{"id":16190,"date":"2010-12-12T00:00:00","date_gmt":"2010-12-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/cooperazione-italiana-ceduta-allue\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:24","slug":"cooperazione-italiana-ceduta-allue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/12\/cooperazione-italiana-ceduta-allue\/","title":{"rendered":"Cooperazione italiana \u201cceduta\u201d all\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2011 il bilancio dell\u2019Italia per gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) sar\u00e0 dimezzato. \u00c8 una scelta in controtendenza rispetto a quella dei principali paesi europei e che avvicina l\u2019Italia ai livelli di investimento in Aps di Repubblica Ceca, Slovenia e Cipro. La principale conseguenza dei tagli \u00e8 che il 65% del bilancio italiano per la cooperazione allo sviluppo sar\u00e0 gestito dalla Commissione europea (in forma di aiuto obbligatorio non tagliabile), secondo strategie stabilite da quest\u2019ultima con il concorso degli Stati membri. I tagli indeboliscono significativamente le possibilit\u00e0 dell\u2019Italia di sviluppare incisive politiche bilaterali e di mantenere gli impegni assunti a livello internazionale, con gravi ricadute sulla credibilit\u00e0 del paese. <\/p>\n<p><b>Scelta non obbligata<\/b><br \/>Tagliare l\u2019aiuto pubblico allo sviluppo non \u00e8 una scelta inevitabile per tutti i paesi che stanno varando misure d\u2019austerit\u00e0. A livello europeo Francia, Regno Unito e Svezia hanno aumentato significativamente le disponibilit\u00e0 per l\u2019aiuto pubblico allo sviluppo previste su bilancio 2011. <\/p>\n<p>Il Bilancio italiano di previsione per il 2011 stabilisce un aumento delle spese del 4,2%, ma la cooperazione allo sviluppo \u00e8 tra le spese pi\u00f9 decurtate. Gli stanziamenti del \u201cprogramma cooperazione allo sviluppo\u201d e per la legge che disciplina la cooperazione allo sviluppo (Legge 49\/87), entrambi all\u2019interno del bilancio del Mae , subiscono una riduzione rispettivamente del 40% e del 45%.<\/p>\n<p>Gli stanziamenti del Mae per la cooperazione allo sviluppo raggiungeranno nel 2011 il loro livello pi\u00f9 basso, con una riduzione del 61% rispetto al minimo precedentemente registrato, nel 1997. Le organizzazioni non governative (Ong) italiane raccolgono e inviano nei paesi in via di sviluppo, attraverso la raccolta fondi (<i>fund raising<\/i>)  privata, circa il 61% in pi\u00f9 di quello di cui dispone il Mae per attivit\u00e0 di cooperazione. Il totale del <i>fund raising <\/i>privato (nel 2009) \u00e8 stato stimato attorno ai 289 milioni di euro.<\/p>\n<p>Le poste di bilancio per finanziare organizzazioni internazionali, le Ong e interventi bilaterali subiscono tagli tra il 44% e il 50%. I fondi disponibili per nuovi interventi sono inferiori ai 100 milioni di euro.<\/p>\n<p>Nel 2011 i contributi complessivi alle organizzazioni internazionali e l\u2019influenza italiana a livello multilaterale potranno subire ulteriori, significative riduzioni (1): del 66% per la Federazione internazionale della Croce Rossa, del 58% per il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite, del 57% per l\u2019Organizzazione Mondiale delle Migrazioni.<\/p>\n<p>Il Ministero dell\u2019Economia e Finanze ha un arretrato di 976 milioni di euro nei confronti di Fondi di Sviluppo multilaterali che dovevano gi\u00e0 essere versati a fine 2010. Le allocazioni finanziarie disponibili per il 2011 al momento non permettono di avviare alcun pagamento.\u00c8 possibile indicare con una certa correttezza la percentuale dell\u2019Aps  italiano sul Pil  nel 2011: attorno allo 0,12%-0,13%. Si tratta di una riduzione complessiva tra il 45% e il 50% dai livelli del 2010, con uno sforzo rispetto al Pil vicino a quello di paesi come Repubblica Ceca, Slovenia e Cipro.