{"id":16710,"date":"2011-02-19T00:00:00","date_gmt":"2011-02-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lincerta-transizione-della-tunisia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:10","slug":"lincerta-transizione-della-tunisia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/lincerta-transizione-della-tunisia\/","title":{"rendered":"L\u2019incerta transizione della Tunisia"},"content":{"rendered":"<p>In questi ultimi giorni un numero senza precedenti di tunisini \u00e8 sbarcato sulle coste italiane. Le ragioni di questa intensificazione dei flussi migratori dalla Tunisia vanno innanzitutto ricondotte all\u2019aumento dell\u2019incertezza politica e della precariet\u00e0 economica che ha contraddistinto il primo mese di transizione democratica dopo la fuga dell\u2019ex presidente Ben Ali. Il governo provvisorio gode infatti di scarsa credibilit\u00e0, la sicurezza nel paese non \u00e8 stata ancora ripristinata e il vecchio sistema di potere continua a coesistere con il nuovo, rallentando il processo di trasformazione politica.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/tunisia_map.JPG\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>L\u2019esito delle elezioni legislative, che si terranno tra cinque mesi, \u00e8 incerto e pieno di insidie, mentre le drammatiche ripercussioni economiche degli eventi politici degli ultimi due mesi hanno aggravato la situazione sociale del paese.<\/p>\n<p><b>Deterioramento della sicurezza <\/b><br \/>Sin dal suo insediamento, il governo provvisorio, incaricato di organizzare le elezioni, \u00e8 stato oggetto di continue critiche, che lo hanno reso debole ed instabile. Gi\u00e0 il primo governo di transizione, composto da numerosi rappresentanti del vecchio regime collocati in ministeri strategici, era stato costretto a sciogliersi dopo dodici giorni di proteste popolari.<\/p>\n<p>L\u2019attuale governo di transizione rappresenta un passo avanti rispetto al precedente poich\u00e9 ha ridotto il numero dei ministri vicini a Ben Ali e ha accolto alcuni membri della societ\u00e0 civile indipendente. Tuttavia, continua a godere di scarsa credibilit\u00e0, perch\u00e9 non ha rotto completamente con il passato. <\/p>\n<p>Oltre al primo ministro Ghannouchi, che ha svolto lo stesso incarico sotto Ben Ali per undici anni, il governo accoglie altre personalit\u00e0 note per i legami con l\u2019ex presidente e la sua famiglia. Ci sono state, infine, le dimissioni del ministro degli Esteri, seguite alla sua prima visita in Francia, ma \u00e8 soltanto uno degli ultimi episodi che confermano la precariet\u00e0 del governo di transizione, che sembra mancare, oltre che di credibilit\u00e0, anche di una strategia chiara e condivisa.<\/p>\n<p>Ripristinare la sicurezza in tutto il paese \u00e8 una condizione imprescindibile per far s\u00ec che le elezioni  nei prossimi mesi siano libere e trasparenti. <\/p>\n<p>Da alcune settimane, la situazione di insicurezza nel paese, soprattutto in alcune regioni, sembra essersi aggravata. Bande armate, presumibilmente fedeli a Ben Ali e manovrate da uomini nel ministero degli Interni, hanno ripreso a seminare paura tra la popolazione. Questi gruppi sembra agiscano sia per paura di dover rispondere dei crimini commessi durante il precedente regime sia per discreditare il governo, che appare incapace di porre fine all\u2019anarchia.<\/p>\n<p>Lo stato di generale insicurezza che attraversa il paese dipende anche da altri fattori: solo pochi, o forse nessuno, dei 250.000 poliziotti in servizio durante il regime di Ben Ali hanno riconsegnato le armi; numerosi detenuti (circa 11.000) sono riusciti ad evadere dalle carceri durante i giorni delle proteste; e, in alcuni governatorati, i poliziotti si sono rifiutati di riprendere servizio perch\u00e9 mal visti dalla popolazione e mal pagati. <\/p>\n<p>Di fronte a questi problemi, l\u2019esercito appare poco equipaggiato ed in numero insufficiente per ristabilire l\u2019ordine nel paese. Per questo, pochi giorni fa, il governo ha deciso di richiamare i riservisti.<\/p>\n<p><b>Elezioni a rischio <\/b><br \/>Tra cinque mesi si terranno le elezioni legislative, il cui esito sar\u00e0 cruciale per determinare la direzione della transizione politica. Affinch\u00e9 le elezioni siano trasparenti e rappresentative, \u00e8 necessaria innanzitutto una riforma profonda dell\u2019attuale legge elettorale, che fu ideata da Ben Ali per assicurare l\u2019egemonia del suo partito. <\/p>\n<p>Un\u2019apposita commissione \u00e8 stata istituita per elaborare la riforma. Anche se \u00e8 presto per valutarne l\u2019operato, molti tunisini esprimono dubbi sulla sua indipendenza. Non soltanto perch\u00e9 \u00e8 stata nominata senza che siano state consultate le forze politiche e sociali indipendenti, ma anche perch\u00e9 vi fanno parte esperti di diritto notoriamente vicini all\u2019ex regime.