{"id":16430,"date":"2011-01-20T00:00:00","date_gmt":"2011-01-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/londa-lunga-del-riarmo-cinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:17","slug":"londa-lunga-del-riarmo-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/01\/londa-lunga-del-riarmo-cinese\/","title":{"rendered":"L\u2019onda lunga del riarmo cinese"},"content":{"rendered":"<p>Il 2010 \u00e8 stato probabilmente l\u2019anno peggiore per la diplomazia cinese dal 1989. I rapporti con tre partner cruciali &#8211; Unione Europea, Giappone e Corea del Sud &#8211; sono peggiorati a causa di una serie di crisi non ancora del tutto risolte, mentre quelli con gli Stati Uniti rimangono ambivalenti, complicati strutturalmente dagli squilibri del sistema economico internazionale e dalla progressiva riconfigurazione dell\u2019equilibrio geopolitico nel Pacifico occidentale.<\/p>\n<p><b>Diffidenza crescente<\/b><br \/>\tGi\u00e0 danneggiate dal fallimento della Conferenza Onu sul cambiamento climatico di Copenaghen, le relazioni sino-europee hanno sub\u00ecto un deterioramento ulteriore all\u2019indomani del fallimentare vertice bilaterale dell\u2019ottobre scorso. A questo difficile quadro diplomatico si associa una latente diffidenza del pubblico europeo verso la Repubblica Popolare Cinese (Rpc), come emerge dal pi\u00f9 recente sondaggio del <a href= \"http:\/\/pewglobal.org\/database\/?indicator=24&#038;survey=12&#038;response=Favorable&#038;mode=chart\" target= \"blank\"><b><u>Pew Global Attitudes Project<\/u><\/b><\/a>. Un discorso analogo vale per i cittadini <a href= \"http:\/\/pewglobal.org\/database\/?indicator=24&#038;country=109&#038;response=Favorable\" target= \"blank\"><b><u> giapponesi<\/u><\/b><\/a> e <a href= \"http:\/\/pewglobal.org\/database\/?indicator=24&#038;country=116&#038;response=Favorable\" target= \"blank\"><b><u> coreani<\/u><\/b><\/a>, con l\u2019aggravante che l\u2019indice di gradimento nei confronti della Cina non \u00e8 soltanto molto basso (26% e 38% rispettivamente), ma in continuo calo. A deteriorare l\u2019immagine della Rpc agli occhi di giapponesi e coreani sono stati le rivendicazioni territoriali cinesi nel Mar della Cina orientale e il sostegno fornito alla Corea del Nord all\u2019indomani dell\u2019affondamento di un vascello della marina sudcoreana nel marzo scorso. <\/p>\n<p>Hanno forse ragione gli osservatori pi\u00f9 pessimisti che ritengono ormai archiviata la <i>peaceful rise <\/i>cinese? <\/p>\n<p>I vertici politici della Rpc parlano di \u201cascesa pacifica\u201d per descrivere l\u2019approccio con cui intendono gestire il ritorno della Cina a una posizione di primato in Asia e la sua nuova centralit\u00e0 globale. Non significa per\u00f2 che danno per scontato l\u2019esito del processo, n\u00e9 che intendono rinunciare agli strumenti pi\u00f9 tradizionali di politica di potenza. E in effetti lo scenario strategico regionale \u00e8 in rapida evoluzione, non solo nel campo degli armamenti (la Cina \u00e8 seconda solo agli Stati Uniti per le <a href= \"http:\/\/www.sipri.org\/research\/armaments\/milex\/resultoutput\/milex_15\" target= \"blank\"><b><u>spese nel comparto Difesa<\/u><\/b><\/a>), ma anche delle dottrine strategiche.<\/p>\n<p><b>Corsa agli armamenti<\/b><br \/>Nell\u2019ambito della difesa, l\u2019inizio del 2011 appare in continuit\u00e0 con il crescendo di clamore registrato nelle ultime settimane dell\u2019anno scorso da una serie di sviluppi inattesi. A dicembre si \u00e8 diffusa la notizia che Pechino progettava il varo della prima portaerei cinese, evento ora atteso per la fine di quest\u2019anno. Negli stessi giorni l\u2019ammiraglio statunitense Robert Willard, a capo del Comando per il Pacifico, ha affermato che le forze armate cinesi potevano gi\u00e0 contare su un missile balistico anti-nave, il