<\/p>\n<p><b>Grafico 1: Andamento storico Aps\/Pil Italiano e proiezione 2011 <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/tab1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\"> Fonte: elaborazione di ActionAid su dati OECD\/DAC, Disegno di Legge di Bilancio 2011, Disegno di Legge di Stabilit\u00e0 2011.<br \/>*2010 e 2011, valori stimati, non ufficiali. <\/font><\/p>\n<p><b>Gli altri paesi europei<\/b><br \/>La prima finanziaria liberal-conservatrice inglese riduce in media del 19% le spese ministeriali (con un taglio del 24% per quelle del Ministero degli Esteri), ma il bilancio per la cooperazione allo sviluppo viene incrementato di quasi il 4%, cos\u00ec come restano intatti quelli di sanit\u00e0 e ricerca. Nonostante un rapporto deficit\/Pil di oltre il 10%, la quota che la Gran Bretagna devolve alla cooperazione,  nel 2013 raggiunger\u00e0 lo 0,7% del Pil. Nel 2011 il \u201cMinistero di cooperazione allo sviluppo\u201d britannico avr\u00e0 un bilancio di 8 miliardi di sterline. <\/p>\n<p>Egualmente, la prima finanziaria del nuovo esecutivo di centro-destra svedese aumenta il bilancio per la cooperazione allo sviluppo dell\u201911% (il bilancio generale dello Stato cresce del 6%), garantendo all\u2019Aps svedese di mantenersi allo 1% del Pil. La Francia ha varato una manovra finanziaria che aumenta  il rapporto Aps\/Pil del 10%, portando l\u2019Aps a raggiungere lo 0,51% del Pil e mettendo il paese in regola con gli impegni internazionali. La scelta \u00e8 sicuramente dettata dal fatto che nel 2011 la Francia presieder\u00e0 sia il G8 che il G20. Anche se molti dubitano che la percentuale dello 0,51% verr\u00e0 mantenuta nel 2012, il contrasto con le scelte dell\u2019Italia \u00e8 lampante: nell\u2019anno della presidenza italiana del G8 il rapporto Aps\/Pil  per il nostro paese si \u00e8 contratto del 31% rispetto all\u2019anno precedente. <\/p>\n<p>La Spagna ha realizzato un taglio del 17% delle disponibilit\u00e0 per la cooperazione allo sviluppo su un bilancio che si contrae in generale del 12%. La Spagna ha raggiunto comunque l\u2019obiettivo europeo dello 0,51%, ha confermato lo 0,7% per il 2015 e dispone ancora di 4,2 miliardi di euro per interventi bilaterali. L\u2019Irlanda, pur sotto stretta sorveglianza internazionale, ha tagliato l\u2019assistenza internazionale allo sviluppo nel bilancio 2011 di solo il 5%. Infine vi sono paesi che, pur riducendo molte delle spese a bilancio, mantengono intatte le disponibilit\u00e0 finanziarie dell\u2019aiuto, come Belgio e Germania. In questo quadro, la scelta di bilancio per la cooperazione bilaterale italiana \u00e8 simile a quella fatta dall\u2019Austria, che taglier\u00e0 del 15%, disponendo solo di 98 milioni di euro per nuovi interventi.<\/p>\n<p><b>\u201cComunitarizzazione\u201d dell\u2019aiuto italiano?<\/b><br \/>Alla fine di quest\u2019anno, l\u2019Italia \u00e8 praticamente ancora bloccata ai livelli d\u2019Apsche si era prefissata di raggiungere per il 2003 e non ha saldato nessuno dei debiti internazionali pregressi, che continuano ad accumularsi con una ricaduta negativa sulla credibilit\u00e0 internazionale del paese.<\/p>\n<p>Per effetto dei tagli alla cooperazione del Mae, il 65% di tutto l\u2019Aps a bilancio dell\u2019Italia sar\u00e0 canalizzato e gestito attraverso la Commissione europea (aiuto obbligatorio non tagliabile), secondo strategie stabilite dalla Commissione con il concorso degli Stati membri. Nessun Paese europeo ha percentuali cos\u00ec alte di aiuto gestito dalla Commissione. Francia, Germania e Regno Unito hanno una percentuale di \u201caiuto comunitario\u201d attorno al 25%. Non si tratta di una scelta necessariamente europeista, bens\u00ec legata al fatto che tagliare questo tipo di contributo al bilancio europeo semplicemente non \u00e8 compatibile con l\u2019appartenenza all\u2019Unione