{"id":16730,"date":"2011-02-21T00:00:00","date_gmt":"2011-02-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-nuova-ondata-di-sbarchi-e-gli-accordi-italia-tunisia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:10","slug":"la-nuova-ondata-di-sbarchi-e-gli-accordi-italia-tunisia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/la-nuova-ondata-di-sbarchi-e-gli-accordi-italia-tunisia\/","title":{"rendered":"La nuova ondata di sbarchi e gli accordi Italia-Tunisia"},"content":{"rendered":"<p>I recenti sbarchi in massa a Lampedusa di migranti irregolari provenienti dalla Tunisia hanno alimentato nuove tensioni tra l\u2019Italia e il vicino paese nordafricano sul contrasto all\u2019immigrazione irregolare, i controlli dei confini e la cooperazione per i rimpatri. Il ministro degli interni, Roberto Maroni, ha lamentato la scarsa cooperazione da parte delle autorit\u00e0 tunisine nell\u2019arginare i flussi migratori e, con tono enfatico, ha messo in guardia l\u2019Unione europea e gli Stati membri contro il rischio che l\u2019\u201desplosione del Maghreb\u201d impedisca una gestione concertata dei flussi migratori, i controlli alle frontiere e il rimpatrio dei migranti irregolari.<\/p>\n<p><b>Il do ut des degli accordi con la Tunisia<\/b><br \/>Sin dal 1998, la Tunisia ha cooperato con l\u2019Italia per il rimpatrio dei migranti irregolari di nazionalit\u00e0 tunisina e per un controllo pi\u00f9 efficace delle frontiere marittime. A tal fine, sono stati conclusi tre accordi bilaterali. Il pi\u00f9 recente \u00e8 stato firmato da Maroni e dall\u2019ex-ministro degli interni tunisino Rafik Haj Kacem il 28 gennaio 2009. L\u2019accordo, tuttora in vigore, prevede una procedura accelerata per la riammissione attraverso una rapida \u2018ri-documentazione\u2019 degli immigrati senza documenti identificati dalle autorit\u00e0 italiane come cittadini tunisini. Prevede inoltre l\u2019utilizzazione del Fondo Europeo per il Ritorno, attraverso cui vengono finanziati programmi per il \u201critorno volontario assistito\u201d, con l\u2019obiettivo di sostenere la reintegrazione dei cittadini tunisini rimpatriati.<\/p>\n<p>&#278; importante sottolineare come la cooperazione con la Tunisia sui controlli alla frontiera e il contrasto all\u2019immigrazione irregolare sia venuta sviluppandosi attraverso accordi flessibili: memorandum d\u2019intesa, intese amministrative, cooperazione di polizia, accordi che includono una clausola sulla riammissione etc. Tali accordi hanno tre direttrici principali: 1) il contrasto all\u2019immigrazione irregolare, inclusa la questione della riammissione; 2) il rafforzamento dei controlli alle frontiere, inclusa l\u2019assistenza tecnica ad hoc; 3) la gestione congiunta dei flussi dei lavoratori migranti con i paesi terzi da cui essi provengono, inclusi gli aiuti allo sviluppo e le quote di ingresso.<\/p>\n<p>Questi accordi hanno assunto un ruolo di rilievo nelle relazioni tra l\u2019Italia e i paesi del Nord Africa: sono parte del contributo attivo che questi ultimi hanno offerto al rafforzamento del controllo dei confini esterni dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>All\u2019origine di questi accordi vi \u00e8 un <i>do ut des<\/i>. Negli ultimi dieci anni, la Tunisia, cos\u00ec come il Marocco, l\u2019Algeria e la Libia, era divenuta gradualmente consapevole del fatto che la cooperazione bilaterale per i controlli alle frontiere le permetteva di accreditarsi come attore efficiente nel gestire l\u2019immigrazione e le frontiere, e di aumentare cos\u00ec la propria credibilit\u00e0 internazionale e la stessa legittimit\u00e0 del regime. Aveva inoltre ben compreso che, in cambio di questa sua disponibilit\u00e0, poteva ottenere, nei negoziati sull\u2019immigrazione, concessioni su altre questioni di suo interesse.<\/p>\n<p><b>Cooperazione a singhiozzo<\/b><br \/>Senza dubbio, questo calcolo ha influito notevolmente sulle modalit\u00e0 con cui si \u00e8 configurata ed \u00e8 stata regolata la cooperazione per i rimpatri. Si sono privilegiati, in particolare, accordi flessibili, che passano pi\u00f9 inosservati.<\/p>\n<p>Inoltre, anche quando gli incentivi (ad esempio, gli aiuti allo sviluppo e le quote di ingresso concessi a certe condizioni) sono abbastanza corposi da indurre il paese di origine a cooperare ai rimpatri, quest\u2019ultimo potrebbe trovarsi a sostenere, per tale cooperazione, costi non previsti, tali da spingerlo, a un certo punto, a venir meno agli impegni assunti. Di certo, le esperienze di cooperazione bilaterale per i rimpatri mostrano che gli incentivi non sempre assicurano un\u2019effettiva cooperazione, soprattutto quando paesi terzi sfruttano la propria posizione strategica. La Tunisia non fa eccezione.