{"id":16600,"date":"2011-02-07T00:00:00","date_gmt":"2011-02-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lalbania-si-allontana-dallue\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:13","slug":"lalbania-si-allontana-dallue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/lalbania-si-allontana-dallue\/","title":{"rendered":"L\u2019Albania si allontana dall\u2019Ue?"},"content":{"rendered":"<p>Sebbene relegata in secondo piano dai fatti del Cairo, la tensione in Albania, dopo i moti del 21 gennaio a Tirana non accenna affatto a scemare. Il braccio di ferro tra il premier Sali Berisha e il suo oppositore Edi Rama, capo del partito socialista e sindaco della capitale, ormai sta spaccando in due il paese delle Aquile. Nessuno dei due sembra al momento avere la minima intenzione di recedere di un passo.<\/p>\n<p> Il perdurare di questa situazione di stallo rischia di provocare un\u2019involuzione del processo che stava conducendo l\u2019Albania verso la piena integrazione nell\u2019Ue, tanto pi\u00f9 che, ancora prima degli ultimi eventi, la Commissione per l\u2019Allargamento presieduta dal commissario europeo Stefan Fuele gi\u00e0 considerava irrealistica la richiesta albanese di completare il processo di adesione entro il 2014.<\/p>\n<p>Ad essere contestata continua ad essere la legittimit\u00e0 del governo in carica, con richiesta di elezioni anticipate dopo che lo scorso gennaio il vice primo ministro Meta era stato costretto a dimettersi perch\u00e9 accusato di corruzione. Anche le istituzioni portanti vacillano, se la magistratura, che aveva ordinato l\u2019arresto di alcuni alti funzionari governativi ritenuti responsabili per i lutti nel corso dei moti di piazza, non \u00e8 stata in grado di far eseguire l\u2019ordine dalla polizia, che ha opposto un netto rifiuto. Analogamente a quanto sta facendo el-Baradei al Cairo, il carismatico Edi Rama, pur dichiarandosi contrario a ogni violenza, assicura che le dimostrazioni di piazza continueranno fino alla caduta del governo Berisha e all\u2019indizione di nuove elezioni.<\/p>\n<p><b>Cammino interrotto<\/b><br \/>I risultati delle elezioni politiche del giugno 2009, pi\u00f9 volte rimandate, in realt\u00e0 non erano mai stati accettati dall\u2019opposizione socialista. C\u2019era voluto pi\u00f9 di un mese perch\u00e9, dopo molte polemiche, fossero pubblicati e validati, nonostante gli osservatori della Ue e dell\u2019Osce avessero parlato di elezioni svolte in modo libero e democratico.<\/p>\n<p>Il contestato vincitore era stato il Partito Democratico di centro-destra di Sali Berisha, che allora ottenne 71 seggi su 140. Vittoria risicata, ma che ha comunque consentito al partito di Berisha di governare coalizzandosi con altre forze. Il 28 aprile 2009 l\u2019Albania aveva presentato regolare domanda di adesione all\u2019Unione europea, ma la labile situazione politica, della quale i moti di piazza della scorsa settimana rappresentano solo la manifestazione pi\u00f9 esasperata, certamente non porta acqua al farraginoso mulino dell\u2019integrazione. Ed \u00e8 un vero peccato, perch\u00e9 negli anni successivi alla scomparsa del leader comunista Enver Hoxha (1985) il paese aveva compiuto molti passi avanti, e anche i cittadini oggi hanno maggiore consapevolezza dei limiti posti dalla situazione culturale generale e dallo scollamento che si pu\u00f2 notare tra una classe politica elitaria e il popolo.<\/p>\n<p><b>Finanziamenti<\/b><br \/>L\u2019obiettivo dell\u2019adesione all\u2019Ue, visto con favore da oltre il 90 per cento della popolazione, \u00e8 in cima all\u2019agenda politica di tutti i governi che si sono succeduti dal 1991. L\u2019adesione del paese alla Nato nell\u2019aprile 2009 ha ulteriormente accresciuto questa ambizione.  Anche l\u2019Ue, pur attraverso le sue complesse procedure, si \u00e8 sempre dimostrata disponibile a un graduale avvicinamento dell\u2019Albania.<\/p>\n<p>Il passo fondamentale, che ha mutato lo status del paese nei confronti dell\u2019Unione \u00e8 stata la firma dell\u2019Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa), il 12 giugno 2006. La firma era stata preceduta, gi\u00e0 nel 1999, dall\u2019inclusione dell\u2019Albania, assieme agli altri paesi dei Balcani occidentali, nel Processo di stabilizzazione e associazione (Psa), che a Feira, l\u2019anno seguente, avevano assunto lo stato di \u201ccandidati potenziali\u201d.