{"id":16370,"date":"2011-01-10T00:00:00","date_gmt":"2011-01-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dallartico-una-lezione-per-il-mediterraneo\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:19","slug":"dallartico-una-lezione-per-il-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/01\/dallartico-una-lezione-per-il-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Dall\u2019Artico una lezione per il Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p>Durava da quarant\u2019anni il contenzioso che opponeva la Norvegia alla Russia per lo sfruttamento delle risorse viventi e minerali del Mare di Barents. In questi decenni i due paesi si sono fronteggiati per il controllo del pesce e del petrolio nelle zone adiacenti le isole Svalbard (o Spitzbergen, vedi cartina), riuscendo comunque a non far trascendere toni e livello della disputa. Ma anzi raggiungendo, nel 1975, un esemplare <i>modus vivendi <\/i>che prevedeva l\u2019esercizio di eguali diritti nello sfruttamento e controllo della pesca dell\u2019area in contestazione. Oggi il pragmatismo norvegese sembra riuscito a far breccia sul tradizionale dogmatismo russo:i due paesi sono finalmente giunti alla firma di un accordo di demarcazione improntato a soluzioni eque e durature, grazie alla rinuncia delle rispettive pretese di principio nel rispetto del diritto internazionale codificato nella Convenzione del diritto del mare del 1982 (Unclos).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/caffio.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\" align=\"center\"><\/p>\n<p>L\u2019assetto raggiunto nel Mare di Barents conferma la leadership norvegese nel settore energetico e rafforza la proiezione russa nell\u2019area artica, fornendo un esempio di come gli interessi marittimi possano essere utilmente sfruttati per pi\u00f9 ampi obiettivi di politica estera. Una lezione preziosa anche per alcune dispute che da anni si trascinano nel Mediterraneo.<\/p>\n<p>  <b>Contenzioso Svalbard<\/b><br \/>L\u2019Unione Sovietica aveva rivendicato diritti nel Mare di Barents sin dal 1928, in un\u2019area che dalle proprie isole giungeva sino alla c.d. \u201clinea di settore\u201d, confine tracciato &#8211; per meridiano &#8211; dal punto pi\u00f9 occidentale della frontiera terrestre sino al Polo. La pretesa era speculare a quella secondo cui la sovranit\u00e0 riconosciuta alla Norvegia sulle isole Svalbard dal Trattato del 1920 (di cui \u00e8 parte anche l\u2019Italia), fosse limitata alle sole acque territoriali. La Norvegia sosteneva invece che alle Svalbard competessero anche aree di piattaforma continentale e di zona economica esclusiva (Zee), e che queste si estendessero sino alla mediana con i territori russi.<\/p>\n<p>Per rimediare ai continui incidenti di pesca, nel 1978 i due paesi avevano stipulato un accordo provvisorio che, senza pregiudizio delle rispettive pretese, considerava l\u2019area in contestazione una \u201czona grigia\u201d in cui esercitare in modo coordinato giurisdizione verso i battelli nazionali e di paesi terzi. Negli anni settanta, infatti, si \u00e8 scoperto che la zona, oltre ad essere ricca di pesce, lo \u00e8 anche di idrocarburi, con riserve stimate di circa seimila miliardi di metri cubi. I siti minerari sono principalmente nel giacimento di \u201cStokman\u201d, che ricade sul lato russo della piattaforma continentale, sia in quello di \u201cSnohvit\u201d, posizionato sulla piattaforma norvegese.<\/p>\n<p><b>La (equa) spartizione del Mare di Barents<\/b><br \/>Invece di protrarre per altri decenni un contenzioso che avrebbe ostacolato ricerca e sfruttamento degli idrocarburi nella zona contesa, le due parti hanno stipulato, il 15 settembre 2010, un accordo di delimitazione marittima che ripartisce l\u2019area in questione. Il confine stabilito, valevole sia per la piattaforma continentale che per la Zee, \u00e8 costituito dalla mediana, con aggiustamenti volti a tener conto della diversa lunghezza delle rispettive coste: il risultato \u00e8 una ripartizione dell\u2019area in parti eguali.