{"id":1620,"date":"2006-07-19T00:00:00","date_gmt":"2006-07-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-mercato-piu-libero-per-le-fonti-di-energia\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:24","slug":"un-mercato-piu-libero-per-le-fonti-di-energia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/07\/un-mercato-piu-libero-per-le-fonti-di-energia\/","title":{"rendered":"Un mercato pi\u00f9 libero per le fonti di energia"},"content":{"rendered":"<p>Il prezzo del carburante \u00e8 aumentato in modo preoccupante in tutto il mondo sviluppato. In Italia ha toccato il record di 1,4 euro al litro, ma anche negli Stati Uniti, dove il costo della benzina \u00e8 tradizionalmente pi\u00f9 basso, il prezzo al gallone sfiora e a volte sorpassa i 3 dollari. A Washington il dibattito energetico si va surriscaldando. L\u2019aumento che pare inarrestabile del prezzo del petrolio e la crescente dipendenza dall\u2019estero rendono il gigante economico americano sempre pi\u00f9 vulnerabile a pressioni esterne proprio quando la guerra al terrorismo internazionale costringe l\u2019Occidente a misurarsi nuovamente con le profonde tensioni politiche che caratterizzano l\u2019area tradizionale di estrazione degli idrocarburi, il Medio Oriente e il Golfo Persico in particolare. Nel frattempo la crescita economica asiatica trainata dalla Cina accresce ogni giorno il fabbisogno energetico mondiale.<\/p>\n<p>Ne discutiamo con Mark Rodekohr, dell\u2019agenzia per l\u2019Informazione Energetica del Dipartimento dell\u2019Energia del governo americano, ed economista presso il <a href= \"http:\/\/www.csis.org\/energy\/\" target= \"blank\"><b><u>Centro per gli Studi Internazionali e Strategici di Washington<\/u><\/b><\/a> (Csis), dove conduce,  insieme ad un team di esperti, un programma sull\u2019energia.<\/p>\n<p><b>Dott. Rodekohr, mentre negli Stati Uniti il mondo politico si divide su come affrontare il tema della \u201csicurezza energetica\u201d e al Congresso impazza il dibattito sulle proposte di legge in merito, in Europa l\u2019intera questione sembra catturare meno interesse. Come se lo spiega?<\/b><\/p>\n<p>La ragione \u00e8 forse pi\u00f9 banale di quanto possa sembrare ed \u00e8 legata ad un fatto storico: in Europa il livello di tassazione sul petrolio e suoi derivati \u00e8 tradizionalmente molto alto. Questo ha per cos\u00ec dire assuefatto i consumatori ad aumenti anche significativi dei prezzi, come quelli della benzina ad esempio. Il petrolio \u00e8 sempre stato considerato quasi come un bene di lusso. Le rendite dei governi sull\u2019energia servirono a fare ripartire le economie europee dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale. Il prezzo generalmente alto della benzina ha fatto s\u00ec che gli europei si scandalizzino meno quando si verificano  ulteriori rincari. Negli Stati Uniti la situazione \u00e8 completamente diversa. Il petrolio \u00e8 stato da sempre un bene di consumo diffuso e poco costoso. L\u2019aumento dei prezzi graduale ma consistente degli ultimi anni \u00e8 molto meno tollerato ed ha stimolato subito l\u2019attenzione dei media. Gli uomini politici fanno a gara a soffiare sul fuoco. <\/p>\n<p>Che negli Stati Uniti il petrolio sia una questione pi\u00f9 \u201csensibile\u201d di tante altre lo si evince dal fatto che, nonostante la quota del prodotto interno destinato alla sanit\u00e0 sia quasi due volte quella dell\u2019energia, il dibattito pubblico di rado affronta il tema spinoso del perch\u00e9 i prezzi per le prestazioni sanitarie siano negli Stati Uniti molto pi\u00f9 alti che in Europa. Sull\u2019energia, e il petrolio in particolare, invece, gli americani hanno i nervi scoperti.