{"id":16570,"date":"2011-02-03T00:00:00","date_gmt":"2011-02-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/immigrazione-e-opinione-pubblica-il-caso-italia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:14","slug":"immigrazione-e-opinione-pubblica-il-caso-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/immigrazione-e-opinione-pubblica-il-caso-italia\/","title":{"rendered":"Immigrazione e opinione pubblica, il caso Italia"},"content":{"rendered":"<p>Su cosa pensino e chiedano le opinioni pubbliche in tema di immigrazione abbondano le disquisizioni e le congetture. Anche le rilevazioni di opinione proliferano, ma si tratta perlopi\u00f9 di sondaggi <i>spot <\/i>e una tantum, condotti in un solo paese e non di rado \u201cagganciati\u201d a specifici fatti di cronaca. Senza profondit\u00e0 diacronica n\u00e9 copertura internazionale, questi sondaggi non producono vera conoscenza, viziati, come tendono ad essere, dalle specificit\u00e0 del contesto, nonch\u00e9 spesso dal taglio tendenzioso dei questionari. Le opinioni pubbliche in materia di immigrazione, insomma, sono molto citate, interpretate e \u201cusate\u201d, ma poco conosciute.<\/p>\n<p>Per queste ragioni, il <i>Transatlantic Trends Immigration (TTI)<\/i> \u00e8 uno strumento prezioso. TTI \u00e8 infatti un sondaggio approfondito (oltre settanta domande), condotto con metodo e contenuti omogenei in otto importanti paesi occidentali di immigrazione (sei europei: Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito; pi\u00f9 Canada e Stati Uniti) e ripetuto nel tempo. Quelli che si presentano oggi in simultanea in alcune capitali europee e in Nord America sono i risultati della terza<i> wave<\/i> &#8211; <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/documenti\/TT-Immigr10_IT.pdf\" target= \"blank\"><b><u>Transatlantic Trends Immigration<\/u><\/b><\/a> (ITA) e <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/documenti\/TT-Immigr10_EN.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Transatlantic Trends Immigration<\/u><\/b><\/a> (EN) &#8211; realizzata tra l\u2019estate e l\u2019autunno 2010, che segue alle tornate 2008 e 2009 (su cui si veda \u201cTopline results 2008-2010\u201d).<\/p>\n<p><b>Clima pesante<\/b><br \/>Se qualcuno si aspettava che la crisi economica potesse automaticamente indurre una crescita generalizzata dei livelli di attenzione e magari di xenofobia, rimarr\u00e0 &#8211; almeno in parte &#8211; deluso (o rassicurato). Per un verso, infatti, si osserva che, con l\u2019esplodere di preoccupazioni pi\u00f9 pressanti (la disoccupazione, <i>in primis<\/i>), il tema dell\u2019immigrazione slitta in secondo piano: la percentuale degli europei che considerano questo tema il pi\u00f9 importante cala leggermente (dal 11% al 10%), ma crolla addirittura in Italia (10% nel 2010, a fronte del 18% di un anno prima).<\/p>\n<p>Tuttavia, almeno per quanto riguarda gli italiani, questa minor importanza attribuita al tema non implica indifferenza: il 35% dei nostri connazionali ammette di discutere \u201cspesso\u201d di immigrazione in famiglia o con gli amici (a fronte di una media dei paesi europei oggetto del TTI: 19%); mentre addirittura l\u201980% del campione italiano sostiene di seguire \u201cda vicino\u201d o \u201cmolto da vicino\u201d le notizie sul tema (media Ue: 69%).<\/p>\n<p>Il fatto che l\u2019immigrazione non sia in cima alla lista delle priorit\u00e0 non significa, per\u00f2, che il clima sia diventato pi\u00f9 favorevole. Gli orientamenti di opinione mostrano una certa continuit\u00e0, ma su livelli elevati di preoccupazione, con strati ampi di netta ostilit\u00e0. Coloro che in Europa considerano l\u2019immigrazione \u201cpi\u00f9 un problema che un\u2019opportunit\u00e0\u201d sono quasi la met\u00e0 (49%; 45% in Italia), contro il 39% (31% da noi) che \u00e8 convinto del contrario.