{"id":16390,"date":"2011-01-11T00:00:00","date_gmt":"2011-01-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-rischi-delleconomia-italiana-nel-2011\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:18","slug":"i-rischi-delleconomia-italiana-nel-2011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/01\/i-rischi-delleconomia-italiana-nel-2011\/","title":{"rendered":"I rischi dell\u2019economia italiana nel 2011"},"content":{"rendered":"<p>Il 2011 sar\u00e0 un anno decisivo per la tenuta dell\u2019economia italiana, stretta tra condizioni di finanza pubblica rese pi\u00f9 stringenti dalla crisi dell\u2019euro e una ripresa debole e al di sotto della media europea. La congiuntura economica internazionale ci aiuter\u00e0 solo in parte, mentre resta alto il rischio di rinnovate turbolenze finanziarie in Europa. Servirebbero efficaci misure di politica economica per guadagnare  all\u2019Italia spazi aggiuntivi di crescita. Unitamente ad uno stretto controllo dei conti pubblici, \u00e8 il solo modo di evitare che il contagio della crisi del debito sovrano si estenda anche al nostro paese.<\/p>\n<p><b>Divaricazione dell\u2019economia globale<\/b><br \/>Nel 2011 dovrebbe proseguire la fase di espansione globale in atto, pur se a ritmi leggermente inferiori all\u2019anno scorso. Ancora pi\u00f9 netta risulter\u00e0 la divaricazione negli andamenti delle maggiori aree e paesi: da un lato, gli Stati Uniti e, ancor pi\u00f9, l\u2019Europa alle prese con una fase di espansione nel complesso modesta e incapace di modificare in misura significativa l\u2019elevata disoccupazione esistente; dall\u2019altro il gruppo dei paesi emergenti, con in testa la Cina e il resto dell\u2019Asia del Pacifico, che crescer\u00e0 tre o quattro volte di pi\u00f9 dei paesi pi\u00f9 ricchi.<\/p>\n<p> \u00c8 una divergenza che durer\u00e0 nel tempo in quanto riflette una transizione verso una geografia profondamente mutata dell\u2019economia mondiale. Il successo della Cina e dell\u2019India \u00e8 destinato a consolidarsi e estendersi nei prossimi anni anche ad altri paesi emergenti, in primo luogo in Asia, ma anche in America Latina a partire dal Brasile, e nel continente africano ad alcune economie in ascesa.<\/p>\n<p>Nell\u2019area degli emergenti, la crescita della Cina, dopo il fondamentale contributo offerto l\u2019anno scorso alla ripresa globale, subir\u00e0 un lieve rallentamento quest\u2019anno, come gi\u00e0 avvenuto in parte nel secondo semestre 2010, a causa soprattutto del brusco risveglio delle spinte inflazionistiche. Un\u2019inflazione che \u00e8 alimentata &#8211; non solo in Cina ma anche in altri paesi del Sud-est asiatico &#8211; dalle politiche di stimolo fiscali adottate per contrastare la crisi, dal forte afflusso di capitali esteri e dal mantenimento di tassi di cambio artificialmente bassi. Al governo cinese spetter\u00e0 dunque quest\u2019anno il non facile compito di soddisfare due contrastanti obiettivi: riportare sotto controllo l\u2019inflazione e mantenere ritmi elevati di crescita, intorno all\u20198-9 per cento. Se avr\u00e0 o meno successo potranno giovarsene sia l\u2019economia cinese sia la stessa ripresa globale.<\/p>\n<p><b>Fatica il motore americano<\/b><br \/> Per alimentare un nuovo e sostenibile ciclo espansivo nell\u2019area pi\u00f9 sviluppata servirebbe un rinnovato contributo dei consumi e investimenti privati. Ma la dinamica della spesa privata &#8211; come mostra l\u2019andamento dell\u2019economia americana &#8211; si \u00e8 mantenuta modesta lo scorso anno e si prevede migliorer\u00e0 solo di poco anche nel 2011, a causa di una serie di fattori legati alla crisi, tra cui in prima fila l\u2019eccesso dei debiti accumulati dai privati prima della crisi. Si teme che ci vorranno ancora svariati anni, come avvenuto in altre esperienze di crisi nel passato. Particolarmente negativi sono gli effetti derivanti dal settore immobiliare, che continua a ristagnare sotto il peso di un eccesso di offerta, soprattutto nel segmento residenziale.