{"id":16750,"date":"2011-02-24T00:00:00","date_gmt":"2011-02-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libia-e-il-momento-di-interferire\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:09","slug":"libia-e-il-momento-di-interferire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/libia-e-il-momento-di-interferire\/","title":{"rendered":"Libia, \u00e8 il momento di &#8216;interferire&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>Il quadro del Nord Africa e del Vicino Oriente \u00e8 sotto osservazione da decenni in Europa. Gi\u00e0 negli anni settanta era chiaro che esistevano profondi squilibri socio-economici nell\u2019area e, allo stesso tempo, situazioni e pratiche politiche che impedivano alla regione di colmare autonomamente il divario tra la prorompente crescita demografica e il basso tasso di sviluppo.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Libia_mappa.gif\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Responsabilit\u00e0 occidentali <\/b><br \/>Proprio in quegli anni i paesi europei, per evitare l\u2019impatto a medio-lungo termine degli squilibri mediterranei sulla loro compagine sociale ed economica, hanno promosso, per mezzo dell\u2019Ue, le prime politiche euro-mediterranee, che tuttavia si sono rivelate fallimentari: non solo non sono stati rimossi gli squilibri socio-economici, ma si \u00e8 indurito il carattere autoritario dei regimi politici, determinando un vero e proprio circolo vizioso.<\/p>\n<p>La spiegazione neo-marxista di questa evoluzione \u00e8 che gli occidentali hanno mantenuto in vita e talvolta anche rafforzato i regimi per tutelare la propria sicurezza e assicurarsi mercati di consumo e investimento. Se si prescinde dal determinismo che sempre traspira da queste interpretazioni, si possono chiamare in causa altri fattori e parlare di miopia piuttosto che di colpa. Ma, nella sostanza, il risultato non cambia. <\/p>\n<p>I moti che dalla fine del 2010 si stanno sviluppando nella regione, a partire dal suicidio del fruttivendolo laureato di Sidi Bouazid, in Tunisia, hanno messo i paesi occidentali in serio imbarazzo: nessuno in Occidente pu\u00f2 apertamente negare la legittimit\u00e0 delle rivolte contro i regimi, ma il crollo delle dittature mette apertamente in discussione interessi e equilibri strategici, imponendo l\u2019esigenza di un aggiustamento, sia nel breve che nel lungo termine .<\/p>\n<p><b>Colpo di coda<\/b><br \/>Attualmente sono in atto due transizioni democratiche non violente, anche se incerte e dagli esiti tutt\u2019altro che scontati, in Tunisia ed Egitto. La terza crisi, quella in Libia, si \u00e8 invece rapidamente trasformata in una cupa tragedia, con folle inermi bombardate e migliaia di morti. Se il regime dovesse reggere, si scatenerebbe la vendetta e il paese si trasformerebbe in un campo di sterminio. &#278; quel che suggerisce il discorso di un\u2019ora e mezza tenuto da Gheddafi nella notte fra il 21 e il 22 febbraio, che ha messo in chiara evidenza  i suoi caratteri neuropatici  (\u201cmad dog\u201d lo chiamava l\u2019ex presidente americano Ronald Reagan).<\/p>\n<p>Un esito del genere sembra per\u00f2 improbabile, perch\u00e9 il potere di Gheddafi \u00e8 gi\u00e0 terminato in Cirenaica e Fezzan. L\u2019esercito, che evidentemente non sta sotto una coesa ed efficace catena di comando, si \u00e8 in parte schierato con la rivolta. Il sostegno politico delle trib\u00f9 \u00e8 venuto sostanzialmente meno. Gheddafi appare costretto a Tripoli con i suoi numerosi pretoriani e mercenari, con frammenti delle forze armate qua e l\u00e0 rimastigli fedeli. La durata di questa resistenza \u00e8 imprevedibile, ma lo scontro finale si preannuncia molto cruento .<\/p>\n<p>Se Gheddafi dovesse resistere a lungo, si consumerebbe una strage simile a quella del 1989 a piazza Tienanmen, a Pechino. La Libia non \u00e8 la Cina, per cui una qualche azione internazionale coercitiva (<i>peace enforcement<\/i>) simile a quella realizzata per il Kosovo \u00e8 pensabile. Non \u00e8 detto per\u00f2 che un\u2019iniziativa del genere, anche se fosse proposta nelle sedi competenti, a partire dall\u2019Onu, trovi il sostegno  necessario. Potrebbe non essere ben vista, in particolare, dalla Cina. L\u2019analista americano Joshua Muravchik ha suggerito l\u2019istituzione di una zona di interdizione aerea (<i>no-fly zone<\/i>), come quella realizzata  in Iraq dopo la guerra del Kuwait per impedire che Saddam Hussein bombardasse i suoi concittadini sciiti e curdi.