<\/p>\n<p>E se invece si interrogano i cittadini sulle dimensioni concrete dell\u2019immigrazione, ci si imbatte in un corposo 40% di europei che pensa che gli immigrati siano \u201ctroppi\u201d, mentre in Italia la percentuale sale addirittura al 53% (secondo solo al 59% dei britannici).<\/p>\n<p>La crisi non sembra dunque avere innescato una spirale xenofoba, ma l\u2019opinione pubblica resta indubbiamente inquieta e mobile. E l\u2019immigrazione rimane un tema elettoralmente decisivo, come ci ricordano i risultati delle recenti tornate elettorali in Olanda (giugno 2010) e Svezia (settembre 2010). In entrambi i paesi, una stereotipata, ma efficace retorica anti-islamica ha proiettato il<i> Partito della Libert\u00e0<\/i> (Pvv) di Geert Wilders e i <i>Democratici Svedesi<\/i> di Jimmie \u00c5kesson in confortevoli e altamente visibili ruoli di opposizione, che consentono loro di influenzare, senza dirette assunzioni di responsabilit\u00e0, l\u2019azione dei due neonati governi di minoranza. Una collocazione analoga assicura, da quasi un decennio, una sicura rendita politica al Partito del Popolo di Pia Kjaersgaard in Danimarca.<\/p>\n<p><b>Nodo politico<\/b><br \/>In un clima di opinione cos\u00ec vigile e tendenzialmente ostile, governare l\u2019immigrazione non \u00e8 evidentemente un\u2019impresa facile. Stando a ci\u00f2 che pensano gli intervistati TTI, nessun governo europeo ci riesce in maniera soddisfacente. Stando al parere dei cittadini (tab. 1), i risultati peggiori si registrano nel Regno Unito (dove la sconfessione della linea di apertura del New Labour da parte di Cameron non d\u00e0 ancora frutti in termini di consenso), nei Paesi Bassi (dove le incessanti campagne anti-islamiche lasciano evidentemente il segno nella percezione collettiva dell\u2019integrazione) e in Italia, dove la linea di indiscriminato rigore proclamata con i vari pacchetti-sicurezza sembrerebbe non pagare.<\/p>\n<p>Il caso italiano, peraltro, spicca anche da altri punti di vista. Siamo il paese in cui la (falsa) percezione di una presenza immigrata prevalentemente irregolare \u00e8 pi\u00f9 ampia e acuta (65% contro una media europea del 34%). Siamo anche la societ\u00e0 meno capace di discernere l\u2019immigrazione regolare da quella irregolare (o illegale, secondo la terminologia usata da TTI), con un 30% (media europea: 18%) che crede che gli immigrati legali accrescano i livelli di criminalit\u00e0, ancora una volta in contrasto con ci\u00f2 che dicono le statistiche.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, il campione italiano appare come uno dei pi\u00f9 convinti dei benefici materiali che l\u2019immigrazione ci porta: il 76% (media Ue: 68%) ritiene che gli immigrati compensino utilmente carenze di lavoratori nazionali; inoltre, il livello di concorrenza percepita tra nativi e immigrati sul mercato del lavoro \u00e8 tra i pi\u00f9 bassi (29% contro una media del 35% nei sei paesi del TTI).<\/p>\n<p>Insomma, agli italiani, in media, gli immigrati non piacciono (per quanto sia un indicatore imperfetto, solo l\u20198% degli intervistati dichiara di avere almeno un amico immigrato: di gran lunga la percentuale pi\u00f9 bassa, in un\u2019Europa dove la media \u00e8 il 14%), ma sembriamo consapevoli di non poterne fare a meno.<\/p>\n<p>Questa nostra consapevolezza pragmatica, per\u00f2, si attenua, quando guardiamo al lungo periodo: alla domanda se l\u2019immigrazione possa contribuire a colmare i vuoti di forza lavoro che deriveranno in misura crescente dall&#8217;invecchiamento della popolazione, sono pi\u00f9 gli italiani che rispondono di no che di s\u00ec (49 contro 46%), mentre nella media europea il rapporto \u00e8 invertito (51% s\u00ec, 44% no).