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 per\u00f2 forse una ragione pi\u00f9 seria per cui il dibattito, anche in America, non \u00e8 ancora decollato ed \u00e8 che l\u2019aumento dei prezzi non si \u00e8 per il momento tradotto in contraccolpi particolarmente negativi sulla crescita economica. <\/p>\n<p><b>Ecco, come se lo spiega questo fenomeno?<\/b><\/p>\n<p>Molti osservatori ritengono che l\u2019aumento dei prezzi sia dovuto ad una maggiore domanda, in particolare da parte della Cina. Ma la crescita cinese si accompagna ad una maggiore integrazione del mercato mondiale delle merci. Ci\u00f2 ha fatto s\u00ec che l\u2019aumento del costo del petrolio sia stato in parte compensato da maggiore efficienza. Il livello generale dei prezzi non ha subito grandi variazioni e non si sono pertanto avuti effetti recessivi significativi.<\/p>\n<p>Ma questa spiegazione mi convince solo in parte. Certo la Cina gioca un ruolo importante nel mercato energetico mondiale. Ma le ragione dell\u2019aumento del prezzo del petrolio sono a mio parere pi\u00f9 tradizionali. Penso in particolare a certe rigidit\u00e0 in Medio Oriente dove i sauditi, ad esempio, si oppongono ad aumentare la loro capacit\u00e0 estrattiva. Alla Nigeria che per ovvi motivi \u00e8 ora tagliata fuori dal mercato. Al Venezuela che ha fatto della politica energetica un cavallo di battaglia per l\u2019orgoglio nazionale. Anche le tensioni con la Corea del Nord hanno concorso.<\/p>\n<p>Vi sono poi ragioni legate alle dinamiche interne del mercato energetico. Troppo spesso vi sono strozzature nel settore della raffinazione. Negli Stati Uniti, per fare un esempio, il costo del diesel \u00e8 stato negli ultimi anni pi\u00f9 alto di quello della benzina, al contrario di ci\u00f2 che accade in Europa. Questo si deve al fatto che le raffinerie sono cos\u00ec concentrate sulla benzina tradizionale che la domanda di diesel non ha incontrato l\u2019offerta.<\/p>\n<p>Il punto che mi preme sottolineare \u00e8 che siamo certamente in presenza di fattori nuovi e di cambiamenti anche epocali, come l\u2019emergere della Cina, ma il problema del mercato energetico \u00e8 sempre lo stesso: c\u2019\u00e8 troppa poca concorrenza tra troppi pochi attori. <\/p>\n<p>La questione vera, al di l\u00e0 del sensazionalismo mediatico, \u00e8 costruire un mercato mondiale dell\u2019energia con il numero pi\u00f9 ampio possibile di operatori. Il pi\u00f9 possibile diversificato ed aperto. \u00c8 cos\u00ec che si pu\u00f2 porre un freno all\u2019aumento dei prezzi.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da aggiungere che l\u2019aumento di questi ultimi anni \u00e8 stato meno dannoso dei precedenti. Le crisi degli anni \u201970 e \u201880 furono innescate da eventi repentini, come le guerre arabo-israeliane o la questione iraniana. In questo caso, invece, i fattori dell\u2019aumento sono stati pi\u00f9 scaglionati nel tempo e i prezzi non sono pertanto schizzati in alto da un giorno all\u2019altro. Bisogna anche sottolineare che istituzioni monetarie come la Fed e la Banca Centrale Europea si sono date molto da fare per calmierare i prezzi.<\/p>\n<p><b>Non crede dunque che, al di l\u00e0 degli aspetti pi\u00f9 strettamente economici, gli aspetti geopolitici della questione energetica siano sempre pi\u00f9 centrali? In particolare ora che l\u2019Occidente si trova ad affontare minacce come il terrorismo, la proliferazione nucleare e una crescente instabilita\u2019 in Medioriente. In altre parole, non vi \u00e8 pi\u00f9 che mai bisogno di una strategia comune occidentale per l\u2019energia?