{"id":16560,"date":"2011-02-03T00:00:00","date_gmt":"2011-02-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/israele-di-fronte-alla-scossa-egiziana\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:14","slug":"israele-di-fronte-alla-scossa-egiziana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/israele-di-fronte-alla-scossa-egiziana\/","title":{"rendered":"Israele di fronte alla scossa egiziana"},"content":{"rendered":"<p>Il dramma che si sta svolgendo al Cairo pu\u00f2 portare a un cambiamento epocale in Medio Oriente ed \u00e8 comprensibile che gli israeliani ne siano fortemente preoccupati. Tra i possibili scenari c\u2019\u00e8 infatti anche quello di un pi\u00f9 o meno rapido tramonto della pace basata sul trattato tra Egitto e Israele del 1979. Ma, anche escludendo sviluppi estremi, il quadro generale della regione non sar\u00e0 pi\u00f9 quello che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni: una serie di regimi privi di sostegno popolare, coalizzati con gli occidentali e pronti a servirne gli interessi in cambio di un appoggio politico ed economico.<\/p>\n<p>Il mondo degli arabi \u201cmoderati\u201d ha ricevuto una scossa irreversibile e quello che si profila \u00e8 un nuovo ordine regionale che i paesi occidentali possono contribuire a definire solo in misura limitata. Ma mentre per americani ed europei si pone il problema di rivedere radicalmente la loro strategia nel Mediterraneo e in Medioriente, se vogliono evitare di perdere ruolo e influenza nella regione, il rischio per Israele \u00e8 ben pi\u00f9 grave e pu\u00f2 assumere un carattere esistenziale.<\/p>\n<p><b>Evitare il collasso<\/b><br \/>Se l\u2019Egitto non riuscir\u00e0 a trovare un equilibrio sufficientemente stabile,  la sua ingovernabilit\u00e0 potr\u00e0 espandersi all\u2019intera regione, finendo per influenzare anche la transizione della Tunisia, che pure parrebbe avviata verso un nuovo assetto pi\u00f9 aperto e democratico. <\/p>\n<p>Per evitare che l\u2019Egitto precipiti nell\u2019ingovernabilit\u00e0 \u00e8 necessario che le parti meno compromesse dello stato sopravvivano. Gli Usa, che hanno scelto di sostenere il cambiamento, hanno attivato i loro canali diplomatici, affinch\u00e9 emerga una leadership \u201cpulita\u201d, come quella di Mohamed El Baradei, ma temono una rottura troppo netta con il passato. La loro mediazione \u00e8 dunque volta a far entrare nel governo qualche militare o comunque personalit\u00e0 che possano garantire le forze armate. <\/p>\n<p>In Iraq, dopo il crollo del regime nel 2003, l\u2019amministrazione americana fece il contrario. Mettendo radicalmente al bando tutte le forze militari baathiste, determin\u00f2 una rottura che il paese non fu in grado di assorbire e che continua a ostacolare ancora oggi il ritorno alla normalit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Opposizione radicale<\/b><br \/>Ma non \u00e8 detto che la situazione consenta compromessi, n\u00e9 che gli Usa riescano davvero a influenzarla. <\/p>\n<p>El Baradei rappresenta un nazionalismo liberale sostanzialmente moderato, non nuovo all\u2019Egitto, che potrebbe riscuotere un vasto consenso. L\u2019alternativa \u00e8 una coalizione tra i nazionalisti, pi\u00f9 panarabi e intransigenti, e i Fratelli Mussulmani. <\/p>\n<p>Una volta al governo, El Baradei adotterebbe una politica nei confronti di Israele molto diversa da quella seguita da Hosni Mubarak, ma difficilmente romperebbe il Trattato di pace. Questa scelta determinerebbe tuttavia la dura opposizione dei nazionalisti panarabi e islamisti, che potrebbe anche riuscire a travolgere il nuovo governo in tempi brevi.