{"id":16290,"date":"2010-12-23T00:00:00","date_gmt":"2010-12-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/assedio-diplomatico-a-israele\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:21","slug":"assedio-diplomatico-a-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/12\/assedio-diplomatico-a-israele\/","title":{"rendered":"Assedio diplomatico a Israele"},"content":{"rendered":"<p>Il negoziato israelo-palestinese \u00e8 in stallo, ma di recente sono state intraprese diverse iniziative diplomatiche per ridare una prospettiva al processo di pace. L\u2019ultima proposta americana \u00e8 stata respinta da Israele, ma cresce la spinta verso un riconoscimento dello Stato palestinese nei territori occupati. \u00c8 un passo che hanno gi\u00e0 ufficialmente compiuto alcuni paesi dell\u2019America Latina. Anche l\u2019Autorit\u00e0 palestinese (Ap) ha cambiato strategia, puntando ad un maggiore coinvolgimento delle istituzioni multilaterali, a partire dalle Nazioni Unite. Israele \u00e8 allarmato da questi sviluppi che potrebbero portare a un suo isolamento e delegittimazione internazionale.<\/p>\n<p><b>Centralit\u00e0 dell\u2019Onu<\/b><br \/>A met\u00e0 dicembre i rappresentanti dei paesi arabi e dell\u2019Ap hanno annunciato di voler sottoporre al Consiglio di Sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite una risoluzione che condanna Israele per la costruzione di insediamenti nei territori occupati. Se la risoluzione venisse effettivamente presentata, potrebbe mettere in serio imbarazzo gli Stati Uniti, principali alleati di Israele, perch\u00e9 vi si afferma quanto sostenuto fino ad oggi dall\u2019amministrazione Obama, e cio\u00e8 che la presenza degli insediamenti nei territori occupati \u00e8 uno dei principali ostacoli alla creazione di uno Stato palestinese e al raggiungimento di una pace stabile.<\/p>\n<p>Questo episodio si colloca in un contesto di generale stallo dei negoziati tra israeliani e palestinesi, cui ha fatto da contraltare un certo attivismo della diplomazia internazionale. Da pi\u00f9 di due mesi e mezzo, infatti, i negoziati diretti tra israeliani e palestinesi sono fermi, nonostante le forti pressioni di Washington per una loro ripresa.<\/p>\n<p>A met\u00e0 novembre, l\u2019amministrazione Usa aveva presentato a Israele una proposta per uscire dall\u2019impasse, ma il governo israeliano, dopo tre settimane di accesa discussione, l\u2019ha respinta. Washington ha dovuto cos\u00ec prendere atto del fallimento della propria azione diplomatica e della necessit\u00e0 di proseguire tramite negoziati indiretti.<\/p>\n<p>Inizialmente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sembrava determinato a far approvare la proposta americana, ma ha poi fatto marcia indietro di fronte al rischio di provocare una crisi nella maggioranza di governo. Il rifiuto della proposta americana ha esposto Israele ad una serie di critiche sia da parte americana che da parte europea. In un discorso alla Brookings Institution lo scorso 10 dicembre, il Segretario di stato Usa Hillary Clinton ha usato parole sferzanti nei confronti del governo israeliano, ribadendo che anche i negoziati indiretti tra israeliani e palestinesi non potranno eludere lo spinoso nodo delle frontiere del futuro Stato palestinese. <\/p>\n<p>Il giorno precedente, 26 eminenti personalit\u00e0 europee (dall\u2019ex Alto rappresentante per la Pesc Javier Solana, all\u2019ex presidente della Commissione Romano Prodi, all\u2019ex presidente della Repubblica irlandese Mary Robinson) avevano invitato gli attuali vertici dell\u2019Ue ad adottare un atteggiamento pi\u00f9 duro confronti di Israele, fino alla richiesta di subordinare l\u2019avvio di nuovi negoziati al congelamento degli insediamenti. Tutto ci\u00f2, proprio mentre alcuni paesi dell\u2019America Latina &#8211; Brasile, Argentina, Uruguay e Bolivia &#8211; riconoscevano ufficialmente l\u2019esistenza di uno Stato palestinese nei territori occupati.<\/p>\n<p>Soprattutto quest\u2019ultima vicenda \u00e8 stata accolta con preoccupazione dal governo israeliano. Tale decisione, infatti, arriva in coincidenza con il pressing diplomatico dell\u2019Ap per un riconoscimento internazionale dello Stato palestinese.<\/p>\n<p><b>Nuovo approccio palestinese<\/b><br \/>Il dato pi\u00f9 significativo di questi ultimi mesi di stallo negoziale \u00e8 rappresentato proprio dal cambiamento di approccio della leadership palestinese nei confronti del processo di pace, un vero e proprio ribaltamento del paradigma degli Accordi di Oslo del 1993. A partire dagli anni Settanta e Ottanta, era stata l\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) ad assumere un ruolo predominante all\u2019interno del conflitto con Israele, con una progressiva diminuzione del coinvolgimento degli Stati arabi rispetto ai decenni precedenti. La dimensione bilaterale del conflitto aveva gradualmente preso il sopravvento su quella multilaterale. Tale cambiamento aveva trovato una conferma negli Accordi di Oslo, che erano scaturiti da una trattativa diretta tra Olp e governo israeliano, senza il coinvolgimento negoziale del mondo arabo.