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo decennio, la Tunisia ha cooperato solo a singhiozzo per quanto riguarda il rilascio dei documenti di viaggio su richiesta delle autorit\u00e0 italiane. Per esempio, prima del summenzionato accordo bilaterale del 2009, le autorit\u00e0 consolari tunisine rilasciavano in media tre dei dieci documenti (o lasciapassare) richiesti dalle autorit\u00e0 italiane.<\/p>\n<p>Dal 2009, tre fattori hanno contribuito a rinvigorire la cooperazione sui rimpatri tra Italia e Tunisia. In primo luogo, l\u2019ex governo tunisino del Presidente Ben Ali puntava a rafforzare la legittimit\u00e0 del suo regime, nonch\u00e9 a stringere un\u2019alleanza strategica con Francia e Italia, per ottenere dall\u2019Unione europea il tanto sospirato \u2018status avanzato\u2019. In secondo luogo, le autorit\u00e0 tunisine erano disposte a cooperare alla \u201cri-documentazione\u201d anche per ricevere i fondi previsti dal programma Ue per il \u201critorno volontario assistito\u201d. In terzo luogo, tra i migranti e i richiedenti asilo oggetto di provvedimento di espulsione dall\u2019Italia vi erano ex oppositori politici e persone che avevano preso parte alle rivolte represse del 2008 nell\u2019area mineraria di Gafsa, una zona economicamente depressa, caratterizzata da un\u2019elevata disoccupazione giovanile e da una diffusa povert\u00e0.<\/p>\n<p>A spingere il regime di Ben Ali a cooperare \u00e8 stato dunque un misto di opportunismo, ricerca di alleanze strategiche con i paesi europei e volont\u00e0 di soffocare il dissenso politico all\u2019estero.<\/p>\n<p><b>Impatto del cambiamento<\/b><br \/>Dal 14 gennaio 2011, la Tunisia sta attraversando un periodo di profonda trasformazione e di ristrutturazione delle relazioni tra stato e societ\u00e0. Sono in via di elaborazione una serie di provvedimenti legislativi e di misure politiche per venire incontro alle richieste pi\u00f9 pressanti che vengono avanzate in vista delle prossime elezioni e aprire cos\u00ec la strada ad un autentico sistema multipartitico e al riconoscimento dei partiti politici di opposizione.<\/p>\n<p>&#278; da notare che Rafik Haj Kacem \u00e8 stato arrestato circa due settimane fa, per decisione del successore, Farhat Rajhi, attuale ministro degli interni del governo di transizione, con l\u2019accusa di cospirare contro la sicurezza dello Stato. Questa decisione \u00e8 stata salutata positivamente in Tunisia. Rafik Haj Kacem \u00e8 infatti molto impopolare: lo si ritiene, fra l\u2019altro, responsabile delle repressioni e delle violenze della polizia durante il regime di Ben Ali.<\/p>\n<p>Con le misure sin qui adottate, il governo di transizione mira a conquistarsi legittimit\u00e0 e credibilit\u00e0. Si mostra cos\u00ec consapevole di dover rispondere dei suoi atti ai cittadini, qualcosa di inconcepibile sotto il regime repressivo di Ben Ali. Questo nuovo atteggiamento pu\u00f2 avere per\u00f2 implicazioni importanti per le scelte politiche del nuovo governo in materia di immigrazione. Gli accordi sulle riammissioni non sono ben visti e potrebbero pertanto essere in contrasto con le priorit\u00e0 sociali, economiche e politiche immediate dell\u2019attuale governo di transizione tunisino, che \u00e8 alla ricerca innanzitutto di stabilit\u00e0 interna e di legittimazione popolare.<\/p>\n<p>Questo nuovo atteggiamento del governo tunisino non pu\u00f2 essere ignorato da Ue e Stati membri, cui spetta di sostenere il processo di transizione democratica in corso e le riforme economiche che il governo di transizione sta cercando di promuovere. Grazie ai cambiamenti in atto, si \u00e8 aperta un\u2019opportunit\u00e0 senza precedenti di cooperare con la Tunisia nel rispetto della volont\u00e0 del popolo tunisino e dei diritti e principi fondamentali cui deve ispirarsi l\u2019azione esterna dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi inoltre:<\/p>\n<p>Ferruccio Pastore: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1657\" target= \"blank\"><b><u> Immigrazione e opinione pubblica, il caso Italia<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>Pietro Marcenaro: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1663\" target= \"blank\"><b><u>Piano nazionale per l\u2019integrazione dei Rom<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I recenti sbarchi in massa a Lampedusa di migranti irregolari provenienti dalla Tunisia hanno alimentato nuove tensioni tra l\u2019Italia e il vicino paese nordafricano sul contrasto all\u2019immigrazione irregolare, i controlli dei confini e la cooperazione per i rimpatri. 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