<\/p>\n<p>Il programma del nuovo governo, inoltre, non potrebbe andare molto oltre la preparazione delle elezioni, quelle presidenziali ma anche, necessariamente, quelle legislative. Un compromesso tra le principali forze politiche per il sostegno a questo governo \u201cistituzionale\u201d, potrebbe per\u00f2 non bastare ad evitare che dalle urne escano vincitrici le forze pi\u00f9 radicali, con una replica della vittoria di Hamas in Palestina nel gennaio 2006. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 il rischio dunque che il Trattato di pace sia rimesso in discussione, di fatto e\/o di diritto, o che, pur rimanendo in vigore il Trattato, si verifichi un inasprimento dei rapporti con Israele, che produrrebbe sommovimenti destabilizzanti in tutta la regione.<\/p>\n<p><b>Lo spettro degli islamisti<\/b><br \/>In Israele la convinzione che Tunisia ed Egitto cadranno presto o tardi nelle mani degli islamisti \u00e8 predominante. Diffuso, come nella destra americana, \u00e8 il paragone con la cacciata dello sci\u00e0 dall\u2019Iran nel 1979, appoggiata, pi\u00f9 o meno direttamente, anche dall\u2019amministrazione americana guidata da Jimmy Carter, che lasci\u00f2 mano libera all\u2019incerto movimento democratico espresso dalla rivoluzione, sul quale ben presto ebbero il sopravvento i radicali guidati dall\u2019Ayatollah Khomeini. <\/p>\n<p>Dore Gold, gi\u00e0 consigliere politico del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e illustre esponente della destra, in un recente studio ha riproposto la tesi secondo cui la Fratellanza Musulmana, il principale movimento islamico in Egitto, resta un\u2019associazione fondamentalmente violenta e integralista. In controtendenza con larga parte della letteratura accademica degli ultimi anni, che invece tende sempre pi\u00f9 a sottolineare l\u2019indebolimento della Fratellanza Musulmana e la sua parziale moderazione dal punto di vista politico. <\/p>\n<p>Secondo Gold non c\u2019\u00e8 dubbio che la Fratellanza, sebbene estranea all\u2019erompere dei moti, non avr\u00e0 difficolt\u00e0 a egemonizzare il movimento. Com\u2019\u00e8 noto, la Fratellanza ha espresso il suo appoggio a El Baradei, ma Gold sottolinea che questi \u00e8 destinato ad essere una marionetta nelle loro mani (\u201c<i>Nelle strade del Cairo, i manifestanti affiliati alla Fratellanza Musulmana definiscono El Baradei \u201csomaro della rivoluzione\u201d, da usare e poi gettare<\/i>\u201d).<\/p>\n<p>Sull\u2019alto rischio che il potere in Egitto finisca nelle mani degli islamisti, coalizzati o meno con un\u2019ala, necessariamente subordinata, dei nazionalisti, c\u2019\u00e8 consenso anche nelle aree di centro e di sinistra dello spettro politico israeliano. Non solo la destra, dunque, ma anche la maggioranza degli israeliani, decisamente in sintonia con il loro governo, vede gli avvenimenti di oggi come un\u2019angosciosa ripetizione di quelli dell\u2019Iran del 1979, inclusa la decisione di puntare su El Baradei, un \u201csomaro\u201d della rivoluzione.<\/p>\n<p><b>Effetto domino<\/b><br \/>Fra gli israeliani c\u2019\u00e8 anche accordo sul fatto che la caduta del regime di Mubarak avrebbe un effetto domino: dall\u2019influenza dei Fratelli Musulmani sul nuovo governo egiziano si passerebbe al loro appoggio ai confratelli di Hamas, alla reviviscenza della resistenza islamica in Cisgiordania e, infine, al rafforzamento dell\u2019opposizione guidata dai Fratelli in Giordania.