{"id":16520,"date":"2011-01-28T00:00:00","date_gmt":"2011-01-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-cocktail-esplosivo-delliraq\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:15","slug":"il-cocktail-esplosivo-delliraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/01\/il-cocktail-esplosivo-delliraq\/","title":{"rendered":"Il cocktail esplosivo dell\u2019Iraq"},"content":{"rendered":"<p>A poco pi\u00f9 di un mese dalla nascita del nuovo governo iracheno a maggioranza sciita, \u00e8 recentemente rientrato in Iraq il giovane mullah Moqtada al-Sadr, dopo alcuni anni di esilio volontario a Qom, in Iran, dove ha conseguito un \u201cmaster\u201d presso la massima Universit\u00e0 coranica sciita. Per la stragrande maggioranza degli iracheni non si tratta di una  notizia esaltante. Ma per come si erano messe le cose dopo che gli americani, tra un ripensamento e l\u2019altro, avevano deciso di parteggiare per il leader sciita Nouri al-Maliki in preparazione delle elezioni del marzo scorso, il suo rientro era da mettere in conto. <\/p>\n<p>Diverso sarebbe stato se l\u2019\u201dIraqyia\u201d laica di Iyad Allawi, che allora aveva vinto per solo due seggi, 91 a 89 su un totale di 325 parlamentari, avesse prevalso con margini superiori. Con ogni probabilit\u00e0 la lunga gestazione per la formazione del nuovo governo avrebbe potuto risolversi in tempi pi\u00f9 brevi, con risultati migliori e con rischi inferiori. Ma \u00e8 inutile piangere sul latte versato. Ormai Moqtada al-Sadr c\u2019\u00e8 e, sebbene inviso a curdi, sunniti e agli stessi sciiti, ha una sua rappresentanza in parlamento. <\/p>\n<p>Acquisito il titolo di <i>ayatollah <\/i>e quindi anche il diritto di emettere pareri <i>pro veritate (fatwe)<\/i>, dopo lunga assenza al-Sadr \u00e8 nuovamente salito sul pulpito di Najaf dove &#8211; osannato dagli estremisti in festa &#8211; ha ripreso a lanciare  proclami dal contenuto ambiguo e assai poco rassicurante. Nel suo primo discorso pubblico, ha tra l\u2019altro affermato che \u201c\u2026noi siamo sempre combattenti e resisteremo sempre all\u2019occupante, con la forza militare e con ogni mezzo \u2026 ma non toccheremo nessun iracheno\u201d. Ha poi invitato la folla a scandire lo slogan \u201cNo, no all\u2019America\u201d. Non sembra proprio un buon inizio, anche se verso il nuovo governo a maggioranza sciita ha usato toni pi\u00f9 moderati e possibilisti.<\/p>\n<p><b>Governo sotto ricatto<\/b><br \/>La responsabilit\u00e0 di formare il governo si era trasferita da Allawi ad al-Maliki dopo che la Corte Suprema, interpretando l\u2019art. 73 della nuova Costituzione, aveva stabilito che quell\u2019incarico dovesse spettare non al leader del partito che ha vinto le elezioni, bens\u00ec al leader della coalizione maggioritaria che si forma \u201cdopo\u201d le elezioni. Cos\u00ec, al termine di lunghi negoziati, al-Maliki \u00e8 alla fine riuscito a stringere un\u2019alleanza numericamente forte, ma politicamente molto debole. Una specie di governo di unit\u00e0 nazionale, insomma, nel quale lo spregiudicato al-Sadr pu\u00f2 controllare ben 7 ministri su 42 oltre a 39 deputati in un parlamento di 325. Una minoranza che \u00e8 come una miccia innescata in una mina vagante, se nel discorso a Najaf al-Sadr ha potuto altezzosamente permettersi di offrire solo un appoggio condizionato, affermando che \u201c\u2026 il governo \u00e8 stato formato e, se sar\u00e0 al servizio del popolo, saremo con esso\u201d. <\/p>\n<p>Ovviamente le condizioni per il sostegno vengono decise da al-Sadr stesso, caso per caso. Tra le tante combinazioni possibili &#8211; o impossibili &#8211; la coalizione di governo che al-Maliki \u00e8 riuscito faticosamente a mettere insieme \u00e8 costituita da formazioni quanto mai eterogenee, comprendenti il suo partito, \u201c<i>State of Law<\/i>\u201d, la \u201c<i>Iraqi National Alliance<\/i>\u201d, un gruppo confessionale sciita all\u2019interno del quale i seguaci di Moqtada al-Sadr sono molto forti, il partito curdo e, pur con molti mal di pancia, anche la formazione laica, interconfessionale ed interetnica \u201cIraqyia\u201d dell\u2019ex primo ministro Iyad Allawi che, sebbene a capo del partito vincitore delle elezioni, si \u00e8 visto costretto ad inghiottire l\u2019assai amaro boccone di non poter guidare il governo.