{"id":16480,"date":"2011-01-23T00:00:00","date_gmt":"2011-01-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-a-un-passo-dalla-beffa\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:16","slug":"litalia-a-un-passo-dalla-beffa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/01\/litalia-a-un-passo-dalla-beffa\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia a un passo dalla beffa"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ancora crede in una soluzione sul brevetto europeo che adesso definisce \u00abdi buon senso\u00bb. In visita a Bruxelles, ai primi dell\u2019anno, Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico, esce da un incontro con il vicepresidente della Commissione europea e responsabile dell&#8217;industria Antonio Tajani e dichiara: &#8220;Sul brevetto europeo c&#8217;\u00e9 una posizione dell&#8217;Unione europea abbastanza rigida, con una larga maggioranza di paesi a favore del trilinguismo\u201d, cio\u00e8 di un meccanismo che privilegia inglese, francese e tedesco. \u201cMa &#8211; aggiunge &#8211; il buon senso alla fine dovr\u00e0 prevalere. Non so se ad oggi \u00e8 possibile una soluzione, ma torneremo a esaminare la questione nei prossimi Consigli europei&#8221;.<\/p>\n<p><b>A parti invertite<\/b><br \/>Un auspicio, pi\u00f9 che una certezza. Perch\u00e9, dalla met\u00e0 di dicembre, il discorso pare chiuso, con una decisione che suona beffa per l\u2019Italia: un tempo campione, almeno a parole, d\u2019integrazione, ormai subisce lezioni d\u2019europeismo \u2018prammatico\u2019 persino dalla Gran Bretagna. Chi di nazionalismo ferisce, di europeismo perisce; e l\u2019Italia, nella sua battaglia ostinata e quasi solitaria sul brevetto europeo &#8211; pure la Spagna l\u2019ha combattuta e persa insieme a lei, ma con minore \u2018donchisciottismo\u2019 -, di nazionalismo spicciolo ce ne ha messo a bizzeffe.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, grazie al fatto che, come vedremo, i tempi d\u2019azione dell\u2019Ue, anche quando sono rapidi, sono lunghi, spazi di manovra ve ne sono ancora: con il coinvolgimento di Confindustria, estremamente interessata al brevetto europeo, si studiano formule di compromesso che consentano all\u2019Italia di partecipare alla cooperazione rafforzata che si profila, senza proprio perdere la faccia (pur perdendo l\u2019italiano).<\/p>\n<p>Sono dieci anni che i paesi dell\u2019Ue dicono di volere un brevetto europeo: un solo documento valido per tutta l\u2019Unione, che ridurr\u00e0 il costo di un brevetto a misura europea dagli attuali 20mila euro circa, di cui 14mila di traduzione, a 680, contro i 1.850 euro che ci vogliono negli Usa (cifre che variano a seconda delle fonti, senza per\u00f2 alterare il concetto di fondo).<\/p>\n<p>L\u2019ultimo ostacolo era quello delle lingue: quando si fa strada la soluzione che il brevetto europeo possa essere richiesto in tre lingue, inglese, francese e tedesco (la Germania \u00e8 la maggiore fucina di brevetti europei), l\u2019Italia e la Spagna non ci stanno. Roma e Madrid sostengono: senza italiano e spagnolo, il brevetto non s\u2019ha da fare; o, altrimenti, facciamo tutto solo in inglese (che non sarebbe una cattiva idea, a patto di tesserci alleanze intorno).<\/p>\n<p><b>Non solo uno spauracchio negoziale<\/b><br \/>Roma, pi\u00f9 di Madrid, fa la voce grossa, punta i piedi, urla al ricatto, minaccia il veto. La situazione precipita tra fine novembre e inizio dicembre, dopo l\u2019ennesima riunione finita a notte ben fonda con l\u2019ennesima fumata nera. L\u2019allora ministro finiano Andrea Ronchi, al passo d\u2019addio dall\u2019incarico, s\u2019era presentato con parole dure: \u00abNon negoziamo con la pistola sul tavolo, non cediamo ai ricatti\u00bb, aveva detto, perch\u00e9 la Gran Bretagna ipotizzava di aggirare l\u2019opposizione italo-spagnola con quello che allora appariva un artificio, la richiesta di ricorso alla cooperazione rafforzata; e, durante la discussione, Ronchi non aveva neppure escluso il veto dell\u2019Italia. Alla fine, nulla s\u2019era mosso: tutto fermo, partita aperta.<\/p>\n<p>Ma la cooperazione rafforzata, prevista dal Trattato di Lisbona per consentire a gruppi di paesi che vogliono spingere pi\u00f9 in l\u00e0 l\u2019integrazione ad andare avanti o per sbloccare situazioni di stallo, l\u00e0 dove non si riesca a trovare l\u2019unanimit\u00e0 quando necessario (e per il brevetto ci vuole), non era solo uno spauracchio negoziale, agitato contro Italia e Spagna. Francia e Germania, e anche altri otto paesi, prendono in parola Londra e propongono, con l\u2019avallo della Commissione, d\u2019andare avanti per quella strada.