<\/b><\/p>\n<p>Certo che gli aspetti geopolitici sono cruciali. Ma il rischio che vedo \u00e8 duplice. Da un lato sia il governo americano sia quelli europei sono spesso catturati da questioni di breve periodo &#8211; gli europei ad esempio hanno toccato con mano cosa significa essere dipendenti dal gas naturale russo, ma hanno teso ad affrontare la questione come un incidente isolato. Dall\u2019altro vengono agitati spettri come quello della Cina. <\/p>\n<p>Il problema geopolitico vero nasce dal fatto che il mercato dell\u2019energia \u00e8 pieno di strozzature.A questo proposito, la base per una strategia comune occidentale dovrebbe svilupparsi a mio avviso lungo tre direttrici fondamentali:<br \/>1) Adoperarsi attivamente perch\u00e9 si diversifichino le fonti di approvvigionamento. La dipendenza da un paese solo o da un gruppo ristretto di produttori espone ad un rischio inaccettabile per una economia moderna.<br \/>2) Assicurarsi che queste fonti siano realmente disponibili. Questo aspetto ha una componente strategica evidente: i gasdotti devono essere protetti e l\u2019accesso al Golfo Persico da parte occidentale deve essere assicurato.<br \/>3) Provare a ridurre il livello generale di dipendenza. Molto si pu\u00f2 ancora fare sul lato della domanda energetica, cio\u00e8 della riduzione dei consumi e sull\u2019uso pi\u00f9 efficiente delle risorse. \u00c8 allarmante che si parli di strategia energetica quasi unicamente in riferimento al problema della produzione e distribuzione, ma quasi mai del consumo.<\/p>\n<p>Resta il fatto che l\u2019energia \u00e8 cos\u00ec importante per un\u2019economia sviluppata che tende ad essere trattata come politica nazionale in senso stretto. Vi \u00e8 cio\u00e8 poca disponibilit\u00e0 a contrattare la propria strategia con altri soggetti, anche all\u2019interno dell\u2019Occidente. Vi \u00e8 poi una questione pi\u00f9 generale, a mio avviso, e cio\u00e8 che il Nord America e l\u2019Europa, per quanto integrati, sono mercati distinti e, in quanto concorrenti, tendono a competere anche sull\u2019energia.<\/p>\n<p><b>Non ritiene tuttavia che siano venute maturando le condizioni per un discorso energetico comune? Almeno su grandi questioni, come i rapporti energetici tra Russia ed Occidente?<\/b><\/p>\n<p>Che il G-8 di San Pietroburgo abbia messo la questione energetica in cima all\u2019agenda \u00e8 di per se un fatto incoraggiante. Il problema \u00e8 tuttavia che vi \u00e8 asimmetria di interessi geopolitici. L\u2019Europa \u00e8 molto pi\u00f9 dipendente da fonti russe e confina con l\u2019ex gigante sovietico. Questo fa s\u00ec che gli Stati Uniti possano permettersi una maggiore intransigenza e insistere che la Russia leghi la sua strategia economica ad un processo di riforma politica interna. L\u2019Europa non \u00e8 nelle condizioni di avanzare queste richieste con altrettanta perentoriet\u00e0.<\/p>\n<p>Ma anche qui una strategia comune si potrebbe trovare se le considerazioni geopolitiche tenessero nel debito conto i  i principi economici. <\/p>\n<p>Se l\u2019interesse geopolitico dominante di Europa e Stati Uniti per quanto riguarda l\u2019energia \u00e8 un mercato aperto e plurale, la strategia comune nei confronti della Russia non pu\u00f2 che essere quella di favorire la penetrazione di soggetti privati nel territorio russo. Tranne che negli Stati Uniti ed in Canada, il controllo dei governi sulle risorse del sottosuolo \u2013 si pensi all\u2019Arabia Saudita \u2013 \u00e8 generalmente molto stretto. Il fatto preoccupante \u00e8 che il governo russo, a differenza di altri paesi, ha rafforzato il suo controllo negli ultimi tempi. Questa chiusura del mercato costituisce un pericolo per l\u2019Occidente nel suo complesso.<\/p>\n<p><b>Ma allora non sarebbe forse pi\u00f9 lungimirante investire in modo massiccio su altre fonti di energia, come quelle rinnovabili, che sottrarrebbero al petrolio il ruolo dominante che ora detiene e liberalizzerebbero il mercato energetico?