{"id":16760,"date":"2011-02-24T00:00:00","date_gmt":"2011-02-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/londra-e-parigi-voltano-le-spalle-allue\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:09","slug":"londra-e-parigi-voltano-le-spalle-allue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/londra-e-parigi-voltano-le-spalle-allue\/","title":{"rendered":"Londra e Parigi voltano le spalle all\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>A distanza di quasi quattro mesi dalla firma degli accordi tra Francia e Regno Unito nel campo della difesa e della sicurezza, avvenuta a Londra il 2 novembre 2010, restano forti le preoccupazioni per le conseguenze sul processo di integrazione europea nel campo della difesa. Le hanno anzi accresciute le informazioni emerse nel frattempo, che confermano il carattere strategico della nuova partnership franco-britannica, che copre attivit\u00e0 operative, capacit\u00e0 nucleari, addestramento, logistica, programmi di armamento.<\/p>\n<p><b>Nuova gerarchia<\/b><br \/>L\u2019Europa della difesa ha dunque cessato di essere divisa in due cerchi concentrici: quello dei sei paesi (Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito) che hanno sottoscritto nel 1998 un accordo ad hoc, la <i>Letter of intent <\/i>(Loi), per programmi comuni di ristrutturazione dell\u2019industria della difesa, e quello dell\u2019Unione europea, con la dichiarata ambizione dei primi a guidare il processo di integrazione nei diversi fora competenti, in particolare l\u2019Agenzia europea della difesa (Eda) e l\u2019Organizzazione congiunta di cooperazione in materia di armamenti (Occar). La nuova gerarchia \u00e8 basata su tre cerchi, con un nuovo nucleo centrale franco-britannico che, di fatto, mette in una posizione ancillare gli altri quattro paesi Loi.<\/p>\n<p> Alcuni degli accordi tra Parigi e Londra riguardano il mercato della difesa: il supporto e l\u2019addestramento per il velivolo da trasporto A 400 M e la realizzazione di sistemi di contromisura per le mine navali, di satelliti di comunicazione, di velivoli non pilotati ad altitudine media e lungo raggio e, in prospettiva, anche armati. A questi si aggiunge un accordo strategico decennale nel campo delle armi complesse (missili e sistemi di difesa aerea) volto a costituire un&#8217;unica industria europea in questo settore. <\/p>\n<p>Al fine di sostenere i nuovi progetti di ricerca congiunti, i due paesi si sono impegnati ad investire 50 milioni di euro ciascuno. Queste iniziative saranno gestite da un Gruppo di lavoro ad alto livello col compito di rafforzare la collaborazione industriale e negli armamenti.<\/p>\n<p>Gli aspetti che sollevano maggiori perplessit\u00e0 possono essere cos\u00ec schematizzati: <\/p>\n<p>&#8211;\tNon vi \u00e8 nessun riferimento alle iniziative che sono state sviluppate in Europa in quest\u2019ultimo decennio (Eda, Occar, Loi, Commissione europea, Consiglio europeo). Francia e Regno Unito si sono mossi a prescindere dagli impegni assunti e, soprattutto, da quelli che il nuovo Trattato di Lisbona avrebbe potuto consentire (Cooperazione strutturata permanente).<\/p>\n<p>&#8211;\tVi \u00e8 un\u2019ampia sovrapposizione con le attivit\u00e0 svolte in altri ambiti: definizione dei requisiti di futuri equipaggiamenti (Nato, <i>European Union Military Committee<\/i> \u2013 Eumc &#8211; e <i>European Union Military Staff<\/i> &#8211; Eums-, Eda, Loi), gestione comune del trasporto aereo (Eda), nuovi programmi (Eda e accordi bi-multilaterali), ristrutturazione dell\u2019industria (Loi).<\/p>\n<p>&#8211; Non si tiene conto del processo di integrazione del mercato portato avanti dalla Commissione europea, che comporter\u00e0 una pi\u00f9 forte europeizzazione delle imprese in termini di mercato, di localizzazione, della catena di fornitura e distribuzione (<i>supply chain<\/i>), di interdipendenza.<\/p>\n<p>&#8211; La scelta bilaterale \u00e8 soprattutto politica, perch\u00e9 sono deboli i presupposti sul piano dei programmi di armamento gi\u00e0 sviluppati e delle caratteristiche della struttura industriale (nel caso britannico vi \u00e8 una forte presenza italiana, nel caso francese vi \u00e8 un forte legame con l\u2019industria tedesca e spagnola).<\/p>\n<p>&#8211; Non vi \u00e8 alcuna previsione di un potenziale allargamento ad altri partner n\u00e9 sul piano generale, n\u00e9 su quello delle singole iniziative. Non vi sono, conseguentemente, parametri o presupposti di riferimento che avrebbero potuto \u201cgiustificare\u201d un accordo bilaterale esclusivo.<\/p>\n<p>&#8211; Infine, si deve sottolineare che questa scelta strategica segna un radicale cambiamento nella politica dei due paesi su diversi fronti.<\/p>\n<p><b>Svolta radicale<\/b><br \/>Notevole \u00e8 innanzitutto l\u2019impatto sull\u2019europeizzazione del mercato della difesa: un intervento franco-britannico di stampo dirigista sul processo di ristrutturazione dell\u2019industria della difesa rischia, infatti, di alterarlo e provocare analoghi interventi in altri paesi (laddove, con la finalizzazione delle due direttive europee sugli acquisti e sui trasferimenti e della posizione comune sull\u2019esportazione di armamenti verso paesi terzi, la Presidenza francese dell\u2019Ue aveva colto successi significativi nel secondo semestre del 2008).