{"id":16360,"date":"2011-01-02T00:00:00","date_gmt":"2011-01-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/medioriente-in-bilico\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:20","slug":"medioriente-in-bilico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/01\/medioriente-in-bilico\/","title":{"rendered":"Medioriente in bilico"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2010 si sono visti in Medio Oriente lenti e faticosi processi, che non hanno messo capo a nessuna soluzione dei conflitti in atto, o hanno prodotto solo situazioni instabili o incerte. I casi pi\u00f9 macroscopici sono l\u2019Iran e la Palestina. L\u2019Iran \u00e8 stato sottoposto a nuove e pi\u00f9 severe sanzioni internazionali, ma nessuna soluzione politica della crisi che contrappone l\u2019Iran agli occidentali e agli arabi moderati \u00e8 in vista. Il negoziato fra Israele e i palestinesi, avviato dall\u2019amministrazione Obama, non ha compiuto passi avanti e anche la mediazione dell\u2019Egitto tra i due gruppi palestinesi rivali, Fatah e Hamas, si \u00e8 conclusa con un nulla di fatto. Tuttavia, il cambio di approccio avviato dagli Usa potrebbe aprire qualche spiraglio per il 2011. \u00c8 necessario per\u00f2 che anche i principali alleati degli Usa promuovano politiche attive, senza limitarsi a contemplare l\u2019apparente protagonismo americano.<\/p>\n<p><b>Fronti aperti<\/b><br \/>Non meno deludente e problematica si \u00e8 rivelata l\u2019evoluzione in Iraq. Le elezioni parlamentari si sono tenute a marzo, ma solo in dicembre si \u00e8 arrivati alla formazione del governo, dopo un lungo e tormentato processo negoziale durante il quale si \u00e8 andati pi\u00f9 volte vicini alla rottura definitiva. Ci\u00f2 solleva non pochi dubbi sia sull\u2019effettiva operativit\u00e0 del governo, sia sul suo carattere democratico, sia infine sulla  sua capacit\u00e0 di stabilire relazioni stabili e cooperative con i vicini.<\/p>\n<p>Il quadro rimane incerto e precario anche in Libano. L\u2019attesa della pronuncia del tribunale dell\u2019Onu sull\u2019assassinio del presidente Rafiq Hariri ha continuato a tenere il paese sulla corda, accentuando il riflusso della coalizione pro-occidentale detta del \u201c14 marzo\u201d e permettendo il rafforzamento politico e militare del Partito di Dio (Hezbollah). Anzich\u00e9 dare un colpo a quest\u2019ultimo, la sentenza del tribunale minaccia di causare una nuova guerra civile che metterebbe una pietra tombale sulla democratizzazione del paese. L\u2019anno si \u00e8 chiuso con una pressione diplomatica congiunta di Siria e Arabia Saudita sul governo libanese affinch\u00e9 questi disconosca in anticipo ogni verdetto di condanna contro i dirigenti del Partito di Dio per l\u2019assassinio di Hariri. Un altro segno che la diplomazia di Riyad ha i piedi di argilla e che Damasco \u00e8 riuscita a rientrare pienamente in gioco.<\/p>\n<p>In Pakistan e Afghanistan i notevoli sforzi strategici, politici e militari degli Stati Uniti e degli alleati per incanalare la guerra verso una soluzione a medio termine continuano a girare a vuoto. Il Pakistan non ha rinunciato a fare il doppio gioco. D\u2019altronde, se per gli occidentali l\u2019Afghanistan \u00e8 fonte di rischi per la stabilit\u00e0 globale, per Islamabad \u00e8 un aspetto dell\u2019ostilit\u00e0 senza fine con Nuova Delhi. Il conflitto afgano-pakistano ha forti legami con il Medio Oriente e il mondo islamico, ma geopoliticamente \u00e8 parte dell\u2019inveterata ostilit\u00e0 indo-pachistana. Dovrebbe essere esaminato pi\u00f9 in questo quadro che in quello del Grande Medio Oriente.<\/p>\n<p>Nello Yemen il governo \u00e8 minacciato da insurrezioni al nord e al sud del paese, che si muovono lungo una spaccatura che nel corso della storia di questo paese ha assunto molte forme e ora anche quella di Al-Qaida. Nella regione dell\u2019Asir c\u2019\u00e8 un conflitto con l\u2019Arabia Saudita che si perde nel tempo. Ma, mentre Riyadh ha mezzi e risorse per combattere sia le trib\u00f9 yemenite del nord sia il suo ramo di Al Qaida, Sanaa non ha nulla. Il conflitto potrebbe estendersi oltre il Mar Rosso e il Mar d\u2019Arabia, coinvolgendo altri attori. Neppure questa sarebbe una novit\u00e0 nella storia dell\u2019area.<\/p>\n<p>Da ultimo, va ricordato che \u00e8 andato avanti il processo che condurr\u00e0, dopo il referendum che si svolger\u00e0 il 9 gennaio, alla separazione del Sudan meridionale dal resto del paese, senza che n\u00e9 i sudanesi n\u00e9 la diplomazia internazionale siano riusciti a preparare le condizioni per una scissione pacifica. \u00c8 alto quindi il rischio che si rinnovino le ostilit\u00e0. La diplomazia araba si \u00e8 occupata molto del Sudan, ma in prevalenza con l\u2019intento, pi\u00f9 o meno velato, di metterlo al riparo dalle interferenze e dalle supposte soperchierie dell\u2019Occidente e del tribunale internazionale sul Darfur. La Turchia si \u00e8 unita agli arabi e il premier Erdo&#287;an ha addirittura dichiarato che, essendo musulmani, i sudanesi di Khartoum non potevano aver commesso nessun genocidio nel Darfur (forse pensava ai turchi e agli armeni). Si continua a parlare molto del Darfur, molto meno del Sudan meridionale.