<\/b><\/p>\n<p>Su questo punto tendo ad essere tradizionalista. Il petrolio si \u00e8 trovato a dominare il mercato energetico mondiale non accidentalmente. Ha soppiantato il legno e il carbone perch\u00e9 ha delle caratteristiche che lo rendono molto pi\u00f9 competitivo. Ha un elevato contenuto energetico per unit\u00e0 di volume e peso. Pu\u00f2 essere facilmente immagazzinato. E, aspetto ancora pi\u00f9 cruciale, pu\u00f2 essere trasportato con relativa facilit\u00e0 in ogni angolo del mondo. Questo &#8211; si noti per inciso \u2013 \u00e8 stato un volano per l\u2019integrazione commerciale &#8211; perch\u00e9 le importazioni di petrolio vanno pagate con qualcosa. <\/p>\n<p>Energie rinnovabili come il vento non sono generalmente trasportabili e svariati studi dimostrano che sono molto costose. Alcuni impianti possono paradossalmente aver pi\u00f9 bisogno di energia convenzionale di quanta ne producano. Alcune campagne, poi, come quella del governatore dell\u2019Iowa e candidato presidenziale per il partito democratico, Tom Vislack, a favore dell\u2019etanolo prodotto dal granturco sono semplicemente ridicole. Se non fosse per i sussidi federali \u2013 il governo paga 50 cents su ogni gallone di etanolo \u2013 il mercato avrebbe gi\u00e0 chiuso.<\/p>\n<p>Prevedo che anche il petrolio sar\u00e0 rimpiazzato. Ma non di certo nel futuro prossimo. Solo quando si troveranno fonti con simili caratteristiche un cambiamento radicale potr\u00e0 verificarsi.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia \u00e8 l\u2019esempio perfetto di un paese esposto a rischi energetici: ha una forte dipendenza da fonti estere ed  in particolare da regioni ad alto tasso di instabilit\u00e0 politica; non persegue se non in modo molto limitato una politica di differenziazione, fa uso ridotto di energie alternative agli idrocarburi e, sebbene abbia scartato per volont\u00e0 popolare l\u2019opzione nucleare, non \u00e8 al riparo da eventuali catastrofi per la presenza dei reattori francesi a poca distanza dai confini. Nel caso italiano quali consigli si sentirebbe di dare?<\/b><\/p>\n<p>La Francia con il nucleare ha raggiunto ampi margini di autonomia e l\u2019energia nucleare potrebbe davvero diventare la soluzione a molti dei problemi energetici del mondo sviluppato. Ma, come \u00e8 evidente, a livello politico mancano le condizioni. Specialmente ora che l\u2019Occidente agita lo spettro del nucleare come tecnologia facilmente trasferibile all\u2019impiego militare.<\/p>\n<p>Consiglierei dunque una strategia molto pi\u00f9 attenta alla riduzione dei consumi, che fissi cio\u00e8 pi\u00f9 alti standard  di efficienza nell\u2019uso delle risorse energetiche, a cominciare dal settore dei trasporti.  Il secondo passo dovrebbe consistere nel diversificare le fonti di approvvigionamento. Il terzo sta nell\u2019unirsi al resto dell\u2019Occidente per promuovere, attraverso l\u2019Agenzia per l\u2019Energia Internazionale (Iea), l\u2019accesso delle compagnie occidentali alle risorse energetiche di ogni area del mondo. In particolare alla regione del Golfo.<\/p>\n<p>Il richiamo di Bush all\u2019America \u2018drogata di petrolio\u2019 coglie un problema reale cos\u00ec come fondata \u00e8 la preoccupazione per l\u2019impatto della crescita dell\u2019Asia sul mercato mondiale dell\u2019energia. Ma la soluzione non \u00e8 la tanto acclamata quanto utopica \u201cindipendenza energetica\u201d. Ribadisco, la migliore geopolitica energetica consiste nel aprire i mercati e diversificare le fonti. Questo \u00e8 davvero nell\u2019interesse di ogni paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prezzo del carburante \u00e8 aumentato in modo preoccupante in tutto il mondo sviluppato. In Italia ha toccato il record di 1,4 euro al litro, ma anche negli Stati Uniti, dove il costo della benzina \u00e8 tradizionalmente pi\u00f9 basso, il prezzo al gallone sfiora e a volte sorpassa i 3 dollari. 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