{"id":16830,"date":"2011-03-05T00:00:00","date_gmt":"2011-03-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tre-scenari-per-la-libia\/"},"modified":"2017-11-03T15:34:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:34:07","slug":"tre-scenari-per-la-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/03\/tre-scenari-per-la-libia\/","title":{"rendered":"Tre scenari per la Libia"},"content":{"rendered":"<p>Vi sono momenti nelle crisi internazionali in cui un singolo errore pu\u00f2 risultare tragico. All\u2019inizio della crisi libica il governo italiano ha commesso non uno, bens\u00ec due di tali errori. Il primo \u00e8 consistito nell\u2019incapacit\u00e0 di scegliere se salvaguardare gli interessi oppure i valori coinvolti. Una lunga esitazione, che ha scontentato tanto il regime quanto i rivoltosi e ha messo a nudo, dinanzi all\u2019opinione pubblica internazionale, una verit\u00e0 scomoda: fra la Libia e l\u2019Italia hanno per lungo tempo prevalso interessi del tutto estranei ai valori dichiarati dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Il secondo errore \u00e8 stato l\u2019ostinato rifiuto di rivedere le priorit\u00e0 della nostra politica, a dispetto del terremoto che sconvolgeva il consolidato assetto dell\u2019intero Nord Africa rischiando di avere riflessi di notevole rilievo anche per la nostra economia ed il nostro territorio. Soltanto sotto l\u2019impellente spinta della necessit\u00e0 sono stati poi adottati, con notevole ritardo, provvedimenti che avrebbero dovuto invece essere previsti e pianificati da tempo. Sono state altres\u00ec avviate, pi\u00f9 o meno contemporaneamente, iniziative internazionali prive di adeguata preparazione.<\/p>\n<p><b>Roma e Sagunto<\/b><br \/>Sul tema della ripartizione dell\u2019onere dei rifugiati l\u2019Italia \u00e8 cos\u00ec riuscita ad incassare dall\u2019Unione europea un \u201cno\u201d cos\u00ec netto da rendere difficili futuri ripensamenti. Al danno si \u00e8 in tal modo sommata l\u2019umiliazione del rifiuto dell\u2019Unione del nostro appello alla solidariet\u00e0, che era invece pi\u00f9 che motivato.<\/p>\n<p>Nel frattempo la crisi \u00e8 andata avanti, procedendo con il ritmo accelerato, anche se incostante, tipico di sommovimenti politici di questo tipo. Per l\u2019Italia \u00e8 dunque diventato vitale cercare di muoversi in assonanza con gli eventi, precedendoli laddove possibile. Non era riferita all\u2019Italia nel corso di un\u2019altra crisi dell\u2019area mediterranea, la frase \u201cmentre a Roma si discute, Sagunto cade\u201d?<\/p>\n<p>Seguire ed essere pronti vuol dire \u201cconoscere\u201c,\u201d comprendere\u201d e \u201cprevedere\u201d. Tutte e tre attivit\u00e0 obiettivamente non facili.<\/p>\n<p><b>Quadro complesso<\/b><br \/>La difficolt\u00e0 di \u201cconoscere\u201d come realmente stiano le cose l\u2019abbiamo vissuta tutti in questi giorni. Non sappiamo quale sia la reale situazione sul terreno. Non sappiamo quali siano le forze di cui dispongono i contendenti. Non sappiamo con sicurezza chi li appoggi, in quale forma e in quale misura. Intuiamo dietro ai ribelli un agitarsi di servizi segreti occidentali, specie anglosassoni, ma non abbiamo idea del loro reale livello di coinvolgimento. Sappiamo che buona parte dei paesi dell\u2019Africa nera appoggiano ancora il Colonnello Gheddafi e ci chiediamo quanto ci\u00f2 si traduca e si tradurr\u00e0 in futuro in un flusso di uomini, armi, denaro.<\/p>\n<p>Per chiarirci le idee disponiamo solo di ci\u00f2 che giunge attraverso la stampa, ma mai come questa volta l\u2019intera stampa occidentale ci ha dato una visione a senso unico, e per di pi\u00f9 molto manichea, dei fatti e delle prospettive. Di qua il bene, e ci\u00f2 suona un poco assurdo visto che non sappiamo neanche con precisione quali forze si disputino il potere in Cirenaica. Di l\u00e0 il male, e questo \u00e8 un po\u2019 meno assurdo, anche se viene voglia di chiedersi come mai il Colonnello, se \u00e8 veramente il male, potesse ricoprire fino a ieri la funzione di Presidente dell\u2019Unione Africana o venisse ricevuto a Roma con tutti gli onori a dispetto di ogni sua eccentricit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cComprendere\u201d vuol dire essere in condizione di vedere e valutare una realt\u00e0 cos\u00ec come essa \u00e8: una valutazione dal didentro, quindi, e non una valutazione dal di fuori . Chi di noi \u00e8 in condizione di compierla nel caso libico? Chi conosce gli intrecci di parentele, trib\u00f9, clan, gruppi di potere, odi pregressi, amicizie ed alleanze che costituiscono la tessitura di un\u2019area in cui il tempo si \u00e8 fermato a centinaia di anni fa e ove lo Stato esiste soltanto come strumento per trattare con un Occidente incapace di immaginare rapporti internazionali che esulino dal ristretto schema del rapporto fra Stati sovrani.