DF-21D, gi\u00e0 collaudato e nelle prime fasi di operativit\u00e0, capace di colpire vascelli in movimento a oltre 2.000 Km di distanza (molto di pi\u00f9 del raggio di azione dei bombardieri eventualmente imbarcati sugli stessi vascelli). <\/p>\n<p>In questo gi\u00e0 delicato contesto la missione a Pechino del Segretario alla Difesa Usa Robert Gates &#8211; la prima dal 2007, preparata con l\u2019obiettivo di stimolare la fiducia reciproca anche in preparazione alla visita del Presidente cinese Hu Jintao negli Stati Uniti questa settimana &#8211; \u00e8 stata oscurata dall\u2019inaspettato test di quello che potrebbe essere il primo caccia \u201cinvisibile\u201d prodotto fuori dagli Stati Uniti. Il fatto che il test di volo sia avvenuto poche ore prima del colloquio bilaterale tra Gates e Hu Jintao e che il Presidente cinese fosse apparentemente ignaro di questa coincidenza di tempi non ha certo contribuito a mitigare l\u2019inquietudine di Washington sulla reale efficacia della catena di comando civile a Pechino.<\/p>\n<p>Non tutti i progressi compiuti dalla Rpc nella produzione di armamenti sempre pi\u00f9 sofisticati sono egualmente suscettibili di alterare il panorama della sicurezza regionale. Il varo della portaerei &#8211; in realt\u00e0 un restyling di un vascello sovietico mai ultimato e acquisito dall\u2019Ucraina dopo la dissoluzione dell\u2019Urss &#8211; non costituisce in s\u00e9 una minaccia, quanto una mossa volta a riaffermare la volont\u00e0 di Pechino di proiettare le proprie forze in futuro anche in teatri extra-regionali. <\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 immediati sono i costi imposti alla marina statunitense dai notevoli progressi compiuti dall\u2019industria militare cinese nella produzione di dispositivi di <i>sea denial <\/i>(volti, cio\u00e8, all\u2019interdizione di uno spazio marittimo a unit\u00e0 avversarie), in particolare sottomarini capaci di eludere la sorveglianza altrui &#8211; inclusa quella delle squadre navali di Washington &#8211; e nello sviluppo di strumenti offensivi in campo missilistico e cibernetico. Gli esperti pongono l\u2019accento sulla rapidit\u00e0 dei progressi compiuti dagli ingegneri della Rpc, misurabili anche in termini di profittabilit\u00e0 delle aziende del comparto militare, brevetti depositati e livelli educativi in seno alle forze armate. Se questa dinamica dovesse continuare, \u00e8 lecito attendersi che l\u2019ancor ampia forbice che separa la Cina dalle potenze pi\u00f9 avanzate in campo tecnologico si riduca nettamente nel prossimo decennio.<\/p>\n<p>\t<b>Le nuove strategie di Australia e Giappone <\/b><br \/>\tIl relativo insuccesso di Pechino nel rassicurare i paesi vicini circa i propri obiettivi geopolitici di medio-lungo termine contribuisce a spiegare gli elementi di simmetria riscontrabili nelle nuove dottrine strategiche nazionali elaborate, in rapida successione, da diversi paesi della regione. I casi pi\u00f9 emblematici sono quelli dell\u2019Australia e del Giappone, due alleati-chiave di Washington, ma  intimamente legati alla Cina da articolati rapporti commerciali e finanziari. Seppure con vari caveat, sia <a href= \"http:\/\/www.defence.gov.au\/whitepaper\/docs\/defence_white_paper_2009.pdf\" target= \"blank\"><b><u>Canberra<\/u><\/b><\/a>, sia <a href= \"http:\/\/www.defence.gov.au\/whitepaper\/docs\/defence_white_paper_2009.pdf\" target= \"blank\"><b><u>Tokyo<\/u><\/b><\/a> &#8211; rispettivamente nel maggio 2009 e nel dicembre scorso &#8211; hanno di fatto indicato nei propri concetti strategici la Cina quale potenziale minaccia per la sicurezza nazionale. <\/p>\n<p>\tIn <i>Defending Australia in the Asia Pacific Century: Force 2030<\/i>, il governo australiano ha posto l\u2019accento sull\u2019espansione delle dotazioni militari delle principali potenze della regione e