<\/p>\n<p>Il processo, gi\u00e0 nel 2001, portava all\u2019applicazione anche per l\u2019Albania del programma <i>Community Assistance for Reconstruction, Development and Stabilizazion<\/i> (Cards), rendendo disponibili alcune centinaia di milioni di euro per sostenere la stabilizzazione democratica, il rafforzamento del settore giustizia e affari interni, il miglioramento dell\u2019amministrazione, lo sviluppo economico e sociale, l\u2019ambiente e le risorse naturali.<\/p>\n<p>Era stato successivamente attivato un altro piano, il cosiddetto Strumento di Assistenza pre-adesione (Ipa), dal quale ancora oggi, fino a tutto il 2013, l\u2019Albania pu\u00f2 continuare ad attingere fondi, in funzione dei progressi gi\u00e0 compiuti e della loro valutazione da parte della Commissione.<\/p>\n<p><b>Crescita e problemi <\/b><br \/>Progressi effettivamente erano stati ottenuti, specie nel settore dalla crescita economica, ma l\u2019attuale messa in discussione della \u201cchiarezza democratica\u201d all\u2019interno del paese rischia di bloccare un processo che sembrava bene avviato. Il presidente albanese Bamir Topi, che nella sua ultima visita in Italia si era dichiarato convinto che l\u2019adesione a pieno titolo dell\u2019Albania  all\u2019Unione fosse ormai vicina, aveva addirittura anticipato di due anni il premier Berisha, azzardando la pi\u00f9 che ottimistica scadenza del 2012.<\/p>\n<p>Oggi, invece, non gli resta che lanciare inviti alla calma. L\u2019evidente scollamento tra classe politica e paese reale, posto tragicamente in luce anche dagli scontri di piazza, sembrerebbe tuttavia dimostrare come l\u2019Albania non abbia ancora maturato piena consapevolezza del significato dell\u2019adesione alla Ue, che non \u00e8 solamente esenzione da visti e libera circolazione.<\/p>\n<p>Sul fronte dell\u2019Unione, dopo le ricorrenti accuse di corruzione emerse anche durante i recenti disordini, taluni ambienti della Commissione e del Parlamento europeo, gi\u00e0 in parte scettici verso l\u2019adesione dell\u2019Albania, richiederanno a gran voce una scrupolosa verifica dell\u2019impiego delle ingenti risorse sinora concesse.<\/p>\n<p>Altri, tra i quali l\u2019Italia, temono invece che i troppi ritardi allontanino pericolosamente l\u2019Albania dall\u2019Ue, lasciando cos\u00ec spazio &#8211; specie nel nord del paese &#8211; all\u2019attivismo islamico, sempre latente. Come, per certi aspetti, sta accadendo in Bosnia e in Turchia. Ora anche la neonata diplomazia europea comincia cautamente a muoversi su questo fronte, visto che Miroslav Lajcak, attuale direttore del servizio europeo per i Balcani occidentali, \u00e8 stato incaricato di esprimere una valutazione ufficiale della situazione.<\/p>\n<p><b>Il ruolo dell&#8217;Italia<\/b><br \/>Il ministro Frattini, che a favore dell\u2019Albania si \u00e8 speso molto, in consonanza con Lady  Ashton teme il peggio, e ha lanciato un appello alla calma ed alla ragionevolezza. L\u2019Italia \u00e8 il primo partner commerciale, primo investitore e, con un miliardo di euro, anche primo paese donatore dell\u2019Albania. Secondo la Caritas, in Italia la comunit\u00e0 albanese, stimata in 430 mila regolari stanziali, \u00e8 la meglio integrata per lingua, lavoro e livello di scolarit\u00e0, con 84 mila alunni negli istituti di formazione, di cui 20 mila nelle universit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel marzo 2010 l\u2019ambasciata italiana aveva lanciato un imponente programma di scambi culturali, che ha annoverato oltre ottanta eventi, nel quadro della stagione \u201cItalia e Albania 2010: due popoli, un mare, un\u2019amicizia\u201d, mentre l\u2019italiano si sta facendo rapidamente spazio come lingua straniera pi\u00f9 diffusa. <\/p>\n<p>\u00c8 evidente tutto il nostro interesse ad adoperarci, pur senza interferire, alla soluzione di questa nuova crisi. Anche se \u00e8 poco probabile che possa risolversi in presenza di personaggi come Berisha a capo del governo e Rama a capo dell\u2019opposizione. Gli albanesi se ne rendono conto, e oggi non manca, nei due opposti schieramenti, chi comincia a prevedere uno scenario in cui, pi\u00f9 o meno spontaneamente, entrambi i leader passino la mano.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sebbene relegata in secondo piano dai fatti del Cairo, la tensione in Albania, dopo i moti del 21 gennaio a Tirana non accenna affatto a scemare. 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