<\/p>\n<p><b>Incognita al Maliki <\/b><br \/>Il profilo del vincitore finale, Nouri al-Maliki, si differenzia abbastanza nettamente da quello di Moqtada al-Sadr, che sembra destinato a diventare la principale spina nel fianco del governo,. Al-Maliki, l\u2019uomo dalla cui abilit\u00e0 politica, diplomatica e gestionale dipende il futuro dell\u2019Iraq, era stato eletto primo ministro gi\u00e0 nel 2006 proprio in virt\u00f9 di una sua presunta debolezza: non avere mai avuto milizie proprie e provenire da un partito sciita,, l\u2019allora <i>United Iraqi Alliance<\/i>, profondamente diviso. Ci\u00f2 nonostante era riuscito a diventare, nel bene e nel male, l\u2019uomo di riferimento della politica irachena. <\/p>\n<p>Gli americani, che alle ultime elezioni lo avevano sostenuto rispetto ad Allawi molto probabilmente perch\u00e9 era proprio con lui che avevano firmato l\u2019accordo per il progressivo ritiro totale entro il 2011, cominciano ora a nutrire qualche sospetto su un personaggio che, come spesso avviene nei paesi arabi &#8211; si pensi al precedente di Sadat, in Egitto &#8211; partono deboli ma, rimanendo a lungo al potere, si rivelano poi sempre pi\u00f9 autoritari. Le recenti concessioni di al-Maliki all\u2019arroganza di al-Sadr e ai suoi rapporti preferenziali con l\u2019Iran non fanno che accrescere queste perplessit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Spina nel fianco<\/b><br \/>In quanto a Moqtada al-Sadr, sono certamente da ricordare la sua spregiudicata ascesa di stampo tribunizio e i guai che ha provocato anche al contingente italiano al tempo della missione \u201cAntica Babilonia\u201d e della battaglia dei ponti. Lo stesso al-Maliki lo aveva combattuto sanguinosamente nel 2008, nell\u2019area di Bassora &#8211; era la prima operazione autonoma delle nuove forze irachene &#8211; costringendo il suo \u201cEsercito del Mahdi\u201d alla resa. Al-Sadr \u00e8 di lontana origine libanese e suo padre, Sadeq al-Sadr, \u00e8 stato una rispettabile figura del mondo sciita, assassinato nel 1999 a Najaf presumibilmente per ordine di Saddam Hussein, mentre il suocero era stato giustiziato dalle autorit\u00e0 irachene gi\u00e0 nel 1980. Il cugino, l\u2019<i>imam <\/i>Musa al-Sadr, era stato il fondatore e l\u2019animatore dei primi movimenti sciiti libanesi, che avevano poi dato origine alle formazioni di <i>Amal <\/i>e, pi\u00f9 recentemente, a quella politico-militare di<i> Hetzbollah<\/i>. Questo \u00e8 l\u2019uomo con cui il riconfermato premier dovr\u00e0 fare i conti all\u2019interno di una coalizione assai fragile. <\/p>\n<p>.La riuscita dell\u2019ardita manovra di alleanze tentata da al-Maliki nasconde tuttavia almeno due rischi. Il primo \u00e8 rappresentato dalla maggioranza dei sunniti, pi\u00f9 o meno confessionale, che ha supportato Iyad Allawi nelle elezioni e che, considerandosi vincitrice, difficilmente si lascer\u00e0 confinare in posizioni marginali o sar\u00e0 disponibile a subire ulteriori discriminazioni, come quelli gi\u00e0 intentati da al-Maliki per accattivarsi le maggioranze sciite. Queste ultime, a loro volta, avendo al proprio interno la componente estremista contraria ad al-Maliki e al suo accordo con gli americani, potrebbero non volersi lasciar scavalcare dalla protesta. Lo stesso al-Maliki ne \u00e8 pienamente consapevole se, all\u2019atto della fiducia parlamentare, ha esplicitamente dichiarato: \u201c\u2026 non posso dire che questo governo, con tutte le sue anime, soddisfi le aspirazioni dei cittadini e quelle dei blocchi politici, perch\u00e9 \u00e8 stato creato in circostanze straordinarie\u201d. <\/p>\n<p>\u00c8 utile ricordare che le formazioni sciite irachene, compresa quella moderata del Grande Ayatollah al-Sistani, sono per loro natura di carattere patriottico, e quindi contrarie alla politica di espansione iraniana verso lo Shatt al-Arab e oltre. Infatti, durante gli otto anni di guerra questi sciiti avevano combattuto lealmente contro le truppe khomeiniste, considerate di invasione. Le uniche forze sciite filo-iraniane su cui Ahmadinejad pu\u00f2 far conto per tentare di destabilizzare l\u2019area ai propri fini sono proprio i 20 mila armati \u201cin sonno\u201d di al-Sadr e, in Libano, le formazioni armate <i>Hetzbollah <\/i>di Nashrallah. Va anche notato, per meglio comprendere quanto insidioso si stia presentando il futuro, come entrambi questi partiti armati abbiano avuto l\u2019abilit\u00e0 di portare in parlamento e al governo i propri rappresentanti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A poco pi\u00f9 di un mese dalla nascita del nuovo governo iracheno a maggioranza sciita, \u00e8 recentemente rientrato in Iraq il giovane mullah Moqtada al-Sadr, dopo alcuni anni di esilio volontario a Qom, in Iran, dove ha conseguito un \u201cmaster\u201d presso la massima Universit\u00e0 coranica sciita. 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