{"id":16320,"date":"2010-12-29T00:00:00","date_gmt":"2010-12-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-triangolo-ue-russia-turchia-per-la-sicurezza-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:20","slug":"un-triangolo-ue-russia-turchia-per-la-sicurezza-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/12\/un-triangolo-ue-russia-turchia-per-la-sicurezza-europea\/","title":{"rendered":"Un triangolo Ue-Russia-Turchia per la sicurezza europea?"},"content":{"rendered":"<p>Nell&#8217;affrontare i problemi della sicurezza europea, l&#8217;Ue deve necessariamente fare i conti con le proposte e le iniziative degli altri attori con un ruolo rilevante nel contesto continentale. Recentemente hanno destato grande interesse, in particolare, l\u2019attivismo diplomatico turco e la proposta russa di una nuova architettura di sicurezza per l\u2019Europa. C&#8217;\u00e8 anzi chi ritiene che stia emergendo in Europa  una struttura tripolare basata su Ue, Russia e Turchia. Se \u00e8 cos\u00ec, come deve agire l\u2019Unione per rafforzare sicurezza e stabilit\u00e0 nel Vecchio Continente? Un interessante contributo al dibattito \u00e8 fornito dal recente studio dello European Council of Foreign Relations (Ecfr) \u201cThe Spectre of a Multipolar Europe\u201d.<\/p>\n<p><b>L&#8217;illusione di un mondo post-moderno<\/b><br \/>Uno dei punti di forza dello studio dell&#8217;Ecfr \u00e8 la critica all\u2019illusione che, nel nuovo mondo multipolare, possa affermarsi pi\u00f9 facilmente la visione europea della sicurezza, basata su concetti quali l&#8217;interdipendenza, la condivisione della sovranit\u00e0 all\u2019interno di istituzioni internazionali, il multilateralismo, e il <i>soft power<\/i>. Si \u00e8 passati dall\u2019unipolarismo americano al multipolarismo, ma i vecchi e nuovi \u201cpoli\u201d &#8211; Stati Uniti, Russia, Cina, o magari Turchia e Brasile &#8211; continuano a concepire la sicurezza per lo pi\u00f9 in termini di sovranit\u00e0 nazionale, sfere di influenza, <i>hard power<\/i>. Quest&#8217;ultimo viene al massimo affiancato, non certo sostituito, dal <i>soft power<\/i>.<\/p>\n<p>La visione post-moderna dell\u2019Ue sembra insomma trovare scarso riscontro in un mondo multipolare che rimane sostanzialmente moderno anche nell\u2019era della globalizzazione. N\u00e9 il continente europeo fa eccezione. La politica della Russia, ad esempio, verso Georgia ed Ucraina, \u00e8 chiaramente rivolta al consolidamento di una sfera di influenza negli stati confinanti, per bilanciare l\u2019allargamento dell&#8217;Ue e della Nato. Allo stesso modo, la Turchia ha sviluppato negli ultimi anni una politica verso i propri vicini, dall\u2019Iran alla Bosnia, pi\u00f9 autonoma, non riconducibile alle direttrici tradizionali della sua proiezione esterna, l&#8217;appartenenza alla Nato e l\u2019integrazione nell&#8217;Ue.<\/p>\n<p> Prendere atto di questa situazione \u00e8 un buon punto di partenza per un&#8217;analisi realistica del ruolo dell\u2019Ue. Lo studio Ecfr si basa per\u00f2 sull\u2019assunto che l\u2019Ue costituisca gi\u00e0 ora un \u201cpolo\u201d del sistema europeo, cio\u00e8 un attore assimilabile, per unit\u00e0 di intenti e capacit\u00e0 di azione esterna, a due stati come Russia e Turchia. Tale assunto \u00e8 discutibile: la politica estera e di sicurezza dell&#8217;Ue \u00e8 ancora, in gran parte, un processo <i>in fieri<\/i>, nel quale competenze e istituzioni sovranazionali &#8211; come l\u2019Alto rappresentante, l\u2019Agenzia europea di difesa, il Servizio europeo di azione esterna &#8211; convivono con l\u2019azione autonoma dei governi nazionali. L&#8217;accordo Cameron-Sarkozy sulla politica di difesa \u00e8 solo l&#8217;esempio pi\u00f9 recente di quanto contino ancora i rapporti bilaterali che si sviluppano al di fuori del contesto istituzionale dell&#8217;Ue.<\/p>\n<p><b>Pregi di un dialogo tra Ue, Russia e Turchia<\/b><br \/>La peculiarit\u00e0 dell\u2019Ue va tenuta presente anche quando dall\u2019analisi si passa alle proposte per dare basi stabili alla cooperazione con Russia e Turchia sulle questioni di sicurezza. Lo studio Ecfr propone l\u2019avvio di un dialogo regolare, ancorch\u00e9 informale, tra Ue, Russia e Turchia su tutti i temi che riguardano la sicurezza paneuropea, a partire dai \u201cconflitti congelati\u201d in Caucaso ed Europa orientale e dalla sicurezza energetica. Germania e Russia avevano gi\u00e0 proposto un analogo dialogo tra Ue e Federazione Russa, ma lo studio Ecfr propone appunto che vi si includa anche la Turchia e che rappresentanti di altri stati europei o di organizzazioni come la Nato possano essere invitati a seconda dei temi discussi.