{"id":16230,"date":"2010-12-15T00:00:00","date_gmt":"2010-12-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/in-guerra-senza-uniforme\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:23","slug":"in-guerra-senza-uniforme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/12\/in-guerra-senza-uniforme\/","title":{"rendered":"In guerra senza uniforme"},"content":{"rendered":"<p>Le aziende private di sicurezza (<i>private security firms <\/i>&#8211; Psf) sono sempre pi\u00f9  presenti nelle regioni dove sono in atto conflitti armati. Ad avvalersi dei servizi delle Psf sono committenti molto diversi tra loro: dal governo americano a quello della Sierra Leone, dalla <i>British Petroleum <\/i>fino ai cartelli della droga colombiani. Il Dipartimento di Stato (Dod) americano, in particolare, si \u00e8 rivolto negli ultimi anni a questi operatori perch\u00e9 svolgessero funzioni, anche di carattere non strettamente militare, sia in Iraq che in Afghanistan. <\/p>\n<p>  <b>Guerrieri privati di ieri e di oggi <\/b><br \/>Il numero degli operatori privati impegnati oggi in aree di conflitto \u00e8 incomparabilmente pi\u00f9 alto che in qualsiasi altro momento della storia moderna. Nell\u2019area soggetta alla responsabilit\u00e0 del Comando militare americano per il Medio Oriente e l\u2019Asia Centrale (Centcom), ad esempio, si contavano alla fine del 2009 ben 250.000 operatori privati al servizio del Dipartimento della Difesa (Dod) degli Usa. <\/p>\n<p>Ma l\u2019aspetto quantitativo non \u00e8 il solo degno di nota. Quando si parla di \u201cmilitari privati\u201d, infatti, la mente corre all\u2019idea del mercenario, inteso come <i>singolo individuo <\/i>che combatte a scopo di lucro. Non \u00e8 questa, tuttavia, la realt\u00e0 di oggi. Gli operatori privati della sicurezza non agiscono come \u201ccani sciolti\u201d o \u201cmastini della guerra\u201d: sono invece organizzati in <i>aziende<\/i>. Per quanto sia senz\u2019altro vero che, anche in passato, i combattenti privati si siano strutturati in forme complesse &#8211; un esempio su tutti, le Compagnie di ventura &#8211; la forma aziendale \u00e8 sicuramente tipica dei nostri tempi.<\/p>\n<p> Il motivo per cui cos\u00ec tanti operatori privati sono impiegati nelle aree di conflitto dipende in larga misura dalle loro caratteristiche organizzative Un&#8217;azienda, infatti, \u00e8 capace di fornire servizi diversificati, spesso sofisticati, e su larga scala e &#8211; indipendentemente dalla qualit\u00e0 del servizio offerto, che pu\u00f2 essere lecito o meno &#8211; non \u00e8 un&#8217;entit\u00e0 pregiudizialmente squalificata sul piano legale e morale. Dunque, anche committenti che non penserebbero mai di ricorrere ai mercenari tradizionalmente intesi, possono trovare interessanti e facilmente accessibili i servizi offerti da un\u2019azienda di sicurezza privata. Anche altri vantaggi di tipo organizzativo e amministrativo &#8211; dalle modalit\u00e0 di assunzione e reclutamento alle condizioni contrattuali &#8211; non sono offerti da altre forme di organizzazione, o non nella stessa misura. La vecchia rete informale di relazioni tra \u201cmastini della guerra\u201d di certo non pu\u00f2 competere con una moderna azienda di sicurezza privata.<\/p>\n<p><b>Stati Uniti e aziende di sicurezza<\/b><br \/>Il committente pi\u00f9 importante sono senz\u2019altro gli Stati Uniti. Questi ultimi, infatti, si sono avvalsi della collaborazione delle aziende di sicurezza nell\u2019ambito di numerosi programmi e in diverse crisi e sia per impieghi in patria che all\u2019estero. Il Dod ha fatto ampio ricorso alle Psf sia in Iraq che in Afghanistan, anche se il rapporto tra militari e privati &#8211; almeno secondo i dati ufficiali &#8211; era di uno a uno gi\u00e0 ai tempi delle guerre nei Balcani.<\/p>\n<p>In Iraq, si \u00e8 passati dai 120.000 operatori privati del giugno 2009 ai 100.000 nel dicembre dello stesso anno, mentre nello stesso arco di tempo in Afghanistan il numero \u00e8 aumentato da circa 74.000 a 107.000. C&#8217;\u00e8 dunque un parallelismo tra il numero degli effettivi militari e quello del personale privato a contratto. Si tratta tuttavia di dati che non includono il personale in servizio per altri enti &#8211; americani e non, pubblici e privati &#8211; e quindi non riflettono in modo completo l\u2019incidenza delle aziende di sicurezza in questi contesti.<\/p>\n<p><b>Funzioni sensibili<\/b><br \/>\u00c8 anche importante ricordare che non tutti gli operatori privati sono dediti a funzioni di combattimento. La maggioranza, infatti, svolge attivit\u00e0 di supporto o logistiche. Per esempio, soltanto l\u201911-13% del personale privato impiegato dal Dod in Iraq si dedica a compiti di sicurezza in senso stretto (sorveglianza, protezione, scorta, ecc.). Si tratta comunque di un numero notevole: 11-13.000 individui in armi al servizio della pi\u00f9 grande potenza militare del mondo.<\/p>\n<p>Talvolta si evita di  distinguere tra funzioni militari e civili, come il catering o i servizi di lavanderia; tal altra viene invece assegnata a queste ultime una connotazione impropria, enfatizzandone il \u201ccarattere pacifico\u201d. \u00c8 bene non cadere in nessuno dei due equivoci: i vari compiti e servizi vanno considerati separatamente, hanno caratteristiche e implicazioni diverse, ma le funzioni di supporto spesso sono tutt&#8217;altro che neutre o pacifiche. Includono, infatti, anche attivit\u00e0 estremamente sensibili, come la manutenzione di sofisticati sistemi d\u2019arma, la gestione delle telecomunicazioni militari (pure di tipo riservato), e alcune funzioni di <i>intelligence <\/i>e analisi dei dati. Operatori privati sono stati impiegati nel carcere di Abu Ghraib, in Iraq, come specialisti in tecniche di interrogatorio. Alcuni  sono stati implicati anche nello scandalo delle torture del 2004.<\/p>\n<p>Anche la distribuzione dei pasti o la depurazione dell\u2019acqua sono parte integrante della macchina militare, anche se vengono affidate a personale non militare e sottoposte a una disciplina e a regole diverse. Se questo \u201cpassaggio di consegne \u201d delle funzioni di supporto non si rivela sempre vantaggioso dal punto di vista economico e operativo, ha comunque il vantaggio di ridurre la visibilit\u00e0 degli apparati militari dispiegati. Avrebbero potuto permettersi gli Stati Uniti di mandare 200.000 uomini dell\u2019esercito professionale in Iraq e altrettanti in Afghanistan? Il costo politico, ancor prima che quello economico, sarebbe stato probabilmente troppo alto.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>V. Briani: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1573\" target= \"blank\"><b><u>Lo strano caso dei bombardieri italiani in Afghanistan<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le aziende private di sicurezza (private security firms &#8211; Psf) sono sempre pi\u00f9 presenti nelle regioni dove sono in atto conflitti armati. Ad avvalersi dei servizi delle Psf sono committenti molto diversi tra loro: dal governo americano a quello della Sierra Leone, dalla British Petroleum fino ai cartelli della droga colombiani. 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