{"id":16220,"date":"2010-12-14T00:00:00","date_gmt":"2010-12-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-nuovo-patto-di-stabilita-e-il-futuro-delleuro\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:23","slug":"il-nuovo-patto-di-stabilita-e-il-futuro-delleuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/12\/il-nuovo-patto-di-stabilita-e-il-futuro-delleuro\/","title":{"rendered":"Il nuovo patto di stabilit\u00e0 e il futuro dell\u2019euro"},"content":{"rendered":"<p>Il Consiglio europeo che si svolge alla fine di questa settimana avr\u00e0  un impatto rilevante sull\u2019evoluzione della crisi in corso nell\u2019area euro, anche se pi\u00f9 a medio termine che nell\u2019immediato. I dossier pi\u00f9 importanti all\u2019ordine del giorno ruotano attorno ai nuovi meccanismi di governance europea e di gestione delle crisi. L\u2019area dell\u2019euro si trova di fronte a un fondamentale crocevia. La sua stabilit\u00e0 finanziaria e macroeconomica ha bisogno tanto di una nuova disciplina di bilancio quanto di una maggiore integrazione e crescita economica. Servono nuovi e pi\u00f9 adeguati meccanismi di governance.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 risorse<\/b><br \/>Un primo tema chiave del prossimo Consiglio riguarda le crisi dei debiti sovrani dei paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0. Gli interventi di salvataggio, prima della Grecia e pi\u00f9 recentemente dell\u2019Irlanda, non hanno impedito la diffusione del contagio. Anche paesi come Italia e Belgio rischiano di essere pesantemente coinvolti. La crisi \u00e8 in effetti divenuta sistemica, e ci\u00f2 che pi\u00f9 preoccupa i mercati \u00e8 il tentativo in atto &#8211; piuttosto confuso &#8211; di trasferire parte del rischio dei debiti sovrani dai governi agli investitori. <\/p>\n<p> Per cercare di arginare il contagio sono necessarie politiche nazionali di rigore in grado di correggere gli squilibri strutturali accumulati in questi anni. Ma occorrono anche le risorse e la liquidit\u00e0 per fare in modo che il ripianamento del debito non venga compromesso da processi deflazionistici. A questo riguardo i fondi di intervento oggi a disposizione, pari a circa 750 miliardi &#8211; la somma dei 440 miliardi dell\u2019<i>European Financial Stability Facility<\/i> (Efsf) costituito dai paesi dell\u2019euro, dei 60 miliardi dell\u2019<i>European Financial Stabilisation Mechanism <\/i>(Efsm) gestito dalla Commissione, e dei 250 miliardi del Fondo monetario internazionale (Fmi) &#8211; sono giudicati insufficienti dai mercati.<\/p>\n<p><b>Il no della Merkel<\/b><br \/>Sarebbe quindi importante accrescere risorse e liquidit\u00e0, come richiesto anche dal presidente della Banca centrale europea (Bce) Jean Claude Trichet e dal capo della Banca centrale tedesca (Bundesbank), Axel Weber. La stessa Commissione europea, tramite il commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn, ha proposto il raddoppiamento delle risorse a disposizione.<\/p>\n<p>Spetter\u00e0 alla riunione del Consiglio di fine settimana fornire risposte su questo tema, anche se le attese della vigilia sono state raffreddate da un primo, secco no pronunciato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Il risultato sarebbe comunque paradossale: una netta chiusura su questo fronte da parte dei governi della zona euro costringerebbe la Bce ad offrire sempre pi\u00f9 liquidit\u00e0 alle banche e alle economie europee, anche attraverso l\u2019acquisto di titoli di stato dei paesi in difficolt\u00e0, nell\u2019ipotesi &#8211; oggi data pressoch\u00e9 per scontata &#8211; che i mercati continuino a rifiutare le risorse liquide richieste.