 chiara manifestazione. D\u2019altra parte, la gi\u00e0 citata messa in discussione del Tsl &#8211; di fatto un \u201ccorpo speciale\u201d di natura giuridica inedita, ben diverso dai vari tribunali internazionali delle Nazioni Unite &#8211; non \u00e8 stata avanzata solo da Hezbollah e dai suoi alleati della coalizione dell\u20198 marzo, ma anche da alcuni esponenti politici della coalizione del 14 marzo, la coalizione di maggioranza guidata da Saad Hariri. Proprio quest\u2019ultimo, per di pi\u00f9, mentre incolpava nelle ultime settimane Europa e Stati Uniti di averlo lasciato sostanzialmente solo in questa \u201clotta per la verit\u00e0\u201d, si recava in Siria a stringere la mano di colui che potrebbe essere il vero mandante dell\u2019assassinio di suo padre, il presidente siriano Bashar al-Assad. <\/p>\n<p>La sensazione generale \u00e8 che l\u2019unica strada per evitare che il paese precipiti nuovamente in una spirale di violenze sia in qualche modo evitare o rimandare il pi\u00f9 possibile un pronunciamento del tribunale. Se scoppiasse una nuova guerra civile, il conflitto non si limiterebbe  ai vari gruppi armati, ma finirebbe per coinvolgere anche le differenti forze interne dell\u2019esercito. La maggior parte dei soldati \u00e8 infatti sciita e proveniente da gruppi caratterizzati da una fitta rete parentale. \u00c8 immaginabile che i soldati sciiti eseguano l\u2019ordine di marciare verso sud e puntare le armi contro i loro fratelli, zii e cugini? Il rischio di  una contrapposizione all\u2019interno dell\u2019esercito tra soldati sunniti e cristiani da una parte e i loro commilitoni sciiti dall\u2019altro \u00e8 molto elevato. <\/p>\n<p>La debolezza dell\u2019esercito \u00e8, uno dei timori principali del governo. Basti pensare che il ministro della Difesa aveva avanzato la proposta di aprire un conto corrente presso la Banca Centrale, su cui i cittadini potessero versare donazioni spontanee.  La proposta non \u00e8 stata presa in considerazione per motivi costituzionali, ma \u00e8 indicativa delle difficolt\u00e0 in cui versa l\u2019esercito libanese e di quelle che incontrerebbe nel caso di un\u2019escalation delle tensioni. Gli Usa hanno intanto sbloccato i 100 milioni di dollari di finanziamenti militari precedentemente congelati, e Hariri si \u00e8 recato recentemente a Mosca anche per cercare di ottenere un aiuto dal punto di vista militare. <\/p>\n<p>La verit\u00e0 su chi ha ucciso l\u2019ex premier Hariri difficilmente verr\u00e0 alla luce perch\u00e9 una guerra civile non la vuole il governo, n\u00e9 tanto meno il popolo libanese. Non la vogliono peraltro neanche gli altri attori regionali, come dimostra l\u2019attivismo diplomatico di Siria, Arabia Saudita e persino Iran. Ed europei e americani, dal canto loro, non vedono grandi alternative a uno status quo che consenta un graduale rafforzamento dell\u2019attuale governo. <\/p>\n<p>. <\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1527\" target= \"blank\"><b><u>Venti di guerra in Libano<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Libano \u00e8 ancora una volta cifra dei fragili equilibri mediorientali. La crisi politica che attraversa il Paese dei Cedri \u00e8 legata alle incriminazioni per l\u2019assassinio dell\u2019ex premier Rafiq Hariri che il Tribunale speciale per il Libano (Tsl), istituito dall\u2019Onu nel 2005 con l\u2019incarico di individuare i responsabili, sembra in procinto di formulare. 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