<\/p>\n<p>A risentirne saranno soprattutto le imprese americane. I grandi gruppi, forti dei profitti e della liquidit\u00e0 accumulati in quest\u2019ultima fase, potrebbero tornare a investire e occupare con vigore. Finora non l\u2019hanno fatto perch\u00e9 nutrono aspettative di una ripresa debole. Le piccole imprese, d\u2019altro canto, sono ancora alle prese con le difficolt\u00e0 del credito razionato dalle banche e non riescono a stabilizzare i loro fatturati. <\/p>\n<p> Le previsioni pi\u00f9 recenti sull\u2019economia americana intravedono cos\u00ec il proseguimento della crescita, con un probabile irrobustimento nella seconda parte dell\u2019anno (2,7 per cento), ma in una prospettiva di espansione a medio termine nel complesso modesta (2-2,5 per cento). Tanto che si prevede saranno necessari svariati anni &#8211; addirittura fino al 2015 &#8211;  per far scendere significativamente il tasso di disoccupazione, dall\u2019attuale 9,5 per cento ai livelli precedenti la grande crisi.<\/p>\n<p>Sono andamenti  insoddisfacenti, su cui la politica economica potr\u00e0 incidere poco nel futuro pi\u00f9 immediato. Sia la politica monetaria, che ha gi\u00e0 utilizzato larga parte degli spazi disponibili con l\u2019ultima manovra di liquidit\u00e0 aggiuntiva per circa 600 miliardi di dollari (il cosiddetto \u2018quantitative easing\u2019 o QE2) varata dalla Federal Reserve; sia sul fronte fiscale, dove dopo la recente approvazione della proroga delle agevolazioni dell\u2019era Bush &#8211; per un valore complessivo di circa 900 miliardi di dollari in due anni &#8211; \u00e8 aumentato il timore di un rapido deterioramento della solvibilit\u00e0 fiscale americana. Ancor pi\u00f9 se il Congresso non riuscir\u00e0 in tempi brevi a sviluppare un credibile piano di rientro dall\u2019eccesso di debito sovrano accumulato a partire dalla crisi.<\/p>\n<p><b>Persiste la crisi dell\u2019Euro <\/b><br \/> L&#8217;Europa rimarr\u00e0 un anello debole del quadro internazionale anche nel 2011.  La sua crescita interna si prospetta assai modesta (intorno all\u20191,5 per cento) e con forti divaricazioni tra le positive <i>performance<\/i> della Germania e delle altre economie nord-europee, e il quasi ristagno dei paesi pi\u00f9 indebitati (i famosi Pigs).  A pesare negativamente saranno soprattutto i piani di austerit\u00e0 fiscale che verranno applicati un po\u2019 ovunque, ma in particolare nei paesi pi\u00f9 deboli, oggi nel mirino dei mercati finanziari.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 visto gi\u00e0 all\u2019inizio dell\u2019anno col forte rialzo dei costi del servizio del debito delle economie pi\u00f9 deboli, il rischio concreto \u00e8 che qualcuna di queste ultime non riesca a finanziare i propri debiti e possa innescare un processo di default a catena. Di qui il timore che la crisi dei debiti sovrani continui a flagellare anche nell\u2019anno in corso l\u2019Europa. Nel caso del Portogallo, se si guarda ad una serie di andamenti recenti (alto livello del debito privato, difficolt\u00e0 di finanziamento delle banche e ristagno produttivo pluriennale) si pu\u00f2 considerare pressoch\u00e9 scontato il suo ricorso alle cure dell\u2019Unione europea e del Fondo monetario internazionale (Fmi) attraverso il Fondo europeo di stabilizzazione (Efsf). Le risorse per intervenire ci sono (440 miliardi dell\u2019Efsf), ma non sarebbero sufficienti se il contagio si estendesse anche alla Spagna, che soffre di una gigantesca bolla immobiliare ed \u00e8  una economia troppo grande sia per fallire che per essere salvata. In questo caso sarebbe inevitabile una nuova grave crisi finanziaria.<\/p>\n<p> Per scongiurarla i paesi europei dovrebbero decidersi a varare un vero progetto di misure coerenti a livello europeo. E i nodi essenziali da sciogliere sono soprattutto tre. <\/p>\n<p>\u00c8 necessario aumentare innanzi tutto la liquidit\u00e0 necessaria (oltre i 750 miliardi di euro oggi a disposizione nell\u2019Efsf) per meglio finanziare i severi piani  di risanamento nazionale in corso. In secondo luogo la  crisi bancaria andrebbe separata dalla crisi della finanza pubblica, approntando meccanismi efficaci di risanamento delle banche e dei sistemi finanziari di alcuni paesi. In ultimo va creato un vero Fondo monetario europeo, in grado di contemperare un\u2019adeguata assistenza finanziaria ai paesi in difficolt\u00e0 &#8211; attivando gli eurobond &#8211; con una condizionalit\u00e0 adeguata a  stimolare le necessarie riforme dei singoli paesi.