<\/p>\n<p>Forse gli unici che in Italia sarebbero in grado di muoversi in un simile ginepraio sono quegli uomini dell\u2019Eni che al deserto della Libia hanno dedicato buona parte della loro vita. Ma l\u2019Eni giustamente in questo momento tace, ben conscia di come il silenzio sia ora per lei l\u2019atteggiamento migliore.<\/p>\n<p><b>Tre scenari<\/b><br \/>\u201cPrevedere\u201d richiede infine l\u2019individuazione dei possibili scenari futuri, e in questo caso forse qualcosa si pu\u00f2 fare. La crisi infatti ha gi\u00e0 assunto un andamento tale da consentirci di individuare tre esiti possibili.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 la cosiddetta \u201csomalizzazione \u201c della Libia, vale a dire un frazionamento del potere e del controllo delle aree tale da ridurre il paese ad una condizione di vera e propria anarchia. Nessuno realmente al comando e tutti contro tutti. Si tratta dell\u2019esito pi\u00f9 temuto e di cui nessuno beneficerebbe: n\u00e9 il Colonnello, n\u00e9 i rivoltosi, n\u00e9 i vari protagonisti della scena internazionale. &#278; un\u2019ipotesi improbabile, poich\u00e9 tutti si daranno da fare per evitarla, anche se non la si pu\u00f2 scartare del tutto.<\/p>\n<p>Il secondo consiste nella divisione del paese in due: Cirenaica da un lato, Tripolitania dall\u2019altro, con il Fezzan equamente suddiviso. Niente di nuovo sotto il sole in questo caso. In fondo anche nei tempi antichi la Cirenaica era greca e la Tripolitania cartaginese. Ci siamo voluti noi italiani e la nostra invasione del 1911 per dare una unit\u00e0 artificiale a ci\u00f2 che era sempre stato diviso e per creare uno stato unitario che prima non era mai esistito. Considerato quanto per il momento si riesce a comprendere questa appare come la soluzione pi\u00f9 probabile nel medio termine. Anche Gheddafi sembra averlo compreso e limita per il momento al territorio della Tripolitania le sue controffensive.<\/p>\n<p>Il terzo consiste nel trionfo definitivo di una delle due parti e nella sopravvivenza della Libia come stato unitario. Una soluzione che almeno nell\u2019immediato appare improbabile, in quanto nessuno dei due contendenti sembra disporre della forza necessaria per realizzarla. Da un lato, infatti, la rivoluzione sembra avere esaurito la propria spinta iniziale: quando questo accade, la parabola tende spesso a diventare discendente. In simili condizioni, se i rivoltosi riusciranno a progredire, sar\u00e0 pi\u00f9 per impulso ed aiuto esterno che per forza propria. Dall\u2019altro lato, poi, Gheddafi ha certamente bisogno di un intervallo di calma relativa per riorganizzare e valutare le forze che gli restano prima di programmare nuove avventure in un territorio che gli \u00e8 profondamente ostile.<\/p>\n<p><b>Frazionamento e riunificazione<\/b><br \/>In definitiva \u00e8 probabile che nel medio termine si abbia un frazionamento del paese, cui potrebbe far seguito &#8211; a scadenza pi\u00f9 lontana &#8211; una nuova riunificazione. In tal caso, considerata la situazione di sostanziale parit\u00e0 e di stallo dei due contendenti interni, la differenza la far\u00e0 il supporto esterno. &#278; questo un punto che l\u2019Italia dovr\u00e0 tenere ben presente, se non altro per evitare di perdere definitivamente ogni influenza nell\u2019area e di vedere di conseguenza diminuire di valore i propri investimenti. Ovviamente valutando con cura ogni proposta ed evitando di aderire ad azioni di forza che risultino premature o sproporzionate o che rischino di assumere quelle connotazioni neo-colonialistiche che nel caso specifico sono assolutamente da evitare.<\/p>\n<p>Esiste oltretutto, almeno questa volta, la possibilit\u00e0 di coltivare interessi che siano in linea con i valori, senza essere per di pi\u00f9 obbligati ad assistere o partecipare a esibizioni pi\u00f9 o meno circensi. Non \u00e8 poco!<\/p>\n<p>  .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi sono momenti nelle crisi internazionali in cui un singolo errore pu\u00f2 risultare tragico. All\u2019inizio della crisi libica il governo italiano ha commesso non uno, bens\u00ec due di tali errori. Il primo \u00e8 consistito nell\u2019incapacit\u00e0 di scegliere se salvaguardare gli interessi oppure i valori coinvolti. 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