<\/p>\n<p>Nell&#8217;agenda di questo dialogo triangolare, di volta in volta allargabile ad altri attori, dovrebbe innanzitutto figurare la progressiva eliminazione dei focolai di crisi nel Caucaso, in Transnistria e nei Balcani occidentali. Per ogni situazione conflittuale si dovrebbe elaborare uno specifico piano di azione. Se questo processo desse frutti, il passo successivo sarebbe la negoziazione di un trattato di sicurezza paneuropea. <\/p>\n<p>Il percorso suggerito dallo studio Ecfr ha un doppio pregio: prende la palla al balzo della proposta Medvedev per una nuova architettura di sicurezza in Europa, e porta la discussione dal piano astratto della negoziazione di un ambizioso trattato a quello concreto della cooperazione pratica sui focolai di crisi. Ogni situazione conflittuale ha una dinamica sua propria, ma tutte potrebbero risolversi pi\u00f9 facilmente, se le potenze regionali europee usassero congiuntamente la loro influenza.<\/p>\n<p>Se portasse alla definizione di una piattaforma condivisa per la gestione delle crisi e dei contrasti di interesse, un regolare dialogo a tre potrebbe inoltre contribuire a ridurre il rischio di cambiamenti repentini della politica estera di Russia e Turchia. Offrirebbe anche un terzo vantaggio: non ci sarebbe bisogno di creare l&#8217;ennesima organizzazione, che duplicherebbe inevitabilmente, per un verso o per l&#8217;altro, quelle esistenti. Se, come ipotizzato dall&#8217;Ecfr, il triangolo fosse flessibile e inclusivo, ci sarebbe spazio, per esempio, per una cooperazione con la Nato.<\/p>\n<p><b>Il carro davanti ai buoi<\/b><br \/>Un percorso del genere presenta per\u00f2 un vizio logico, che scaturisce da un problema reale. Lo studio afferma che il dialogo trilaterale di sicurezza spingerebbe l\u2019Ue a dotarsi di una strategia di sicurezza condivisa. \u00c8 piuttosto vero il contrario: l\u2019elaborazione di una strategia di politica estera e di sicurezza \u00e8 per l&#8217;Ue una pre-condizione per un efficace dialogo con interlocutori come la Russia e la Turchia, i cui vertici politico-istituzionali perseguono una strategia che risponde a determinati interessi nazionali.<\/p>\n<p>Come pu\u00f2 l\u2019Ue formulare proposte sulla soluzione delle crisi in Caucaso se mancano dei punti fermi per una politica comune verso la Russia? Cosa succederebbe se, caso tutt\u2019altro che improbabile, una proposta russa o turca dividesse la delegazione europea perch\u00e9 alcuni paesi dell\u2019Ue la approvano e altri no? A quel punto il dialogo invece di rafforzare il ruolo dell\u2019Unione ne segnerebbe piuttosto la crisi. Iniziare questo processo senza una chiara e definita piattaforma negoziale, una lista di priorit\u00e0, una serie di linee rosse da non oltrepassare, equivarrebbe a mettere il carro davanti ai buoi. Non ci si pu\u00f2 aspettare che la sola prospettiva di un dialogo con le controparti porti a un chiarimento interno all&#8217;Ue.<\/p>\n<p><b>Elaborazione strategica<\/b><br \/>Secondo lo studio, le \u00e9lite dei paesi Ue hanno opinioni sempre pi\u00f9 convergenti sulle minacce alla sicurezza nazionale e sulle politiche per farvi fronte. Se ci\u00f2 \u00e8 vero, \u00e8 allora opportuno lavorare all&#8217;elaborazione di una nuova Strategia di Sicurezza Europea (Ess), che ridefinisca interessi e obiettivi comuni alla luce dei grandi cambiamenti intervenuti da quando nel 2003 l&#8217;Ue elabor\u00f2 l\u2019attuale Ess. Importanti paesi europei come Francia e Gran Bretagna hanno tenuto conto di tali cambiamenti nella recente revisione delle loro strategie.<\/p>\n<p>Se una revisione strategica del genere avesse successo, darebbe impulso alla politica estera e di sicurezza dell\u2019Unione, e permetterebbe di avviare un dialogo a tre con Russia e Turchia non votato sin dall&#8217;inizio al fallimento. Se invece lo sforzo di elaborazione strategica naufragasse, l\u2019assenza di un dialogo di sicurezza paneuropeo sarebbe l\u2019ultimo dei problemi dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>A. Marrone: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1560\" target= \"blank\"><b><u>Doppio binario con Mosca<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1505\" target= \"blank\"><b><u> Analisi di ricercatori IAI sulla politica estera della Turchia<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>C. Merlini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1502\" target= \"blank\"><b><u>Usa ed Europa di fronte al nuovo corso della Turchia<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;affrontare i problemi della sicurezza europea, l&#8217;Ue deve necessariamente fare i conti con le proposte e le iniziative degli altri attori con un ruolo rilevante nel contesto continentale. Recentemente hanno destato grande interesse, in particolare, l\u2019attivismo diplomatico turco e la proposta russa di una nuova architettura di sicurezza per l\u2019Europa. 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