<\/p>\n<p>La formula di Lisbona della cooperazione rafforzata \u00e8 flessibile, nell\u2019ambito di regole ben definite: la fa chi vuole e gli altri restano al palo o, se vogliono, si aggregano. Fiutato il pericolo, Roma e Madrid cercano di correre ai ripari: Silvio Berlusconi e Jos\u00e9-Luis Rodriguez Zapatero scrivono ai loro pari, il ministro Franco Frattini fa proclami. Ma, il 10 dicembre, al Consiglio dei Ministri Ue la maggioranza esprime un chiaro orientamento: ci sar\u00e0 un brevetto europeo e non sar\u00e0 n\u00e9 in italiano n\u00e9 in spagnolo. Il 14 l\u2019Esecutivo comunitario lancia formalmente la procedura per avviare la cooperazione rafforzata.<\/p>\n<p>Di fronte ai ministri, Michel Barnier, francese, commissario al mercato interno, giudica \u00abricevibile\u00bb la richiesta di cooperazione rafforzata sottoscritta da 11 paesi (oltre Francia, Germania, Gran Bretagna, in ordine alfabetico Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Slovenia e Svezia). La proposta di decisione poi formalizzata dalla Commissione ne precisa il campo d\u2019applicazione e la finalit\u00e0.<\/p>\n<p>Quella sul brevetto sar\u00e0 la seconda cooperazione rafforzata nella storia dell\u2019Unione (la prima riguardava i divorzi). Ma ci sono altri esempi di cooperazione rafforzata di grande impatto, come l\u2019euro o Schengen o anche l\u2019Agenzia spaziale europea.<\/p>\n<p><b>Sulle barricate<\/b><br \/>Su esplicita richiesta degli Stati promotori, il progetto della Commissione si basa sulle proposte di partenza dell\u2019Esecutivo comunitario arricchite dai testi di compromesso predisposti dalla presidenza belga nel secondo semestre 2010. Il ministro Vincent Van Quickenborne, che presiedeva i lavori il 10 dicembre, giudica la decisione presa \u00abun passo importante\u00bb per l\u2019Ue: \u00abPer la nostra presidenza, \u00e8 una ciliegina sulla torta\u00bb. Il ministro francese Eric Besson ricorda che \u00abla porta resta aperta a italiani e spagnoli, che speriamo possano integrare ben presto la cooperazione rafforzata\u00bb.<\/p>\n<p>Ma l\u2019Italia non l\u2019ha presa bene: Ronchi nel frattempo s\u2019era dimesso e in Consiglio, il 10 dicembre, c\u2019era il sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica, che definisce \u00abdolorosi\u00bb l\u2019atteggiamento degli altri paesi e \u00abla complicit\u00e0\u00bb dell\u2019Esecutivo comunitario e annuncia \u00abl\u2019opposizione ferma e vigorosa del governo e del Parlamento, con l\u2019appoggio di tutte le forze politiche\u00bb della maggioranza e dell\u2019opposizione. Il via libera alla cooperazione rafforzata \u00ab\u00e8 una fuga in avanti: ci opponiamo all\u2019arroganza e siamo pronti a salire sulle barricate, abbiamo migliaia di modi per mischiare le carte\u00bb. La Spagna, verbalmente meno aggressiva, rileva che la cooperazione rafforzata \u00abmal s\u2019accorda\u00bb con la volont\u00e0 espressa dal Consiglio nel 2009 di decidere all\u2019unanimit\u00e0 sul regime linguistico.<\/p>\n<p>Nell\u2019estremo tentativo di bloccare il \u2018passo ostile\u2019, i capi del governo di Roma e Madrid avevano segnalato alle istituzioni comunitarie che la decisione rischiava d\u2019accentuare le divisioni nell\u2019Ue e di \u00abimpedire futuri accordi\u00bb. E Frattini s\u2019era detto \u00abestremamente preoccupato\u00bb: \u00abLa cooperazione rafforzata \u00e8 stata concepita per fare avanzare l\u2019Europa e non per aggirare i consueti meccanismi democratici comunitari\u00bb.<\/p>\n<p>Ma l\u2019iniziativa degli 11 paesi avallata dalla Commissione ha ricevuto, nei giorni immediatamente successivi, sostegni politici significativi nel campo europeista. <\/p>\n<p>Guy Verhofstadt , ex premier belga, leader al Parlamento europeo del gruppo liberale e democratico e uno dei promotori del rinato \u2018intergruppo Spinelli\u2019, commenta: \u00abIl mondo mica resta immobile, mentre gli Stati Ue tardano a dotarsi d\u2019uno strumento di competitivt\u00e0 chiave nei confronti della loro concorrenza internazionale, a causa d\u2019una disputa linguistica\u00bb.<\/p>\n<p>La proposta di cooperazione rafforzata formalizzata dalla Commissione deve ora essere adottata dal Consiglio a maggioranza qualificata, dopo avere ottenuto il consenso del Parlamento europeo. Poi, la Commissione dovr\u00e0 presentare proposte concrete e dettagliate per l\u2019attuazione del brevetto europeo unico, che sar\u00e0 valido in tutti i Paesi che aderiscano alla cooperazione rafforzata, ma che potr\u00e0 essere richiesto da qualsiasi impresa Ue, indipendentemente dal paese d\u2019origine. Anche le imprese italiane e spagnole potranno quindi trarne vantaggio.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ancora crede in una soluzione sul brevetto europeo che adesso definisce \u00abdi buon senso\u00bb. 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