<\/p>\n<p>Il fallimento di 17 anni di negoziati, tuttavia, sta spingendo la leadership palestinese a riconsiderare il vecchio paradigma, con un graduale spostamento del processo di pace dall\u2019arena bilaterale, cui Oslo lo aveva consegnato, a quella multilaterale. \u00c8 in questa ottica che va letta la strategia della leadership palestinese di portare il conflitto con Israele su un palcoscenico a lei pi\u00f9 congeniale: quello della comunit\u00e0 internazionale e, in particolare, delle Nazioni Unite. Il primo ministro dell\u2019AP Salam Fayyad ha pi\u00f9 volte espresso l\u2019intenzione di dichiarare unilateralmente la nascita di uno Stato palestinese &#8211; una volta terminato il processo di costruzione dal basso delle strutture amministrative, economiche, di sicurezza proprie di un\u2019entit\u00e0 statuale &#8211; per poi chiederne alle Nazioni Unite il riconoscimento.<\/p>\n<p>Non stupisce quindi che Israele reagisca con disappunto e preoccupazione alle recenti decisioni della diplomazia sudamericana e alla bozza di risoluzione che Stati arabi e AP stanno preparando. Il governo israeliano pu\u00f2 certamente gioire per la decisione della Camera dei rappresentanti statunitense di votare all\u2019unanimit\u00e0, il 16 dicembre, una risoluzione in cui invita l\u2019amministrazione Obama a non riconoscere l\u2019esistenza di uno Stato palestinese dichiarata unilateralmente e a usare il proprio potere di veto nell\u2019ambito del Consiglio di sicurezza. Ma Netanyahu non pu\u00f2 non essere preoccupato per ci\u00f2 che far\u00e0 Washington nel caso in cui al palazzo di vetro si discuta una risoluzione che non affronti la questione del riconoscimento di uno Stato palestinese, ma si limiti alla formale condanna di Israele per il proseguimento della costruzione degli insediamenti.<\/p>\n<p><b>Le spine di  Netanyahu<\/b><br \/>L\u2019offerta statunitense che il governo israeliano ha respinto prevedeva, secondo fonti non ufficiali &#8211; l\u2019amministrazione americana non ha mai reso pubblici i dettagli della proposta &#8211; un pacchetto di aiuti militari molto cospicuo, la disponibilit\u00e0 Usa a porre il veto nel Cds dell\u2019Onu ad ogni risoluzione che potesse ledere gli interessi vitali di Israele e la conferma di una linea di fermezza sul nucleare iraniano. Il tutto in cambio di un impegno formale israeliano a prolungare il congelamento degli insediamenti in Cisgiordania per tre mesi, di una promessa informale a non proseguire la costruzione di nuove unit\u00e0 abitative a Gerusalemme est e della garanzia che il primo ministro israeliano Netanyahu avrebbe affrontato immediatamente con il presidente dell\u2019AP Abu Mazen la questione delle frontiere del futuro Stato palestinese.<\/p>\n<p>Un\u2019offerta certamente generosa, che Netanyahu ha cercato di far digerire ai suoi colleghi di governo intavolando complesse trattative. Alla fine, tuttavia, la proposta \u00e8 stata rifiutata, e il primo ministro israeliano ha scelto di lasciarla cadere per evitare una crisi di governo in un momento in cui la tenuta della maggioranza \u00e8 messa duramente alla prova dalla non facile convivenza tra partiti laici e religiosi. La proposta, infatti, costringeva il governo a confrontarsi con due temi molto delicati: da un lato, un nuovo congelamento degli insediamenti, fortemente osteggiato dai coloni e da una parte rilevante dell\u2019elettorato dei partiti della maggioranza; dall\u2019altro, l\u2019impegno a discutere di frontiere del futuro Stato palestinese appena i negoziati fossero ripresi. Questo aspetto, in particolare, avrebbe fatto emergere tutte le contraddizioni del governo israeliano, al cui interno non c\u2019\u00e8 accordo n\u00e9 sul futuro degli insediamenti al di fuori dei cosiddetti \u201cblocchi\u201d, cio\u00e8 le aree pi\u00f9 grandi e pi\u00f9 facilmente inglobabili in Israele, n\u00e9 sullo status di Gerusalemme.<\/p>\n<p>Mentre, dunque, il negoziato israelo-palestinese \u00e8 a un punto morto, la diplomazia internazionale si \u00e8 rimessa in movimento. E ora sono in molti a credere che le Nazioni Unite saranno presto chiamate ad assumersi un ruolo cruciale nel conflitto, stabilendo &#8211; a sessanta anni dalla storica decisione del 29 novembre 1947 che sanc\u00ec la nascita di uno Stato ebraico &#8211; la creazione di uno Stato palestinese.<\/p>\n<p>Tuttavia, anche se ci\u00f2 accadesse &#8211; certamente non accadr\u00e0 nell\u2019immediato futuro &#8211; continuerebbero a rimanere insolute tutte le questioni pi\u00f9 scottanti: i confini, lo status di Gerusalemme, il futuro dei rifugiati palestinesi; proprio quei temi, cio\u00e8, che i negoziati indiretti dovrebbero, teoricamente, affrontare a breve. La strada verso un accordo di pace resta ancora tutta in salita.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>A. Marzano: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1533\" target= \"blank\"><b><u>Il negoziato israelo-palestinese riparte in salita<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il negoziato israelo-palestinese \u00e8 in stallo, ma di recente sono state intraprese diverse iniziative diplomatiche per ridare una prospettiva al processo di pace. 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