{"id":16780,"date":"2011-02-27T00:00:00","date_gmt":"2011-02-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libano-a-rischio-guerra-civile\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:08","slug":"libano-a-rischio-guerra-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/02\/libano-a-rischio-guerra-civile\/","title":{"rendered":"Libano a rischio guerra civile"},"content":{"rendered":"<p>Ancora stallo nel paese dei Cedri, ma si tratta di qualcosa di assai diverso da ci\u00f2 che sta accadendo lungo la costa nordafricana. Diverso e, con buona evidenza, non collegabile. Qui non si tratta di reazione popolare al dittatore di turno. N\u00e9 al-Qaeda e affiliati, battuti sonoramente e messi in fuga dalle forze regolari dell\u2019allora capo dell\u2019esercito libanese, Michel Suleiman, possono essere accusati di fomentare i disordini che qua e l\u00e0 continuano ad accendersi nel paese.<\/p>\n<p>Come non c\u2019entrano la disoccupazione, la fame, i problemi sociali o il desiderio di maggior libert\u00e0 democratica. Fatto sta che, dopo la caduta del governo Hariri e il conferimento dell\u2019incarico esplorativo al ricco Najib Miqati, non \u00e8 stato ancora formato un nuovo esecutivo. In caso di fallimento &#8211; il Presidente del Parlamento ha gi\u00e0 fissato il termine ultimo in 15 giorni &#8211; il mandato verrebbe rimesso nelle mani del presidente Suleiman, il quale, se non riuscisse a trovare un\u2019altra personalit\u00e0 affidabile cui affidare l\u2019incarico, potrebbe anche optare per un governo tecnico, fino a nuove elezioni.<\/p>\n<p><b>Casus belli<\/b><br \/>La crisi politica in Libano trae origine da un fatto preciso: all\u2019Aja il Tribunale Speciale, attivato sotto l\u2019egida dell\u2019Onu per far luce sull\u2019assassinio del primo ministro Rafiq Hariri nel febbraio 2005 e presieduto dall\u2019italiano Antonio Cassese, ha iniziato a esaminare l\u2019atto di accusa che indizierebbe pesantemente alcuni capi dell\u2019ala militare del \u201cpartito di Dio\u201d, il movimento sciita Hezbollah sostenuto da Siria e Iran.<\/p>\n<p>In questi giorni si sta esaminando se il processo debba svolgersi in base al diritto libanese o a quello internazionale, ma i nomi dei presunti responsabili &#8211; potrebbe essere una vera bomba &#8211; saranno resi noti solamente dopo la conferma degli atti di accusa e delle incriminazioni. Ovviamente Hezbollah, che nel frattempo aveva conseguito elettivamente posizioni di governo, \u00e8 pronto a tutto pur di non finire sul banco degli imputati, e aveva persino preteso che Saad Hariri, figlio del defunto Rafiq e primo ministro del composito governo di unit\u00e0 nazionale, prendesse le distanze dal Tribunale Speciale, disconoscendolo. Anche la Siria aveva esercitato una forte pressione.<\/p>\n<p>L\u2019opposizione aveva offerto ad Hariri una serie di incentivi, ivi compresa l\u2019assicurazione che sarebbe rimasto primo ministro qualora avesse bloccato le indagini del controverso tribunale. Ma Hariri ha giustamente rifiutato e Hezbollah ha immediatamente ritirato i suoi 11 ministri, determinando la caduta del governo dopo appena 14 mesi. La decisione di uscire dal governo \u00e8 stata presa in modo plateale, con un comunicato all\u2019agenzia di stampa britannica <i>Reuters<\/i> proprio nel momento in cui il primo ministro, in visita negli Usa, stava entrando alla Casa Bianca per il primo colloquio con Barack Obama.<\/p>\n<p>Crisi istituzionale, quindi, con un parlamento spaccato: su 128 deputati, 57 sostengono Hariri, mentre altri 57 &#8211; 30 musulmani e 27 cristiani &#8211; sostengono la coalizione guidata da Hezbollah. Fino a una decina di giorni orsono restavano in sospeso gli 11 voti dei deputati del partito dei drusi di Walid Jumblatt che, dopo vari tentennamenti e numerosi viaggi del leader a Damasco, hanno deciso di passare all\u2019opposizione, che cos\u00ec \u00e8 improvvisamente diventata maggioranza. Anche qui, e siamo alle solite, circa la met\u00e0 dei drusi disapprova la decisione, temendo di trovarsi, prima o poi, sotto schiaffo anche degli sciiti, oltre che dei sunniti.<\/p>\n<p><b>Nuova coalizione<\/b><br \/>Assieme alla compagine del movimento armato, Hezbollah, ora fanno parte della nuova coalizione il Movimento Patriottico Libero del cristiano ex presidente Michel Aoun, il partito sciita Amal del presidente del parlamento Nabih Berri e il gruppo dei drusi. Un patto costituzionale del 1943, pi\u00f9 volte emendato, prevede che il presidente sia sempre un cristiano, il primo ministro un sunnita e il presidente del parlamento uno sciita. Il parlamento deve essere formato per met\u00e0 da deputati cristiani e per l\u2019altra met\u00e0 da musulmani, nelle varie componenti sunnita, sciita, alawita, ismailita e drusa, spesso in discordia tra loro.