{"id":16330,"date":"2010-12-30T00:00:00","date_gmt":"2010-12-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-gruppo-di-visegrad-e-la-presidenza-ungherese-dellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:20","slug":"il-gruppo-di-visegrad-e-la-presidenza-ungherese-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/12\/il-gruppo-di-visegrad-e-la-presidenza-ungherese-dellue\/","title":{"rendered":"Il Gruppo di Visegrad e la presidenza ungherese dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Nel primo semestre del 2011 la presidenza di turno dell\u2019Ue sar\u00e0 detenuta dall\u2019Ungheria, nel secondo dalla Polonia: pu\u00f2 essere l&#8217;occasione per un rilancio del ruolo europeo dei paesi dell&#8217;Europa centrale, che negli ultimi tempi hanno avviato nuovi progetti di integrazione regionale rivolti ai paesi dei Balcani occidentali e a quelli dell\u2019Est Europa. Nel 2011 si celebra peraltro il ventennale di uno dei pi\u00f9 autorevoli club di paesi ex-socialisti: il Gruppo di Visegrad, costituito nel 1991 da Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia. La nuova leadership ungherese, in particolare, non fa mistero di voler utilizzare sia la presidenza semestrale dell\u2019Ue che le potenzialit\u00e0 del Gruppo di Visegrad per accrescere la sua proiezione internazionale. Dovr\u00e0 per\u00f2 fare i conti con la grave crisi economica interna, con le reazioni negative suscitate in Europa dalla nuova legge sui media recentemente varata dal governo di centro-destra e con le preoccupazioni dei vicini per alcune iniziative intraprese da Budapest per rafforzare i legami con le comunit\u00e0 ungheresi oltre frontiera.<\/p>\n<p><b>Il rilancio del Gruppo di Visegrad<\/b><br \/>Il 15 febbraio 1991 il primo ministro ungherese J\u00f3zsef Antall, il presidente cecoslovacco V\u00e1clav Havel e quello polacco Lech Wa&#322;&#281;sa si incontrarono nella localit\u00e0 ungherese di Visegr\u00e1d per realizzare una prima concreta iniziativa di cooperazione tra paesi in transizione dal socialismo reale. Visegr\u00e1d era stata scelta come sede dell\u2019incontro  in ricordo dell\u2019intesa sottoscritta dai re di Ungheria, Boemia e Polonia nel XIV secolo. Diventato <i>Visegrad Four<\/i> (V4)  nel 1993, dopo la divisione tra Repubblica Ceca e Slovacchia, questo club raccoglie circa 65 milioni di abitanti distribuiti su una superficie di oltre mezzo milione di chilometri quadrati.<\/p>\n<p>Gli incontri del Gruppo di Visegrad, la cui agenda \u00e8 gestita da una presidenza a rotazione, sono utili appuntamenti di dialogo tra paesi vicini, anche se negli ultimi anni, con lo sviluppo dei processi di integrazione dell\u2019Ue e della Nato, il ruolo del V4 \u00e8 passato in secondo piano. Nel 1999 il varo di un Fondo internazionale Visegr\u00e1d, con sede a Bratislava, sostenuto dai quattro paesi membri, ha dotato la cooperazione regionale anche di uno strumento finanziario, consentendo di avviare, tra l\u2019altro, importanti programmi di mobilit\u00e0 studentesca e di sostegno agli studi. Nel 2002, inoltre, si \u00e8 costituito, su iniziativa ungherese, un gruppo di lavoro per il coordinamento delle politiche energetiche, tutt\u2019ora attivo.<\/p>\n<p><b>Svolta a destra<\/b><br \/>Le elezioni che si sono svolte nei paesi del V4 nel 2010 hanno segnato una chiara  \u201csincronizzazione a destra\u201d della politica centro-europea.<\/p>\n<p>Ad aprile, in Ungheria, Viktor Orb\u00e1n, gi\u00e0 premier dal 1998 al 2002, ha vinto le elezioni politiche con oltre il 50% dei voti, conquistando 2\/3 dei seggi.  Orb\u00e1n ha cos\u00ec riportato al governo il centro-destra del \u201cFidesz-MPSz\u201d (l\u2019alleanza \u201ccivica\u201d e borghese dei \u201cgiovani liberali\u201d), ponendo fine al predominio dei socialisti durato otto anni (2002-2010).<\/p>\n<p>Nelle elezioni parlamentari di maggio, nella Repubblica Ceca, nonostante i socialdemocratici si siano affermati come primo partito (22%), il Partito Civico Democratico (20%) ha dato vita ad una coalizione di governo di centro-destra guidata dal suo leader, Petr Ne&#269;as. Analogamente in Slovacchia, dopo le elezioni parlamentari di giugno, la coalizione tra socialdemocratici e nazionalisti, che aveva sostenuto il governo di Robert Fico, ha lasciato il posto a un nuovo governo di centro-destra, guidato dalla cristiano-democratica Iveta Radi&#269;ova con la partecipazione del partito ungherese \u201cMost-H\u00edd\u201d.<\/p>\n<p> Alle elezioni presidenziali polacche di giugno, infine, Bronis&#322;aw Komorowski, il candidato di Piattaforma Civica (il partito del premier Donald Tusk), ha sconfitto Jaros&#322;aw Kaczy&#324;ski (gemello di Lech, il presidente scomparso alcuni mesi prima in un disastro aereo).<\/p>\n<p><b>Schiarita nei rapporti ungaro-slovacchi<\/b><br \/>Negli ultimi anni i rapporti regionali avevano conosciuto varie tensioni, in particolare tra Budapest e Bratislava. In Slovacchia la politica nazionalista del governo Fico nei confronti della minoranza ungherese aveva provocato ripetute crisi diplomatiche, nonostante i due paesi siano entrambi membri della Nato e dell&#8217;Ue.