{"id":16670,"date":"2011-02-16T00:00:00","date_gmt":"2011-02-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-e-ue-di-fronte-allemergenza-sbarchi\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:11","slug":"italia-e-ue-di-fronte-allemergenza-sbarchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/italia-e-ue-di-fronte-allemergenza-sbarchi\/","title":{"rendered":"Italia e Ue di fronte all&#8217;emergenza sbarchi"},"content":{"rendered":"<p>Dopo le tensioni dei giorni scorsi, Italia e Commissione europea sembrano finalmente ritrovare un terreno di dialogo e collaborazione. La recente apertura della Commissaria europea agli affari interni, Cecilia Malmstr\u00f6m, alle richieste di cooperazione e assistenza finanziaria avanzate dal governo italiano per far fronte al flusso straordinario di immigrati clandestini provenienti dalla Tunisia pu\u00f2 avere implicazioni importanti per la politica migratoria dell\u2019Ue. La Commissaria ha identificato una serie di misure concrete, nell&#8217;ambito delle proprie competenze, per fornire una prima e tempestiva risposta all\u2019emergenza, incluso l\u2019avvio di una missione dell\u2019Agenzia  europea per il controllo delle frontiere, Frontex.<\/p>\n<p>Il 14 febbraio, del resto, il ministro dell\u2019Interno Maroni aveva precisato le richieste italiane: 100 milioni di euro subito; l\u2019accelerazione verso un sistema di asilo comune; la trasformazione di Frontex da organo di coordinamento in agenzia operativa.<\/p>\n<p>Di fronte ai convulsi sviluppi di questi giorni, non bisogna per\u00f2 perdere di vista le radici lontane di questa emergenza. \u00c8 dalla fine degli anni Novanta che i successivi governi italiani  perseguono una politica di accordi bilaterali in materia migratoria con i paesi della riva sud del Mediterraneo. Erano rimedi necessari, ma precari e parziali. Toppe su un tessuto di relazioni euro-mediterranee, che oggi svela la sua fragilit\u00e0 strutturale.<\/p>\n<p>Nell\u2019estate del 1998, l\u2019accordo dell\u2019Italia con la Tunisia era stato uno dei primi. Inaugurava un approccio sperimentale, che offriva aiuti e visti per l\u2019immigrazione legale, in cambio di un argine poliziesco ai flussi non autorizzati e della disponibilit\u00e0 alla riammissione degli espulsi dall\u2019Italia. Canali di ingresso, insomma, in cambio di barriere all\u2019uscita.<\/p>\n<p><b>Gestione bilaterale<\/b><br \/>Limitato inizialmente a pochi paesi vicini, snodi chiave nella geografia dei flussi irregolari, l\u2019approccio negoziale si \u00e8 progressivamente ampliato ed \u00e8 diventato routine, perdendo per\u00f2 incisivit\u00e0. Nell\u2019ultimo decreto-flussi, varato a fine 2010, sono ben 19 i paesi beneficiari di \u201cquote privilegiate\u201d. Si va dagli 8.000 ingressi promessi all\u2019Egitto, ai 4.500 per marocchini e albanesi, ai 4.000 riservati a tunisini e cos\u00ec via, con una frammentazione e una dispersione crescente.<\/p>\n<p>Quando fu varato, questo modello di gestione bilaterale rappresentava una risposta pragmatica e innovativa, che infatti ha trovato imitatori in Europa. Era comunque solo una ricetta di medio termine, che non affrontava i nodi di fondo. Invece, le autorit\u00e0 italiane si sono illuse che fosse una strategia risolutiva e di lungo periodo: in particolare, ci si \u00e8 comportati come se i \u201cpartner\u201d nordafricani fossero eterni, chiudendo entrambi gli occhi sui metodi con cui quei regimi ottenevano che la giovent\u00f9 locale <i>non <\/i>emigrasse<i> n\u00e9 <\/i>si ribellasse.<\/p>\n<p>Per il resto, l\u2019Italia ha fatto finta di credere che qualche centinaio di imprese trapiantate sulla riva sud e un rivolo sempre pi\u00f9 sottile di aiuti allo sviluppo bastassero a colmare il gap tra la crescita demografica e quella economica. Era un calcolo a dir poco ottimistico nel caso tunisino, ma clamorosamente sbagliato in quello dell\u2019Egitto.<\/p>\n<p><b>Segnali trascurati<\/b><br \/>Le toppe hanno retto un decennio, ma cominciano a scucirsi. Non proprio da oggi, peraltro. Malgrado la sorpresa esibita dai responsabili politici, le avvisaglie non mancavano. Gli sbarchi alle frontiere esterne dell\u2019Unione europea, in calo dalla seconda met\u00e0 del 2008, avevano toccato un minimo nel primo trimestre 2010 (3.278, secondo l\u2019agenzia europea Frontex, a fronte di quasi undicimila migranti intercettati alle frontiere di terra, perlopi\u00f9 greco-turche). Da allora, gli arrivi via mare hanno ricominciato a crescere, fino ad arrivare a 5.209 nel terzo trimestre del 2010.