{"id":16690,"date":"2011-02-16T00:00:00","date_gmt":"2011-02-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libano-in-bilico\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:11","slug":"libano-in-bilico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/libano-in-bilico\/","title":{"rendered":"Libano in bilico"},"content":{"rendered":"<p><i>Beirut<\/i> &#8211; Il presidente egiziano Mubarak \u00e8 caduto e piazza Liberazione al Cairo si \u00e8 gradualmente svuotata dei suoi vittoriosi occupanti. Anche piazza dei Martiri a Beirut \u00e8 vuota e sembra ormai scomparso lo spirito di inedita coesione che sei anni fa port\u00f2 i libanesi a metter da parte le diverse appartenenze confessionali e ad affluire in massa in quell&#8217;arena. Al contrario, il paese \u00e8 oggi attraversato da un clima di crescente polarizzazione politica e confessionale tra sunniti e sciiti. Inoltre, a Beirut la caduta di Mubarak sembra favorire, almeno per ora, il rafforzamento dell\u2019asse siro-iraniano a scapito di quello americano-israeliano.<\/p>\n<p><b>Inverno libanese<\/b><br \/>Nel 2005 il \u201cmilione\u201d di manifestanti di piazza dei Martiri, forti del sostegno delle cancellerie occidentali, riusc\u00ec a ottenere la fine, dopo 29 anni, della tutela politico-militare siriana nel Paese dei Cedri. Quella &#8220;primavera&#8221;, secondo alcuni osservatori destinata a sconvolgere gli equilibri di questo angolo di Levante arabo, si \u00e8 presto trasformata in un autunno e poi in un inverno. Ed \u00e8 ormai sepolta sotto la densa coltre di un crescente clima di scontro a sfondo confessionale tra il fronte sunnita, guidato dalla famiglia Hariri e appoggiato da Stati Uniti e Arabia Saudita, e il blocco capeggiato dal movimento sciita Hezbollah e sostenuto da Iran e Siria.<\/p>\n<p>In questo contesto, lo scorso 14 febbraio si \u00e8 svolta a Beirut, in un centro fieristico poco distante da piazza dei Martiri, la commemorazione del sesto anniversario dell&#8217;uccisione dell&#8217;ex premier libanese Rafiq Hariri, morto assieme ad altre 22 persone in un attentato compiuto sul lungomare della capitale.<\/p>\n<p>Per tre anni, dal 2005 al 2008, le autorit\u00e0 siriane erano state da pi\u00f9 parti indicate come i mandanti dell\u2019attentato, ma Damasco aveva sempre fermamente respinto ogni ipotesi di coinvolgimento. Pi\u00f9 di recente, secondo numerosi rapporti di stampa arabi e occidentali, (finora, per\u00f2, mai confermati dagli inquirenti internazionali), l&#8217;impianto accusatorio si sarebbe indirizzato verso Hezbollah. <\/p>\n<p>&#278; dallo scorso luglio che i vertici del movimento sciita filo-iraniano sanno e anzi riconoscono pubblicamente di essere considerati tra i responsabili dell&#8217;assassinio di Hariri e degli altri attentati che hanno sconvolto il Libano fino al 2007. Sostengono per\u00f2 di esser vittime di un &#8220;progetto americano e israeliano&#8221;, che intende minare il fronte della resistenza contro il nemico sionista.<\/p>\n<p>Il procuratore canadese Daniel Bellemare, attuale capo dell&#8217;inchiesta sull\u2019omicidio Hariri, ha depositato circa un mese fa presso il Tribunale speciale per il Libano (Tsl), il primo atto di accusa confidenziale. Si attende ora che il giudice per le indagini preliminari della corte, che ha sede in Olanda, lo confermi, in parte o <i>in toto<\/i>.<\/p>\n<p>Proprio a met\u00e0 gennaio, i ministri del fronte politico capeggiato da Hezbollah si sono dimessi dall&#8217;esecutivo guidato da Saad Hariri, figlio ed erede politico dell&#8217;ex primo ministro ucciso, costringendolo alle dimissioni. Il giovane premier, fino ad allora capo della maggioranza parlamentare eletta nell&#8217;estate 2009, \u00e8 stato inoltre ridimensionato a leader dell&#8217;opposizione, dopo che nelle recenti e concitate consultazioni la sua coalizione ha perso l&#8217;appoggio di alcuni deputati che fanno capo a Walid Jumblatt, leader della comunit\u00e0 drusa.