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da dubitare purtroppo che i paesi europei, oggi troppo divisi,  siano in grado di fornire tali risposte mentre le riforme della governance economica varate di recente, per quanto utili,  soddisfano solo in minima parte queste esigenze. Il timore \u00e8 che si continui con gli interventi caso per caso, varati sempre con molto ritardo, col rischio di fornire ulteriore alimento alla crisi e a una sua pi\u00f9 ampia diffusione.<\/p>\n<p><b>L\u2019imperativo della crescita per l\u2019Italia<\/b><br \/>Dal quadro europeo e internazionale fin qui delineato discendono una serie di implicazioni per la nostra economia per un verso scontate, visto che al di l\u00e0 di qualche punto di forza in pi\u00f9 soffriamo della stessa malattia &#8211; alto indebitamento, scarsa competitivit\u00e0 e bassa crescita &#8211; dei nostri cugini della sponda mediterranea. Un\u2019assoluta priorit\u00e0 resta cos\u00ec la linea del rigore e dello stretto controllo dei conti pubblici, che va anzi rafforzata. Anche perch\u00e9 ci sono gi\u00e0 marcati segnali di tensione sul fronte dei tassi di interesse che lasciano prevedere un aumento dei costi del servizio del nostro debito, che dovr\u00e0 fronteggiare quest\u2019anno oltre 200 miliardi di rifinanziamenti.<\/p>\n<p>Ma la linea del rigore, da sola, non sar\u00e0 un argine sufficiente. La possibilit\u00e0 che quanto avvenuto in Grecia e Irlanda contagi anche l\u2019Italia dipender\u00e0 anche dalla dinamica di crescita della nostra economia: se questa sar\u00e0 bassa o comunque inferiore alle aspettative, il rischio di una crisi del debito potrebbe estendersi anche a noi. Tanto pi\u00f9 che nella nuova fase di ripresa globale in corso, la crescita italiana \u00e8 rimasta nel complesso modesta, intorno all\u20191 per cento, e si \u00e8 mantenuta al di sotto della media europea. Una perdita di terreno che non \u00e8 purtroppo nuova, ma risale alla fine degli anni novanta.<\/p>\n<p>\u00c8 pertanto urgente varare misure di politica economica che ci possano assicurare spazi aggiuntivi di crescita rispetto alla stanca dinamica in corso. Sono misure certamente note, a partire dalla riforma del fisco, del welfare e delle liberalizzazioni, ma sono fin qui mancate del tutto. E tenuto conto che la recente crisi e le turbolenze nell\u2019area dell\u2019euro hanno reso ancora pi\u00f9 stringenti le nostre condizioni di finanza pubblica, le politiche da varare dovrebbero rientrare nella logica dello scambio: tra misure dettate da ragioni di efficienza e dirette a sostenere l\u2019economia nel breve termine, da un lato, e riforme strutturali che consentano risparmi di spesa e maggiore crescita a medio termine, dall\u2019altro. In altri termini l\u2019anno che \u00e8 appena cominciato dovrebbe vedere una concentrazione di interventi finalizzati alla soluzione del problema centrale della nostra economia: quello di tornare a crescere.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p> P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1622\" target= \"blank\"><b><u> Il nuovo patto di stabilit\u00e0 e il futuro dell\u2019euro <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2011 sar\u00e0 un anno decisivo per la tenuta dell\u2019economia italiana, stretta tra condizioni di finanza pubblica rese pi\u00f9 stringenti dalla crisi dell\u2019euro e una ripresa debole e al di sotto della media europea. La congiuntura economica internazionale ci aiuter\u00e0 solo in parte, mentre resta alto il rischio di rinnovate turbolenze finanziarie in Europa. 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