<\/p>\n<p>A gennaio 2011, l\u2019agenzia Ue ha messo in guardia l\u2019Italia, in particolare, sull\u2019impennata di sbarchi sul versante ionico, segnalando un cambiamento nella geografia dei flussi, forse collegato alla controversa \u201cmessa in sicurezza\u201d della rotta libica.<\/p>\n<p>Eppure, nei mesi scorsi, sui media italiani, di queste segnalazioni ed avvisaglie \u00e8 trapelato poco. Quasi un silenzio-stampa, accompagnato da un prolungato black-out delle statistiche ufficiali. <\/p>\n<p>Finch\u00e9, con l\u2019esplosione del pentolone nordafricano, far finta di niente \u00e8 diventato impossibile.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 Europa?<\/b><br \/>Dopo aver lungamente privilegiato l\u2019approccio bilaterale, l\u2019Italia torna dunque a invocare pi\u00f9 Europa. E l\u2019Europa, come abbiamo visto, risponde, Ma di quale ruolo stiamo parlando per le istituzioni europee? Il ministro dell\u2019Interno italiano ha prospettato un Frontex rafforzato, \u201cche gestisca direttamente i Centri di identificazione ed espulsione, che curi i rimpatri nei paesi di origine\u201d (Maroni a <i>La Stampa<\/i>, 15 febbraio).<\/p>\n<p>Se confermate, queste richieste avrebbero implicazioni di grande portata, sia per l\u2019Italia che per l\u2019Ue. Le propaggini pi\u00f9 esposte del territorio europeo, come Lampedusa, potrebbero venire, almeno in parte, europeizzate, con funzionari in divisa europea a gestire le fasi acute. Al confine greco-turco, lungo il fiume Evros, cio\u00e8 quello che fino a ieri era l\u2019epicentro della \u201cemergenza clandestini\u201d, si sta sperimentando qualcosa di simile.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 improbabile che Spagna, Malta, la stessa Italia (a mente fredda) accettino davvero una cessione di sovranit\u00e0 cos\u00ec ampia. D\u2019altra parte, \u00e8 bene evitare di farsi illusioni sui margini reali di redistribuzione degli oneri (<i>burden sharing<\/i>) che gli stati frontalieri dell\u2019Ue potranno strappare al nucleo dei paesi continentali meno esposti: le compensazioni finanziarie gi\u00e0 esistenti potranno forse essere rimpolpate, ma una redistribuzione fisica di eventuali rifugiati (<i>resettlement<\/i>, dicono i tecnici) appare lontana dall\u2019agenda reale dei Ventisette.<\/p>\n<p>Nella linea italiana, inoltre, affiorano contraddizioni che potrebbero di nuovo complicare il rapporto con Bruxelles: nel momento in cui il responsabile del Viminale parla della nuova struttura in corso di allestimento per \u201c7.000 rifugiati\u201d, si d\u00e0 avvio ai respingimenti in alto mare verso le coste tunisine, sul modello libico. Se di potenziali rifugiati si tratta, occorre ammetterli sul territorio e vagliare caso per caso.<\/p>\n<p>Non conviene all\u2019Italia, meno che mai in un momento cos\u00ec delicato, invocare l\u2019Europa a intermittenza. Occorre concentrarsi su poche richieste, chiare e sorrette da un consenso politico ampio. La prima di questa richieste deve riguardare qualcosa che solo l\u2019Europa pu\u00f2 dare: \u00e8 una guida politica forte di questa preziosissima ma fragile transizione mediterranea. Per questo, l\u2019accelerazione che la visita dell\u2019Alto rappresentante dell\u2019Ue  Catherine Ashton a Tunisi ha impresso ai negoziati per il rinnovo degli accordi commerciali Ue-Tunisia \u00e8 un segnale concreto e importante (vedi <a href= \"http:\/\/www.euractiv.com\/en\/global-europe\/eu-rush-trade-deal-tunisia-exodus-continues-news-502150?utm_source=EurActiv+Newsletter&#038;utm_campaign=332ce1ff41-my_google_analytics_key&#038;utm_medium=email\" target= \"blank\"><b><u> EurActiv<\/u><\/b><\/a>).<\/p>\n<p>Muovendo le sue leve di soft power in maniera rapida e coordinata, Bruxelles pu\u00f2 contribuire davvero a incanalare la transizione. Ponendo cos\u00ec le basi di una<i> governance <\/i>della mobilit\u00e0 nel Mediterraneo, non pi\u00f9 fondata su toppe ma su sinergie strutturali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.interno.it\/mininterno\/export\/sites\/default\/it\/sezioni\/sala_stampa\/notizie\/immigrazione\/000116_2011_01_03_decreto_flussi_g_u_.html\" target= \"blank\"><b><u>Decreto flussi <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.frontex.europa.eu\/situation_at_the_external_border\/art22.html\" target= \"blank\"><b><u>Rapporto trimestrale Frontex<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo le tensioni dei giorni scorsi, Italia e Commissione europea sembrano finalmente ritrovare un terreno di dialogo e collaborazione. 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