{"id":1650,"date":"2006-07-25T00:00:00","date_gmt":"2006-07-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-siria-nel-mirino-americano\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:23","slug":"la-siria-nel-mirino-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/07\/la-siria-nel-mirino-americano\/","title":{"rendered":"La Siria nel mirino americano"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 assai probabile che la guerra in corso fra Israele e Libano sia iniziata per il soddisfacimento di limitati obiettivi di gestione delle crisi alle frontiere da parte di Israele e stia invece assumendo, via via che si sviluppa, una pi\u00f9 ampia valenza regionale e strategica. La posizione presa dagli Stati Uniti  &#8211; la cui anima sembra essere il segretario di Stato, Condoleezza Rice \u2013 \u00e8 chiaramente orientata a non fermare la guerra in corso. Questa posizione \u00e8 stata nettamente ribadita al ministro degli Esteri e al capo dei Servizi dell\u2019Arabia Saudita in visita domenica scorsa alla Casa Bianca, messaggeri anche del re Abdallah di Giordania. <\/p>\n<p>Essi avevano sollecitato di avere questo incontro prima della partenza per la missione in Medio Oriente, missione di cui la Rice riferir\u00e0 a Roma mercoled\u00ec 26 luglio, alla conferenza del gruppo che si sta formando per gestire internazionalmente la crisi \u2013 e di cui l\u2019Italia \u00e8 parte in causa. La Rice ha anche detto che non va in Medio Oriente per iniziare un\u2019altra storica navetta diplomatica fra i contendenti bens\u00ec per creare le condizioni onde uscire da questo conflitto non con l\u2019ennesimo cessate il fuoco, ma con una qualche soluzione duratura nel quadro di una pi\u00f9 duratura configurazione strategica della regione. Quale soluzione duratura? <\/p>\n<p><b>Obiettivo Siria<\/b><br \/>L\u2019obiettivo \u00e8 apparentemente quello di mettere la Siria con le spalle al muro e ridurre finalmente il potere di un importante \u201ctroublemaker\u201d della regione. Innanzitutto, la Siria continua ad appoggiare l\u2019insorgenza irachena, mantenendosi tiepida verso il governo Al Maliki. L\u2019obiettivo strategico di questa politica \u00e8 di tenere impegnati gli americani in Iraq ed evitare che la loro presenza si allarghi in qualche modo alla Siria stessa. La convergenza con l\u2019Iran esiste, ma \u00e8 solo tattica. Di sicuro, la Siria non appoggia gli insorti sciiti, bens\u00ec i sunniti. Come che sia, la Siria \u00e8 un importante ostacolo regionale nel decorso della crisi irachena. <\/p>\n<p>In secondo luogo, malgrado il suo allontanamento dal Libano, la Siria vi mantiene una forte influenza attraverso l\u2019alleanza con lo Hezbollah. Questa alleanza svolge un ruolo chiave nel mantenere il frazionamento della politica libanese e la debolezza del suo governo, elementi che, a loro volta, rafforzano l\u2019influenza siriana. In terzo luogo, l\u2019appoggio che offre a diversi gruppi palestinesi radicali, a cominciare dall\u2019ala radicale di Hamas, completa il \u201cleverage\u201d regionale di Damasco, che da un lato esprime la vecchia pretesa del Baath siriano di controllo sulla Palestina storica ed egemonia sul mondo arabo; dall\u2019altra, \u00e8 una sorta di \u201cdifesa avanzata\u201d verso i suoi nemici.<\/p>\n<p>L\u2019allontanamento della Siria dal Libano e, pi\u00f9 in generale, il suo indebolimento \u00e8 un\u2019opera rimasta largamente incompiuta, al punto che il regime, subiti i primi gravi rovesci dopo l\u2019assassinio di Hariri, ora comincia a raddrizzarsi. La Rice probabilmente valuta che non si pu\u00f2 restare in mezzo al guado. Per questo, invece di occuparsi degli effetti della politica siriana intende indirizzarsi alla fonte dei problemi, cio\u00e8 la Siria stessa, e la guerra di Israele a Hezbollah e al Libano ne offre l\u2019occasione. Perci\u00f2, l\u2019obiettivo politico della conferenza di Roma sar\u00e0 quello di ridurre ulteriormente la potenza siriana e al tempo stesso sottoporre questo paese a una forte pressione diplomatica nell\u2019intento di colpirlo, ma anche di provare a provvedergli qualche attraente compenso.