<\/p>\n<p><b>Il divide et impera di Damasco <\/b><br \/>Il leader druso, dal 2005 al 2008 feroce critico del regime siriano e pilastro della coalizione &#8220;anti-siriana&#8221; guidata da Hariri, \u00e8 passato a sostenere il blocco di Hezbollah, che ora detiene la maggioranza, bench\u00e9 nel maggio di tre anni fa la sua incolumit\u00e0 fisica e quella di buona parte della comunit\u00e0 drusa fosse stata minacciata, a Beirut e nella Montagna, dalle armi dei miliziani sciiti.<\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento di Jumblatt \u00e8 perfettamente in linea con la sua storia politica, dettata dall&#8217;esigenza prioritaria di assicurare la sopravvivenza della propria comunit\u00e0 e della sua leadership.<\/p>\n<p>Non ci sono dubbi che, dalla guerra del 2006 ad oggi, il movimento filo-iraniano Hezbollah sia diventato l&#8217;attore pi\u00f9 potente, non solo militarmente, nella scena locale. E la Siria, sua alleata, \u00e8 da circa due anni tornata protagonista nella gestione degli affari politici libanesi. Anche se i suoi interessi potrebbero in futuro entrare di nuovo in contrasto con quelli di Hezbollah e con i disegni di Teheran in Libano, Damasco mostra per il momento un atteggiamento &#8220;equidistante&#8221; e invoca la creazione di un &#8220;governo di unit\u00e0 nazionale&#8221;. Coerente alla sua tradizionale strategia, la Siria cerca di evitare che uno degli attori in lotta nel suo \u201ccortile di casa\u201d &#8211; nel caso specifico Hariri e Hezbollah &#8211; possa schiacciare e annullare l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Il ruolo di Damasco \u00e8 ora inoltre facilitato dalle dinamiche regionali: la caduta del <i>ra\u00ecs <\/i>del Cairo e le forti incertezze che avvolgono il futuro della monarchia di Riyad (assieme a Israele, l&#8217;Egitto di Mubarak e l&#8217;Arabia Saudita costituiscono da decenni i pilastri della strategia mediorientale di Washington), contribuiscono a indebolire ulteriormente il fronte americano-israeliano che si oppone a quello guidato dall&#8217;Iran. Con inevitabili ripercussioni nello scenario libanese, a scapito degli Hariri e a favore di Hezbollah.<\/p>\n<p>A questo si aggiunge che il fronte dei cristiani maroniti libanesi continua a esser spaccato: tra chi sostiene l&#8217;ex premier, come le Falangi del clan Gemayel e le Forze libanesi dell&#8217;ascetico ed ex signore della guerra Samir Geagea; e chi invece, come l&#8217;anziano ex generale dell&#8217;esercito Michel Aoun, da cinque anni punta sull&#8217;alleanza con Hezbollah nella speranza &#8211; vana &#8211; di ottenere in cambio qualche vantaggio politico.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un indebolimento e una marginalizzazione politica dei cristiani, a fronte di una sempre pi\u00f9 marcata polarizzazione confessionale inter-musulmana tra sunniti filo-Hariri e sciiti filo-Hezbollah. L&#8217;attuale braccio di ferro per la formazione del nuovo governo del premier incaricato Nagib Miqati non \u00e8 che una delle battaglie in corso da tempo e che, tutto lascia presagire, caratterizzeranno la scena politica libanese nei prossimi mesi.<\/p>\n<p><b>La gabbia del settarismo confessionale<\/b><br \/>Alla commemorazione del sesto anniversario dell&#8217;uccisione di Hariri padre, gli stati generali della nuova opposizione hanno affermato che &#8220;l&#8217;evento odierno \u00e8 solo l&#8217;inizio di una mobilitazione che culminer\u00e0 il 14 marzo prossimo\u2026&#8221;, come a giustificare l&#8217;assenza dei raduni oceanici del passato a piazza dei Martiri.