{"id":16700,"date":"2011-02-17T00:00:00","date_gmt":"2011-02-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-vento-egiziano-su-gaza-e-cisgiordania\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:10","slug":"il-vento-egiziano-su-gaza-e-cisgiordania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/il-vento-egiziano-su-gaza-e-cisgiordania\/","title":{"rendered":"Il vento egiziano su Gaza e Cisgiordania"},"content":{"rendered":"<p>Sotto sotto, nelle chiacchierate informali e nei conciliaboli, i palestinesi della strada sono in gran maggioranza molto orgogliosi di quello che gli egiziani hanno fatto al Cairo. L\u2019Egitto &#8211; questa \u00e8 la lettura popolare della rivoluzione del 25 gennaio &#8211; ha avuto un orgoglioso colpo di reni, ha rialzato la testa, ed \u00e8 di nuovo, nell\u2019immaginario palestinese, <i>Umm al Dunya<\/i>, la madre del mondo. E dunque la madre degli arabi. I ragazzi di Tahrir, insomma, hanno ridato corpo a una sorta di panarabismo popolare che era stato sopito dalle troppe sconfitte militari, politiche e anche morali degli ultimi anni.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/cartina_westbank.JPG\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Generazione perduta<\/b><br \/>Se, per\u00f2, questo \u00e8 il sentimento comune, casalingo si potrebbe dire, difficile trovare &#8211; sempre nella \u201cstrada\u201d palestinese &#8211; qualcuno disposto a dire che s\u00ec, succeder\u00e0 anche da loro, una rivolta alla palestinese, una nuova <i>intifada<\/i>. Le ragioni addotte non riguardano solamente la<i> Sonderweg <\/i>palestinese, la presenza militare di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, sia nella complessa definizione delle aree sotto diversi controlli formali in Cisgiordania, sia nel blocco impenetrabile, via terra e via mare, attorno alla Striscia di Gaza. Ci sono anche delle motivazioni tutte interne a una societ\u00e0 araba dal destino singolare, come quella palestinese nel suo complesso, che a pieno titolo comprende volti e storie diverse di Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme est, diaspora e palestinesi con passaporto israeliano.<\/p>\n<p>Piegata da una impasse socioeconomica e politica uguale a se stessa da oltre tre anni, la societ\u00e0 palestinese, quella dei Territori occupati nel 1967, \u00e8 come se vivesse ancora le conseguenze di una rivolta, come la seconda<i> Intifada<\/i>, che ha avuto un suo inizio, il 29 settembre del 2000, ma non una sua fine formale. Un confine flessibile, un <i>terminus  post quem<\/i>, che non \u00e8 ininfluente nelle dinamiche possibili palestinesi dopo la rivoluzione del 25 gennaio in Egitto. Quell\u2019assenza di una data o di un anno che definisca la fine della seconda<i> intifada<\/i> descrive anche quello che \u00e8 successo ad almeno una generazione, forse due, di giovani.<\/p>\n<p>Una \u2018generazione perduta\u2019, come l\u2019ha definita Sahar Khalifeh, importante scrittrice di Nablus. E se quella generazione \u00e8 <i>perduta<\/i>, alle prese con la ricostruzione della propria vita dopo la fine delle speranze e magari un lungo periodo trascorso nelle prigioni israeliane, le altre generazioni che seguono sono ancora troppo giovani, con troppo poche energie, e &#8211; dicono alcuni &#8211; con una pericolosa crisi d\u2019identit\u00e0. Una possibile nuova<i> intifada<\/i>, dunque, non avrebbe i suoi protagonisti principali, assieme a una mancanza di direzione politica e di visione.<\/p>\n<p>E allora? I palestinesi, la societ\u00e0 storicamente pi\u00f9 politicizzata dell\u2019intera regione, potrebbero essere gli unici impermeabili a ci\u00f2 che di rivoluzionario \u00e8 accaduto al Cairo, e che &#8211; necessariamente dal Cairo molto pi\u00f9 che da Tunisi &#8211; si irraggia come un virus nelle altre piazze arabe? <\/p>\n<p><b>Transizione dimezzata<\/b><br \/>La risposta, per ora, \u00e8 nella reazione di quelle \u00e9lite politiche e &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; istituzionali palestinesi che non hanno saputo e potuto gestire la propria transizione al potere dalla fine del 2004 in poi. Segnate dall\u2019incapacit\u00e0 di<i> condividere il potere<\/i> e dalla conseguente, ulteriore divisione di un territorio gi\u00e0 frammentato, le \u00e9lite che guidano, separatamente, Cisgiordania e Gaza sono i principali bersagli del vento che arriva dal Cairo. Un vento che i protagonisti della politica politicante palestinese stanno cercando di gestire alle bell\u2019e meglio, senza per\u00f2 ancora comprendere quali saranno i prezzi reali da pagare, per la caduta di Hosni Mubarak.