{"id":16530,"date":"2011-01-28T00:00:00","date_gmt":"2011-01-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/limbroglio-turco\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:15","slug":"limbroglio-turco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/01\/limbroglio-turco\/","title":{"rendered":"L&#8217;imbroglio turco"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 davvero difficile trovare molte persone, a Bruxelles o nelle capitali europee, disposte a sostenere in buona fede che l&#8217;adesione della Turchia sia possibile o probabile in un avvenire prevedibile. La stampa anglosassone tende ad addossarne la responsabilit\u00e0 a Nicolas Sarkozy, a Angela Merkel, o alla Grecia. La verit\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 complessa. L&#8217;opposizione \u00e8 radicata con pi\u00f9 o meno vigore nelle opinioni pubbliche di tutti i paesi membri e c&#8217;\u00e8 la certezze quasi matematica che il trattato di adesione verrebbe rifiutato nei paesi in cui fosse sottoposto a un voto referendario (il governo francese si \u00e8 gi\u00e0 impegnato in questo senso).<\/p>\n<p><b>Cambiamento profondo<\/b><br \/>Le ragioni sono molteplici, alcune serie altre meno. Fra quelle sbagliate c&#8217;\u00e8 la religione. Maggiore peso hanno invece la diffidenza creata dall&#8217;esito mediocre di alcuni recenti allargamenti (si pensi a Romania, Bulgaria e Cipro) e il timore che un paese dalle dimensioni della Turchia possa destabilizzare e rendere ancora pi\u00f9 ingovernabili le strutture ancora fragili dell&#8217;Unione. Ma c&#8217;\u00e8 anche un problema pi\u00f9 profondo. La Turchia cui la Ue promise l&#8217;adesione mezzo secolo fa e con cui ha convissuto durante la guerra fredda, non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p>Del resto, anche la nostra visione di una Turchia laica, kemalista avviata alla modernizzazione e a una compiuta democrazia era basata in parte su un&#8217;insanabile contraddizione. La classe dirigente kemalista ha raggiunto innegabili risultati, ma la grande maggioranza della popolazione ha continuato a sentirsi profondamente musulmana; la sua egemonia \u00e8 rimasta intrinsecamente fragile e, nei momenti decisivi, \u00e8 dipesa da periodici interventi dei militari. Questo stato di cose non poteva sopravvivere alla fine della guerra fredda. Un partito islamico moderato \u00e8 andato al potere e governa ormai da pi\u00f9 di un decennio. Il paese non torner\u00e0 mai pi\u00f9 quello di prima.<\/p>\n<p>Il declino del potere dei militari \u00e8 ormai irreversibile. La nuova classe dirigente islamica, che non \u00e8 solo politica ma anche economica, non \u00e8 destinata a scomparire. D&#8217;altro canto, il lungo predominio della laicit\u00e0 kemalista ha creato nella societ\u00e0 turca degli anticorpi fortissimi; essi si esprimono in una borghesia urbana che non ha nulla in comune con i piccoli gruppi dominanti filo-occidentali che rischiano di essere spazzati dall&#8217;onda dell&#8217;islamismo in altri paesi musulmani. L&#8217;equilibrio \u00e8 fragile e la transizione rischia di essere ancora turbolenta. Tuttavia, sta faticosamente emergendo un paese nuovo e complesso che non \u00e8 n\u00e9 completamente europeo n\u00e9 completamente asiatico.<\/p>\n<p><b>\u201cZero nemici\u201d<\/b><br \/>Il mutamento che pi\u00f9 ha colpito l&#8217;occidente riguarda la politica estera. Liberata dai vincoli della guerra fredda, la Turchia ha sviluppato iniziative autonome nei confronti dell&#8217;Asia centrale, della Russia e del mondo arabo. Hanno suscitato particolare emozione soprattutto l&#8217;atteggiamento conciliante nei confronti dell&#8217;Iran e la crisi della storica alleanza con Israele. Particolare risonanza ha poi assunto la retorica del ritorno a una &#8220;visione ottomana&#8221; delle relazioni esterne del paese. Quest&#8217;ultima dovrebbe per\u00f2 essere presa per quello che \u00e8: il tentativo un po&#8217; ingenuo, ma sostanzialmente privo di prospettive con cui un paese emergente cerca nella propria storia le ragioni del suo interesse nazionale. Un po&#8217; come l&#8217;Italia risorgimentale e poi fascista si illuse di rispolverare i fasti della romanit\u00e0.