<\/p>\n<p><b>Proposta Junker-Tremonti <\/b><br \/>Le recenti turbolenze finanziarie hanno dimostrato come un meccanismo efficace per la gestione delle crisi sia un complemento necessario agli schemi di sorveglianza e prevenzione della governance europea. Su questo fronte \u00e8 stata gi\u00e0 decisa l\u2019istituzione di un meccanismo europeo permanente di risoluzione delle crisi (<i>European Stability Mechanism<\/i>, Esm) che sostituir\u00e0 lo strumento di gestione delle crisi esistente &#8211; la Efsf &#8211; in scadenza nel 2013. Il Consiglio europeo \u00e8 chiamato ora a valutare le necessarie modifiche ai Trattati, che verranno proposte dal Presidente Van Rompuy, per varare l\u2019Esm, e a definire una serie di contenuti dello stesso meccanismo.<\/p>\n<p>La Germania vorrebbe imporre un meccanismo salva Stati che preveda un default semiautomatico dei paesi, che scarichi sugli investitori, soprattutto privati, una parte importante dei costi e delle responsabilit\u00e0 dei salvataggi. Dall\u2019altro vi sono proposte, come ad esempio quella avanzata dal presidente dell\u2019Eurogruppo Jean Claude Junker e dal ministro dell\u2019economia italiano Giulio Tremonti, che auspicano la creazione di una Agenzia europea per il debito per mettere in comune una parte della gestione del debito pubblico dei diversi Stati (fino al 40% del prodotto interno lordo della Ue e dei singoli Stati), da finanziare attraverso una massiccia emissione di eurobond.<\/p>\n<p><b>Gestione delle crisi<\/b><br \/>Un compromesso tra queste due posizioni, decisamente agli antipodi, \u00e8 gi\u00e0 stato raggiunto a fine novembre. Per realizzare una rete di sicurezza permanente per gli stati in caso di crisi \u00e8 necessario conciliare l\u2019assistenza ai paesi in difficolt\u00e0 e l\u2019esigenza di non disincentivare l\u2019attuazione di politiche di bilancio sostenibili, anche per scongiurare fenomeni di \u2018moral hazard\u2019.<\/p>\n<p>Secondo le linee guida gi\u00e0 approvate, l\u2019Esm fornir\u00e0 l\u2019assistenza agli Stati solo in casi di difficolt\u00e0 grave, quando l\u2019accesso al mercato non \u00e8 pi\u00f9 possibile o \u00e8 troppo costoso, condizionandola comunque a impegni di risanamento particolarmente severi. Si prevede un coinvolgimento dei privati nei costi dei salvataggi, ma solo caso per caso e quindi da lasciare alla discrezionalit\u00e0 della politica e non agli automatismi, come avrebbe voluto il governo tedesco.<\/p>\n<p>Toccher\u00e0 al Consiglio ratificare i contenuti del futuro meccanismo, discutendo ulteriori dettagli e fissando una serie di paletti.<\/p>\n<p><b>Debolezze della governance<\/b><br \/>Va ricordato che il vertice europeo di questa settimana \u00e8 il punto di arrivo di un intenso confronto su proposte di riforma che hanno riguardato l\u2019intero complesso della governance economica europea, sulla base di un lavoro preparatorio condotto per diversi mesi sia dalla Commissione europea sia dalla task force guidata da Herman Van Rompuy. La crisi economico-finanziaria e, pi\u00f9 di recente, la crisi dell\u2019euro hanno infatti messo a nudo l&#8217;inadeguatezza dei meccanismi di sorveglianza europei nel prevenire e correggere l&#8217;esplosione dei debiti sovrani, nonch\u00e9 gli squilibri commerciali e i divari di competitivit\u00e0 tra i paesi membri dell\u2019area dell\u2019euro.<\/p>\n<p>Sono due,in particolare, le aree di maggiore debolezza emerse:  il Patto di stabilit\u00e0 e crescita non \u00e8 riuscito a garantire, com\u2019era tra i suoi obiettivi, il sostanziale equilibrio dei bilanci pubblici dei paesi membri; i meccanismi di aggiustamento non hanno saputo evitare l\u2019accumulazione di significativi squilibri macroeconomici tra i paesi dell\u2019area euro, che poi si sono trasformati in disavanzi pubblici altrettanto rilevanti, determinando tensioni sui mercati finanziari.