{"id":16400,"date":"2011-01-12T00:00:00","date_gmt":"2011-01-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lanno-delle-scelte\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:18","slug":"lanno-delle-scelte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/01\/lanno-delle-scelte\/","title":{"rendered":"L\u2019anno delle scelte"},"content":{"rendered":"<p>Il 2011 sar\u00e0 un anno importante. Nei prossimi mesi si capir\u00e0 con maggiore chiarezza se e come finir\u00e0 la crisi economica, o se nuovi \u201cmostri\u201d minacceranno una ripresa ancora troppo lenta ed ineguale, alimentando spinte protezioniste in economia e conflitti politici. Sul piano della grande politica internazionale, il Presidente Obama avr\u00e0 pi\u00f9 di un anno, prima dell\u2019inizio della nuova campagna elettorale, per affrontare questioni irrisolte e difficili mentre \u00e8 ancora nella pienezza dei suoi poteri (e mentre i suoi rivali repubblicani, dopo la loro \u201cmezza vittoria\u201d elettorale, saranno preoccupati e divisi dalla scelta del loro candidato per le presidenziali e dalla necessit\u00e0 di consolidare il consenso). <\/p>\n<p>Il Presidente potr\u00e0 quindi, se lo vorr\u00e0, agire per il consolidamento della pace in Iraq, lo sblocco del negoziato israelo-palestinese, il contenimento dell\u2019Iran, l\u2019inizio del ritiro dall\u2019Afghanistan, un nuovo rapporto con la Cina, eccetera. L\u2019agenda \u00e8 densa di rischi e di crisi in atto o probabili. Il problema non sar\u00e0 tanto cosa fare, quanto cosa scegliere da un men\u00f9 fin troppo ricco.<\/p>\n<p><b>Livelli di guardia<\/b><br \/>\u00c8 di gran moda parlare di \u201cprevenzione\u201d delle crisi, ma la realt\u00e0 \u00e8 che sono gi\u00e0 in atto troppi processi conflittuali: saremo molto fortunati se riusciremo a contenerli e forse a ridurne la pericolosit\u00e0, e nessuno avr\u00e0 realmente il tempo e il modo per prevenire alcunch\u00e9. Una recente lista pubblicata su <i>Foreign Policy <\/i>elenca 16 possibili situazioni critiche: sette in Africa (Costa d\u2019Avorio, Zimbabwe, Sudan, Somalia, Nigeria, Guinea e Congo), cinque in America Latina (Colombia, Venezuela, Messico, Guatemala e Haiti) e quattro nel Medio Oriente allargato (Iraq, Pakistan, Tagikistan e Libano).<\/p>\n<p>Altre se ne possono aggiungere facilmente, a cominciare dallo Yemen per finire nei Balcani, ancora tutt\u2019altro che stabilizzati, passando per l\u2019Indonesia, il Caucaso, il Centro Asia o le acque contese del Mar della Cina. Anche paesi apparentemente stabili potrebbero passare momenti difficili di conflitto interno (Cina? India? Arabia Saudita? la stessa Russia?) e naturalmente rimane la fondata speranza (ma non la certezza) che l\u2019Unione europea sappia continuare a gestire con successo la tempesta economica e monetaria. Senza infine dimenticare conflitti in atto, come l\u2019Afghanistan, Israele o la Corea del Nord e l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Non \u00e8 detto che ogni crisi debba necessariamente oltrepassare il suo attuale \u201clivello di guardia\u201d, ma per riuscire a prevenirle tutte sarebbe necessario un tasso di consenso e solidariet\u00e0 internazionale tra le maggiori potenze che \u00e8 ancora molto lontano. \u00c8 invece pi\u00f9 che probabile che almeno alcune di esse entreranno in una fase pi\u00f9 acuta proprio nel 2011, obbligando la comunit\u00e0 internazionale a nuovi difficili impegni di gestione dell\u2019emergenza. La cosa \u00e8 resa pi\u00f9 complicata dal fatto che gli impegni gi\u00e0 presi dovranno continuare, poich\u00e9 non sembra affatto che si annuncino soluzioni a breve termine in nessuno dei teatri attualmente aperti. Non sembra neanche che la comunit\u00e0 internazionale sia sinora riuscita ad elaborare una efficace strategia civile\/militare per completare con successo le campagne intraprese: non in Afghanistan, n\u00e9 in Palestina n\u00e9 in Corea.