{"id":16740,"date":"2011-02-23T00:00:00","date_gmt":"2011-02-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-navi-iraniane-a-suez-e-lallarme-di-israele\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:09","slug":"le-navi-iraniane-a-suez-e-lallarme-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/le-navi-iraniane-a-suez-e-lallarme-di-israele\/","title":{"rendered":"Le navi iraniane a Suez e l\u2019allarme di Israele"},"content":{"rendered":"<p>Dopo giorni di annunci e smentite, due navi da guerra iraniane sono entrate nel Canale di Suez e si dirigono verso il Mediterraneo per una missione di addestramento di alcuni giorni in Siria. \u00c8 la prima volta in trent\u2019anni che le navi militari iraniane attraversano il canale che collega il mar Rosso al Mediterraneo. Costretto ad interrompere la sua monotona routine, il Canale di Suez, che tra non molto compir\u00e0 150 anni, ha dovuto pi\u00f9 volte, negli ultimi tempi, confrontarsi con nuovi scenari.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/suez.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Durante la crisi che ha portato alla caduta di Mubarak \u00e8 stato evocato lo spettro della sua chiusura (per motivi di sicurezza ? per rimarcare il cambio di regime politico?), come era gi\u00e0 accaduto all\u2019inizio della guerra dei sei giorni del 1967. Un allarme che ha influito sul prezzo del greggio e che \u00e8 rientrato quando la giunta militare ha deciso l\u2019invio di unit\u00e0 speciali a guardia delle sue rive e a protezione del gasdotto con Israele.<\/p>\n<p>Successivamente \u00e8 sorto il caso del transito di due navi da guerra dell\u2019Iran dirette in Siria che ha messo in allarme Israele. Al di l\u00e0 delle apparenze, \u00e8 bene analizzare gli aspetti storico-giuridici correlati per avere un chiaro punto di situazione: gli interessi vitali che gravitano attorno al Canale coinvolgono, oltre all\u2019Egitto, vari attori della comunit\u00e0 internazionale, a cominciare da Israele e Stati Uniti e, non ultima, l\u2019Italia.<\/p>\n<p><b>Regime internazionale di transito<\/b><br \/>\u201c<i>Il Canale marittimo di Suez sar\u00e0 sempre libero ed aperto, in tempo di guerra come in tempo di pace, ad ogni nave mercantile o da guerra, senza distinzione di bandiera<\/i>\u201d. Cos\u00ec recita l\u2019art. I della Convenzione di Costantinopoli del 29 ottobre 1888 relativa alla libera navigazione del Canale di Suez che ancor oggi ne disciplina il regime di transito. Secondo questo accordo (di cui \u00e8 parte anche l\u2019Italia) il Canale \u00e8 soggetto ad un regime di demilitarizzazione: nessun atto di ostilit\u00e0 pu\u00f2 essere compiuto al suo interno, ma esso pu\u00f2 essere usato da nazioni belligeranti, in tempo di guerra, per eseguire azioni in aree esterne.<\/p>\n<p>Tale regime fu strettamente osservato nel corso delle due guerre mondiali ed anche nel 1936 durante la campagna dell\u2019Italia contro l\u2019Etiopia. Al termine della crisi del 1956 indotta dalla nazionalizzazione della Compagnia del Canale, l\u2019Egitto, s\u2019impegn\u00f2 con la Dichiarazione del 24 luglio 1957 a \u201cmantenere libero il Canale e non interrompere la navigazione a favore di tutte le Nazioni entro i limiti e in accordo con le previsioni della Convenzione di Costantinopoli del 1888\u201d. L\u2019impegno dell\u2019Egitto a rispettare tale regime non imped\u00ec tuttavia di applicare il divieto di transito nei confronti di navi  israeliane.<\/p>\n<p>Il divieto fu successivamente esteso a qualsiasi carico diretto in Israele, a prescindere dalla bandiera della nave utilizzata per il trasporto con motivazioni di vario genere riconducibili, in sostanza, alla tesi che il governo egiziano avesse il diritto, in ragione delle ostilit\u00e0 in atto, di adottare misure difensive. La situazione di ostilit\u00e0 tra i due paesi sfoci\u00f2 nel conflitto del giugno 1967, durante il quale Israele occup\u00f2 la Penisola del Sinai sino alle rive del Canale, mentre l\u2019Egitto blocc\u00f2 il transito della via d\u2019acqua mediante l\u2019affondamento di quindici navi. Il Canale fu chiuso sino al 1975.