<\/p>\n<p>La chiusura d\u2019anno indica i problemi del prossimo. Da un lato, le grandi questioni sul tappeto, la Palestina, il Libano, l\u2019Iraq, l\u2019Iran, la regione del Golfo e l\u2019AfPak, non solo non accennano a risolversi, ma potrebbero acuirsi. Dall\u2019altro, il Sudan, lo Yemen e l\u2019area del Mar Rosso potrebbero debordare e magnificare i conflitti e le crisi in essere.<\/p>\n<p><b>L\u2019incognita Iraq<\/b><br \/>Nel 2011 gli Usa se ne andranno dall\u2019Iraq. Per tutto il 2010 hanno sperato di poterlo lasciare nelle mani di un governo capace di dare una soluzione equilibrata ai gravi problemi del paese. In verit\u00e0, si \u00e8 anche temuto che questo governo non riuscisse a vedere mai la luce. Dal punto di vista interno, il nuovo governo al-Maliki difficilmente si pu\u00f2 considerare come un netto superamento dell\u2019autoritarismo baathista. Dal punto di vista regionale, pur essendo ovviamente amico dell\u2019Iran, non pare intenzionato a diventare una pedina di Teheran. Tuttavia, o questo governo s\u2019impegna a trovare un equilibrio interno sostenibile o continuer\u00e0 a suscitare e subire le interferenze di tutti i suoi vicini, con il rischio di finire per essere manovrato da questo o da quello. Ci\u00f2 potrebbe scatenare nuovi conflitti e comunque impedire la risoluzione di quelli in essere.<\/p>\n<p>A causa dell\u2019Iraq, delle ambizioni dell\u2019Iran e dello scontro fra radicali e moderati, la regione del Golfo rimane fortemente instabile. Il ritiro degli Usa dall\u2019Iraq \u00e8 inevitabile e, in larga misura, opportuno, per non esacerbare lo scontro regionale in atto e poterlo affrontare, invece, in modo pi\u00f9 efficace. Ma come? Il primo Obama aveva lanciato una strategia su tre fronti: rilancio dell\u2019amicizia e del dialogo con il mondo musulmano; mano tesa all\u2019Iran; e soluzione del problema palestinese. Nessuna di queste politiche ha avuto successo. C\u2019\u00e8 una possibilit\u00e0 di rilanciarle?<\/p>\n<p><b>Gli Usa verso un cambio di strategia<\/b><br \/>Alla fine dell\u2019anno, in un discorso alla Brookings Institution, il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha annunciato un cambiamento di strategia per risolvere la questione palestinese. In effetti, un successo su questo fronte, rassicurerebbe i musulmani sull\u2019atteggiamento dell\u2019Occidente, rafforzerebbe i moderati arabi e metterebbe in imbarazzo i radicali. Ed \u00e8 certamente un buon segno che l\u2019amministrazione continui a perseguire l\u2019obiettivo di una pace fondata sul principio dei due stati, malgrado gli insuccessi anche umilianti degli ultimi due anni.<\/p>\n<p>Il discorso della Clinton alla Brookings \u00e8 stato sottovalutato. Non ha semplicemente detto che si ricomincia dal negoziato sul territorio, lasciando da parte la questione (politicamente e ideologicamente pi\u00f9 spinosa) degli insediamenti coloniali. Ha anche spiegato con chiarezza la metodologia dei negoziati che verranno e i criteri su cui poggeranno le \u201c<i>bridging proposals<\/i>\u201d Usa per arrivare a una soluzione finale. Nell\u2019insieme, il discorso ha dato il senso di una nuova e pi\u00f9 razionale determinazione.<\/p>\n<p>La soluzione del problema israelo-palestinese non \u00e8 la panacea o l\u2019unica chiave della pace nella regione. Una soluzione della questione palestinese sarebbe certamente positiva per rafforzare il dialogo con i musulmani, ma non \u00e8 affatto detto che convincerebbe i radicali ad abbracciare la logica negoziale. I radicali o alcune delle loro ramificazioni potrebbero anzi reagire, scatenando un\u2019inaudita violenza asimmetrica, come \u00e8 gi\u00e0 accaduto pi\u00f9 volte. <\/p>\n<p>Tuttavia, se la pace israelo-palestinese contribuisse a ravvicinare l\u2019Occidente e l\u2019Islam, i radicali si troverebbero pi\u00f9 isolati che in passato. Perci\u00f2, di fronte a un anno che si presenta comunque irto di conflitti, sia in atto sia potenziali, l\u2019apparente determinazione dell\u2019amministrazione Usa ad insistere nel suo tentativo di risolvere il conflitto israelo-palestinese \u00e8 un buon segno. \u00c8 auspicabile che gli americani vadano avanti, che si concertino di pi\u00f9 con gli alleati e, soprattutto che questi ultimi conducano politiche attive, senza limitarsi ad aspettare che gli Stati Uniti facciano tutto da soli. <\/p>\n<p>. <\/p>\n<p> Vedi anche: <\/p>\n<p>A. Marzano: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1629\" target= \"blank\"><b><u>Assedio diplomatico a Israele<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>M. Calculli: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1618\" target= \"blank\"><b><u> Il Libano alla prova del tribunale Onu <\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>A. Marzano: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1533\" target= \"blank\"><b><u>Il negoziato israelo-palestinese riparte in salita<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2010 si sono visti in Medio Oriente lenti e faticosi processi, che non hanno messo capo a nessuna soluzione dei conflitti in atto, o hanno prodotto solo situazioni instabili o incerte. I casi pi\u00f9 macroscopici sono l\u2019Iran e la Palestina. 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