{"id":16460,"date":"2011-01-21T00:00:00","date_gmt":"2011-01-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/leffetto-boomerang-delle-sanzioni-contro-il-brasile\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:17","slug":"leffetto-boomerang-delle-sanzioni-contro-il-brasile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/01\/leffetto-boomerang-delle-sanzioni-contro-il-brasile\/","title":{"rendered":"L\u2019effetto boomerang delle \u201csanzioni\u201d contro il Brasile"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 facile far assimilare la cultura del mercato alla nostra classe politica. Altrettanto difficile far capire che l\u2019Italia non \u00e8 l\u2019ombelico del mondo e che la globalizzazione non coinvolge solo l\u2019automobile, ma anche il settore dell\u2019aerospazio, sicurezza e difesa. Letta in questa luce, la \u201cvicenda Battisti\u201d dovrebbe portare a separare la comprensibile protesta italiana per la recente decisione dell\u2019ex-Presidente Lula di non estradare Battisti, da iniziative mal calibrate che finirebbero per danneggiare solo il nostro paese, e non certo il Brasile. Ci\u00f2 vale sia per la minaccia di sanzioni economiche (invero pi\u00f9 retorica che realistica: ma anche la retorica male indirizzata pu\u00f2 far danno), sia per altre pi\u00f9 gravi iniziative a livello parlamentare.<\/p>\n<p><b>Coerenza e mercato<\/b><br \/>Il fatto \u00e8 che molti grandi gruppi italiani sono radicati in Brasile e stanno profittando della dinamica crescita economica sudamericana. Il mercato brasiliano rappresenta un importante sbocco per le nostre esportazioni e l\u2019interscambio \u00e8 in leggero attivo per l\u2019Italia. Recentemente, anche grazie all\u2019impegno del governo e delle Forze armate, l\u2019industria italiana della difesa \u00e8 riuscita ad ottenere importanti commesse (Iveco con un nuovo veicolo blindato realizzato sul posto) e a qualificarsi per altre ancora pi\u00f9 significative (il rinnovamento della flotta da parte di Fincantieri e Finmeccanica). Considerando le preoccupanti prospettive dei bilanci della difesa nazionali ed europei, entrare nel mercato brasiliano \u00e8 oggi indispensabile per salvaguardare le capacit\u00e0 tecnologiche e industriali in questo settore. Non a caso, come noi, vi puntano anche i francesi, oltre agli americani che ne sono stati per molti anni i dominatori.<\/p>\n<p>Quello della difesa \u00e8 giustamente un mercato \u201ccontrollato\u201d, ma la logica deve essere quella di impedire il riarmo di paesi che costituiscono una minaccia per l\u2019Italia o per la stabilit\u00e0 internazionale. Questo non \u00e8 evidentemente il caso del Brasile. Ipotizzare veti \u201cpolitici\u201d basati su reazioni emotive, significa non capire che nel mercato mondiale della difesa bisogna seguire strategie di medio periodo, basate sulla competitivit\u00e0 e affidabilit\u00e0. E quest\u2019ultima \u00e8 legata anche alla coerenza e continuit\u00e0 della politica delle esportazioni. Dopo aver sostenuto nell\u2019ultimo biennio al massimo livello politico la penetrazione nel mercato brasiliano, un\u2019eventuale retromarcia non solo risulterebbe incomprensibile, ma danneggerebbe anche l\u2019immagine dell\u2019Italia agli occhi dei suoi altri clienti attuali e potenziali. Nel mercato degli armamenti un elemento fondamentale \u00e8 costituito dalla certezza delle forniture e dei servizi concordati: ove tale certezza dovesse essere rimessa in discussione per un semplice, anche se molto sgradevole, \u201cstormir di foglie\u201d, nessuno prenderebbe pi\u00f9 in seria considerazione le offerte italiane.<\/p>\n<p><b>Non scherzare col fuoco<\/b><br \/>Per questo, la decisione presa l\u201911 gennaio dalla Camera, con il parere favorevole del governo, di rinviare la definitiva approvazione dell\u2019accordo con il Brasile sulla cooperazione nel settore della difesa, approvato dal Senato il 17 novembre 2010, rischia di essere un boomerang, perch\u00e9 finisce col collegare la giusta protesta italiana sul caso Battisti alla collaborazione strategica bilaterale.<\/p>\n<p>L\u2019accordo, firmato a Roma l\u201911 novembre 2008 dal Ministro della difesa La Russa col suo omologo brasiliano, ha un carattere generale ed \u00e8 analogo a quelli firmati dall\u2019Italia con decine di altri paesi. Serve all\u2019Italia per inquadrare le esportazioni di equipaggiamenti militari e tecnologie in un quadro intergovernativo, superando la tradizionale logica commerciale-industriale. Serve al Brasile perch\u00e9 certifica che l\u2019Italia non si considera un semplice \u201cfornitore\u201d, ma un \u201cpartner\u201d che si impegna a collaborare in una prospettiva strategica (esecuzione dei contratti, supporto logistico, addestramento, upgrading, ec.). Peraltro, in altri paesi un simile accordo non sarebbe probabilmente nemmeno stato sottoposto ad una ratifica parlamentare e, in ogni caso, non sarebbero trascorsi inutilmente pi\u00f9 di due anni.<\/p>\n<p>   Naturalmente la regola di non interferire vale sempre. Ad esempio, l\u2019Alitalia ha scelto recentemente di acquistare in leasing venti nuovi velivoli regionali dall\u2019industria brasiliana. Si pu\u00f2 criticare che non si sia fatto sistema-paese, rinunciando al nuovo velivolo italo-russo in corso di sviluppo (tanto pi\u00f9 considerando i massicci finanziamenti pubblici che hanno ripetutamente salvato l\u2019Alitalia e i finanziamenti pubblici per sostenere ricerca e sviluppo in campo aeronautico), ma, per quanto tale scelta possa apparire poco opportuna persino nella scelta dei tempi (un mese fa), le regole del mercato vanno accettate anche se, come in questo caso, portano a risultati sgraditi.<\/p>\n<p>Una ragione in pi\u00f9 per non scherzare col fuoco quando in gioco sono i rapporti con un partner cos\u00ec importante e la logica del mercato globale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 facile far assimilare la cultura del mercato alla nostra classe politica. 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