{"id":1630,"date":"2006-07-24T00:00:00","date_gmt":"2006-07-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-difficile-ricerca-di-un-equilibrio-democratico\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:23","slug":"la-difficile-ricerca-di-un-equilibrio-democratico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/07\/la-difficile-ricerca-di-un-equilibrio-democratico\/","title":{"rendered":"La difficile ricerca di un equilibrio democratico"},"content":{"rendered":"<p>La definizione della Russia come managed democracy \u00e8 ormai superata da quella di sovereign democracy. La Russia sovrana di oggi ha ritrovato  fiducia in se stessa, nella propria compattezza interna, nel suo orgoglio nazionale, nella sua economia che negli ultimi sei-sette anni \u00e8 cresciuta a un ritmo medio annuo del 6 per cento. Questa forza interna si traduce sul piano internazionale nella ricerca di indipendenza, di autonomia di ruolo e nel ritrovato dinamismo \u201cmultivettoriale\u201d ed euro-asiatico della sua politica estera. La Russia concepisce oggi il suo rapporto con l\u2019Occidente in termini di cooperazione, anzich\u00e9 di integrazione.<\/p>\n<p>Sarebbe semplicistico ritenere che tutto ci\u00f2 sia solo il frutto della congiuntura economica, legata all\u2019andamento dei prezzi del petrolio. La svolta russa ha radici pi\u00f9 profonde. \u00c8 il frutto di una strategia di ricostruzione dello Stato russo che il presidente Putin ha intuito fosse il suo principale mandato. I russi guardano ormai agli anni Novanta come a un periodo di tempi torbidi, caos, debolezza  interna e  conseguente  perdita di rispetto internazionale verso il loro paese. Non tornerebbero mai indietro e sostengono a stragrande maggioranza l\u2019attuale Presidente che ha riportato ordine, stabilit\u00e0 e crescita. Questo \u00e8 un dato  che l\u2019Occidente ancor prima di accettare, dovrebbe innanzitutto capire.<\/p>\n<p><b>Il pessimismo russo<\/b><br \/>Le risposte dell\u2019Occidente al nuovo corso russo appaiono spesso emotive. Le nostalgie del periodo eltsiniano non hanno una giustificazione razionale. Gli anni Novanta non hanno visto fiorire in Russia una democrazia liberale di tipo occidentale, n\u00e9 si poteva pretendere che ci\u00f2 accadesse cancellando d\u2019improvviso secoli di storia nazionale e cultura politica russe. Il sistema politico eltsiniano era un misto di nuovo pluralismo, di oligarchia e di monarchia; sul piano internazionale la Russia di Eltsin, dopo i primi anni di romanticismo kozyreviano, ripudi\u00f2 ben presto l\u2019opzione occidentale e non mancarono i momenti di crisi (\u201cpace fredda\u201d, Cecenia, allargamento della Nato, Kosovo). <\/p>\n<p>Il \u201crusso pessimismo\u201d attuale \u00e8 anch\u2019esso in gran parte irrazionale. Il neo-autoritarismo russo non rappresenta, comunque, un semplice ritorno al passato, in quanto il sistema nel suo complesso rimane ibrido, riconcilia il controllo statale dei principali assets del potere con gli spazi autonomi per la classe media emergente e almeno una parte della societ\u00e0 civile. <\/p>\n<p>Sul piano internazionale, malgrado le nostre giustificate frustrazioni sulla Bielorussia e le preoccupazioni sull\u2019Ucraina, le relazioni tra Russia e Occidente hanno  realizzato progressi costanti: \u00e8 cresciuto il rapporto Nato-Russia dopo il Vertice di Pratica di Mare (2002), la Russia e l\u2019Unione Europea hanno posto le basi per una collaborazione ad ampio raggio (i \u201cquattro spazi\u201d, economia, politica estera, affari interni\/giustizia, cultura) che trover\u00e0 riflesso nell\u2019accordo che l\u2019anno prossimo dovr\u00e0 succedere all\u2019attuale Pca (Partnership and Cooperation Agreement). <\/p>\n<p>Le ambizioni di Mosca nell\u2019estero vicino giustamente ci preoccupano, ma quest\u2019area non \u00e8 pi\u00f9 da anni un blocco monolitico: i paesi del Guam (Georgia, Ucraina, Azerbaijan, Moldavia) non sono disposti a restare nell\u2019orbita esclusiva di Mosca, ma guardano a Ovest e saranno in ci\u00f2 agevolati dall\u2019oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan; il Kazakhstan guarda allo stesso tempo in tre diverse direzioni (Mosca, Washington e Pechino); in Asia centrale la Russia deve accettare il condominio con la Cina attraverso l\u2019Organizzazione di Shanghai; l\u2019Ue e la Nato impegnano regolarmente nel dialogo politico i paesi del Caucaso e dell\u2019Asia Centrale.<\/p>\n<p><b>Solidariet\u00e0 e interdipendenza<\/b><br \/>L\u2019Occidente deve saper giudicare la Russia e il rapporto che ha con essa con misura e realismo (ma non Realpolitik). Ambizioni eccessive da parte nostra &#8211; come quella di vedere una Russia nel breve periodo pienamente convergente  con l\u2019Occidente sul piano dei valori democratici &#8211; creerebbero un\u2019asimmetria di aspettative nel rapporto e inutili frustrazioni. La nostra priorit\u00e0 deve essere quella di consolidare con la Russia solidariet\u00e0 e interdipendenze di fatto nella soluzione di problemi concreti (sicurezza energetica, investimenti, terrorismo, non proliferazione, lotta alla criminalit\u00e0 organizzata e narcotraffico) e mantenere il pi\u00f9 possibile aperti i canali di contatto tra le rispettive societ\u00e0 (l\u2019accordo Ue-Russia sui visti va in questa direzione). <\/p>\n<p>Un approccio \u201cneo-funzionalista\u201d pu\u00f2 contribuire a porre le basi all\u2019interno della Russia per una graduale e spontanea convergenza democratica con noi, che deve restare un nostro auspicio di lungo termine. La stessa dose di realismo  \u00e8 necessaria anche da parte russa. La Russia dovr\u00e0 dimostrare all\u2019Occidente di saper e voler utilizzare la ritrovata sovranit\u00e0 per rivestire un ruolo di stakeholder responsabile nel sistema internazionale, il che significa anche saper essere sensibile alle preoccupazioni dell\u2019Occidente, incluso quelle di carattere normativo. L\u2019Iran e la sicurezza energetica sono i test principali pi\u00f9 immediati sui quali si potr\u00e0 verificare la fattibilit\u00e0 di una partnership basata su un approccio  pragmatico e realista, ma non di fredda Realpolitik.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La definizione della Russia come managed democracy \u00e8 ormai superata da quella di sovereign democracy. 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