<\/p>\n<p><b>Diritti di Israele<\/b><br \/>La penalizzazione subita da Israele per effetto della chiusura del Canale fu enorme. La libert\u00e0 di transito \u00e8 infatti vitale per Israele sia per i traffici commerciali sia per le comunicazioni via mare con Eilat nel Golfo di Aqaba. Per questo motivo lo storico Trattato di pace del 1979 seguito agli accordi di Camp David del 1978 tra Sadat, Begin e Carter prevede che le \u201cNavi di Israele \u2026 godranno del diritto di libert\u00e0 di transito attraverso il Canale di Suez e delle sue rotte di avvicinamento lungo il Golfo di Suez ed il Mediterraneo sulla base della Convenzione del 1888\u2026\u201d. Lo stesso trattato riconosce inoltre che lo Stretto di Tiran ed il Golfo di Aqaba sono vie d\u2019acqua internazionali aperte alla libert\u00e0 di navigazione di tutte le Nazioni.<\/p>\n<p>In aggiunta a questo riconoscimento internazionale dei diritti di Israele un ulteriore garanzia \u00e8 costituita dal Memorandum bilaterale del 1979 con cui gli Stati Uniti, sulla base del Trattato di Pace dello stesso anno, si impegnano ad adottare le misure necessarie a proteggere gli interessi di Israele relativi alla libert\u00e0 di passaggio nel Canale e alla navigazione nello Stretto di Tiran e nel Golfo di Aqaba. Tali previsioni sono volte in sostanza ad impedire il blocco marittimo di Israele.<\/p>\n<p><b>Cosa vuole l\u2019Iran<\/b><br \/>In teoria nulla impedisce all\u2019Iran di far transitare proprie navi. A fronte dei diritti di Israele garantiti dagli  accordi appena ricordati vi \u00e8 il generico diritto di cui gode l\u2019Iran, al pari di qualsiasi altra nazione, di avvalersi del regime stabilito dalla Convenzione del 1886. Correttamente l\u2019 Autori\u00e0 del Canale ha gestito il caso in modo asettico adottando un basso profilo. <\/p>\n<p>Le unit\u00e0 iraniane (una vecchia Fregata di costruzione britannica ed una grossa nave appoggio, entrambe dotate di armamento tradizionale) hanno atteso a Gedda qualche giorno durante il quale sono circolate voci contraddittorie sulla missione di trasferimento in Siria per addestramento ad attivit\u00e0 antipirateria. Poi sono entrate nel Canale di Suez dirigendosi verso il Mediterraneo per una visita &#8220;di routine&#8221; di alcuni giorni in Siria <\/p>\n<p>Apparentemente niente di straordinario dunque, anche se pare che l\u2019Egitto negli ultimi trent\u2019anni avesse sempre fatto in modo che l\u2019Iran non avanzasse richieste di transito. Da questo punto di vista \u00e8 chiaro che l\u2019Iran ha  abilmente sfruttato la caduta di Mubarak per mettere piede in Mediterraneo. Peraltro l\u2019Egitto dopo il 1975 ha sempre autorizzato il transito di unit\u00e0 israeliane, compresi i sommergibili classe \u201cDolphin\u201d dotati di missili balistici diretti nel Golfo Persico.<\/p>\n<p><b>Interessi commerciali<\/b><br \/>Altro problema \u00e8 che la presenza iraniana in Mediterraneo \u00e8 oggettivamente una sfida ravvicinata alla sicurezza di Israele. Ma questo non riguarda il Canale, quanto piuttosto l\u2019assetto geopolitico dello stesso Mediterraneo che, \u00e8 bene ricordarlo, non \u00e8 n\u00e9 un mare chiuso come il Mar Nero n\u00e9 una zona smilitarizzata. Al limite va notato come l\u2019attivit\u00e0 iraniana nel Mediterraneo dovrebbe essere bilanciata da analoga attivit\u00e0 militare nel Mar Rosso dei paesi occidentali oltre che di Israele e Stati Uniti, i quali sono impegnati in particolare nell\u2019interdizione del contrabbando di armi via Mar Rosso diretto verso Gaza. Al riguardo \u00e8 significativo che John Bolton, ex ambasciatore Usa all\u2019Onu abbia accusato l\u2019Iran di cercare stabilire, attraverso il Canale di Suez, una rotta per il rifornimento di armi alle milizie libanesi di Hezbollah.