{"id":16550,"date":"2011-01-30T00:00:00","date_gmt":"2011-01-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-rivolte-in-egitto-e-tunisia-e-gli-incubi-delloccidente\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:14","slug":"le-rivolte-in-egitto-e-tunisia-e-gli-incubi-delloccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/01\/le-rivolte-in-egitto-e-tunisia-e-gli-incubi-delloccidente\/","title":{"rendered":"Le rivolte in Egitto e Tunisia e gli incubi dell&#8217;Occidente"},"content":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 alimentati da un grave disagio economico e sociale, i moti in Tunisia ed Egitto non sono stati per nulla simili alle passate \u201crivolte del pane\u201d. Si sono presto trasformati in rivolte politiche contro regimi oppressivi e corrotti ma, prima di tutto, contro l\u2019estrema arroganza dei leader al potere, e contro l&#8217;accaparramento e lo sperpero di risorse nazionali da parte dei loro clan familiari. Una situazione simile a quella di Tunisia ed Egitto si riscontra, per motivi diversi, in Libia e Algeria, dove l\u2019arroganza e l&#8217;accentramento del potere non sono meno opprimenti. Diverso il caso di Giordania, Marocco e Arabia Saudita, dove i regimi al potere godono di maggiore legittimit\u00e0 e possono contare su una base di consenso.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, anche se la rivolta in Tunisia ed Egitto avr\u00e0 un impatto considerevole a livello regionale, non \u00e8 detto che si trasmetta, almeno nell\u2019immediato, anche ad altri paesi.<\/p>\n<p>Molto dipende da quello che accadr\u00e0 in Egitto. Mentre in Tunisia sembra avviata una transizione verso un diverso assetto politico, anche se dai contorni incerti, in Egitto non \u00e8 chiaro se i provvedimenti presi dal regime porteranno a un effettivo cambiamento.<\/p>\n<p><b>Transizione tunisina<\/b><br \/>In Tunisia resta in realt\u00e0 un diffuso malcontento per la composizione del governo, che include non pochi uomini compromessi con il passato regime, a cominciare dal primo ministro Mohammed Ghannouci. <\/p>\n<p>Tuttavia, molti elementi fanno ritenere che la transizione sia solidamente avviata. In primo luogo, \u00e8 uscito di scena l\u2019intero nucleo familiare di Ben Ali. In secondo luogo, il governo transitorio ha preso provvedimenti nei confronti dei membri pi\u00f9 vistosamente corrotti della famiglia estesa dell\u2019ex presidente. <\/p>\n<p>In terzo luogo, incarichi chiave sono stati conferiti a personalit\u00e0 universalmente apprezzate: Yadh Ben Achour, proveniente da un&#8217;eminente famiglia di muft\u00ec, dovr\u00e0 scrivere la bozza di una nuova costituzione; Mustafa Nabli, ex funzionario della Banca Mondiale, dirige ora la banca centrale; soprattutto, Taoufik Bouderballah, giurista ed ex-presidente della lega tunisina dei diritti umani, \u00e8 stato messo a capo della commissione che dovr\u00e0 accertare la violazione dei diritti umani; uno sviluppo, quest&#8217;ultimo che di per s\u00e9 attesta che sta avanzando un processo di reale cambiamento. In quarto luogo, \u00e8 in atto un dialogo fra le emergenti forze politiche del paese. <\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 fa ritenere che in Tunisia la fase pi\u00f9 acuta della crisi sia finita e che sia iniziata una transizione verso un regime pi\u00f9 aperto e democratico.<\/p>\n<p><b>L&#8217;ipoteca dei militari<\/b><br \/>Non \u00e8 cos\u00ec in Egitto, dove il presidente Hosni Mubarak \u00e8 per ora ancora in sella, anche se la sua famiglia \u00e8 riparata a Londra, compreso il figlio Gamal, l\u2019erede designato. \u00c8 stato nominato un vicepresidente, funzione vacante sin da quando Mubarak \u00e8 in carica, nella persona del capo dei servizi segreti, generale Omar Suleiman, rispettato all&#8217;estero, ma impopolare in patria. A capo del governo \u00e8 stato nominato il capo dell\u2019aviazione civile, l&#8217;ex capo di stato maggiore dell\u2019aeronautica, Ahmed Shafik. <\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che la dinastia Mubarak \u00e8 definitivamente tramontata e che l\u2019anziano e malato presidente resta in carica solo per passare le consegne ai militari. Potr\u00e0 questo esito soddisfare gli egiziani? Difficile a dirsi poich\u00e9 il movimento di protesta \u00e8 privo di guida politica e non ha obiettivi precisi, anche se in Egitto, a differenza della Tunisia, la componente islamista \u00e8 pi\u00f9 vertebrata, minore \u00e8 il peso delle forze liberali ed esiste una componente salafita che in Tunisia o non c\u2019\u00e8 o \u00e8 assai ridotta. Non \u00e8 detto che l&#8217;assestamento in atto basti: la rivolta potrebbe continuare almeno fino alla definitiva uscita di scena di Mubarak.