sul rischio conseguente che si aggravino i dilemmi di sicurezza e che si incorra in errori di valutazione che possono provocare anche gravi incidenti, data anche la mancanza di meccanismi di prevenzione. Alle forze australiane \u00e8 richiesto di operare anche oltre il proprio \u201cteatro d\u2019azione primario\u201d (il territorio nazionale). <\/p>\n<p>\tIn effetti, Canberra ha avviato una massiccia acquisizione di armamenti, che include &#8211; secondo il <i>Military Balance 2010 <\/i> dell\u2019International Institute for Strategic Studies &#8211; il raddoppio del numero di sottomarini e il varo di otto nuove fregate. Estremamente significativa anche la recente decisione del governo australiano di intensificare la cooperazione con gli Stati Uniti. I colloqui bilaterali su difesa e sicurezza <a href= \"http:\/\/www.foreignminister.gov.au\/releases\/2010\/kr_mr_101108.html\" target= \"blank\"><b><u>Ausmin<\/u><\/b><\/a> che si sono svolti a Melbourne nel novembre scorso prevedono un numero crescente di visite ed esercitazioni congiunte, nonch\u00e9 un accesso facilitato alle basi australiane per le forze Usa. Il punto \u00e8 cruciale, data la pressione cui Washington \u00e8 sottoposta affinch\u00e9 riduca il profilo di basi cruciali come quella giapponese di Okinawa.<\/p>\n<p>Il governo giapponese non pu\u00f2, da parte sua, rinnegare completamente gli impegni assunti con l\u2019elettorato dal Democratic Party of Japan (Dpj), il partito di maggioranza relativa, salito al potere nel 2009, prevalendo per la prima volta nel secondo dopoguerra sul conservatore Liberal Democratic Party (Ldp). La riduzione della pressione sulle comunit\u00e0 locali interessate dalla presenza militare statunitense rimane prioritaria.<\/p>\n<p>Tuttavia, le <i>National Defense Program Guidelines <\/i>pubblicate dal governo giapponese lo scorso 17 dicembre non segnalano alcun allentamento delle tensioni e contrasti che sono alla base della permanenza delle forze Usa. Il documento mostra per\u00f2 che Tokyo \u00e8 consapevole della necessit\u00e0 di ridefinire la sua prospettiva strategica. La necessit\u00e0 di proteggere il nord del Paese (in particolare l\u2019isola di Hokkaido) dai russi \u00e8 tramontata da tempo, nonostante l\u2019irritazione per una recente visita del Presidente russo Medvedev in una delle vicine isole Curili meridionali, che Mosca sottrasse alla sovranit\u00e0 di un Giappone ormai piegato nel 1945. <\/p>\n<p>Il nuovo concetto strategico accentua, invece, la necessit\u00e0 di tutelare le isole Nansei (o Ryukyu), che costituiscono la prefettura di Okinawa a sud dell\u2019arcipelago nipponico e si affacciano direttamente sul Mar della Cina orientale, a breve distanza da Taiwan. Questi sviluppi, uniti alla possibilit\u00e0 che nei prossimi mesi le autorit\u00e0 giapponesi firmino una dichiarazione congiunta con il governo della Corea del Sud per stabilire un accordo formale di cooperazione nell\u2019ambito della sicurezza, non rimarranno senza conseguenze sull\u2019assetto strategico dell\u2019Asia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>*<font size=\"1\"> Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_08.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali.<\/font><\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>G. Andornino: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1569\" target= \"blank\"><b><u>Le lezioni della mini-crisi nel Mar della Cina <\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>S. Chiarucci: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1216\" target= \"blank\"><b><u>Il riarmo cinese e i nuovi equilibri nell\u2019Asia del Pacifico<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2010 \u00e8 stato probabilmente l\u2019anno peggiore per la diplomazia cinese dal 1989. 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