<\/p>\n<p>L\u2019allarme sulle gravi conseguenze negative per l\u2019economia marittima a seguito della eventuale chiusura del Canale \u00e8 stato lanciato a fine gennaio, quando la situazione politica in Egitto stava precipitando. Poi il pericolo \u00e8 sembrato rientrare con l\u2019assunzione del controllo del Canale da parte dei militari. Gli  scenari di crisi ipotizzati sono drammatici, ma non catastrofici. Di certo verrebbero penalizzati quei paesi, come ad esempio l\u2019Italia, la cui economia dipende completamente dal trasporto marittimo. Il Mediterraneo, infatti, sarebbe  marginalizzato. Questo per\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 avvenuto tra il  1967 e il 1975, durante i lunghi anni della chiusura del Canale nel corso dei quali sono state adottate strategie alternative sviluppando il trasporto del petrolio con superpetroliere lungo la rotta del Capo di Buona Speranza.<\/p>\n<p>Per effetto della pirateria somala, peraltro, il traffico del Canale negli ultimi anni \u00e8 gi\u00e0 diminuito di circa il 20% causando all\u2019Egitto ingenti danni economici per la riduzione delle tasse di transito (valutate su base annua in circa 5 miliardi di dollari) ma invogliando gli armatori a seguire la rotta del Capo. Se cos\u00ec \u00e8, la chiusura del Canale produrrebbe i danni maggiori per lo stesso Egitto e quindi sarebbe un atto autolesionistico. A meno che non accada qualche fatto imprevisto a sfondo nazionalistico. O siano compiuti atti terroristici come il minamento del 1984  del Golfo di Suez (al tempo si disse ispirato dalla Libia) per la cui bonifica fu impiegata una flotta multinazionale di cui facevano anche parte cacciamine della nostra Marina.<\/p>\n<p> <b>Mantenere lo status quo<\/b><br \/>Ancor oggi desta ammirazione la \u201cconcezione di solidariet\u00e0 dei popoli che anim\u00f2 i reggitori dell\u2019Egitto nel deliberare l\u2019impresa del canale  e nell\u2019imprimergli il carattere di via universale di comunicazione libera a tutti\u201d. Dopo la caduta di Mubarak, l\u2019Egitto \u00e8 chiamato a dare prova di credere in questa idea universale e di voler continuare a rispettare i trattati che garantiscono i vitali diritti di Israele. Qualsiasi cambiamento della situazione del Canale, oltre che dannoso per l\u2019economia dell\u2019Egitto e dell\u2019intero Mediterraneo, sarebbe estremamente rischioso.<\/p>\n<p>Questo vale per il Canale e le sue vie di acceso ma anche per lo Stretto di Tiran e per il  Golfo di Aqaba, in cui il contingente navale italiano costituito da tre pattugliatori della Marina Militare opera dal 1982, nell\u2019ambito della \u201cMultinational Force and Observers\u201d (la Mfo, la cui sede \u00e8 a Roma) per assicurare la libert\u00e0 di navigazione tra le sponde di Egitto, Israele, Giordania ed Arabia Saudita. L\u2019Italia gioca da tempo un ruolo molto apprezzato nel mantenimento della stabilit\u00e0 dell\u2019area secondo gli accordi di Camp David: ora ha ancor pi\u00f9 il dovere di continuare a farlo nell\u2019interesse proprio e della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo giorni di annunci e smentite, due navi da guerra iraniane sono entrate nel Canale di Suez e si dirigono verso il Mediterraneo per una missione di addestramento di alcuni giorni in Siria. \u00c8 la prima volta in trent\u2019anni che le navi militari iraniane attraversano il canale che collega il mar Rosso al Mediterraneo. Costretto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[124,93,95,137,99],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16740"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16740"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16740\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63037,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16740\/revisions\/63037"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16740"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16740"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16740"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}