<\/p>\n<p>Per porre riparo a queste carenze degli strumenti di governance economica il Consiglio europeo ha avviato e approvato in questi mesi alcune prime importanti proposte di modifica. Il progetto di riforma passer\u00e0 ora attraverso un pi\u00f9 complesso processo legislativo, che coinvolger\u00e0 anche il Parlamento europeo e durera\u2019 fino alla met\u00e0 del prossimo anno. Sono gi\u00e0 riconoscibili le novit\u00e0 pi\u00f9 importanti, legate pi\u00f9 o meno direttamente alle due aree deboli della governance economica dei paesi dell&#8217;euro prima richiamate.<\/p>\n<p><b>Nuovo Patto di stabilit\u00e0 <\/b><br \/>Il primo gruppo di riforme riguarda la governance delle politiche fiscali e di bilancio, che ha rappresentato fin dall\u2019inizio il fulcro del Patto di stabilit\u00e0 e crescita europeo. Per quanto riguarda gli squilibri di finanza pubblica, tutti i paesi dovranno concordare ex ante obiettivi di bilancio di medio termine e, fino al loro raggiungimento, contenere la crescita della spesa pubblica al di sotto della crescita di medio termine del Prodotto interno lordo (Pil). Per determinare la sostenibilit\u00e0 della crescita della spesa pubblica verr\u00e0 utilizzato, come punto di riferimento, un prudente tasso di crescita economica di medio termine.<\/p>\n<p>L\u2019altra novit\u00e0 \u00e8 nella parte correttiva degli squilibri. Accanto alla soglia del deficit (3% del Pil) viene ora introdotto il calcolo dello stock di debito pubblico, che deve convergere pi\u00f9 o meno velocemente al 60% del Pil. La proposta impone ai paesi che oltrepassano il limite del debito in termini di Pil (attualmente tutti i paesi dell\u2019euro, tranne Lussemburgo, Slovenia, Slovacchia e Finlandia) di ridurlo ogni anno in modo soddisfacente e a una ragionevole velocit\u00e0.<\/p>\n<p>La valutazione di questa velocit\u00e0 era stata stabilita dalla Commissione europea nella misura di un ventesimo della differenza tra il valore effettivo del debito e la soglia obiettivo stabilita del 60 per cento. Per ora non \u00e8 stata approvata, ma nel vertice di questa settimana si potrebbe arrivare alla definizione di un criterio quantitativo di rientro.<\/p>\n<p>Anche in questa nuova versione del Patto di stabilit\u00e0 e crescita si prevedono sanzioni pi\u00f9 severe e di contenuto vario, da applicare in modo pi\u00f9 rapido del passato, anche se non in modo automatico, come avrebbero voluto alcuni paesi tra cui la Germania.<\/p>\n<p><b>Squilibri macroeconomici<\/b><br \/>Un secondo punto chiave del progetto di nuova governance dell\u2019economia europea riguarda la prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici. I provvedimenti in questo ambito rispondono alla pi\u00f9 importante lezione della crisi: la disciplina fiscale, associata a inflazione bassa e stabile, non \u00e8 sufficiente a garantire la stabilit\u00e0 macro-finanziaria in generale, in presenza di paesi con gravi squilibri nel settore privato (vedi i casi di Spagna e Irlanda).<\/p>\n<p>I regolamenti proposti prevedono una \u201ctabella\u201d (<i>scoreboard<\/i>) composta da \u201cun insieme di indicatori macroeconomici e macrofinanziari\u201d volti a identificare gli squilibri che gravano sull&#8217;economia di uno Stato membro o dell&#8217;Unione. Il raggiungimento di livelli di allarme dovrebbe dar luogo a una successione di esami e raccomandazioni che potrebbero concludersi con l&#8217;apertura di una \u201cprocedura per squilibrio eccessivo\u201d. <\/p>\n<p> Oltre alla prevenzione e correzione degli squilibri macroeconomici, la Commissione ritiene necessaria anche la sorveglianza sull\u2019adozione di riforme strutturali, per facilitare il conseguimento degli obiettivi previsti nell\u2019ambito della strategia \u201cEuropa 2020\u201d (riguardanti l\u2019occupazione, l\u2019inclusione sociale, la ricerca e l\u2019innovazione, l\u2019istruzione, l\u2019energia e il cambiamento climatico) e per assicurarne la compatibilit\u00e0 con i vincoli macroeconomici e di bilancio.