<\/p>\n<p>In secondo luogo gli accordi franco-britannici non rimarranno senza effetti sulla comunalit\u00e0 degli equipaggiamenti europei, perch\u00e9 \u00e8 evidente che gli altri paesi con capacit\u00e0 tecnologiche e industriali saranno spinti a sviluppare programmi alternativi fra loro o, quel che sarebbe peggio per l\u2019Europa, con partner non europei; in questo modo si proseguirebbe nell\u2019attuale non pi\u00f9 sostenibile (in termini economici, industriali, militari) prassi della molteplicit\u00e0 dei programmi europei di armamento (oltre tutto in un mercato gi\u00e0 oggi pi\u00f9 ristretto).<\/p>\n<p>L\u2019accordo ha inoltre un impatto non trascurabile sull\u2019Eda. Fin dalla sua costituzione nel 2004, l\u2019Eda \u00e8 stata fortemente voluta e supportata sia da Francia che da Gran Bretagna: il primo direttore esecutivo \u00e8 stato inglese e quello attuale \u00e8 francese; i due paesi hanno cercato di trasferire anche le competenze Loi all\u2019Eda, cercando di rafforzarne il ruolo anche in funzione anti-Commissione europea). In seguito agli accordi franco-britannici, invece, l\u2019Eda potrebbe ulteriormente perdere capacit\u00e0 di iniziativa.<\/p>\n<p>A prevalere \u00e8 inoltre un diverso approccio nei confronti della Loi, che \u00e8 nata nel 1998-2000 soprattutto dall\u2019impegno franco-britannico (il Regno Unito ne \u00e8 il depositario) e il cui tentativo di rilancio poggia soprattutto sull\u2019impegno dei due paesi (l\u2019attuale presidenza annuale \u00e8 inglese, a cui seguir\u00e0, da luglio, quella francese). Ora si rischia invece di compromettere quel clima di collaborazione aperta e non discriminante che rappresenta, forse, il pi\u00f9 importante risultato di questo decennio di attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Implica, infine, un cambiamento anche rispetto ai partner tradizionali dei due paesi: per la Francia, l\u2019Italia nei settori dello spazio (con cui la collaborazione si \u00e8 estesa anche al fronte industriale con la nascita di due imprese transnazionali nel campo satellitare e dei servizi), dei velivoli senza pilota (<i>Unmanned aerial vehicle<\/i>, Uav, rispetto ai quali sta proseguendo il programma Neuron a guida francese, ma con un forte impegno italiano) e navale, e la Germania, in quello elicotteristico e del trasporto aereo; per il Regno Unito, l\u2019Italia nella realizzazione dei velivoli da combattimento (di cui gli <i>Unmanned combat aerial vehicle<\/i>, Ucav, rappresenteranno l\u2019evoluzione) e nel settore elicotteristico.<\/p>\n<p><b>Rischio marginalizzazione per l\u2019Italia<\/b><br \/>Per i quattro paesi Loi esclusi dall\u2019accordo franco-britannico (Germania, Italia, Spagna, Svezia) \u00e8 quindi giunto il momento di elaborare una strategia, possibilmente comune, che punti a contenere la marginalizzazione. La loro situazione non cambierebbe, infatti, se si realizzasse uno scenario di accordi bilaterali con uno dei due \u201cgrandi\u201d, perch\u00e9 questi non potrebbero evidentemente sovrapporsi a quello attuale e si dovrebbero limitare ad aree ed attivit\u00e0 residuali.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo strategico dovrebbe essere, invece, quello di puntare sul \u201cminilateralismo\u201d in modo da rafforzare un contesto in cui l\u2019asse franco-britannico venga ad essere in qualche modo diluito. Prendendo atto che, per ora, nuove iniziative europee incontrerebbero forti difficolt\u00e0 (per la posizione britannica e per i minori margini di manovra francesi), bisognerebbe puntare su un\u2019informale e incompleta cooperazione strutturata come \u00e8 di fatto la Loi.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia rompere il rischio di un isolamento \u00e8 strategicamente ancora pi\u00f9 indispensabile. A differenza di Germania, Spagna e Svezia ha, infatti, sviluppato in quest\u2019ultimo quindicennio un grande gruppo internazionale nel campo dell\u2019aerospazio, sicurezza e difesa, Finmeccanica, che rappresenta l\u2019unico presidio nel settore delle tecnologie avanzate: \u00e8, quindi, un asset del paese che deve essere tutelato.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha, inoltre, sempre e coerentemente contribuito a perseguire il progetto di un\u2019Europa della difesa, che continua a rappresentare l\u2019unica possibilit\u00e0 di rimanere presenti collettivamente nel nuovo scenario strategico globalizzato. &#278; con questa consapevolezza che bisogner\u00e0 definire e mettere in atto una strategia di salvaguardia del nostro ruolo e dei nostri interessi nazionali.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A distanza di quasi quattro mesi dalla firma degli accordi tra Francia e Regno Unito nel campo della difesa e della sicurezza, avvenuta a Londra il 2 novembre 2010, restano forti le preoccupazioni per le conseguenze sul processo di integrazione europea nel campo della difesa. 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