{"id":1640,"date":"2006-07-24T00:00:00","date_gmt":"2006-07-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lintervento-di-israele-in-libano-e-il-diritto-internazionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:23","slug":"lintervento-di-israele-in-libano-e-il-diritto-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/07\/lintervento-di-israele-in-libano-e-il-diritto-internazionale\/","title":{"rendered":"L\u2019intervento di Israele in Libano e il diritto internazionale"},"content":{"rendered":"<p>Israele ha deciso di proseguire sulla strada tracciata da Von Clausevitz, secondo cui la guerra \u00e8 la prosecuzione della politica con altri mezzi. Quanto sia saggia questa decisione \u00e8 da vedere. Qui preme esaminare l\u2019intervento israeliano in Libano sotto il profilo del diritto internazionale, per puntualizzare alcune questioni che sono state trattate con superficialit\u00e0 nella stampa quotidiana. Tre punti meritano di essere considerati: il ricorso alla forza da parte di Israele, la conduzione delle ostilit\u00e0 e il ruolo delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p><b>La questione della sproporzione<\/b><br \/>Il ricorso alla forza armata \u00e8 stato giustificato come una reazione di legittima difesa, in seguito alla cattura dei due soldati israeliani da parte degli Hezbollah. Tale giustificazione \u00e8 stata accettata da buona parte della comunit\u00e0 internazionale (occidentale), ma con qualche distinguo. Ad esempio, l\u2019Italia, in ossequio alla teoria del governo Prodi dell\u2019\u201dequivicinanza\u201d, ha affermato che l\u2019uso della forza, giustificabile in legittima difesa, \u00e8 tuttavia sproporzionato. Ci\u00f2 equivale a dire che Israele ha commesso e sta commettendo un illecito internazionale, tale essendo l\u2019eccesso di legittima difesa. <\/p>\n<p>Errato! La legittima difesa \u00e8 si soggetta ai requisiti della necessit\u00e0 e proporzionalit\u00e0, ma la reazione israeliana va commisurata alla minaccia rappresentata dagli Hezbollah e non in ordine alla sola cattura dei due soldati israeliani. Tra Israele e Libano non esiste neppure un trattato di pace. L\u2019armistizio fu siglato nel 1949. Nel 1983 fu concluso un trattato di pace, che avrebbe terminato lo stato di guerra tra i due Paesi. Il trattato fu  ratificato da Israele, ma non dal Libano. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CdS), con la risoluzione 1559 del 2 settembre 2004, ha chiesto lo smantellamento e il disarmo di tutte le milizie . Ma tale richiesta, che \u00e8 stata reiterata con la risoluzione del CdS 1680 del 17 maggio 2006, non \u00e8 stata adempiuta. Anzi gli Hezbollah hanno potuto dotarsi di un armamento considerevole, come \u00e8 stato messo in luce dall\u2019articolo di Aliboni su AffarInternazionali, che ha loro consentito di lanciare molti attacchi dal sud del Libano. Gli Hezbollah sono diventati una componente del governo libanese.<\/p>\n<p><b>La questione dei limiti<\/b><br \/>La conduzione delle ostilit\u00e0 deve essere conforme ai principi di diritto internazionale umanitario, che impongono limiti alla violenza bellica, in particolare per quanto riguarda la selezione degli obiettivi militari. Qui il diritto internazionale detta regole precise: non possono essere colpiti la popolazione civile e gli edifici adibiti a scopi civili. Ma i danni ai beni protetti sono purtroppo inevitabili, quando questi sono situati nelle vicinanze di obiettivi militari. A  questo fine soccorrono varie regole, quali il principio di precauzione negli attacchi e quello  di proporzionalit\u00e0. Una misura di precauzione consiste nell\u2019avvertire la popolazione civile dell\u2019imminenza di un bombardamento (cosa che gli israeliani hanno fatto). <\/p>\n<p>Il principio di proporzionalit\u00e0 impone che i danni collaterali causati dal bombardamento di un obiettivo militare non siano eccessivi rispetto al vantaggio che s\u2019intende conseguire mediante l\u2019azione bellica. Israele sta conducendo operazioni su larga scala, compreso un blocco navale, che non \u00e8 stato attuato secondo i criteri formali prescritti, ma che ha lasciato passare le navi destinate a compiti umanitari. Il G8, nel comunicato finale adottato a San Pietroburgo (18 luglio 2006), ha riconosciuto il diritto di legittima difesa di Israele, invitandolo nello stesso tempo ad evitare danni alla popolazione civile e alle infrastrutture civili, cio\u00e8 al rispetto del diritto internazionale umanitario. Ma non ha espresso nessuna censura.<\/p>\n<p>Gli Hezbollah hanno reagito con tiri di missili contro le citt\u00e0 israeliane, in particolare Haifa. I missili impiegati, non essendo in grado di distinguere tra obiettivi civili e obiettivi militari, sono armi indiscriminate e quindi in violazione del diritto umanitario.<\/p>\n<p><b>La questione del coinvolgimento<\/b><br \/>Il coinvolgimento delle Nazioni Unite sul terreno \u00e8 stato da pi\u00f9 parti auspicato. Ma bisogna intendersi. L\u2019Unifil, presente in Libano dal 1978, \u00e8 una classica forza di peace-keeping, numericamente limitata, che non ha nessun compito di \u201cimposizione della pace\u201d. Per poter disarmare gli Hezbollah e rendere inviolabile il confine sud, \u00e8 necessaria una forza ben pi\u00f9 cospicua e con un \u201crobusto\u201d mandato, come si dice in gergo Onu. <\/p>\n<p>La convocazione a Roma di una conferenza del \u201cCore Group\u201d allargata agli Stati della regione \u00e8 certamente un successo del governo Prodi. Ora occorre vedere se essa sar\u00e0 conforme alle aspettative. Gli Stati Uniti saranno presenti, ma manca uno degli attori principali, cio\u00e8 Israele, che tradizionalmente vede con poco entusiasmo un ruolo delle Nazioni Unite nell\u2019area. <\/p>\n<p>Una meccanica ripetizione dell\u2019esperienza kosovara, con l\u2019amministrazione civile affidata alle Nazioni Unite e la sicurezza alla Nato, non \u00e8 proponibile poich\u00e9  le due situazioni (Kosovo e Libano) sono difficilmente assimilabili. Ma un ruolo della Nato, su mandato del CdS,  non \u00e8 impensabile. Sarebbe pi\u00f9 efficace di un coinvolgimento dell\u2019UE e servirebbe ad attrarre nel processo anche  Israele, che si \u00e8 gi\u00e0 espressa positivamente. Una nuova risoluzione ex Capitolo VII del CdS sarebbe per\u00f2 necessaria, non potendo servire allo scopo la risoluzione1559.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Israele ha deciso di proseguire sulla strada tracciata da Von Clausevitz, secondo cui la guerra \u00e8 la prosecuzione della politica con altri mezzi. Quanto sia saggia questa decisione \u00e8 da vedere. 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