<\/p>\n<p>I primi atti del nuovo governo ungherese sono stati caratterizzati da un forte sostegno alle comunit\u00e0 di lingua e cultura magiara presenti nei paesi limitrofi, sia attraverso provvedimenti legislativi (come la concessione della cittadinanza per le popolazioni d\u2019oltre frontiera di lingua e origine ungherese) sia con atti simbolici, come l\u2019istituzione del giorno dell\u2019\u201cunit\u00e0 nazionale\u201d da celebrare il 4 giugno, in ricordo del trattato del Trianon del 1920. Per effetto di quel trattato, ancora oggi sono presenti consistenti comunit\u00e0 ungheresi nei paesi limitrofi, soprattutto in Romania (circa 1 milione e mezzo), Slovacchia (oltre mezzo milione), Serbia (quasi 400 mila), e Ucraina (oltre 150 mila). Nel novembre 2010 il governo ungherese ha convocato una Conferenza permanente magiara comprendente rappresentanti delle comunit\u00e0 ungheresi d\u2019oltreconfine.<\/p>\n<p>La svolta politica a Bratislava ha per\u00f2 facilitato l&#8217;avvio di un nuovo corso nei rapporti con Budapest, suggellato proprio dal vertice V4 tenutosi nella capitale magiara il 20 luglio scorso. Il passaggio della presidenza del gruppo dall\u2019Ungheria alla Slovacchia \u00e8 stata l\u2019occasione per un incontro fra i nuovi primi ministri ungherese e slovacco e per il rilancio del ruolo del club all\u2019interno dell\u2019Ue. A venti anni dalla sua fondazione, il gruppo di Visegrad d\u00e0 corpo al formato \u201cV4+\u201d, che assegna ai suoi membri il compito di favorire l\u2019integrazione euro-atlantica di altri paesi est e sud-europei, da quelli dei Balcani occidentali ai partner orientali.<\/p>\n<p><b>Squilibri economici<\/b><br \/>Il 6 e il 22 ottobre i ministri degli esteri dei V4 si sono incontrati per preparare la progressiva integrazione dei paesi dei Balcani occidentali nel gruppo di Visegrad (anche in vista dell&#8217;adesione all\u2019Ue). Questo processo potr\u00e0 essere facilitato dal fatto che nel 2011 la presidenza di turno dell\u2019Ue spetter\u00e0 prima all\u2019Ungheria e poi alla Polonia.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni i paesi di quest\u2019area hanno avuto bassi livelli di crescita economica, nonostante alcuni benefici indiretti dell\u2019impetuosa ripresa tedesca. Dal 2005 al 2009, secondo dati della Banca mondiale, il reddito annuo pro capite dell\u2019Ungheria \u00e8 aumentato da 10 a quasi 13 mila dollari, rimanendo superiore a quello della Polonia (12 mila), ma decisamente inferiore a quello della Repubblica Ceca (17 mila) e della Slovacchia (16 mila). Insieme alla negativa tendenza evidenziata dai dati del Pil e dell\u2019occupazione fin dal 2006, anche a livello monetario il fiorino ungherese ha subito svalutazioni pesanti (la pi\u00f9 grave nel marzo 2009, l\u2019ultima nel giugno 2010). I gravi squilibri macroeconomici e di bilancio espongono il paese al rischio di default.<\/p>\n<p>Subito dopo il suo insediamento, il nuovo governo Orb\u00e1n ha lanciato un piano di \u201causterit\u00e0 alternativa\u201d, rifiutando gli aiuti del Fondo monetario internazionale (Fmi) &#8211; che erano condizionati all&#8217;attuazione di una drastica terapia economica &#8211; e varando un pacchetto di misure di stampo populista: anzich\u00e9 tagliare salari, pensioni, sanit\u00e0 e istruzione, \u00e8 stata aumentata la tassazione sui profitti di banche e multinazionali. Un\u2019altra novit\u00e0 introdotta da Orban, questa volta in materia di politica estera, \u00e8 l\u2019apertura verso la Russia di Putin e Medvedev, da cui potrebbero provenire le risorse finanziarie necessarie a colmare la lacuna lasciata dagli investitori occidentali, per niente convinti dell&#8217;efficacia delle misure varate da governo.<\/p>\n<p><b>Un quadro a chiaroscuro<\/b><br \/>A questo quadro di luci ed ombre si \u00e8 aggiunta la legge sui media varata dal governo Orb\u00e1n il 20 dicembre, che molti osservatori e la stessa Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) considerano in contrasto con gli standard europei sulla libert\u00e0 di informazione. Non \u00e8 escluso che ne scaturiscano tensioni con l\u2019Ue proprio durante il semestre di presidenza ungherese.<\/p>\n<p>Le ambizioni del governo ungherese saranno dunque messe alla prova ben presto. La solidariet\u00e0 centroeuropea \u00e8 indubbiamente per Budapest un <i>atout <\/i>importante, come dimostrano i tentativi di rilancio del Gruppo di Visegrad, ma sia la questione delle minoranze ungheresi sia i problemi interni di cui si \u00e8 detto potrebbero creare nuove difficolt\u00e0 ed imbarazzi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>A. Carteny: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1480\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia e la tigre dei Balcani<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel primo semestre del 2011 la presidenza di turno dell\u2019Ue sar\u00e0 detenuta dall\u2019Ungheria, nel secondo dalla Polonia: pu\u00f2 essere l&#8217;occasione per un rilancio del ruolo europeo dei paesi dell&#8217;Europa centrale, che negli ultimi tempi hanno avviato nuovi progetti di integrazione regionale rivolti ai paesi dei Balcani occidentali e a quelli dell\u2019Est Europa. 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