<\/p>\n<p>Mentre \u00e8 probabile che Mubarak vada in esilio, lo \u00e8 molto meno che i militari facciano un passo indietro. I militari egiziani sono una cosa ben diversa da quelli tunisini. Hanno molto colpito le scene di fraternizzazione fra i \u201cdifensori della nazione\u201d e il popolo, ma dalla caduta di re Farouk nel 1952 i militari sono piuttosto i governanti che i difensori della nazione e, se il popolo dovesse chiedere di pi\u00f9, in particolare un ridimensionamento del loro potere, la maschera della fraternizzazione verrebbe immediatamente a cadere. C&#8217;\u00e8 dunque anche il rischio che i moti egiziani si trasformino in un bagno di sangue senza sbocco. Se viceversa si avviasse una transizione politica, difficilmente avrebbe come obiettivo la democratizzazione del paese o, almeno, \u00e8 probabile che lo avrebbe in modo pi\u00f9 incerto e ambiguo che in Tunisia.<\/p>\n<p><b>Paure e dilemmi dell&#8217;Occidente<\/b><br \/>Il carattere e la direzione dei cambiamenti politici in Tunisia ed Egitto, come anche la possibilit\u00e0 che l&#8217;onda della protesta popolare raggiunga altri paesi dipenderanno in misura non irrilevante  dalla politica e dai comportamenti degli alleati occidentali.<\/p>\n<p>Pur auspicando a parole riforme politiche e democratizzazione, i paesi occidentali sono stati finora stretti alleati dei regimi al potere in cambio di un appoggio ai loro obiettivi di politica estera nella regione: la sicurezza di Israele; il contrasto all\u2019Iran; la lotta ai movimenti islamisti radicali che praticano il terrorismo. Per non parlare degli interessi economici e finanziari. <\/p>\n<p>La caduta del regime militare egiziano sarebbe gravida di conseguenze per la politica regionale dell\u2019Occidente. In mano a un governo islamista o a una coalizione di islamisti e nazionalisti, l&#8217;Egitto potrebbe rimettere in questione la pace con Israele e destabilizzare cos\u00ec l\u2019intera regione. Un altro scenario \u00e8 che un rinascente Egitto sunnita animi una coalizione contro gli sciiti e metta in fiamme la regione, rompendo anche l\u2019attuale equilibrio fra estremisti e moderati in Arabia Saudita.<\/p>\n<p>Anche il futuro della Tunisia desta preoccupazione, anche se in misura minore, poich\u00e9 meno rilevante \u00e8 il suo ruolo regionale. Si teme, fra l&#8217;altro, che le succursali di Al Qaida possano approfittarsi del caos tunisino per rafforzarsi e reclutare nuovi militanti nel Maghreb e nel Sahel. <\/p>\n<p>In realt\u00e0, gli eventi di questi giorni hanno messo a nudo la debolezza dei gruppi islamisti, non solo in Tunisia, ma anche in Egitto, dove solo una maldestra gestione della transizione da parte dei militari e degli occidentali potrebbe dargli forza. Il ruolo di Al Qaida e, pi\u00f9 in generale, dell\u2019islamismo \u00e8 esagerato a bella posta dai fautori arabi e occidentali dello status quo. D&#8217;altra parte, \u00e8 proprio facendo leva sull\u2019autoritarismo e l&#8217;incompetenza dei regimi che i movimenti islamisti sono riusciti a conquistare consenso e a ritagliarsi uno spazio d&#8217;azione.<\/p>\n<p>Per i governi occidentali \u00e8 arrivato il momento di scegliere. Possono puntare a favorire cambiamenti puramente cosmetici, che lascerebbero inalterata la natura dei regimi. Oppure spingere per un vero cambiamento, uscendo dall&#8217;ambiguit\u00e0 fra riforme e stabilit\u00e0 in cui sono oggi impigliati. In realt\u00e0, se scegliessero questa seconda opzione, potrebbero anche sperare di rafforzare la loro posizione e le loro alleanze nella regione. <\/p>\n<p>In Tunisia, si pu\u00f2 scommettere pi\u00f9 facilmente su un cambiamento non destabilizzante per gli equilibri regionali e che salvaguardi gli interessi occidentali. In Egitto \u00e8 effettivamente necessaria una maggiore dose di prudenza e, forse, anche pi\u00f9 tempo. Tuttavia, in entrambi i casi, i governi occidentali hanno mostrato finora un&#8217;incertezza sconcertante, che non \u00e8 di buon auspicio per il futuro della nostra sicurezza e del nostro benessere.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 alimentati da un grave disagio economico e sociale, i moti in Tunisia ed Egitto non sono stati per nulla simili alle passate \u201crivolte del pane\u201d. 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