<\/p>\n<p><b>Pendolo e clessidra<\/b><br \/>\u00c8 quindi molto probabile che il 2011 richieder\u00e0 costi aggiuntivi, umani ed economici, che dovranno essere sopportati in massima parte dagli stessi paesi che gi\u00e0 oggi sembrano soffrire di un eccesso di impegni e che vedono le risorse a loro disposizione diminuire rapidamente. Nessuno pu\u00f2 affrontare allo stesso tempo e con efficacia tutte le crisi possibili, a meno di imporre al mondo sviluppato gli oneri di una economia di guerra, che verrebbe certamente osteggiata da larghe maggioranze elettorali. Sembrerebbe quindi che dobbiamo prepararci ad una fase di progressivo ripiegamento e ad un corrispondente aumento dell\u2019anarchia e della conflittualit\u00e0 internazionali, con tutti i rischi che ci\u00f2 comporta.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una prospettiva incoraggiante, ma forse neanche inevitabile, e il 2011 pu\u00f2 essere l\u2019anno cruciale, quello che far\u00e0 oscillare il pendolo nell\u2019una o nell\u2019altra direzione. Non solo Obama, ma anche tutti gli altri governi delle maggiori potenze hanno di fronte a s\u00e9 un anno che, eccezionalmente, non ha grandi scadenze elettorali e durante il quale \u00e8 quindi pi\u00f9 facile coagulare un consenso politico pi\u00f9 largo delle semplici, e a volte striminzite, maggioranze di governo, attorno a grandi scelte strategiche. In altri casi, ad esempio in Cina, dove \u00e8 gi\u00e0 iniziato il lento processo che porter\u00e0 al rinnovo delle posizioni di vertice del partito e dello stato, la classe dirigente uscente potr\u00e0 assumere decisioni difficili (dalla lotta all\u2019inflazione alla piena convertibilit\u00e0 della moneta) che faciliterebbero l\u2019azione del governo futuro e renderebbero pi\u00f9 probabile una maggiore collaborazione tra Pechino e Washington anche in campo politico.<\/p>\n<p><b>Anello mancante<\/b><br \/> La stessa abbondanza e gravit\u00e0 delle crisi annunciate o temute suggerisce l\u2019urgenza di sfruttare questa limitata \u201cfinestra di opportunit\u00e0\u201d per affrontare con successo almeno alcune delle principali crisi in atto. L\u2019avvio di uno sviluppo virtuoso della cooperazione internazionale eserciterebbe infatti un\u2019influenza positiva anche sulle crisi ancora solo annunciate. Certo, tutto sarebbe pi\u00f9 facile se nel frattempo anche l\u2019Unione europea riuscisse a superare i suoi problemi di leadership per svolgere con successo quel ruolo globale che il suo peso economico e militare gli dovrebbero garantire, ma che \u00e8 invece inibito dalle sue divisioni interne. La debolezza della voce europea si ripercuote negativamente sulle prospettive di una migliore governabilit\u00e0 internazionale. Ma ci\u00f2 non cambia il fatto che nel 2011 saranno ancora possibili scelte e politiche positive che potrebbero diventare molto pi\u00f9 difficili se non impossibili gi\u00e0 nel 2012.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1639\" target= \"blank\"><b><u>I rischi dell\u2019economia italiana nel 2011<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>G. Gramaglia: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1635\" target= \"blank\"><b><u>Incognite e sfide del 2011<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1636\" target= \"blank\"><b><u>Medioriente in bilico<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>C. Merlini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1634\" target= \"blank\"><b><u>Usa 2011, i dilemmi del declino<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2011 sar\u00e0 un anno importante. Nei prossimi mesi si capir\u00e0 con maggiore chiarezza se e come finir\u00e0 la crisi economica, o se nuovi \u201cmostri\u201d minacceranno una ripresa ancora troppo lenta ed ineguale, alimentando spinte protezioniste in economia e conflitti politici. Sul piano della grande politica internazionale, il Presidente Obama avr\u00e0 pi\u00f9 di un anno, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[107],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16400"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16400"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16400\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63442,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16400\/revisions\/63442"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16400"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16400"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16400"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}