<\/p>\n<p><b>Il bastone e la carota<\/b><br \/>Il colpo sar\u00e0 la forza militare &#8211; che gi\u00e0 mostra il suo profilo di \u201cenforcement\u201d &#8211; che, in un quadro ONU, viene proposta allo scopo di garantire l\u2019interposizione fra Libano e Israele e disarmare lo Hezbollah. Si parla di una forza Nato che, sul modello della Kfor, dovrebbe fungere da braccio armato di una missione Onu con compiti pi\u00f9 penetranti dell\u2019attuale Unifil. Questa forza non solo eliminerebbe l\u2019alleato Hezbollah e consentirebbe al governo libanese di rafforzarsi, ma starebbe assai vicino alla Siria e costituirebbe una pressione permanente nei suoi confronti.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 difficile immaginare quali \u201ccarote\u201d potrebbero essere offerte ai siriani. L\u2019idea che l\u2019Egitto \u2013 parte del \u201ccore group\u201d che si riunisce a Roma \u2013 avrebbe un particolare potere di persuasione verso Damasco non pare troppo convincente. Pi\u00f9 solida \u00e8 invede l\u2019idea che tale persuasione possano esercitarla i sauditi, che furono gli \u201csponsor\u201d della conferenza di Taef, quella che mise fine alla guerra civile libanese autorizzando la presenza siriana in quello sfortunato paese. <\/p>\n<p>La Siria potrebbe chiedere garanzie di stabilit\u00e0 del regime, a fronte di un ulteriore indebolimento della sua influenza nel Vicino Oriente. Potrebbe ancora chiedere una ripresa dei negoziati con Israele, richiesta avanzata tre anni fa e alla quale Sharon non ha mai corrisposto. In ogni caso, dovrebbe mettersi in una qualche prospettiva di minore o maggiore restrizione del suo ruolo. Difficile dire se accetter\u00e0, anche se gli \u201cambasciatori\u201d dovessero essere arabi. In ogni caso, collocata una forza internazionale nel sud del Libano, si troverebbe di fatto a subire una restrizione oggettiva di tale ruolo e a vedere i rischi per il regime accrescersi.<\/p>\n<p><b>La strategia di Washington<\/b><br \/>La conferenza di Roma si trover\u00e0 a pianificare degli aiuti umanitari ma, mentre su questo non ci saranno problemi (ma limitazioni come quelle sugli aiuti che la \u201cSan Giorgio\u201d ha appena portato a Beirut e maggiori controlli su tali limitazioni), la conferenza dovr\u00e0 discutere la strategia che sta emergendo a Washington. Questa strategia abbisogna di un consenso nel Consiglio di Sicurezza, ma anche di mettere a punto molti dettagli che contribuirebbero a renderla accettabile o meno: come sar\u00e0 la forza, quale sar\u00e0 il suo mandato, quali saranno i pi\u00f9 ampi obiettivi regionali che l\u2019operazione si propone di perseguire nei confronti della Siria. <\/p>\n<p>Gli europei arrivano alla conferenza di Roma confortati da un inaspettato gradimento di Olmert verso una forza europea. Questo non significa che la Nato sparirebbe dal quadro. Una forza di questo tipo guidata dall\u2019Ue dovr\u00e0 senza dubbio avere il viatico delle consultazione Nato-Ue. Anzi, \u00e8 bene che l\u2019abbia se si vuole mantenere il gradimento di Israele (e diventare una pietra miliare nelle agitate relazioni euro-israeliane). Queste consultazioni, a mio parere, dovrebbero in qualche modo essere accompagnate da una sostanziale consultazione con gli alleati arabi. <\/p>\n<p>Esse potrebbero avvenire in sede Nato, ma gli europei potrebbero una volta tanto anche prendere l\u2019iniziativa di farle in sede di Partenariato euro-mediterraneo, una sede dove ci sono gli arabi ma anche Israele. Il Partenariato non prevede espressamente una tale funzione, ma potrebbe benissimo assumerla solo che le parti lo vogliano. Questo non solo rafforzerebbe il ruolo europeo, ma anche la sua \u201cgovernance\u201d nei confronti dei vicini. Rafforzerebbe inoltre la credibilit\u00e0 dell\u2019operazione che sta nascendo dalla conferenza di Roma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 assai probabile che la guerra in corso fra Israele e Libano sia iniziata per il soddisfacimento di limitati obiettivi di gestione delle crisi alle frontiere da parte di Israele e stia invece assumendo, via via che si sviluppa, una pi\u00f9 ampia valenza regionale e strategica. 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