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 seria \u00e8 invece  la dichiarata volont\u00e0 del governo turco di perseguire una politica di &#8220;zero nemici&#8221;: obiettivo assolutamente logico per un paese che si trova in quelle condizioni geopolitiche. L&#8217;errore pi\u00f9 grave che l&#8217;occidente pu\u00f2 fare \u00e8 per\u00f2 credere che ci\u00f2 significhi &#8220;perdere la Turchia&#8221;. La forza della Turchia in una zona del mondo caratterizzata da stagnazione economica e turbolenze politiche, religiose e sociali, dipende largamente dal suo statuto di paese emergente, capace di un vigoroso sviluppo economico e sociale all&#8217;interno di istituzioni democratiche condivise. Se vogliono perseguire questa politica, i turchi hanno assoluto bisogno di un rapporto stretto con l&#8217;occidente e in particolare con l&#8217;Europa.<\/p>\n<p><b>Rompere il blocco<\/b><br \/>Credere che la prospettiva di adesione all&#8217;Unione sia una precondizione di questo rapporto \u00e8, da parte degli europei, una manifestazione di assurda presunzione; essi confermano cos\u00ec che l&#8217;allargamento \u00e8 l&#8217;unica politica estera comune di cui l&#8217;Europa sembra essere capace. Quando proclamano che l&#8217;adesione turca permetterebbe all&#8217;Europa di disporre di &#8220;un ponte verso il mondo musulmano&#8221;, i partigiani dell&#8217;adesione non si rendono conto di cacciarsi in una contraddizione. Da un lato vogliamo che l&#8217;Unione sviluppi una politica estera pi\u00f9 coesa e unitaria, dall&#8217;altro rifiutiamo di vedere che l&#8217;integrazione di una Turchia alla ricerca di un suo autonomo interesse nazionale renderebbe un tale sviluppo impossibile.<\/p>\n<p>Siamo quindi in una situazione di stallo altamente pericolosa, che si accentuer\u00e0 nel corso del 2011. Stallo che la macchina istituzionale e politica europea si rifiuta di ammettere. Si avvicina per\u00f2 il momento in cui a Bruxelles saranno esauriti i capitoli su cui la Commissione \u00e8 stata autorizzata a negoziare con la Turchia, che da parte sua  \u00e8 poco disposta ad accettare compromessi. Se non ci sar\u00e0 un gesto generoso da parte della Francia, della Grecia o di Cipro presto dovremo constatare che il negoziato si \u00e8 interrotto.<\/p>\n<p>Come superare lo stallo? I turchi non hanno interesse a muoversi. I paesi apertamente reticenti, Francia e Germania in testa, hanno dimostrato di non saper parlare alla Turchia in modo positivo. La credibilit\u00e0 degli Stati Uniti agli occhi dei turchi non ha cessato di ridursi, a partire dalla guerra all&#8217;Iraq. Per non parlare di Israele, che ha lasciato evaporare l&#8217;alleanza con l&#8217;unico stato musulmano della regione. Spetterebbe agli &#8220;amici&#8221; della Turchia rompere il circolo vizioso. I principali sono l&#8217;Italia e la Gran Bretagna. La seconda non \u00e8 credibile poich\u00e9 appare evidente a tutti che il suo sostegno non \u00e8 altro che un elemento della tradizionale politica che consiste nell&#8217;usare gli allargamenti per diluire la spinta all&#8217;integrazione; ad Ankara anche i pi\u00f9 ottimisti sanno che gli inglesi si batteranno &#8220;fino all&#8217;ultimo turco&#8221;. L&#8217;Italia, i cui interessi politici ed economici nel paese sono enormi, avrebbe invece la credibilit\u00e0 per parlare ad Ankara con il linguaggio del realismo e dell&#8217;amicizia. Se volesse farlo, renderebbe un grande servizio sia alla Turchia sia all&#8217;Europa.<\/p>\n<p><i>Riccardo Perissich, gi\u00e0 direttore generale alla Commissione europea, \u00e8 autore del volume su , Longanesi editore<\/i>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 davvero difficile trovare molte persone, a Bruxelles o nelle capitali europee, disposte a sostenere in buona fede che l&#8217;adesione della Turchia sia possibile o probabile in un avvenire prevedibile. La stampa anglosassone tende ad addossarne la responsabilit\u00e0 a Nicolas Sarkozy, a Angela Merkel, o alla Grecia. La verit\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 complessa. 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