<\/p>\n<p>Un\u2019altra condizione indispensabile affinch\u00e9 il futuro parlamento sia rappresentativo \u00e8 che tutte le forze politiche, vecchie e nuove, siano messe nella condizione di poter partecipare alle elezioni. <\/p>\n<p>Tuttavia, le nuove formazioni politiche appaiono ancora molto deboli, disorganizzate, prive di risorse finanziarie, esperienza e solide piattaforme politiche. Non \u00e8 chiaro, quindi, se e in qual misura queste nuove forze politiche saranno in grado di riorganizzarsi in soli cinque mesi. Molte di loro cominciano a dubitare che sia possibile farlo. Lo stesso leader del partito islamista moderato, al-Nahda, ancora in attesa di essere legalizzato, ammette che, dopo venti anni di assenza dal paese, la ricostruzione del partito ha bisogno di tempo.<\/p>\n<p><b>Vischiosit\u00e0 del vecchio sistema di potere <\/b><br \/>Il vecchio sistema di potere continua a coesistere con il nuovo non soltanto perch\u00e9 erano figure di spicco del primo l\u2019attuale presidente, il primo ministro e numerosi membri del governo. Gli uomini di Ben Ali non hanno abbandonato i loro incarichi nell\u2019amministrazione, al ministero degli Interni, nella polizia, nei media, nella giustizia e nei governatorati. Per esempio, il sistema di sorveglianza ideato da Ben Ali per controllare gli oppositori politici sembra continui a funzionare. Nel tentativo di ridurre l\u2019influenza degli uomini del vecchio regime al Ministero degli Interni, il governo si \u00e8 limitato ad annunciare la pensione anticipata di alcuni funzionari.<\/p>\n<p>La dissoluzione ufficiale del partito di Ben Ali, il Raggruppamento Costituzionale Democratico, annunciata tardivamente il 7 febbraio, non sar\u00e0 sufficiente per smantellare il vecchio sistema di potere. Non \u00e8 da escludere che alcuni membri del partito, quelli meno implicati, si riorganizzino in una nuova formazione politica. Il partito, secondo molti, \u00e8 finanziariamente forte, ben organizzato e strutturato, e potrebbe quindi approfittare della debolezza delle altre forze politiche per conquistare voti alle prossime elezioni.<\/p>\n<p>Tra le misure che potrebbero indebolire il passato sistema di potere, c\u2019\u00e8 la creazione di due commissioni: quella incaricata di investigare sugli atti di corruzione durante il regime di Ben Ali e quella volta ad investigare e punire gli abusi dei diritti umani commessi dalla polizia durante le proteste di dicembre e gennaio. Anche se \u00e8 prematuro valutarne i risultati, la mancanza di risorse umane e finanziarie potrebbe, almeno per il momento, comprometterne l\u2019efficacia, lasciando impuniti i membri del regime di Ben Ali.<\/p>\n<p><b>Il macigno della situazione socio-economica<\/b><br \/>Le ripercussioni economiche degli eventi degli ultimi due mesi complicano ulteriormente un quadro sociale che era gi\u00e0 difficile sotto Ben Ali. Il settore turistico, che contribuisce per il 6,8% al Pil e impiega circa 350.000 persone, ha subito un drastico rallentamento, con effetti prevedibilmente negativi sulle entrate del paese e sul mercato del lavoro. Tutte le attivit\u00e0 economiche hanno risentito profondamente delle proteste, del persistente stato di insicurezza e del coprifuoco, mentre la disoccupazione giovanile, che sotto Ben Ali si attestava al 45%, \u00e8 probabilmente aumentata in questi ultimi due mesi.<\/p>\n<p>Il governo ha tentato di rispondere al drammatico deterioramento della situazione socio-economica introducendo un sussidio di disoccupazione per i giovani diplomati. Si tratta tuttavia di palliativi. <\/p>\n<p>Per poter uscire dalla crisi socio-economica, ridurre la disoccupazione giovanile, attenuare le forti disparit\u00e0 regionali e diversificare la sua economia, fortemente dipendente dall\u2019Ue, la  Tunisia ha bisogno di misure strutturali, di una strategia coerente tesa innanzitutto a creare posti di lavoro per i giovani. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 il rischio che, mentre ci si focalizza sulla  transizione politica, si perdano di vista le  priorit\u00e0 economiche, tanto pi\u00f9 difficili da affrontare in un quadro cos\u00ec incerto. Peraltro, un ulteriore aggravamento della situazione socio-economica potrebbe compromettere la transizione del paese verso la democrazia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi ultimi giorni un numero senza precedenti di tunisini \u00e8 sbarcato sulle coste italiane. 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