europea. <\/p>\n<p>La capacit\u00e0 dell\u2019Italia d\u2019incidere sull\u2019aiuto gestito dalla Commissione dipende anche dalla credibilit\u00e0 del suo contributo alla realizzazione degli obiettivi europei di cooperazione allo sviluppo. Dal 2010 la perdita di credibilit\u00e0 dell\u2019Italia \u00e8 espressa da un dato: il nostro paese  \u00e8, tra quelli Ue, quello con le maggiori responsabilit\u00e0 per il mancato raggiungimento degli obiettivi quantitativi per l\u2019assistenza internazionale che l\u2019Unione si era prefissa nel 2005. <\/p>\n<p>In questo modo l\u2019Italia si priva della possibilit\u00e0 di promuovere efficaci politiche bilaterali che possano anche avere una ricaduta positiva sull\u2019economia nazionale, mentre i nostri principali alleati europei occupano gli spazi lasciati liberi. \u00c8 difficile pensare di risanare l\u2019economia del paese cancellandone la cooperazione allo sviluppo.<\/p>\n<p>Vista dalla parte dei paesi in via di sviluppo, il giudizio cambia. L\u2019Italia \u00e8 un donatore cos\u00ec piccolo che il suo impatto tende a diventare trascurabile. La quasi completa comunitarizzazione dell\u2019aiuto italiano sicuramente semplificherebbe il sistema della cooperazione, al di l\u00e0 delle considerazioni sull\u2019indebolimento dei legami bilaterali. Ma la qualit\u00e0 complessiva ne guadagnerebbe? La risposta che emerge dalla prima valutazione disponibile sulla qualit\u00e0 dell\u2019aiuto pubblico allo sviluppo realizzata dalla Brookings Institution e dal Center for Global Development (1) ci dice di s\u00ec: la Commissione europea \u00e8 un donatore migliore dell\u2019Italia per tutte le dimensione della qualit\u00e0 dell\u2019aiuto analizzate.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><font size=\"1\">1. Nota metodologica. Si tratta di stime per le riduzioni dei contributi obbligatori e volontari alle Organizzazioni Internazionali (OOII). Si assume che la riduzione del 48% delle disponibilit\u00e0 finanziare per le OOII verr\u00e0 ripartita tra le OOII come tra 2008 e 2009 quando le disponibilit\u00e0 complessive si ridussero dell\u201958%. \u00c8 importante notare che non tutte le organizzazioni subiscono un taglio tra 2008 e 2009, altre registrano un aumento dei contributi complessivi italiani. \u00c8 il caso tra le altre del Comitato Internazionale della Croce Rossa, dell\u2019International Labour Organization, dell\u2019Unido o dell\u2019Undesa (nda).<br \/>2. http:\/\/www.cgdev.org\/section\/topics\/aid_effectiveness\/quoda.<\/font><\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>E. Ciarlo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1579\" target= \"blank\"><b><u>Una rivoluzione copernicana per la cooperazione allo sviluppo<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.cgdev.org\/section\/topics\/aid_effectiveness\/quoda\" target= \"blank\"><b><u> Quality of Oda<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2011 il bilancio dell\u2019Italia per gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) sar\u00e0 dimezzato. \u00c8 una scelta in controtendenza rispetto a quella dei principali paesi europei e che avvicina l\u2019Italia ai livelli di investimento in Aps di Repubblica Ceca, Slovenia e Cipro. La principale conseguenza dei tagli \u00e8 che il 65% del bilancio italiano per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16190"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16190"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16190\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63597,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16190\/revisions\/63597"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16190"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16190"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16190"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}