<\/p>\n<p>&#8220;Riuniti qui oggi intendiamo rilanciare i valori della rivoluzione dei Cedri&#8221;, ha detto Marwan Hamade, uno degli esponenti della coalizione e scampato per miracolo, nell&#8217;ottobre 2004, al primo della lunga serie di attentati e uccisioni compiuti contro esponenti della coalizione &#8220;antisiriana&#8221;. &#8220;Questo sesto anniversario vede la rinascita dello spirito delle &#8216;Forze del 14 marzo'&#8221;, ha aggiunto Hamade. &#8220;Non siamo e non saremo mai contro una comunit\u00e0, che sia quella sciita o altre. Gli sciiti libanesi sono una componente fondamentale del Libano&#8221;, ha rassicurato dal canto suo Hariri.<\/p>\n<p>Dietro la retorica, il clima di questa nuova fase politica non invita per\u00f2 alla coesione tra libanesi attorno al concetto di &#8220;cittadinanza&#8221;, ma alla fedelt\u00e0 ai leader confessionali attorno all\u2019appartenenza comunitaria. A Sidone, Tripoli e Beirut, roccaforti del sunnismo ora impersonificato dal clan Hariri, erano apparsi, alla vigilia della commemorazione, poster in cui l&#8217;immagine dell&#8217;ex premier ucciso appariva circondata da fiamme e sormontata dallo slogan &#8220;Allahu Akbar!&#8221; (Dio \u00e8 pi\u00f9 grande).<\/p>\n<p>A Tripoli, nei giorni in cui Hariri figlio perdeva la battaglia politica a favore del tripolino Miqati, erano apparsi striscioni con avvertimenti pi\u00f9 espliciti: &#8220;Chi tocca Hariri, tocca i sunniti e gioca col fuoco&#8221;, oppure &#8220;Miqati traditore dei sunniti&#8221;. Il tono delle sempre pi\u00f9 frequenti locuzioni in diretta tv del leader di Hezbollah, il sayyid Hasan Nasrallah, \u00e8 altrettanto minaccioso nei confronti dei rivali sunniti e, tra le pieghe dei suoi apparenti inviti al compromesso, si nascondono continui avvertimenti a &#8220;non prender di mira&#8221; la comunit\u00e0 sciita libanese.<\/p>\n<p>La questione della legittimit\u00e0 del Tsl appare cos\u00ec indissolubilmente legata allo scontro politico-confessionale: Hezbollah, che accusa di &#8220;collaborazionismo&#8221; chiunque sostenga la validit\u00e0 delle future decisioni della corte internazionale, chiama a raccolta i suoi seguaci usando la retorica del nemico esterno, mentre il fronte sunnita si compatta proprio attorno alla necessit\u00e0 di &#8220;far luce&#8221; sull&#8217;omicidio Hariri.<\/p>\n<p>Intrappolata nella gabbia del settarismo confessionale, la societ\u00e0 civile libanese \u00e8 incapace di ritrovare lo slancio e la comunione d&#8217;intenti di sei anni fa. E piazza dei Martiri appare oggi come uno dei terreni meno fertili di tutta la regione dove si possa sperare che germoglino i semi di piazza Tahrir. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Beirut &#8211; Il presidente egiziano Mubarak \u00e8 caduto e piazza Liberazione al Cairo si \u00e8 gradualmente svuotata dei suoi vittoriosi occupanti. Anche piazza dei Martiri a Beirut \u00e8 vuota e sembra ormai scomparso lo spirito di inedita coesione che sei anni fa port\u00f2 i libanesi a metter da parte le diverse appartenenze confessionali e ad [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[98,99,125,135],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16690"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16690"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16690\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63189,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16690\/revisions\/63189"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16690"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16690"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16690"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}