{"id":16310,"date":"2010-12-28T00:00:00","date_gmt":"2010-12-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-sfida-nabucco-south-stream-tra-geopolitica-e-dinamiche-di-mercato\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:21","slug":"la-sfida-nabucco-south-stream-tra-geopolitica-e-dinamiche-di-mercato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/12\/la-sfida-nabucco-south-stream-tra-geopolitica-e-dinamiche-di-mercato\/","title":{"rendered":"La sfida Nabucco-South Stream tra geopolitica e dinamiche di mercato"},"content":{"rendered":"<p>Molti osservatori erano convinti che la seconda met\u00e0 del 2010 sarebbe stato il momento della svolta per la lunga sfida sul cosiddetto \u201ccorridoio meridionale\u201d, ovvero la rete di pipeline che dovrebbe rifornire di gas naturale l\u2019Europa centrale e meridionale. Si sbagliavano: l&#8217;aspra competizione in atto, a partire almeno dal 2007, tra i due gasdotti rivali Nabucco e South Stream per il trasporto delle risorse del bacino del Caspio e la conquista di fette dei lucrosi mercati energetici europei, appare quanto mai aperta ed incerta. Il contrasto di interessi tende peraltro a intrecciarsi, e confondersi, con una contesa geopolitica d&#8217;altri tempi: Nabucco \u00e8 infatti appoggiato politicamente dalla Commissione Europea e dagli Stati Uniti, mentre South Stream \u00e8 frutto di una joint-venture tra il gigante russo Gazprom ed Eni (a cui si dovrebbe presto aggiungere la francese Edf). A seguire con interesse e preoccupazione la disputa sono in particolare Casa Bianca e  Pentagono, come risulta anche dai cablogrammi diffusi dal sito Wikileaks.<\/p>\n<p><b>Dubbi crescenti su entrambi i fronti<\/b><br \/>La situazione dei due progetti \u00e8 in realt\u00e0 molto diversa da quanto anticipato. Nabucco, nonostante il forte sostegno politico e il prospettato appoggio economico di importanti istituzioni finanziarie internazionali, manca ancora del requisito pi\u00f9 importante, ovvero l\u2019accesso a sufficienti riserve di gas. Al momento, l\u2019unico fornitore sicuro \u00e8 l\u2019Azerbaigian, che ha per\u00f2 mostrato una crescente irritazione per i ritardi del progetto e guarda a Mosca e a Teheran come credibili alternative. Escluso da tempo l\u2019Iran per motivi politici, il consorzio punta ad assicurarsi forniture dai pozzi turkmeni ed iracheni ma, per ragioni diverse, l\u2019accesso a tali fonti sembra poco probabile nel breve periodo.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, South Stream non se la passa granch\u00e9 meglio. Fortemente voluto da diversi settori dell\u2019establishment politico russo, il progetto appare sempre pi\u00f9 discutibile da un punto di vista economico. Prevede infatti la costruzione di una costosa pipeline sottomarina nel Mar Nero e la capacit\u00e0 di 63 miliardi di metri cubi (Mmc) &#8211; necessaria per realizzare adeguate economie di scala e bilanciare cos\u00ec gli enormi costi fissi di costruzione &#8211; sembra eccessiva, data la forte diminuzione del consumo europeo di gas. I diversi tentativi di coinvolgere una compagnia tedesca (negli ultimi mesi sono circolati i nomi di Rwe e Wintershall) sono un altro indizio delle difficolt\u00e0 che attraversa il consorzio. E i disaccordi emersi in diverse occasioni tra Eni e Gazprom non aiutano ovviamente un regolare sviluppo del progetto.<\/p>\n<p><b>La dura legge del mercato<\/b><br \/>Chi interpreta la competizione tra i due gasdotti in termini geopolitici trascura un punto molto importante: gli ostacoli che impediscono ai gasdotti di vedere la luce non sono di matrice politica. Sia Nabucco sia South Stream hanno infatti ricevuto l\u2019approvazione da tutti i governi coinvolti nei progetti e le difficolt\u00e0 dei due consorzi sono piuttosto di natura economica, legate a specifiche dinamiche dei mercati del gas a livello regionale e globale.<\/p>\n<p>In primo luogo, la Grande Recessione ha drammaticamente ridotto il consumo di gas in Europa e la sua ripresa \u00e8 pi\u00f9 lenta del previsto. L&#8217;ultima versione degli scenari energetici da qui al 2030 (<a href= \"http:\/\/ec.europa.eu\/clima\/documentation\/docs\/trends_to_2030_update_2009_en.pdf\" target= \"blank\"><b><u>EU Energy Trends to 2030<\/u><\/b><\/a>) pubblicata dalla Commissione europea prevede che la produzione di calore ed elettricit\u00e0 da gas naturale cresca solo marginalmente in termini assoluti e che il suo contributo al consumo totale di energia in Europa diminuisca dal 25.9% al 24.3%. Nonostante gli indiscutibili benefici del gas a livello tecnologico, economico ed ambientale, le gi\u00e0 esistenti centrali nucleari e a carbone stanno continuando a provvedere il \u201ccarico di base\u201d, ovvero la quota di consumo energetico non soggetta a fluttuazioni giornaliere e stagionali. Contemporaneamente, il bisogno di fonti energetiche intermittenti nei periodi di picco della domanda \u00e8 sempre pi\u00f9 soddisfatto da fonti rinnovabili, isolate da dinamiche di mercato grazie a generosi sussidi e tariffe preferenziali.