<\/p>\n<p>Torniamo, per concludere, ai dilemmi della politica. Le classi dirigenti europee sono consapevoli di muoversi su un crinale sottile: aprire le porte \u00e8 politicamente rischioso, ma chiuderle economicamente impossibile. \u00c8 significativo, a questo riguardo, che anche in piena crisi quasi tutti i governi europei abbiano mantenuto o persino creato ex novo specifici canali di ingresso, almeno per personale con qualifiche medie e alte (per una panoramica delle risposte politiche alla crisi, rinvio a \u201cManaging Migration Through The Crisis\u201d).<\/p>\n<p><b>Problema europeo<\/b><br \/>Nel cercare di escogitare vie d\u2019uscita da questa impasse, il mondo politico europeo &#8211; con frequenti consonanze bipartisan &#8211; fa da alcuni anni crescente ricorso ad alcune formule: la politica migratoria deve essere \u201cpi\u00f9 selettiva\u201d; bisogna \u201cscegliere gli immigrati migliori\u201d; i \u201csistemi a punti\u201d sono la soluzione. Un altro mantra ricorrente fa leva sulla necessit\u00e0 di favorire la \u201cimmigrazione circolare\u201d, che garantirebbe esiti \u201cfavorevoli per tutti\u201d, assicurando al paese di destinazione il lavoro che serve nell\u2019immediato, ma senza oneri sociali permanenti; non privando il migrante della prospettiva del ritorno e il paese di origine di risorse umane potenzialmente utili allo sviluppo futuro.<\/p>\n<p>Senza entrare nel merito di queste ottimistiche ricette, \u00e8 interessante notare che l\u2019opinione pubblica europea non appare convinta. Il 62% degli europei (in questo campo, gli italiani rientrano perfettamente nella media) pensa che ai nuovi arrivati si debba dare la opportunit\u00e0 di rimanere <i>per sempre<\/i>, mentre solo il 26% (21% degli italiani) ritiene che l\u2019ammissione debba essere temporanea, con successivo obbligo di ritorno.<\/p>\n<p>Quanto ai modelli di politica migratoria e alla prospettiva di una conversione generalizzata ai \u201csistemi a punti\u201d (storicamente adottati da paesi nati dall\u2019immigrazione, come l\u2019Australia e il Canada, e oggi importati sperimentalmente in Danimarca, Olanda e Regno Unito: per maggiori dettagli rinviamo a \u201cQuale immigrazione per l&#8217;Italia di domani?\u201d), solo il 26% degli europei (23% degli italiani) preferisce un approccio che consenta l\u2019ingresso solo agli immigrati pi\u00f9 qualificati, ma senza una previa offerta di lavoro. Il 58% dei cittadini interrogati, invece, predilige la soluzione pi\u00f9 tradizionale (in Europa): entra solo chi ha una specifica offerta di lavoro, anche se privo o povero di qualifiche. La via dell\u2019innovazione, insomma, per quanto necessaria, non sar\u00e0 politicamente facile da percorrere.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>F. Pastore: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1551\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019asse Parigi-Roma sui Rom scuote le fondamenta dell\u2019Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>B. Nascimbene:  <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1553\" target= \"blank\"><b><u>La disputa sui rom e i diritti dei cittadini dell\u2019Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>F. Pastore:  <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1335\" target= \"blank\"><b><u>Immigrazione: cosa vogliono davvero le opinioni pubbliche<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo:  <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1334\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia e l\u2019immigrazione, tra fobie e integrazione<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su cosa pensino e chiedano le opinioni pubbliche in tema di immigrazione abbondano le disquisizioni e le congetture. Anche le rilevazioni di opinione proliferano, ma si tratta perlopi\u00f9 di sondaggi spot e una tantum, condotti in un solo paese e non di rado \u201cagganciati\u201d a specifici fatti di cronaca. 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