{"id":1680,"date":"2006-07-31T00:00:00","date_gmt":"2006-07-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-fallimento-del-doha-round\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:23","slug":"il-fallimento-del-doha-round","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/07\/il-fallimento-del-doha-round\/","title":{"rendered":"Il fallimento del Doha Round"},"content":{"rendered":"<p>Il Doha Round della World Trade Organization \u00e8 miseramente fallito, travolto dalla voglia inarrestabile di protezionismo di molti paesi pi\u00f9 o meno sviluppati. Ci vorranno anni per poterlo rilanciare. Nel frattempo tenderanno a proliferare gli accordi bilaterali e preferenziali tra paesi, con una conseguente forte politicizzazione del commercio mondiale. Una prospettiva che \u00e8 gravida di rischi, anche per le aperture dei mercati e le liberalizzazioni fin qui realizzate.<\/p>\n<p><b>I tanti padri del fallimento <\/b><br \/>Nel novembre 2001, a soli due mesi dai tragici attentati dell\u201911 settembre, il Doha Round era stato lanciato con grande enfasi come il primo grande negoziato commerciale multilaterale a favore dello sviluppo. Ma l\u2019andamento delle trattative si \u00e8 rivelato in salita fin dall\u2019inizi,o mostrando come per molti paesi gli impegni sottoscritti avessero davvero scarso valore. Forti contrasti sono sorti in tutte le pi\u00f9 importanti aree negoziali. Tanto da poter parlare di un fallimento del negoziato che ha molti padri. <\/p>\n<p>Sulla rimozione delle barriere agli scambi di prodotti industriali e servizi non si \u00e8 riusciti a fare passi avanti di rilievo per le responsabilit\u00e0 in questo caso dei paesi pi\u00f9 influenti dell\u2019area in via di sviluppo, in particolare India e Brasile. Anche se la posizione intransigente e\/o comunque eccessivamente rigida degli Stati Uniti (sussidi) e dell\u2019Unione europea (tariffe) sui temi agricoli ha finito per condizionare negativamente, ancora una volta, l\u2019esito dell\u2019intero negoziato. <\/p>\n<p>Una serie di insuccessi (Conferenze di Cancun nel 2003 e poi di Hong Kong lo sorso anno) ha cos\u00ec costellato l\u2019evoluzione delle trattative fino al triste epilogo di questi giorni e alla sospensione del Round decretata dal direttore generale della Wto, Pascal Lamy, costretto a prendere atto delle posizioni inconciliabili dei maggiori paesi.<\/p>\n<p><b>Non \u00e8 una crisi temporanea<\/b><br \/>Il \u2018congelamento\u2019 del Doha Round \u00e8 destinato a protrarsi a lungo, per svariati anni. A met\u00e0 del 2007 scadr\u00e0 il mandato a negoziare del presidente Bush (la cosiddetta Trade Promotion Authority) e tutto dovr\u00e0 essere rinviato almeno a dopo le elezioni presidenziali americane del 2008. In realt\u00e0 l\u2019attesa di un rilancio delle trattative potrebbe essere ancora pi\u00f9 lunga.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che in questi anni sono venuti meno gli equilibri che hanno assicurato in passato il successo di pressoch\u00e9 tutti i precedenti Round commerciali, svoltisi in sede Gatt (General Agreement on Tariffs and Trade) e Wto, ovvero il modello negoziale imperniato sulla leadership indiscussa e sull\u2019accordo tra Stati Uniti ed Europa. Un duopolio che ha cominciato a non funzionare pi\u00f9 gi\u00e0 negli anni Novanta, portando al clamoroso fallimento di Seattle. L\u2019ascesa di nuovi potenti attori negoziali \u2013 basti pensare al Brasile, all\u2019India e alla Cina &#8211; ha trasformato la scena commerciale in un contesto multilaterale e oligopolistico, in cui pi\u00f9 soggetti hanno il potere di condizionare l\u2019esito finale del negoziato. Nel nuovo regime commerciale, in analogia con quanto avviene in un mercato oligopolistico, favorire soluzioni cooperative non \u00e8 facile. E un gioco non cooperativo, fatto di azioni e reazioni autonome degli attori principali, finisce per generare tensioni e contrasti crescenti. \u00c8 proprio quanto si \u00e8 verificato nel periodo pi\u00f9 recente spingendo il Doha Round ad arenarsi nel gioco perverso dei veti incrociati tra paesi.<\/p>\n<p>Riformare e rinnovare tali meccanismi negoziali \u00e8 il problema da affrontare per rilanciare il quadro multilaterale e evitare che la Wto, al pari di altre organizzazioni internazionali, veda drasticamente ridimensionarsi la sua capacit\u00e0 di decisione e rischi una crescente marginalit\u00e0.<\/p>\n<p><b>I rischi di un bilateralismo <i>\u00e0 la carte<\/i><\/b><br \/>Ma \u00e8 un problema che \u00e8 divenuto oggi ancora pi\u00f9 difficile da affrontare. Cos\u00ec nel futuro pi\u00f9 immediato la crisi del Doha Round rischia di offrire nuovi forti incentivi alla crescita del bilateralismo commerciale tra paesi. Va altres\u00ec ricordato che in questi ultimi anni il numero di accordi bilaterali e regionali \u00e8 cresciuto in modo spettacolare, divenendo uno strumento largamente utilizzato dalla quasi totalit\u00e0 dei paesi membri della Wto. Una minaccia di proliferazione tanto pi\u00f9 seria allorch\u00e9 si consideri che la febbre bilaterale sta investendo anche l\u2019intero continente asiatico, ove si stanno moltiplicando i progetti di creazione di blocchi preferenziali a geometrie variabili. <\/p>\n<p>Con quali conseguenze? A questo riguardo anche la letteratura teorica ed empirica pi\u00f9 recente dimostra che a determinate condizioni il bilateralismo-regionalismo pu\u00f2 rappresentare un importante laboratorio di sperimentazione delle modalit\u00e0 di &#8220;integrazione profonda&#8221; tra paesi (deep integration) consentendo di affrontare i &#8220;nuovi temi del commercio&#8221;, dai servizi agli investimenti e alla mobilit\u00e0 dei lavoratori temporanei. A condizione, per\u00f2, che gli accordi preferenziali si muovano nell&#8217;ambito di obiettivi compatibili con il contesto multilaterale e costituiscano cos\u00ec una sorta di ponte tra i regimi nazionali e quelli globali. Altrimenti gli accordi preferenziali  possono rapidamente trasformarsi in un bilateralismo <i>\u00e0 la carte<\/i>, ovvero in forme di integrazione antagoniste al sistema globale, con costi pesanti per tutti, e in particolare per i paesi pi\u00f9 poveri e meno sviluppati, privi di un reale potere negoziale.<\/p>\n<p>Uno scenario di incontrollata frammentazione (bilateralismo) delle relazioni commerciali finirebbe cos\u00ec per divenire foriero di rischi per lo stesso sistema globale, arrivando a minacciare la vitalit\u00e0 di quel regime commerciale multilaterale che ha offerto, in tutti questi anni, un contributo decisivo alla crescita dell\u2019economia mondiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Doha Round della World Trade Organization \u00e8 miseramente fallito, travolto dalla voglia inarrestabile di protezionismo di molti paesi pi\u00f9 o meno sviluppati. Ci vorranno anni per poterlo rilanciare. 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