<\/p>\n<p>Quale impatto si avrebbe, in questo scenario di crescente radicalizzazione, sui rapporti fra sunniti e sciiti, arabi e iraniani? Il tema \u00e8 stato affrontato poco o nulla in Israele, come nel resto dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, se in Occidente si registra una convergenza di massima sui possibili scenari, non c\u2019\u00e8 invece accordo sulle scelte da compiere. Il governo israeliano capeggiato da Benjamin Netanyahu, i cui membri hanno ricevuto la consegna di evitare ogni commento, ha rivolto un appello ai governi occidentali  affinch\u00e9 facciano tutto il possibile per preservare lo \u201cstatus quo\u201d. L\u2019appello rivela che il governo non vede, o immagina, alternative alla sua politica. <\/p>\n<p>Un recente editoriale del direttore dello <i>Institute for National Security Studies <\/i>di Tel Aviv, Oded Eran (ex ambasciatore di Israele presso l\u2019Ue), sottolineava la divisione sempre pi\u00f9 netta, nella regione, fra le forze moderate e quelle radicali. Israele, sottolinea Eran, non pu\u00f2 limitarsi a guardare con soddisfazione a tale divisione, ma dovrebbe fare qualche cosa per rafforzare il campo dei moderati. L\u2019allusione \u00e8 ai rapporti irrisolti di Israele con i vicini.<\/p>\n<p>\u00c8 quanto sostiene anche Yossi Alpher, ex consigliere politico di Ehud Barak quando questi fu premier. Secondo Alpher i falchi del governo Netanyahu continueranno a credere che Israele non ha interesse a fare concessioni in una situazione che sta cambiando. Ma le concessioni, sottolinea Alpher, potrebbero rivelarsi inutili, se non addirittura controproducenti, se fatte troppo tardi. Al contrario, lui, come altri israeliani, ritengono che \u201cproprio l\u2019assenza di un processo di pace potrebbe incoraggiare i futuri governanti dell\u2019Egitto e forse della Giordania a voltare le spalle ad Israele\u201d.<\/p>\n<p><b>Orizzonte regionale<\/b><br \/>Un editoriale di \u201cHaaretz\u201d, infine, esorta il paese a ripensare un nuovo ordine regionale in termini di cooperazione e integrazione, riproponendo il dilemma di sicurezza fondamentale del paese: se sia veramente possibile una pace stabile e duratura con gli arabi. Lo stesso Ben Gurion, primo capo di governo israeliano, era convinto che gli arabi non avessero motivo per accettare Israele. <\/p>\n<p>Questo approccio ha fortemente influenzato la strategia di sicurezza nazionale di Israele, che non ha mai puntato all\u2019effettiva ricerca della pace, considerandola &#8211; fin dal momento della fondazione dello Stato &#8211; sostanzialmente impraticabile. Pu\u00f2 questa ricerca cominciare ora, in condizioni cos\u00ec drammatiche?<\/p>\n<p>Mentre gli europei si sono pi\u00f9 che mai messi fuori gioco da soli, gli Stati Uniti dovrebbero riflettere di pi\u00f9 sul nesso tra la crisi e il processo di pace, nel momento stesso in cui cercano di influenzare gli eventi. La mediazione in corso dovrebbe non solo fondarsi sulla simpatia per le domande del popolo di piazza Tahrir, al Cairo, ma anche su un nuovo, pi\u00f9 credibile progetto riguardante la Palestina e la Siria.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dramma che si sta svolgendo al Cairo pu\u00f2 portare a un cambiamento epocale in Medio Oriente ed \u00e8 comprensibile che gli israeliani ne siano fortemente preoccupati. Tra i possibili scenari c\u2019\u00e8 infatti anche quello di un pi\u00f9 o meno rapido tramonto della pace basata sul trattato tra Egitto e Israele del 1979. Ma, anche [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[124,95,99,125],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16560"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16560"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16560\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63042,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16560\/revisions\/63042"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16560"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16560"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16560"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}