<\/p>\n<p>In secondo luogo, l\u2019industria del gas sta attraversando una profonda trasformazione strutturale dovuta allo sfruttamento su larga scala, negli Stati Uniti, dello <i>shale  gas<\/i>, il gas naturale estratto da particolari tipi di rocce. Ci\u00f2 ha causato un aumento dell&#8217;offerta a livello globale, che ha portato, fra l&#8217;altro, al ricollocamento in Europa di larghe quantit\u00e0 di gas naturale liquefatto (Gnl) prodotte prevalentemente in America Latina e Qatar e inizialmente destinate al mercato statunitense.<\/p>\n<p>Questo fenomeno, unito alle speculazioni sull&#8217;estrazione di <i>shale gas<\/i> anche  in Europa (il che \u00e8 peraltro improbabile che avvenga in quantit\u00e0 significative), ha depresso i prezzi <i>spot <\/i>sul mercato europeo, riducendo la domanda di gas trasportato da pipeline al livello minimo concordato nei contratti a lungo termine. Diverse compagnie europee hanno persino domandato a Gazprom e ad altri fornitori di diminuire i prezzi o le quantit\u00e0 minime da acquistare, incontrando &#8211; a riprova della seriet\u00e0 della situazione &#8211; un inusuale atteggiamento conciliante.<\/p>\n<p><b>Fattore ucraino<\/b><br \/>In aggiunta a tutto ci\u00f2, la mutata situazione politica in Ucraina ha ulteriormente messo in questione la ragione economica dei due gasdotti. Con il presidente pro-russo Viktor Yanukovich solidamente al potere, \u00e8 ora improbabile che le ricorrenti dispute sui pagamenti tra Kiev e Mosca si aggravino al punto da causare una nuova \u201cchiusura dei rubinetti\u201d, come avvenuto nel 2006 e nel 2009. Si \u00e8 fatto pertanto meno pressante l&#8217;interesse ad aggirare il territorio ucraino, su cui transita l\u201980% delle esportazioni di gas russo verso l\u2019Europa.<\/p>\n<p>L\u2019eliminazione di oscure societ\u00e0 intermediarie negli affari tra Gazprom e l\u2019operatore dei gasdotti ucraini Naftogaz, negoziata nell&#8217;ottobre 2008 dall\u2019allora primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko, ha contribuito a semplificare le relazioni contrattuali tra l\u2019opaco settore energetico ucraino e i partner stranieri, rendendo le dispute meno frequenti. Inoltre, Gazprom sta lavorando da mesi ad una fusione con la stessa Naftogaz, che risolverebbe in maniera definitiva il problema, conferendo a Mosca un pieno controllo sulla rete gassifera ucraina.<\/p>\n<p><b>Dilemma del prigioniero<\/b><br \/>I due consorzi rivali e i loro sponsor politici si trovano perci\u00f2 di fronte al pi\u00f9 classico \u201cdilemma del prigioniero\u201d: sia la Russia sia la complessa rete intergovernativa che promuove Nabucco sono pronte a sussidiare i rispettivi progetti, ma entrambi subirebbero una perdita netta qualora entrambi i gasdotti siano completati. \u00c8 probabile quindi che la sfida tra Nabucco e South Stream continui per qualche tempo ad attraversare una fase interlocutoria, durante la quale ciascuno dei due progetti proceder\u00e0 lentamente, tenendo costantemente sott&#8217;occhio quanto avviene nel campo del rivale. Gli ingenti costi gi\u00e0 sostenuti, i grandi interessi in gioco e considerazioni di status e prestigio da parte degli stati coinvolti complicano ulteriormente la situazione, rendendo entrambe le parti restie ad abbandonare la competizione.<\/p>\n<p>Un approccio realistico suggerirebbe di trattare la questione nel pi\u00f9 ampio contesto dei negoziati bilaterali tra Ue e Russia, il pi\u00f9 adatto per reciproche concessioni che consentano di arrivare a una soluzione concertata. Se ne \u00e8 in effetti discusso in vari contesti, sia formali che informali, come il recente summit russo-franco-tedesco di Deauville, ma non sembra, per il momento, che s&#8217;intenda intavolare una trattativa nelle sedi pi\u00f9 opportune ed impegnative.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>N. Sartori: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1615\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia, la Russia e gli equilibri energetici europei<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>N. Sartori: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1431\" target= \"blank\"><b><u>Retromarcia italiana su South Stream?<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>P. Du&#355;a: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1442\" target= \"blank\"><b><u>Passa per la Romania la terza via tra Nabucco e South Stream<\/u><\/b><\/a>  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti osservatori erano convinti che la seconda met\u00e0 del 2010 sarebbe stato il momento della svolta per la lunga sfida sul cosiddetto \u201ccorridoio meridionale\u201d, ovvero la rete di pipeline che dovrebbe rifornire di gas naturale l\u2019Europa centrale e meridionale. 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