<\/p>\n<p><b>Missione umanitaria<\/b><br \/>Arrivati a questo punto c\u2019\u00e8 il rischio concreto che la Libia si trasformi in uno stato \u201cfallito\u201d. Mentre \u00e8 difficile gestire il conflitto in atto, non \u00e8 detto che un eventuale intervento internazionale  riesca a far sorgere una nuova autorit\u00e0 in grado di ripristinare lo stato, n\u00e9 che lo stato libico resti unito. Potrebbe anche emergere una nuova dittatura o potrebbero costituirsi emirati islamici di varia natura (uno \u00e8 stato gi\u00e0 annunciato, ma non se ne sa nulla). <\/p>\n<p>Se l\u2019eventualit\u00e0 che sorgano questi emirati appare remota, una divisione fra Est e Ovest del paese esiste, non si \u00e8 mai completamente cicatrizzata, ed una spaccatura definitiva non si pu\u00f2 escludere. Inoltre, mancano in Libia i cuscinetti civili e militari che hanno permesso l\u2019avvio di transizioni pacifiche in Egitto e Tunisia. Ci\u00f2 rischia di provocare gravi conseguenze in termini di emigrazioni, estremismo politico, pi\u00f9 ampi effetti di tracimazione e danni all\u2019economia internazionale. L\u2019aumento del prezzo del petrolio riflette i rischi che corre un\u2019economia internazionale ancora non uscita dal caos della recente crisi finanziaria.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, i paesi occidentali e la comunit\u00e0 internazionali non possono restare a guardare. C\u2019\u00e8 un fronte umanitario che diverr\u00e0 sempre pi\u00f9 caldo nei prossimi giorni e che si connette ad un problema pi\u00f9 ampio di stabilit\u00e0 internazionale, solo poco meno immediato. Si deve dunque intervenire nell\u2019immediato non solo per ragioni strettamente umanitarie, ma anche perch\u00e9, senza aver rapidamente sgombrato il campo dal regime, non si pu\u00f2 aprire la strada a una transizione accettabile, in grado a sua volta di produrre un cambiamento strutturale, in cui interessi e valori siano meglio conciliabili.<\/p>\n<p><b>Imbarazzi ed esitazioni  <\/b><br \/>La Libia che si sta liberando percepisce una complicit\u00e0 fra Gheddafi e i paesi occidentali. Se l\u2019Occidente non si sbriga a smentire questa percezione, si aprir\u00e0 un altro capitolo del contenzioso generale fra Occidente e musulmani e un altro varco all\u2019estremismo salafita. La gente chiede ai giornalisti, che cominciano ad entrare in Cirenaica dall\u2019Egitto, perch\u00e9 mai l\u2019Italia appoggi Gheddafi. Il miglior modo di convincerli \u00e8 di aiutarli subito con efficaci dichiarazioni e azioni internazionali. Un\u2019\u201cinterferenza\u201d contro il regime avrebbe un effetto positivo. <\/p>\n<p>Le parole pronunciate dal presidente americano Obama il 22 febbraio hanno almeno riaffermato con forza che gli Stati Uniti stanno dalla parte dei cittadini inermi. L\u2019Europa \u00e8 stata frenata dalle esitazioni italiane. Le sanzioni di cui si parla a Bruxelles immaginano una crisi che si protrae e che, invece di essere decapitata, viene lentamente soffocata. Sarebbe solo una ripetizione dell\u2019Iraq: si lascia il regime ad agonizzare e la popolazione a pagarne le spese.<\/p>\n<p>In Libia, un\u2019elite di funzionari civili capaci e filo-occidentali esiste: \u00e8 quella che in queste ore sta prendendo le distanze dalla carneficina scatenata da \u201ccane matto\u201d. Occorre accelerare la fine del regime e rimettere nelle loro mani il paese, evitando di ricreare un\u2019ennesima ondata di illustri libici in esilio. Europei e americani possono avere un ruolo determinante nell\u2019accelerare la fine al regime e aprire una transizione verso una nuova Libia amica dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia, che con la classe dirigente libica ha rapporti seri \u2013 pi\u00f9 antichi e diversi da quelli instaurati dal presidente Berlusconi \u2013 un cambiamento di approccio \u00e8 particolarmente impellente. La posta in gioco per il nostro paese \u00e8 molto alta e l\u2019imprudente politica del governo rischia di scaricare su di esso i risentimenti della Libia che uscir\u00e0 dalla crisi attuale. Mettendo, quindi, gravemente a rischio gli interessi nazionali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il quadro del Nord Africa e del Vicino Oriente \u00e8 sotto osservazione da decenni in Europa. 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