<\/p>\n<p>L\u2019equit\u00e0 dell\u2019accordo, nel quale si ha la prova dell\u2019attitudine della Norvegia a condurre negoziati nel pieno rispetto del diritto internazionale, sta anche nell\u2019impegno delle due Parti a gestire congiuntamente i giacimenti posti a cavallo del confine. Di rilievo \u00e8 anche la previsione che continui per altri 15 anni l\u2019attuale regime di cooperazione nella pesca.<\/p>\n<p><b>Scenario mediterraneo<\/b><br \/>L\u2019accordo raggiunto da Norvegia e Russia, oltre ad essere esemplare sul piano giuridico, conferma che i due paesi ragionano, sia in termini politici che economici, non solo a livello europeo, ma globale. Nel piccolo <i>Mare Nostrum<\/i>, nel frattempo, le dispute covano sotto la cenere.<\/p>\n<p>Malta e Libia hanno risolto la loro controversia sulla piattaforma continentale facendo ricorso, nel 1985, alla giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia dell\u2019Aia. Ma questo pur valido precedente \u00e8 rimasto isolato, a significare, forse, che la certezza del diritto non \u00e8 ben accetta da tutti. Le trattative per la delimitazione degli spazi marittimi tra l\u2019Italia ed alcuni importanti paesi frontisti come Croazia, Malta, Libia e Francia, sembrano languire, nonostante eccellenti rapporti bilaterali tra questi paesi e il nostro.<\/p>\n<p>E cos\u00ec anche la disputa greco-turca sulla piattaforma dell\u2019Egeo \u00e8 \u201cin sonno\u201d. Anche se l\u2019attivismo di Cipro nel concludere accordi sul confine marittimo con Egitto (2003) e Libano (2007) pare dar corpo al fantasma della Zee dell\u2019Egeo.<\/p>\n<p>Intanto si profila un contenzioso a pi\u00f9 facce tra Libano ed Israele per il controllo della rispettiva piattaforma continentale. Israele rivendica infatti diritti di sfruttamento di un enorme giacimento di gas (il c.d. \u201cLeviathan\u201d le cui riserve sono stimate nella sorprendente cifra di  16 mila miliardi di metri cubi) adiacente alla piattaforma del Libano, che renderebbe Israele in breve tempo esportatore verso l\u2019Europa. Non risulta che i due paesi abbiano intrapreso trattative o stabilito una moratoria. Sta di fatto che lo scorso agosto il Libano ha depositato alle Nazioni Unite la lista delle coordinate della linea di confine meridionale della propria Zee (quella con Cipro \u00e8 stata, come gi\u00e0 detto, concordato) stabilite unilateralmente sulla base di argomentazioni storico-giuridiche. <\/p>\n<p>Certo \u00e8 che il confine della Zee dovrebbe valere anche per la piattaforma, ma il Libano non lo ha precisato esplicitamente. Proprio per questo, la partita tra Libano ed Israele \u00e8 ancora agli inizi. Il Libano, inoltre, ha qualificato il documento depositato alle Nazioni Unite come relativo alla \u201clinea mediana tra il Libano e la Palestina\u201d, facendo evidente riferimento all\u2019antico <i>status quo<\/i> della regione mediorientale. Qualunque sar\u00e0 lo sviluppo di queste dispute, l\u2019esempio dell\u2019accordo tra Norvegia e Russia rimane illuminante: se il diritto, senza la diplomazia, rischia di rivelarsi un mero strumento tecnico, la diplomazia, senza il diritto, pu\u00f2 produrre risultati iniqui.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>F. Caffio: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1571\" target= \"blank\"><b><u>Italia a difesa dell\u2019ecosistema mediterraneo<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durava da quarant\u2019anni il contenzioso che opponeva la Norvegia alla Russia per lo sfruttamento delle risorse viventi e minerali del Mare di Barents. 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