<\/p>\n<p>La scelta per la sostituzione di Hariri deve comunque cadere su un candidato sunnita, che per\u00f2, a questo punto, deve avere anche la caratteristica di essere gradito &#8211; se pur non necessariamente subordinato &#8211; alla coalizione di maggioranza. I recenti moti di piazza a Beirut e, soprattutto a Tripoli &#8211; che potrebbero ripetersi e allargarsi &#8211; sono stati originati appunto dalla protesta dei sunniti sostenitori di Hariri, che ritengono un golpe quello che noi ci limiteremmo a chiamare \u201cribaltone\u201d. Naturalmente, l\u2019attuale maggioranza si aspetta &#8211; ma non \u00e8 detto venga soddisfatta in quanto non tutti sono d\u2019accordo &#8211; che l\u2019uomo prescelto si adoperi per il disconoscimento del Tribunale Speciale per il Libano. Ovviamente, la vecchia coalizione, quella pro Hariri, godeva del favore di Europa e Stati Uniti, mentre quella promossa da Hezbollah \u00e8 sostenuta da Teheran e Damasco.<\/p>\n<p><b>Il tentativo del miliardario<\/b><br \/>Il primo ministro incaricato, che ha ora il cerino acceso tra le dita, \u00e8 il cinquantacinquenne miliardario sunnita &#8211; ma di fatto laico nella vita quotidiana &#8211; Najib Miqati, laureato alla prestigiosa universit\u00e0 americana di Beirut e non nuovo all\u2019esercizio del potere. Gi\u00e0 ministro delle infrastrutture nel 1998, al tempo della ricostruzione, nel 2005, dopo l\u2019assassinio del padre di Hariri fu nominato dall\u2019allora presidente Emile Lahoud primo ministro di un governo ad interim, ricevendo ben 110 voti su un parlamento di 128. Evidentemente, era stato giudicato accettabile sia per il gruppo di Hariri che per l\u2019opposizione guidata da Hezbollah.<\/p>\n<p>Secondo Forbes, il patrimonio di Miqati supera i due miliardi e mezzo di dollari, il che lo colloca al 446\u00b0 posto tra i pi\u00f9 ricchi del mondo. Saad Hariri, con \u201csolo\u201d 1,6 miliardi, \u00e8 \u201cappena\u201d al 552\u00b0 posto. I sostenitori di Hariri sono scesi in piazza, ma, come si vede, in questo caso non si tratta proprio di lotta tra disoccupati diseredati, come in Algeria, in Tunisia e in Egitto. <\/p>\n<p>Il presidente Suleiman ha conferito a Miqati l\u2019incarico di formare il nuovo governo, ma il miliardario, che da un paio di settimane si era gi\u00e0 messo al lavoro per le consultazioni, sta procedendo con estrema cautela. Amico personale del siriano Bashir Assad, ha cominciato col dichiarare che, pur riconoscendo di essere stato designato da Hezbollah, non si identifica pienamente con le loro posizioni politiche. Rivolgendosi poi agli Stati Uniti , si \u00e8 dichiarato fiducioso che il sostegno al Libano possa continuare.<\/p>\n<p>Una diplomatica presa di distanza dagli indiziati, che per\u00f2 sembra non sia stata bene accolta dal Partito di Dio, che sembra abbia gi\u00e0 pronta una carta di riserva. Si tratterebbe del settantasettenne Omar Karami, ovviamente sunnita, anch\u2019egli gi\u00e0 primo ministro alla fine degli anno \u201980 e, come Hariri, a suo tempo colpito negli affetti familiari da un assassinio politico. Ma in questa fase Hezbollah, attenta pi\u00f9 che altro a salvaguardare il proprio potenziale militare ed abituata al lavoro di corridoio pi\u00f9 che ad una pericolosa esposizione politica, dopo aver provocato il ribaltone, cerca di mantenere un basso profilo.<\/p>\n<p><b>Filo di speranza<\/b><br \/>Tutto ci\u00f2 significa che il Libano \u00e8 e resta una polveriera. Comunque vada questo rimpasto di governo, la situazione, in termini di stabilit\u00e0, continuer\u00e0 a rimanere precaria, in una specie di gioco al massacro di tutti contro tutti. Con un ulteriore vantaggio di Hezbollah, che, oltre alla rappresentanza in parlamento, ha come braccio armato una forza militare assai pi\u00f9 efficiente ed addestrata dell\u2019esercito regolare libanese. Il quale, secondo la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, coadiuvato dai presidi della missione internazionale dell\u2019Onu (Unifil), avrebbe il compito militarmente e politicamente impossibile di disarmare ogni milizia non governativa &#8211; leggi Hezbollah &#8211; e impedire il flusso di rifornimenti attraverso il confine siriano.<\/p>\n<p>La stessa Unifil, tuttavia, all\u2019interno del Libano \u00e8 percepita come una forza schierata dall\u2019Onu a protezione delle milizie armate contro l\u2019irruenza di Israele, piuttosto che un\u2019imparziale forza di interposizione. In queste condizioni, il rischio di una nuova guerra effettivamente esiste.<\/p>\n<p>I mediatori ufficiali, anche per quanto riguarda la disputa sul Tribunale Speciale dell\u2019Aja, sono l\u2019onnipresente Turchia e il Qatar, mentre l\u2019Arabia Saudita si sta defilando. Resta per\u00f2 ancora una speranza: Najib Miqati \u00e8 uomo d\u2019affari abile, accorto e di consumata esperienza. C\u2019\u00e8 quindi da augurarsi che gli interessi del <i>business <\/i>internazionale e il potere economico siano in grado di prevalere sulle lotte intestine della politica. In caso contrario, non \u00e8 improbabile che il perdurare dello stallo porti all\u2019accentuarsi dei moti di piazza e, di conseguenza, a una nuova guerra civile.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora stallo nel paese dei Cedri, ma si tratta di qualcosa di assai diverso da ci\u00f2 che sta accadendo lungo la costa nordafricana. Diverso e, con buona evidenza, non collegabile. 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