<\/p>\n<p> Una terza novit\u00e0 importante \u00e8, infine, l\u2019istituzione del cosiddetto semestre europeo (coincidente con il primo semestre di ogni anno) finalizzato al coordinamento ex ante delle politiche economiche nazionali, sia di bilancio sia strutturali. La valutazione delle politiche economiche in sede europea avverrebbe prima che le manovre di bilancio vengano sottoposte al vaglio dei parlamenti nazionali, affinch\u00e9 gli inviti e le eventuali raccomandazioni provenienti dal Consiglio dei ministri dell\u2019Ue possano essere integrati nei documenti nazionali oggetto della discussione parlamentare.<\/p>\n<p><b>Governance asimmetrica<\/b><br \/>Sono molte, dunque, le novit\u00e0 importanti in via di approvazione. Un dubbio di fondo riguarda tuttavia la possibile asimmetria nell\u2019applicazione di questi nuovi meccanismi di governance.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 infatti un gruppo di paesi, guidato dalla Germania, che imputando la crisi in corso principalmente alla sregolatezza delle politiche economiche messe in atto, in particolare in campo fiscale, da alcuni stati membri, vorrebbe riversare gli oneri di aggiustamento soprattutto sui paesi in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Di qui la volont\u00e0 di incentrare l\u2019applicazione della nuova governance sull\u2019austerit\u00e0 fiscale e sui maggiori controlli e sanzioni, anch\u2019essi in larga parte  basati sulle politiche di bilancio dei singoli paesi. Vista la preminenza dei paesi che appoggiano questa interpretazione, vi \u00e8 il rischio che tale approccio finisca per prevalere.<\/p>\n<p>Tanto pi\u00f9 che gli indicatori macroeconomici alla base della correzione degli squilibri  sono ancora da definire, a conferma della particolare difficolt\u00e0 di estendere il processo di sorveglianza anche ai campi della macroeconomia e della crescita, della prevenzione e correzione degli squilibri nell\u2019area euro.<\/p>\n<p>L\u2019individuazione delle situazioni che richiedono la correzione di uno squilibrio macroeconomico, d\u2019altra parte, \u00e8 problematica sia concettualmente sia in sede di attuazione pratica. La stessa definizione di possibili \u201csquilibri\u201d, cos\u00ec come quella degli strumenti pi\u00f9 idonei a riassorbirli, richieder\u00e0 senza dubbio ulteriore tempo e approfondimenti.<\/p>\n<p>Ma andr\u00e0 fatto. Come messo in luce da pi\u00f9 parti, infatti, il ripristino della disciplina dei bilanci pubblici per quanto necessaria non sarebbe in grado di assicurare dinamiche di crescita adeguate a garantire la sostenibilit\u00e0 stessa dei debiti sovrani dell\u2019area euro. Un governo economico europeo interpretato nella sola direzione dell\u2019austerit\u00e0 fiscale rischierebbe di trasformare l\u2019Ue in un\u2019area ancor pi\u00f9 caratterizzata da debole domanda interna e cronica bassa crescita. Sono prospettive particolarmente negative e che complicherebbero oltremisura in particolare i risanamenti fiscali dei singoli paesi della zona euro oggi pi\u00f9 in difficolt\u00e0. Tra questi ultimi, purtroppo, figura anche l\u2019Italia, a causa dell\u2019alto indebitamento, della scarsa competitivit\u00e0 e della modesta capacit\u00e0 di crescita.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>S. Fagiolo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1610\" target= \"blank\"><b><u>La crisi dell&#8217;euro e il gioco d&#8217;azzardo della Merkel<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Consiglio europeo che si svolge alla fine di questa settimana avr\u00e0 un impatto rilevante sull\u2019evoluzione della crisi in corso nell\u2019area euro, anche se pi\u00f9 a medio termine che nell\u2019immediato. I dossier pi\u00f9 importanti all\u2019ordine del giorno ruotano attorno ai nuovi meccanismi di governance europea e di gestione delle crisi. 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