<\/p>\n<p>Le prime conseguenze sono gi\u00e0 evidenti nei movimenti in corso a Ramallah. Nel giro di tre giorni, a met\u00e0 febbraio, la cittadella politica palestinese ha visto tre eventi importanti, pur di diversa origine e di diverso significato. Le dimissioni di Saeb Erekat, storico capo dei negoziatori, e l\u2019annullamento del suo ufficio sono, certo, conseguenze dell\u2019uscita dei <i>Palestine Papers<\/i>, resi noti da Al Jazeera, e la Wikileaks palestinese ha avuto un potere dirompente nell\u2019azzeramento di un ufficio che \u00e8 stato coinvolto nel processo negoziale con Israele almeno per tutti gli scorsi quindici anni. Il rimpasto del governo guidato da Salam Fayyad, deciso rapidamente il 14 febbraio scorso, era nell\u2019aria da mesi, frutto anche delle tensioni tra Fayyad (e il fayyadismo) e una Fatah in cerca di consolidamento e di consenso.<\/p>\n<p>La stessa decisione del comitato esecutivo dell\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) di indire elezioni presidenziali e politiche per il prossimo settembre  (ma dove? Solo in Cisgiordania?) \u00e8 frutto di una richiesta reiterata negli anni recenti per cercare di ridare la legittimit\u00e0 perduta alle istituzioni dell\u2019Anp, gi\u00e0 scadute e senza il necessario avallo dei cittadini-elettori.<\/p>\n<p><b>Cautela di Hamas<\/b><br \/>Se le cause di tutt\u2019e tre gli ultimi eventi di Ramallah sono staccate dalla <i>Thawra<\/i>, dalla rivoluzione egiziana, \u00e8 comunque evidente che la rivoluzione del 25 gennaio ha trovato, tra Ramallah e Gaza, sguarnite le \u00e8lite della transizione \u2018dimezzata\u2019 palestinese, che temono &#8211; a questo punto &#8211; contraccolpi pesanti. A Gaza, la reazione di Hamas &#8211; cauta sino a che i \u2018ragazzi di Tahrir\u2019 non hanno vinto il braccio di ferro ingaggiato con Hosni Mubarak e con Omar Suleiman &#8211; si deve a due ragioni principali.<\/p>\n<p>Una ragione storica, e cio\u00e8 il tradizionale silenzio dello<i> Harakat al Muqawwama al Islamiya<\/i> (Hamas) nei confronti degli affari interni dei paesi arabi. Un comportamento che il movimento islamista palestinese ha sempre seguito in modo ferreo nei 23 anni della sua esistenza, in una differenziazione dal percorso seguito da Fatah e dall\u2019Olp, che negli anni Settanta e Ottanta aveva causato contraccolpi pesantissimi, dal Settembre Nero ai costi sanguinosi nella guerra civile libanese, sino alla sconfitta dell\u2019Olp del 1982 a Beirut. Hamas si \u00e8, dunque, guardata bene dal sostenere chiunque in Egitto, nelle ultime settimane, e non solo perch\u00e9 Hosni Mubarak, storico patron di Fatah, aveva un ruolo determinante nel destino di Gaza, ma perch\u00e9 si \u00e8 sempre astenuta dal prendere posizione.<\/p>\n<p>Non lo fece nel 1991, assumendo una posizione in parte ambigua, rispetto al chiaro sostegno di Yasser Arafat a quel Saddam Hussein che stava invadendo il Kuwait. Non lo ha fatto neanche nel 2011, distinguendosi dal sostegno deciso di Mahmoud Abbas a Hosni Mubarak. C\u2019\u00e8 poi un\u2019altra ragione, contingente, geografica, nella estrema prudenza avuta da Hamas nei 18 giorni di rivoluzione egiziana, e cio\u00e8 il timore &#8211; reale &#8211; di dover subire contraccolpi pesanti, come il vaso di coccio tra una Israele timorosa dei nuovi, futuri equilibri regionali, e un nuovo Egitto in fieri.<\/p>\n<p><b>Vuoto negoziale<\/b><br \/>Hamas e Fatah, il governo di Hamas a Gaza e l\u2019Anp a Ramallah, pur avendo timori di diverso tono e significato riguardo alla rivoluzione egiziana, condividono dunque la stessa incertezza per il futuro. Soprattutto perch\u00e9 la <i>Thawra<\/i> in corso sul Nilo ha per il momento sguarnito molti tavoli negoziali di uno dei suoi protagonisti, vale a dire Omar Suleiman. Suleiman mediatore non neutrale, anzi, decisamente di parte, come hanno mostrato i documenti di Wikileaks e i Palestine Papers. La sua assenza, per\u00f2, rimescola pesantemente le carte sul tavolo della riconciliazione interpalestinese, e apre allo stesso tempo una finestra di opportunit\u00e0 che sinora era rimasta chiusa, o al massimo aperta con un piccolo spiraglio.<\/p>\n<p>\u00c8 infatti evidente, a leggere i documenti diplomatici divenuti pubblici, che Omar Suleiman \u00e8 stato lo strumento primo per rinviare e rendere in tal mondo impossibile la riconciliazione interpalestinese, che significa &#8211; nella sostanza &#8211; la necessaria e ineludibile condivisione del potere tra Hamas e Fatah, superando in tal mondo la transizione \u2018dimezzata\u2019 palestinese. <\/p>\n<p>Senza Omar Suleiman, dunque, aumenta paradossalmente la possibilit\u00e0 di una riconciliazione. Sempre che, ancora una volta, gli altri attori internazionali &#8211; Israele e Stati Uniti in primis &#8211; non continuino nel gioco del rinvio sine die di una ricomposizione della politica, della societ\u00e0, della geografia palestinese. Cercasi dunque mediatore, stavolta neutrale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sotto sotto, nelle chiacchierate informali e nei conciliaboli, i palestinesi della strada sono in gran maggioranza molto orgogliosi di quello che gli egiziani hanno fatto al Cairo. 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